La Settimana a Colori nr.1

Eccoci al primo appuntamento della Settimana a Colori, la nuova rubrica del blog che ogni week end – entro lunedì e tempo permettendo – farà il punto su ciò che accade attorno a noi, nelle stanze del potere e nelle piazze.

Si parte quindi con la festa del primo maggio, che quest’anno i sindacati hanno festeggiato a Rosarno la cittadina di Peppino Valarioti, dirigente del Pci locale, ucciso venti anni fa – a causa delle sue lotte – per mano della ‘ndrangheta. La stessa cittadina della comunità africana le cui braccia sono state sfruttate dai caporali della piana di Gioia Tauro. A differenza nostra gli africani hanno denunciato la sottomissione e le indagini svolte dalla procura di Palmi hanno portato agli arresti di circa 30 persone.

Guai a pensare che gli arresti – frutto dell’ottimo lavoro delle forze dell’ordine impegnate nell’operazione – possano rappresentare la chiusura di un brutto capitolo della storia della piana di Gioia Tauro. Questo lo fa pensare il fatto che sono finiti in carcere marocchini e bulgari. Caporali con la “licenza”, delegati dai più furbi a portare gli africani a raccogliere arance, e salvo la collaborazione degli arrestati, difficilmente questi mascalzoni finiranno in galera.

Rimaniamo in Calabria, per parlare dell’arresto del latitante Giovanni Tegano, applaudito (da amici e familiari) e riconosciuto come “uomo di pace”. I cittadini reggini si sono indignati e hanno reagito come meglio potevano, organizzando un sit-in di solidarietà alle forze dell’ordine davanti la Questura di Reggio Calabria. Alcuni si sono indignati anche con la stampa che ha dipinto Reggio come una città che applaude i latitanti ma se è vero che alla cattura i familiari applaudivano Tegano, è pur vero che nessun altro c’era per applaudire chi la cattura è riuscito ad ottenerla. E i giornali hanno raccontato ciò che hanno visto e in fondo è servito a far svegliare qualche coscienza. Che poi la notizia non è stata ripresa con lo stesso risalto questo è altrettanto vero.

Per finire, collegandoci all’arresto del latitante reggino, non possiamo non considerare la risposta al ministro della difesa Ignazio La Russa, da parte del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che dai microfoni di Radio Anch’io si è espresso così:

«Gli arresti dei latitanti che si susseguono negli ultimi tempi non rappresentano un merito del governo ma delle forze dell’ordine, che però lavorano con grandi sacrifici perchè hanno organici insufficienti»

A parte l’eliminazione del patteggiamento in appello, «che era uno scandalo ed un regalo alle mafie» e la modifica della normativa sul sequestro e la confisca dei beni, «che oggi sono più facili», per Gratteri tutti gli altri provvedimenti presi dal Governo – in ambito di lotta alla mafia – sono semplicemente «palliativi».

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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