L’articolo 18 non si tocca

Seppur da sola la Cgil è scesa in piazza (venerdì scorso) per manifestare contro i nuovi provvedimenti del Governo. «L’articolo 18 non si tocca» era uno degli slogan. Secondo Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, lo sciopero di Guglielmo Epifani è “politico“. «La Cisl tornerà a marciare con la Cgil quando tornerà a fare sindacato» ha detto in un’intervista al Sole24Ore.

Proprio questa mattina Repubblicanotizia che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano potrebbe non firmare il disegno di legge che va a modificare le regole sul lavoro, affidandole alle parti sociali. Ma cosa cambia con la nuova norma? Il ddl introduce la figura arbitrale che si può sostituire a quella giurisdizionale. Già dalla firma del contratto al lavoratore potrebbe essere proposto di scegliere l’arbitro come risolutore di controversie tra dipendente e datore di lavoro.

I pareri sono discordanti e i dubbi di costituzionalità sono molti. Mario Dogliani, professore di diritto costituzionale all’Università di Torino fa notare che «il giudice è un soggetto garantito dalla legge. L’arbitro invece applica principi di giustizia indipendentemente da ciò che stabilisce la legge». C’è poi il timore che l’arbitrato sia usato come pretesto per i licenziamenti (aggirando l’articolo 18), ma Bonanni ad esempio è sicuro che ciò non avverrà perché l’applicazione farà riferimento alle norme contrattuali.
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Ma le rassicurazioni dovute anche all’intesa trovata dal Governo con gli altri sindacati (Cisl e Uil) e con la Confindustria, non frena i dubbi del Colle. Massimo Giannini, sempre su Repubblica scrive: «se è vero che al momento dell’assunzione il consenso congiunto delle parti sulla via arbitrale ci sarebbe (ancorché condizionato dalla posizione di oggettiva debolezza del lavoratore) è legittimo trasformarlo in un’ipoteca sulle scelte future, precludendo per sempre al lavoratore la via giurisdizionale?».

È proprio questo il motivo per cui, secondo Giannini, il Capo dello Stato dirà ‘no’ al nuovo provvedimento. I diritti dei lavoratori, ottenuti con decenni di “movimenti operai”, sono sotto quotidiano attacco da parte di chisi veste con l’elmetto da operaio per raccogliere voti, ma in fin dei conti difende sempre gli interessi di quell’imprenditoria poco etica o poco disposta a regole chiare sul lavoro. E se già sono noti i casi in cui a lavoratori precari viene concesso il lavoro solo se firmano anticipatamente una “lettera di dimissioni preventive“, figuriamoci un’Italia dove un poveretto deve rinunciare alla tutela legale in caso il padrone lo sfrutti o lo licenzi senza giusta causa.

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Art. 1 della Costituzione Italiana

Cosa non è chiaro al governo in carica? A quando il ritorno alla servitù della gleba?

di Damiano Zito e Diego Tommasoni per Diritto di Critica

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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