Ddl Alfano, al grande bavaglio si risponde con la disobbedienza civile

Intercettazioni e giustizia. Sono i temi che il Governo ha in agenda, anche se il dibattito si sta spostando sulla pillola Ru486.

A giugno del 2009 veniva discusso in rete il disegno di legge sulle intercettazioni, meglio noto come Ddl Alfano. Un testo che pone restrizioni anche ai blog, sempre sotto attacco, paragonati ad una specie di testata giornalistica che – secondo il ddl – si devono sottoporre al diritto di rettifica entro 48 ore dalla richiesta pena 13 mila euro di multa.

Poi c’è tutta la parte riguardante la pubblicazione sui giornali. Ieri il Fatto Quotidiano ha scritto come si comporterà nel caso in cui il testo divenisse legge, con un articolo di Peter Gomez. La prima bozza del ddl è stata modificata, lasciando comunque spazio ai giornali di poter fare il riassunto delle ordinanze di custodia cautelare e degli atti non più coperti da segreto. Però «se il cronista dovesse citare qualche frase tratta testualmente da quei documenti, o peggio ancora, le trascrizioni delle intercettazioni, sarà punito». Disobbedendo, bastano tre articoli per finire in carcere.

La cosa che però rende ancora più soggetta a strumentalizzazione la pubblicazione di intercettazioni la descrive bene sempre Gomez. L’editore è anch’egli punito con una multa supponendo che «se “Il Giornale” si ritrova in mano, come è accaduto nel 2006, l’intercettazione non trascritta in cui Piero Fassino dice a Giovanni Consorte “allora siamo padroni di una banca” la pubblicherà (giustamente) sempre. Anche perché Fassino è un avversario della ricchissima famiglia Berlusconi, disposta a pagare qualsiasi cifra, visto che le elezioni sono alle porte. E lo stesso potrebbe fare “Libero” di proprietà dei facoltosi Angelucci o, a parti invertite, “Repubblica”. Insomma chi se lo può permettere farà scrivere, quando conviene, articoli solo contro i “nemici” politici o economici e considererà la multa come una investimento».

Immaginiamo il ddl Alfano in vigore. Non saremmo mai venuti a conoscenza delle risate, sulla disgrazia altrui, degli imprenditori che durante il terremoto dello scorso 6 aprile a L’Aquila già pensavano agli affari che avrebbero fatto.

Per non parlare dei blog che fanno informazione e che ci mettono a conoscenza delle spudoratezze dei potenti. Sarà difficile che pubblichino notizie scomode onde evitare di ritrovarsi una raccomandata con ricevuta di ritorno che li avverte di un multone da pagare per aver informato i suoi lettori.

Il Pd è contento della strada intrapresa da Angelino Alfano. L’unica soluzione è la disobbedienza civile.
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Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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