Se la ‘Ndrangheta fa sul serio

Il 2010 in Calabria è iniziato così “Bomba alla procura di Reggio Calabria“. Era il 3 gennaio 2010. Un inizio davvero col botto. Qualche giorno dopo Annozero fa vedere le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso. I fotogrammi in bianco e nero mostrano due persone, un uomo e (probabilmente) una donna su uno scooter che sembra un Honda Sh. Il passeggero, scende, piazza la bomba, risale sul motorino, la donna alla guida riparte e…boooom!!!

Poche ore e a Rosarno invece scoppia la rivolta africana che mette a soqquadro l’intera cittadina della Piana di Gioia Tauro. I media puntano i riflettori e la Calabria è sotto l’occhio della nazione intera. Roberto Maroni commenterà ai microfoni: “Troppa tolleranza con i clandestini”. Dopo i disordini, i rosarnesi organizzano una manifestazione. Lo striscione con su la scritta “Speriamo un giorno di poter dire c’era una volta la mafia” non verrà “gentilmente” fatto esporre.

Degli africani non se ne è sentito più parlare. Intanto il gioco non vale più la candela e le arance sono rimaste attaccate sui rami. Raccoglierle e venderle non conviene più. Chissà se l’Europa in merito ha delle responsabilità.

Il periodo delle arance si conclude il 21 gennaio con la venuta del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Viene ritrovata un’auto con fucili e pistole. “Possibile intimidazione contro lo stato”. Il saluto del Presidente e poi tutti a casa, della Calabria non si saprà più nulla.

Del silenzio dei massmedia se ne è lamentato il Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. In particolare del silenzio fino alla bomba del 3 gennaio e sulle operazioni di polizia come quella del sequestro di 500 kg di cocaina al Porto di Gioia Tauro.

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Torniamo un po’ alle bombe. La notte del 5 febbraio viene incendiata l’auto di Antonino Monteleone, giovanissimo giornalista free-lance. Pochi giorni prima, Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria è stato destinatario di una busta con proiettile e minacce, era il 25 gennaio.

Un altro giornalista, Giuseppe Baldessarro, il 26 febbraio riceve minacce di morte. Poi, il 6 marzo, è il collaboratore di giustizia, pentito di ‘ndrangheta, Gerardo D’Urzo a far recapitare una lettera alla parlamentare del Pdl Angela Napoli. Secondo il pentito le cosche della piana avevano progettato un attentato per ucciderla. Appena un mese dopo, altri proiettili fatti recapitare ad altri servitori dello Stato. Antonio De Bernardo, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria e Mario Spagnuolo procuratore capo di Vibo Valentia. Siamo al 7 marzo. E ad appena tre mesi dall’inizio del nuovo anno. Buone elezioni.

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Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

2 pensieri su “Se la ‘Ndrangheta fa sul serio”

  1. …E vanno in Germania i mafiosi per raccogliere le schede elettorali, però nessuno se ne frega veramente. Ci vuole una collaborazione più impegnata al livello europeo perché la gente finalmente capisca che le bombe e le minacce non sono per nulla un problema solo del Sud Italia. Se la Germania non fosse il comodo retroterra strategico della mafia, e se non ci fosse un tale silenzio da parte dei media (anche tedeschi), la lotta alle cosche sarebbe molto più efficace!
    Il tuo articolo mi è piaciuto moltissimo Da’!

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