Strage Umbria Olii:La lettera di Lorena Coletti, sorella d Giuseppe, uno degli operai morti

umbria oli1_15Circa 4 – 5 morti al giorno, è questo il bilancio quotidiano dei morti sul lavoro in Italia. Spesso si tratta di mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, spesso questa sicurezza c’è,ma sulla carta, basta una firma ed è tutto okkey. Le morti sul lavoro sono omicidi e come tali devo avere dei puniti, parola che suona strana nel Paese degli impuniti. Purtroppo però la norma salva-manager contenuta nel ddl “Sicurezza sul lavoro” viaggia in tutt’altra direzione…Riprendo da una nota su fb di Serenetta Monti e pubblico di seguito la lettera di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe, morto assieme ad altri 3 operai nel novembre 2006, nel cantiere della Umbria Olii (il cui ad è Del Papa) che ha anche chiesto alla famiglia Coletti un danno di 35milioni di euro:

“Sono Lorena Coletti sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii.
Il 25 novembre 2006 quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro per guadagnarsi da vivere.
Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì, dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos.

In quei silos c’era gas Esano, gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno una enorme esplosione avvenì.
Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.
La moglie che lo aspettava per il pranzo non vedendolo tornare fece un giro di telefonate verso i suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta.
Fino a che non telefonò alla moglie del datore di lavoro che gli diede la notizia.
Giuseppe Coletti mio fratello,Maurizio Manili datore di lavoro,Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell’espolsione.
Unico sopravvissuto Dimiri Claudio.
Il proprietario della Umbria Olii fu indagato e rinviato a giudizio con l’ accusa di omicidio plurimo con l’ aggravante della colpa cosciente e della previsione dell’evento.
Secondo l’ accusa Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi dove non era mai stata fatta la bonifica.

Un omissione che sarebbe secondo i giudici e i periti dell’accusa, alla base dell’incidente causato dall’utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos.

Il 24 novembre prossimo doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione.

Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato che la cassazione decide a ottobre sul rinvio a giudizio penale.
Ma per la seconda volta viene alla mia famiglia fatta un’ altra richiesta di risarcimento.
Sono passati quasi tre anni, e l’ anno scorso ci fu la prima richiesta: di oltre 35 di euro.
Ora mi chiedo se anche quest’anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato.
Sottolineo che a mio fratello Giuseppe Coletti e’ stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno di arresti domiciliari.
Questa e’ la giustizia Italiana!!!!!
In tre anni mio fratello e’ stato ucciso diverse volte ora dico basta.
Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire.
Come non meritano che la loro dignità’ venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi .
Non lo permetto.
Mi chiedo come un uomo se si può chiamare uomo, abbia il coraggio di alzarsi la mattina e di specchiarsi con quattro morti che pendono sopra la sua testa.
E’ una cosa che mi fa venire i brividi solo a pensarci, mi chiedo se ha un cuore o al suo posto una pietra.
Vorrei che lui sapesse che la vita di quattro persone vale molto più’ di qualsiasi cifra che lui chiede.

Ma il peggio di tutto e’ che e’ ancora libero e che lo stato Italiano gli permette di fare queste cose.
Chiedo inoltre di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.

Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare non per divertimento.

Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia.

Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.
Saluti
Lorena Coletti”

Lorena non deve sentirsi sola in questa battaglia, aiutiamola, facciamole sentire il nostro affetto e diffondete questa lettera!

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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