Raffaella Fico si spoglia in tv…Quando la verginità è un “valore”

Ci sono donne e donne. Quelle che si concedono e quelle non disponibili. Donne che percorrono vie privilegiate per diventare ministre e altre che preferiscono le vie più lunghe.

Quando la sera accomodati sul nostro divano facciamo zapping prima e durante la cena fioccano i telequiz, quasi uno per ogni canale. Italiani di ceto medio che mettono alla prova le proprie conoscenze per diventare milionari, famiglie intere che cercano la sorte dentro un pacco che potrebbe contenere il denaro realizzere i loro sogni.I conduttori in giacca e cravatta o in semplice camicia bianca dal volto liscio, eternamente abbronzato e con sorriso a 32 denti, si fanno da tramite tra la dea bendata e i  partecipanti, il tutto mentre sono circondati da ragazze seminude che agitano il testosterone del pubblico eterosessuale. Il telespettatore che sta a guardare non capisce se sta guardano un quiz o un programma con le conigliette di Hugh Hefner.

Aggirandomi per i canali mi sono imbattuto nel nuovo (si fa per dire) programma di Enrico Papi. Il quiz non è altro che il vecchio format “Prendere o lasciare” riveduto ed arricchito con la presenza della valletta ed gieffina Raffaella Fico, la giovane napoletana divenuta famosa non per chissà quale abilità o capacità, ma per la sua verginità. La Fico ha dato origine ad una figura che è il tabù di sé stessa. Bella, pia e giovane, si rende proibita ed irrangiubile, facendo aumentare il desiderio dell’ormone maschile che si agita nelle mutande di chi rimane suggestionato dalle inquadrature del suo lato B, coperto in parte da un tanga o un perizioma, mentre si accinge a consegnare le busta contenenti le domande da fare ai concorrente del quiz. Il programma per qualche minuto cambia forma, la voce della si trasforma anch’essa e Raffaella parla come se stesse rispondendo alla chiamata di un cliente di una linea erotica, le telecamere la seguono in ogni suo movimento, scandito da una base musicale e accompagnato da sguardi verso l’obiettivo che fanno invidia ad una pornostar. Se Victoria Silvestedt indossava vestiti che mostravano solo qualche millimetro di biancheria intima, la Fico non fa che indossare per tutto il tempo completini intimi sfatando così anche il mito del “si vede – non si vede“, rendendo il tutto più sfacciato.

Se per Raffaella Fico la verginità ha un valore ora si riesce a capire anche perché.

Domandandosi se questi sono i modelli da seguire per le ragazze di oggi desidero pubblicare di seguito un breve articolo di Silvia Truzzi (apparso giorni fa sulle pagine del Fatto Quotidiano) dal titolo “Molto più che belle“:

Si può regalare la bellezza? Risposta: sì e non con un intervento chirurgico per darsi una tiratina o una gonfiatina. Basta andare in libreria: c’è un volume rosa con Jean Shrimpton in copertina. Più di una foto, un collage apparso su Harper’s Bazaar nell’aprile del ‘65. Il libro – “Avedon Fashion 1944-2000” (375 pagg, 89 euro), pubblicato in Italia da De Agostini – è un racconto per immagini di come fascino e costume sono mutati. Di com’erano quegli anni in cui l’eleganza era un’ambizione delle donne. Ce ne sono moltissime, tra le tante che hanno stregato l’obiettivo di Avedon nella sua lunga carriera cominciata nella Marina Mercantile come fotografo ufficiale delle autopsie. La divina Dovima tra gli elefanti, fasciata in un abito da sera di Dior. Sunny Harnett, meravigliosamente altera (nell’immagine qui sotto vestita da Lanvin). Naturalmente Audrey, Suzie Parker e Carmen. Poi Veruschka, Penelope Tree, Twiggy. Ci sono donne importanti come Jakie e Marella Agnelli. Diverse, diversissime tra loro, unite dallo spettacolo dell’apparire. In queste pagine il mondo cambia attraverso la moda. Forse è nostalgia, ma le signore degli anni ‘50 erano molto più che belle. Perché per esser belle, anche Stephanie Seymour, Linda Evangelista e Kate Moss lo sono. Ma il turbante e le unghie laccate di Elise Daniels, immortalata a Parigi nel ‘44, o il manicotto di pelliccia che Doe Avedon fa scivolare con nonchalance (sempre a Parigi, nel ‘47) su un fianco hanno tutta un’altra allure. Non erano solo belle donne e bei vestiti. Erano donne che portavano a spasso il mistero di sé, della propria unicità, con fiera consapevolezza. Erano guardate come modelli dalle altre. E incantavano, con quel segreto, gli uomini. Forse questo l’abbiamo perso per sempre: ci sono ancora belle donne e abiti eleganti (anche in generale noi vestiamo peggio di allora), ma non abbiamo arcani da svelare. Dipenderà dal progressivo svestimento, dal sentimento che più si è nude e più si è sexy? Può essere, ma non solo. Soprattutto dall’omologazione, da “un’androginazione” stupida perché ideologica. Eppure anche le femministe ad un certo punto ci sono arrivate: diritto alla differenza. E poi dipende dalle cattive maestre: le donne famose oggi hanno poca classe, non camminano più come se stessero su una nuvola. Forse perché hanno milioni di cose da fare. Ma recuperare quel mistero aiuterebbe, anche gli uomini. Che non sanno davvero da che parte prenderci.

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Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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