Decreto salvaliste, la protesta e l’intervento del magistrato Vincenzo Marinelli

I decreti, o meglio le interpretazioni delle leggi, si fanno la notte, cosicché gli italiani non abbiano la minima percezione di ciò che viene emanato per urgenza (è questa la natura di un decreto), dal Governo.

Il 5 marzo insomma si è consumato l’ultimo strappo alle regole, con la complicità del Capo dello Stato che in men che non si dica ha posto il suo sigillo firmando istantaneamente il decreto, senza se e senza ma. Nella notte tra il 4 e 5 marzo in molti seguivano gli aggiornamenti e le indiscrezioni che trapelavano durante il Consiglio dei Ministri, e quando il “salva-liste” è stato varato, i ragazzi del Popolo Viola in presidio permanente a Montecitorio e altri cittadini informati tramite tweet si sono ritrovati sotto al Quirinale. «Pensavamo di rimare al Colle per tutta la notte – dice Alessandro Tuffu, uno dei coordinatori del movimento – ma in breve tempo il Presidente della Repubblica ha firmato». Nemmeno il tempo di pensare ed agire.

In tanti hanno manifestato il loro sdegno, telefonando al centralino del Quirinale e inviando mail. Alcuni hanno preferito tacere «perché sennò vengono subito ad arrestarmi». Molti, moltissimi i messaggi di sfogo sulle bacheche di Facebook.

Il tam-tam è stato rapido e in poche ore sono state organizzate manifestazioni in tutta la penisola. Dal palco di Piazza Navona a Roma, si sono susseguiti gli interventi di cittadini comuni, avvocati, studenti, professori, precari. «Nessun personaggio famoso» ha ricordato Gianfranco Mascia.

Dal palco tanti i riferimenti ai grandi personaggi storici del passato tra i quali Sandro Pertini, ricordato per  una delle sue storiche affermazioni: “È meglio la peggiore di tutte le democrazie che la migliore di tutte le dittature”.

La preparazione è stata velocissima. Meno di ventiquattro ore. Una sfida. Ma in effetti erano in tanti a chiedersi «quando agire, se non ora?». La stessa domanda se la è posta il magistrato di Cassazione Vincenzo Marinelli, che intervenendo dal palco ha rivendicato l’autonomia dei magistrati, definiti «talebani» dal premier Berlusconi.«I magistrati sono liberi e la maggior parte di loro non è comprabile perché vengono scelti mediante un concorso pubblico e non in base all’idea politica».

Smentendo chi dice che il decreto sia il male minore,  il magistrato ha spiegato che si tratta invece del «male peggiore, perché si applica retroattivamente». In soldoni, la legge è scritta per favorire gli imbrogli. Con un po’ di tecnicismo della materia ha poi chiarito che il decreto stabilisce che il nero non è più bianco, dunque il testo non può dirsi interpretativo bensì innovativo.

Nella piazza ha regnato un religioso silenzio. Tutti ad ascoltare gli interventi e ad applaudire quando ce ne era il bisogno. L’indignazione la si poteva leggere nei volti della gente, nei loro cartelloni che recitavano slogan del tipo “Adesso basta”, “Vergognatevi” o “Uno di loro”, che era la frase sulla foto di Napolitano.

E di applausi se ne è presi molti sempre il magistrato Marinelli, il passaggio che più è piaciuto ai manifestanti è stato quello conclusivo:«L’articolo 1 della nostra Costituzione non dice che l’Italia è una Repubblica fondata sulle veline e il rincoglionimento televisivo che si sostituisce alla cultura e all’istruzione». Poi prima di salutare la folla ha lasciato  il palco dicendo che «chi è innamorato della Costituzione allora può essere definito talebano».

La serata si è conclusa con il motto della giornata, una frase tratta da Animal House di John Belushi, «quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare» e le prossime elezioni regionali saranno il primo campo da gioco in cui si scontreranno gli avversari.
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httpv://www.youtube.com/watch?v=M1T_JtMocrQ

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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