Verso Palermo, fermata Calabria

Prossima Fermata AMATNel viaggio verso Palermo ho fatto tappa in Calabria fermandomi per qualche ora a casa mia. Durante il tragitto in treno ho conosciuto un “nonno” moderno, 77 anni, polo Roccobarocco rosa, pantaloncino bianco, lettore divx portatile con auricolare e notebook.

Abbiamo avuto modo di parlare di diversi argomenti, dall’università alla politica, dalla mafia alla Calabria. Lo chiamo Lino, anche se non è il suo nome reale. Nonno Lino è anch’egli un calabrese e torna per le vacanze a Roccella Jonica dove ancora tiene casa. La sua vita l’ha trascorsa in Puglia, regione di appartenenza della moglie.È un ex dipendente dell’Enel e si vanta di essere stato colui che ha dato avvio alla maggior parte delle imprese pugliesi, dalle più piccole a quelle più grandi «ma senza mai aver approfittato o cercato di ottenere un ruolo all’interno di una di esse». Ha una buona dialettica il nonno, ha un certo apprezzamento per le idee fasciste, come quella di allearsi con la Germania, perché «abbiamo molto da imparare dai tedeschi, e loro hanno molto da imparare da noi». Nonno Lino ha viaggiato spesso per andare in Austria e Germania e quando mi parla sembra ammirare molto le abitudini di tedeschi e autstriaci, ma anche le città, che sono certamente più pulite delle nostre, anche se per lui pulizia si intende quella dagli zingari e dai “negri”, dice che «lì non ne vedi nemmeno uno per strada».

La moglie non ama andare in Calabria, non sopporta «quell’atteggiamento da ficcanaso che hanno gli altri quando ti fanno domande» e poi «ti parlano sempre dei fatti delle persone del paese senza che queste siano presenti». Nonno Lino invece ama tornare in paese perché tutti lo conoscono, «tutti mi parranu» (tutti mi parlano, dice) e «sono contento quando mi fermano per strada per farmi domande». Lino dice di avvertire «un rapporto di sentimenti» verso molti di questi compaesani,  ma per la moglie si tratta solo di «un’indole calabrese».

Quando iniziamo a parlare dei problemi veri della Calabria, Nonno Lino è un po’ impreparato , dà risposte un po’ vaghe, anzi, nutre una certa nostalgia verso quella che «una volta era l’Onorata Società», la quale «oggi non c’è più» e se ne facevi parte «dovevi sentirti davvero orgoglioso» e appunto anche «onorato». A sentirlo comprendo che in lui vige una chiara sindrome comune a molti emigrati calabresi (qualcuno mi corregga se sbaglio), quelli che se ne vanno dalla propria terra, che da fuori la disprezzano, infatti anche Lino stesso dice che «non ci vivrei mai», poi però quando tornano si “inorgogliscono”, sentono una fierezza nell’essere calabrese, ma quando sono fuori regione, di Calabria se ne infischiano altamente.

La Calabria è una regione abusiva, staccata, lontana, distrutta e dimenticata persino dalla propria gente. Forse certe persone non meritano di essere calabresi, forse queste persone non sono nemmeno calabresi!

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

2 pensieri su “Verso Palermo, fermata Calabria”

  1. Hey Dami..e’ sempre interessante leggere cio’ che scrivi! complimenti! condivido cn te..la nostra è una terra dimenticata..e avvolte non merita neanche d stare sulla bocca d certa gente..
    DIFENDIAMOLA!NN SIAMO SOLI!
    fely..

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