Il Ballo del Mafioso

tarantella

L’estate è iniziata da un bel po’ e sono iniziati i primi eventi segnati nei calendari estivi di molti comuni. Cabaret, concerti, cinema all’aperto, bar, patatine, disco music, gelato, passeggiata sul lungomare, di tutto di più. In alcune piazze calabresi si balla ancora la tarantella, un ballo tradizionale delle regioni del sud che oggi viene riscoperto da molti giovani.

Una volta, e lo si può benissimo capire ascoltando i vecchi brani, la tarantella era “poesia all’organettu” come cantavano alcuni autori nei prologhi che precedevano ogni ballo.

La tarantella è tradizione in Calabria, purtroppo però come ogni tradizione mal custodita può succedere che se ne appropri qualcuno, distorcendone il significato.

Un anziano signore, Mario, tempo fa mi raccontò una storia avvenuta anni addietro nel suo paese in Calabria. Era estate e come ogni anno un gruppo di volontari si era organizzato per movimentare qualche serata, con un po’ di musica e ballo. Il gruppo di volontari quell’anno era estremamente ridotto a causa di litigi interni e non vi facevano parte molti di coloro che hanno sempre preso parte all’organizzazione degli eventi. Tra le serate in programma c’era l’evento più gettonato, quello della tarantella. Ninu “u rasatu” (il rasato) ormai fuori dal gruppo di organizzazione, ma facente parte di una specie di una specie compagnia dal nome “Pani, Vinu e Cipuda” (pane, vino e cipolla), assieme a Melu “ganghi russi”(guance rosse) e ‘Ntoni “pedi storti” (piedi storti) non gradivano che la serata fosse svolta in nome di Sandru “lava-machini” (lava macchine) e dei suoi amici. Così con molta gentilezza gli proposero di non fare la serata, perché non era giusto che loro non figurassero tra gli organizzatori visto che avevano sempre avuto e ricevuto meriti per quelle serate. ‘Ntoni “pedi storti” – mi raccontava l’anziano – aveva un certo rispetto «anche dopo che è morto» – mi diceva – era un uomo d’onore e come tale cercava sempre di essere presente in prima persona in qualunque cosa. Organizzava pellegrinaggi, sagre, tornei sportivi, ovviamente lo faceva non i prima persona, ma c’era chi lo faceva per lui. Si sentiva e forse era come un re.

Gli chiesi «ma lei ci andava a queste feste?», rispose «sì certamente, fino a quando una sera capii…». Una sera Ninu “u rasatu”, «anch’egli uomo di un certo rispetto», proprio mentre si ballava e si suonava la tarantella litigò con altre persone molte delle quali ragazzini, perché lui era il solo mastro di ballo sin dalla notte dei tempi in quel paese, e nessuno si poteva permettere di fare il mastro di ballo della serata se non lui. (La tarantella prevede che ci sia il mastro di ballo, che entra, balla e sceglie colui che deve entrare di nuovo, poi per rientrare in ballo dice “fora u primu!”, ovvero fuori il primo!, intendendo quello che tra i due è quello che è entrato per prima e deve uscire per fare spazio al “mastro di ballo”, e così via, ndr).

Mario quella sera capì «…che la tarantella non era più il ballo che conoscevo» mi disse anche «che la tarantella ormai era diventata qualcos’altro, era divenuto il ballo del mafioso». Rimasi esterrefatto da questa affermazione, mi sembrava esagerata, fuori dal coro. «In fin dei conti si tratta di un fatto singolo, come arriva a questa conclusione?». Mi disse che quel caso era solo uno dei tanti che lo fece riflettere. «La tarantella non appartiene più alla parte sana dei calabresi, anzi, loro la considerano una cosa rozza proprio perché è il ballo preferito dei mafiosi, quei mafiosi “brutti” senza colletto bianco, ma che con i colletti bianchi ci sanno fare. Perché basta andare davanti al santuario della Madonna a Polsi per accorgesene, o davanti a qualsiasi altro santuario. A portare i santi ci sono sempre questi brutti pancioni, davanti alle chiese ci vedi sempre loro, a dirigere le tarantelle ci sono sempre loro. Guarda le cose con occhi diversi, capirai» mi disse.

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Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

2 pensieri su “Il Ballo del Mafioso”

  1. Ho cercato su google “ndrangheta e tarantella” e sono approdata qui. Sto leggendo alcune cose sulla ndrangheta ma non ho finora trovato riferimenti sul nesso tra l’organizzazione criminale calabrese e la famigerata danza. Qui, invece, un riferimento c’è, e mi ha fatto venire i brividi, perché, in forme diverse, ho assistito anche io diverse volte a questo monopolio arrogante del ballo in contesti di festa di paese e simili. In particolare, ricordo a Mannoli il cerchio attorno ai ballerini, che nella mia ingenuità pensavo improvvisati. Con amici eravamo presi dalla festa e ci siamo messi a ballare anche noi. Beh, qualcuno ci ha invitato a spostarci. Sembrerà una banalità, ma per me fu uno shock. E lo è tuttora, se ci ripenso. Quello era il loro ballo, e gli altri non si dovevano immischiare. Per quanto abbia ragione daniela, resta che qualcuno si è appropriato di un patrimonio così prezioso.

  2. ATTENZIONE!Le origini della tarantella affondano nell’antica Grecia. La “rota” di cui parli esisteva da prima della nascita della mafia. Esistono appassionati studi a riguardo (poi ti dò qualche rif.) che conferiscono grande dignità alla tarantella e alla cultura calabrese.

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