SCUDO FISCALE:RICICLAGGIO DI DENARO LEGALIZZATO

tremonti

Volevo fare una riflessione sullo scudo fiscale dopo aver letto una dichiarazione di Berlusconi rilasciata questa mattina a Skytg24:

Bisogna essere realisti. Questi soldi sono sfuggiti al controllo dello Stato. Sono all’estero. Facendoli rientrare in Italia possono sostenere la nostra economia; poi con il 5% avremo a disposizione alcuni miliardi per la ripresa

Leggendo su wikipedia la definizione di riciclaggio di denaro si può dire che

è l’azione di re-immettere profitti ottenuti con operazioni illecite o illegali all’interno del normale circuito monetario legale. E’ immissione in un ciclo economico ordinario di un ricavo di provenienza delittuosa, con il preciso scopo di non far più risalire alla vicenda originariamente delittuosa di quel bene o moneta, mediante un numero mirato e numeroso di scambi economici atti a generare confusione o depistaggio.

Analizzando bene le cose, lo scudo fiscale serve a rintracciare i soldi che sono «sfuggiti al controllo dello Stato» e a farli rientrare nella nostra economia. Il ricilaggio di denaro consiste appunto nel «re-immettere profitti ottenuti con operazioni illecite o illegali all’interno del normale circuito monetario legale».

Dopo questa breve analisi mi sorge spontaneamente una domanda: lo scudo fiscale è un riciclaggio di denaro legalizzato?

Tito Boeri in un’intervista lasciata al Fatto Quotidiano in merito allo scudo fiscale si è espresso duramente affermando che

Con lo scudo un po’ di capitali rientreranno ma molti ne usciranno. Perché chi ha portato i soldi fuori e non ha pagato le tasse viene premiato e quindi continuerà a farlo. Approvare un condono significa preparare il terreno per i successivi, perché si riducono gli incentivi dei contribuenti ad avere un corretto rapporto con il fisco. E questo è ancora più grave perché in campagna elettorale Tremonti aveva promesso in televisione, davanti agli italiani, che non ci sarebbero più stati condoni dopo quelli varati nei precedenti governi Berlusconi.

Sempre Boeri sullo scudo negli altri paesi come Usa e Gran Bretagna spiega che

il rimpatrio dei capitali sottratti al fisco è fino a dieci volte più costoso che in Italia ed è accompagnato da operazioni di trasparenza che costringono gli evasori a rivelare la propria identità e come hanno nascosto i capitali. Una “disclosure” che serve a impedire che in futuro le stesse persone (e altre) commettano gli stessi reati. Da noi c’è l’amnistia, l’anonimato e ce la si cava pagando il 5 per cento. Un vero incoraggiamento a delinquere.

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

2 pensieri su “SCUDO FISCALE:RICICLAGGIO DI DENARO LEGALIZZATO”

  1. Il provvedimento che il ministro Tremonti ha confezionato, il governo ha presentato in forma di decreto legge, il Parlamento ha ulteriormente allargato, ed infine ha approvato definitivamente venerdì 3 ottobre, intende favorire il rientro in Italia di capitali illecitamente portati all’estero.
    Il nome di battaglia di questo strumento, come è stato battezzato dai giornali, è “scudo fiscale” in ricordo dei due analoghi provvedimenti che il precedente governo Berlusconi ed il medesimo ministro Tremonti avevano confezionato nel 2001 e nel 2003.
    Non entro in eccessivi dettagli, ma è importante riportarne le linee guida principali: si consente il rimpatrio o la legalizzazione dei capitali che sono stati in passato esportati senza dichiararli ufficialmente. Per farlo occorre pagare un’imposta una tantum del 5%. In cambio si garantisce l’anonimato, la certezza di non essere mai più chiamato a pagare altre imposte su quella somma “scudata” (che brutto neologismo) e l’estinzione di tutti gli eventuali reati fiscali connessi all’esportazione illegale (falso in bilancio, distruzione e falsificazione di documenti contabili, infedele dichiarazione dei redditi, reati sanati anche se compiuti attraverso società collegate estere).
    Si tratta quindi di un duplice regalo agli evasori: si ripuliscono le somme versando una piccola percentuale e si ottiene anche la pulizia penale.
    Per un pelo non è andato in porto anche un regalo alla criminalità organizzata: infatti nella versione approvata al Senato era anche prevista la decadenza dell’obbligo di segnalare le operazioni sospette di riciclaggio di denaro frutto di crimini. In tal modo la criminalità organizzata avrebbe potuto rimpatriare i soldi sporchi e ripulirli senza che nessuno se ne accorgesse. Fortunatamente la Camera ha annullato, almeno formalmente, il regalo alla criminalità ripristinando l’obbligo per gli intermediari di segnalare le operazioni sospette. Che poi gli intermediari lo facciano è un altro discorso, come ben sappiamo. Anche perché dovranno discriminare tra l’eventuale sospetto di reato fiscale, che non andrà segnalato, e quello di reato di riciclaggio, che andrebbe segnalato. Dal momento che non sono tenuti a verificare le informazioni date dal cliente nella dichiarazione di emersione, è molto probabile che non segnalino nulla, anche perché la cosa non farebbe certo piacere al cliente che ha appena portato soldi all’intermediario. Diciamo quindi che la forma è salva, mentre la sostanza molto meno.
    Resta invece, bello ed evidente, il regalo di Stato agli evasori, perché è chiaro che chi ha portato soldi all’estero di nascosto, lo ha fatto come minimo per evadere le tasse. I soldi puliti possono entrare ed uscire a loro piacimento purché lo facciano attraverso banche o vengano segnalati in dichiarazione dei redditi.
    A quanto ammonta il regalo? Siccome per la sanatoria si paga il 5% mentre la pressione fiscale nel nostro paese è circa il 45%, il regalo ammonta approssimativamente al 40% più il rendimento negli anni di questo 40% sottratto alla collettività. Ipotizziamo in modo molto prudenziale un 50%.
    In termini assoluti la cifra la otteniamo considerando le stime del Governo medesimo. L’associazione dei Private Bankers italiani ha stimato in quasi 300 miliardi di euro l’ammontare dei capitali esportati illegalmente. Il governo ipotizza che potrebbe usufruire della sanatoria un centinaio di miliardi, in modo da ottenere in introito per le casse dello Stato di 4-5 miliardi, anche se c’è chi stima che gli “aggiustamenti” parlamentari favorevoli agli evasori potrebbero far decollare il gettito anche oltre i 10 miliardi.
    Prendiamo però per buone le stime governative. Il regalo agli evasori ammonta quindi a circa 45 miliardi, ovvero circa 3 manovre finanziarie degli ultimi anni.
    Lo Stato rinuncia pertanto alla possibilità di recuperare 45 miliardi per accontentarsi di 5. Pochi, sporchi e maledetti, ma subito.
    Pare evidente l’enorme sperequazione nei confronti di chi le imposte in questi anni le ha pagate tutte, magari malvolentieri: è la totalità dei lavoratori dipendenti regolari, e una parte, sicuramente minoritaria, dei lavoratori autonomi e imprenditori. Complessivamente è la maggioranza dei contribuenti.
    E’ anche evidente la sproporzione tra le somme stanziate quest’anno dal governo per combattere la crisi (lo 0,8% del PIL) e il sostegno agli evasori fornito con lo scudo (3% del PIL).
    Quel che fa torcere le budella è però la subdola affermazione, per far gradire la pillola ai contribuenti onesti e beffati, che il rientro di questi soldi permetterà di finanziare investimenti nella sanità e nella scuola. Manca solo l’attribuzione del titolo di benefattori dell’umanità agli evasori “pentiti”.
    Vediamo allora gli effetti di questo ennesimo condono.
    Come tutti gli altri numerosi condoni della storia italica (hanno stimato una media di circa un condono ogni due anni e mezzo) anche stavolta si è affermato che sarà l’ultimo.
    Lo fece già Tremonti all’atto della presentazione dei due precedenti scudi fiscali del 2001 e del 2003, lo fece quando presentò il condono tombale del 2003, e appena insediato, lo scorso anno, dichiarò solennemente “è finita la stagione dei condoni!”.
    Dati i precedenti, gli italiani sanno o comunque si attendono che a questo scudo tra qualche anno ne seguirà un altro. L’effetto sarà quindi opposto a quello ufficialmente dichiarato di voler far emergere l’illegalità per contrastarla. Questa illegalità non viene contrastata, ma perdonata e l’illegalità futura è tutto da vedere se sarà contrastata. Gli evasori avranno tutta la convenienza a provarci, per cui non attendiamoci una diminuzione del flusso di capitali all’estero, ma casomai un aumento futuro. E se tale aumento non avremo, non sarà certo per merito della severità di Tremonti, che abbiamo modo di verificare solamente quando fa la morale alle banche (giustamente, peraltro) o quando trancia giudizi sulle responsabilità della crisi e, ispirato dalle encicliche papali, propone riforme per rendere più austero il sistema finanziario mondiale.
    Accanto alla faccia feroce contro i cattivi del “Global Legal Standard”, il lato B di Tremonti presenta nel suo paese un “Immoral Standard”, servile nei confronti degli evasori. E 45 miliardi di euro sono il costo per il bilancio pubblico e per i contribuenti onesti di questo servilismo.
    Occupiamoci ora delle motivazioni usate dal Governo per giustificare all’opinione pubblica, addormentata dal silenzio dei tiggì, l’eccezionalità del provvedimento:
    1) La crisi impone di reperire nuove risorse pubbliche per sostenere l’economia, che sarebbe impossibile trovare in fretta in altri modi.
    2) Se si riesce a far rientrare 100 miliardi la nostra economia ne trarrebbe giovamento perché questi sarebbero investiti in attività pulite nel nostro paese.
    3) Lo scudo non viene proposto solo in Italia, ma in molti altri paesi, soprattutto USA e Gran Bretagna.
    4) Dopo lo scudo si volterà pagina. Grazie alla lotta mondiale ai paradisi fiscali avremo strumenti di indagine più sofisticati e sarà più facile scoprire gli evasori e più difficile nascondere i capitali all’estero.
    Nessuna di queste motivazioni riesce a convincere chi non sia del tutto sprovveduto.
    La prima si scontra con il nulla o quasi fatto dal governo per venire in aiuto alle situazioni di difficoltà che la crisi ha portato nel nostro paese. L’Italia è stato il paese europeo che ha mobilitato meno risorse contro la crisi (0,8% del PIL, contro una media di circa il 2% messo in campo dagli altri paesi). Non a caso Tremonti può vantarsi in questi giorni del fatto che la nostra spesa pubblica è salita meno di quella degli altri paesi europei ed il debito pubblico italiano, pur crescendo e rimanendo il più alto in Europa, ha ridotto un po’ il distacco dalla media.
    Secondo il governo la crisi per tutto il 2008 era un’invenzione dei media, poi è diventata una mera crisi di fiducia. Ora è passata e chi non ci crede è un anti-italiano. Non vedo nelle dichiarazioni ufficiali del governo alcuna urgenza e nemmeno alcuna reale intenzione di stanziare nuove risorse.
    Supponiamo comunque che ci sia urgenza di stanziare nuovi aiuti anticrisi. Se c’è un momento in cui l’Unione Europea è ben disposta a tollerare sfondamenti ai parametri (il famigerato 3% del rapporto Deficit/Pil) è proprio questo in cui 9 paesi su 16 li hanno sfondati. Come si fa a punire la maggior parte dei membri del club dell’euro, quando oltretutto tra essi ci sono i paesi più importanti? Tra questi ci siamo anche noi e se anche volessimo usare i 5 miliardi di gettito dello scudo per ridurre il debito equivarrebbe a sottrarre una goccia d’acqua dal mare. Se invece li volessimo usare a riduzione del rapporto deficit/pil scopriremmo che non si può fare poiché è un’entrata “una tantum” che non viene conteggiata. Perché allora tanta meticolosa virtù proprio ora?
    Secondo punto. Il rientro dei capitali giova all’economia? Si, se i capitali rientrassero veramente e venissero investiti in Italia. Ho molti dubbi. Innanzitutto solo i capitali che sono nei paradisi fiscali della famosa lista nera del G20 debbono rientrare in Italia per essere sanati. Quelli che sono negli altri paesi non è necessario che rientrino. Possono essere sanati pur rimanendo là. La circolare applicativa del 10 ottobre ha indicato ben 36 paesi per i quali non è necessario rimpatriare le somme ma si può effettuare la semplice “regolarizzazione”. Fortunatamente non ci sono Svizzera e San Marino, come si temeva, ma c’è il Lussemburgo. Pertanto lo scudo non garantisce affatto il rientro in Italia di questi capitali. Inoltre quelli che rientreranno saranno in gran parte investiti in strumenti finanziari, che sono sempre meno locali e sempre più internazionali. Molta enfasi si sta ponendo sul fatto che il rientro di fondi nero permetterà a qualche piccolo imprenditore di salvare la propria azienda visto che le banche non prestano più nulla ai piccoli. E’ facile constatare che si poteva raggiungere tale risultato stanziando in altro modo fondi di sostegno pubblico, spendendo soprattutto molto meno.
    Veniamo al “così fan tutti”. Che è una bugia, perché se è vero che altri stati, tra cui addirittura gli USA del Premio Nobel Obama e la Gran Bretagna, hanno varato provvedimenti di sanatoria, è altrettanto vero che lo hanno fatto in modo assai meno favorevole agli evasori. Usa e GB sono al primo scudo (non al terzo). Lo fanno perché hanno dato una svolta seria all’attività investigativa. Ricordo che gli USA hanno ottenuto da UBS, dopo aver minacciato di trascinarla in tribunale, la lista dei cittadini americani che hanno conti coperti presso quella banca.
    Le somme da pagare per sanare i conti col loro fisco sono superiori al 40% della somma rimpatriata.
    Non c’è l’anonimato. Anzi, scattano istantaneamente controlli sulle motivazioni alla base della fuga di quei capitali, per sanzionare reati non fiscali. Insomma: danno la possibilità di evitare il carcere per evasione fiscale (lì si va in carcere), pagando in ritardo tutte le tasse non pagate.
    Da noi si pagano briciole per ottenere la sostanziale impunità anche per reati non fiscali.
    No. Non c’è proprio alcun paragone tra lo scudo americano ed il regalo italiano.
    Infine c’è l’avviso del governo: “Volteremo pagina e saremo inflessibili”. Questa affermazione potrà essere seguita dai fatti oppure rimanere lettera morta. Nel primo caso si manifesterebbe in modo eclatante l’enorme regalo fatto a chi aderisce. Se avrà la possibilità di colpire nel segno con accertamenti più efficaci, perché il governo decide di rinunciarvi regalando la sanatoria? Se l’interesse è quello di fare cassa perché rinunciare a fare molta più cassa con l’accertamento per accontentarsi delle briciole immediate del condono?
    C’è la possibilità che invece l’affermazione sia l’ennesimo bluff e che in realtà il grosso dell’evasione non venga mai accertato. Il condono sarà seguito da altri condoni ed il bluff da altri bluff. In tal caso perché mai i capitali dovrebbero rientrare copiosi?
    Concludo con i commenti freschi freschi di amici commercialisti e promotori, che per dovere professionale si stanno occupando dei dettagli applicativi di questo provvedimento, e studiano le circolari applicative dell’Agenzia delle Entrate. Costoro mi hanno segnalato che le maglie applicative sono ancora più larghe di quelle già larghe della legge istitutiva. Per cui il meccanismo sembra confezionato apposta per fare gettito, con enormi concessioni agli interessi dell’illegalità.
    Insomma: moralmente parlando, una vera porcata.
    Non è quindi un caso che l’unica banca che ha pubblicamente dichiarato di non volersi prestare ad assistere propri clienti nelle operazioni dello scudo fiscale sia Banca Etica. Come si fa, con quel nome?

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