Il nuovo metodo Gelmini per l'assegnazione delle risorse agli atenei

No 133 -MInerva

Lo scorso inverno è stato un periodo di dura contestazione alla legge 133 che taglia in maniera davvero indiscriminata i fondi per le università e la ricerca. Oggi invece è stato presentato il nuovo “metodo Gelmini” per la ripartizione dei fondi e dei concorsi.

Un commento a caldo in base all’articolo che leggo su Repubblica lo voglio pur fare. Per distribuire le risorse sono state esaminate la ricerca e la didattica ed in particolare sulla didattica la qualità viene valutata in base

“alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”

Mi soffermerei sulla “capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”. Il ricorso a contratti non vuole sempre significare «insegnamenti non necessari» , spesso di tratta di corsi cosiddetti vacanti che vengono assegnati a soggetti esterni che prendono intorno ai 1800€ all’anno! Se non fosse per la disponibilità di questi soggetti, molti insegnamenti sparirebbero, per questo motivo spesso e volentieri il ricorso ai contratti si rende più che necessario. Dal prossimo anno molti insegnamenti, è vero sono stati accorpati riducendo uno sperpero di denaro, questo perché entra in vigore il decreto Mussi (dm 270), ma diversi insegnamenti saranno sempre tenuti da professori o ricercatori che daranno la propria disponibilità (questi ultimi senza trarne nessun vantaggio), si aggiunge anche  la possibilità che ci sia qualche  professore, magari che va in pensione, che terrà corsi a prestazione gratuita (garantisco che ci sarà!) visto che la cattedra rimane scoperta economicamente. Insomma a me pare un criterio di didattica davvero superficiale, che non valuta le difficoltà attuali che sono presenti ancor prima della cura Tremonti-Gelmini.

E poi sempre per la didattica si è tenuto conto della possibilità

“di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati”

Quei test che alcuni professori nemmeno fanno fare, test abbastanza aleatori!


Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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