Se Vasa Vasa non si dimette…

Ragioniamo sulla condanna di Totò Cuffaro detto “Vasa Vasa” che oggi è stato condannato in Appello a sette anni di carcere per aver favoreggiato la mafia siciliana, dopo che in primo grado ne ricevette una a ciqnue anni per favoreggiamento a singoli mafiosi festeggiata tra l’altro a base di cannoli siciliani perché la richiesta iniziale del pm era quattordici anni. Una condanna gravissima – in secondo grado – come il favoreggiamento a Cosa Nostra non basta a far dimettere un senatore della Repubblica? È un comportamento pedagogico quello dell’ex governatore della Sicilia?

Il suo stipendio da parlamentare, come quello degli altri 18 condannati che siedono ancora in Parlamento, è pagato con soldi pubblici, dei cittadini. Una carica pubblica, in quanto tale, dovrebbe dare l’esempio ed essere trasparente il più possibile. Se dobbiamo avere i dubbi che Cuffaro o chiunque altro in Parlamento favorisca i mafiosi, faccimo prima a votare questi ultimi. Quello che avverto da semplice cittadino è che tanti dei nostri rappresentanti politici non vogliono in alcun modo rendere trasparente la funzione pubblica e fanno di tutto per far sì che la situazione non muti affatto, anche se a parole vogliono far credere tutt’altro. Ma sono solo parole.

Dopo gli avvenimenti di Rosarno è iniziata un via-vai di politici e politicanti che mi ha letteralmente stufato. Come ricorda bene l’amico Alessio Neri su LiberaReggio.org, anche in Calabria siamo in campagna elettorale per le regionali, lo si capisce dai ministri che ci raccontano “la solita solfa sul loro impegno costante e intransigente contro la criminalità organizzata e sugli arresti fatti in questo periodo”. Come se i meriti fossero del Governo in carica e non da chi porta avanti le indagini per anni e chiede gli arresti. Ogni volta è la stessa storia, meriti presi dall’uno ma che appartengono all’altro, cioè alla magistratura.

Quando però di tratta di votare a favore per gli arresti di un parlamentare le solite facce da tiggì appaiono sui nostri teleschermi pronti a dire che “abbiamo esaminato il caso e si tratta di fumus persecutionis“. Così col gioco del cane non morde cane, i partiti si aiutano a vicenda. Come? Quando vengono chiesti gli arresti per un parlamentare del partito democratico votano contro anche dalle file del pdl e quando si tratta di un parlamentare azzurro dai banchi dei democrats ricambiano il favore. Le eccezioni sono davvero poche e rare.

Torniamo a Cuffaro. Quello di tenersi stretta la poltrona è un atteggiamento molto arrogante come lo è ogni volta che qualcuno viene coinvolto in inchieste giudiziare di un certo peso. Dicono sempre di aver fiducia nella magistratura, alcune volte annunciano in anticipo che se condannati o rinviati a giudizio si dimetteranno. Poi però il giorno del rinvio a giudizio gridano al “complotto giudiziario contro di me!”.

A noi spetta informarci bene su chi deleghiamo, fare una ricerca sul loro passato. Di là delle nostre opinioni politiche, potremmo venire a conoscenza di fatti che potrebbero farci cambiare idea su un candidato piuttosto che un altro. L’importante è non avere paura di scuotere la nostra coscienza, perché spesso la nostra paura più grande è quella di cambiare il nostro pensiero.

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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