Le indecisioni sul futuro di Telecom mettono in crisi Italtel

Sulle pagine del Fatto Quotidiano (il 9 febbraio), è stato pubblicato un mio articolo (sulla storia di Italtel) ed allacciandomi a ciò che ho scritto, ripropongo qui il tema. Chi vi scrive è un grande sostenitore della rete e dei benefici che essa può apportare alla nostra società. Ci sono dei rischi di cui bisogna tener conto ma non è di questo che voglio parlare, quindi andiamo al nocciolo della questione.

La struttura della rete delle telecomunicazioni del nostro Paese è in larga parte la rete in rame di Telecom Italia ormai ex monopolista del settore. Da mesi si parla di una fusione dell’azienda di Franco Bernabè con la spagnola Telefonica, che qualche settimana fa ha rilevato il 3 per cento di Telecom. Sembra un passo che prima o poi verrà fatto, certo non dall’oggi al domani ma la strada sembra essersi aperta e ciò preoccupa non poco i dipendenti di Italtel che sono in sciopero da quando l’amministratore delegato Umberto De Julio ha dichiarato che oltre ai già 450 esuberi della scorsa primavera se ne aggiungono altri 400.

Italtel è una importante azienda del settore delle comunicazioni, fornisce soluzioni e prodotti per i grandi operatori come Telecom e realizza le reti di nuova generazioni per privati e Pubblica Amministrazione. Telecom partecipa Italtel al 20 per cento, una quota di minoranza, ma nello stesso tempo è il maggiore cliente dell’azienda di De Julio. Fino al 2008 infatti rappresentava il 50% del fatturato. Oggi invece ha diminuito le commesse verso Italtel che ha un debito pesante e paga le indecisioni delle banche azioniste che non decidono come rifinanziare il debito e del Governo che non investe nel settore.

A giugno è stato presentato il famoso Rapporto Caio, stilato dall’omonimo consulente del Governo, che illustra la situazione dell’Italia sul digital divide. In base alla documentazione presentata al Senato erano state fatte delle promesse, da Brunetta in primis, per poi rimangiare tutto e rinviare la questione banda larga a data da destinarsi, ma nel 2011. Intanto il settore delle comunicazioni è fermo, progetti da realizzare non ce ne sono e i dipendenti scioperano perché non avranno più un lavoro. E stiamo parlando di un settore considerato strategico per un paese che dice di essere moderno.

Se questa situazione si sbloccasse si potrebbe non solo garantire una rete più efficiente a noi cittadini (ci sono paesi che non vengono raggiunti dalla banda larga) ma si rimetterebbe in moto un intero settore e forse centinaia di posti di lavoro non sarebbero a rischio.

Qual è la vostra opinione in merito? Commentate, presto tornerò sul tema!

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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