Raiperunanotte tra record e polemiche

Chiamatela come vi pare, censura o meno, quel meccanismo becero ovvero “la strategia” per chiudere i talk show durante la campagna elettorale altro non ha fatto che spostare l’attenzione su internet. I conduttori televisivi sono personaggi noti e “sappiamo spostare molta gente” ha detto Milena Gabanelli nel suo contributo video di ieri sera. Proprio così.

Per far capire la potenzialità della Rete come strumento di comunicazione per arrivare alla gente c’è voluta la chiusura di Annozero.

Ma il problema è proprio questo, arrivare ai potenziali elettori. Ieri sera migliaia di contatti unici hanno seguito la diretta streaming di Raiperunanotte, l’evento web più seguito fino ad oggi, almeno in Italia, per quello che sappiamo. Poi centinaia di piazze, il pubblico di Current tv, le radio, ecc. Se ci mettessimo a fare la somma e confrontarla con i 40 milioni di elettori ci renderemmo conto quale sia il vero problema dell’informazione in Italia, cioè «la quasi impossibilità di farsi sentire dalla pancia molle del Paese, che è poi quella che decide le elezioni» come ha scritto Alessandro Gilioli sul suo blog.

Questa mattina dalle colonne del Giornale Alessandro Sallusti esulta perché ieri sera finalmente si è vista la libertà. La libertà di vedere Raidue senza Annozero: “Liberi di non versare a Santoro 700 mila euro l’anno per farci insultare”. A conferma della tesi di Bruno Vespa che quasi un mese fa scrisse che per chiudere Annozero hanno dovuto agire allo stesso modo con gli altri programmi, compreso il suo.

Forse è arrivato il momento di far capire che internet può essere un forte strumento per fare anche campagna elettorale, che la tv non basta e forse anche Silvio Berlusconi se ne sarà accorto ieri sera. Come agirà adesso che sta cadendo il trucco? Viene da chiedersi.

Se da una parte è vero che Raiperunanotte è stata seguita da una “minoranza risicata” dall’altra non si può fare a meno di riscontrare che oggi, dolenti o nolenti ne parlano tutti i giornali con note positive o negative. A riprova del fatto che le trasmissioni sul web possono essere alla pari di quelle televisive. Se ne è occupato infatti anche il critico del Corsera Aldo Grasso, a cui sembra non sia piaciuta la trasmissione. In particolar modo sembra non aver gradito Daniele Luttazzi “con la sua metafora hard su certe attitudini sodomitiche del potere”. Non solo: “quando Luttazzi chiude il suo monologo ricordando che ‘odiare i mascalzoni è un atto nobile’ non fa un enorme regalo a Berlusconi? Fomentare l’odio alla vigilia delle elezioni non è un atto di irresponsabilità?” si chiede Grasso.

Ognuno su questo punto la pensi come vuole. Ma c’è qualcosa che in Luttazzi ieri ha fatto ricordare nella mente di chi vi scrive, l’opera più censurata di Pier Paolo Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Un film in cui Pasolini fece vedere cosa il potere fa con i corpi, un ruolo da lui stesso definito metaforicamente orribile.

È quello che manca in Italia, nella nostra televisione. In molti lo dicono da diverso tempo. La satira, quel linguaggio del popolo che riesce a mettere a nudo qualunque cosa, quel linguaggio che si può prendere gioco perfino del Re.

Ieri quindi, con un misto di musica, satira e informazione, Santoro è riuscito quanto meno a far capire, facendo “parlare” i diretti interessati, come in Italia il ruolo del controllore e del controllato spesso si inverte e come in alcuni casi i due ruoli si sottopongono alle volontà di una sola persona che senza pudore dà indicazioni precise su come chiudere una trasmissione a lui scomoda. «Un caso clamoroso di conflitti di interessi e forse il più rilevante di quelli dell’ultimo periodo» secondo il senatore del Pd, Vincenzo Vita membro della commissione di Vigilanza Rai.

Non sembra pensarla così sempre Sallusti, che nell’editoriale di stamane scrive: “Benvenuto, Santoro, nel mondo normale, dove ognuno di noi è e deve restare libero ma non a spese del nemico che si vuole abbattere”.

Peccato che per Berlusconi, il nemico da abbattere e che ne ha già pagato le spese una volta è lo stesso Santoro (con Luttazzi, Sabina Guzzanti ed Enzo Biagi). Lo ammette, senza volerlo, lo stesso vicedirettore del Giornale nel suo editoriale quando è felice di non vederlo più in tv.

httpv://www.youtube.com/watch?v=bfsik-bwQ7E

Questo articolo è stato pubblica anche qui:

http://www.dirittodicritica.com/2010/03/26/raiperunanotte-tra-record-e-polemiche/

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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