Cari mamma e papà me ne vado dall’Italia – “Lettera ai miei genitori”

Michele – dopo aver letto il post su fuga di cervelli ed emigrazione – mi ha chiesto se volessi pubblicare la “lettera ai miei genitori” che state per leggere. Con lui frequentiamo la stessa facoltà, ma fra un po’ dovrò dire “abbiamo frequentato”, perché ha deciso di andarsene dall’Italia.

Lettera ai miei genitori

Cari mamma e papà,
spero tanto che mi possiate capire. Spero tanto di non deludervi. Alla fine ci sono riuscito. Dopo tanti sacrifici, fatiche, arrabbiature, intoppi, ce l’ho fatta. Ad agosto comincerò la laurea specialistica a Stoccolma. Starò fuori due anni, almeno. Ho fatto di tutto e di più, per potermene andare. Per potervi lasciare. Ma non lo ho fatto perché non vi voglio più bene, o per motivi simili. Solo minimamente capisco cosa possa significare per voi vedere un figlio andarsene, consapevoli che non lo rivedrete per tanto tempo. E mi dispiace e mi scuso con voi, per il dispiacere che vi sto dando. Ma non potevo rimanere. Mamma, papà: non potevo rimanere. In questi tre anni in cui ho studiato Ingegneria a Roma, ne ho viste di tutti i colori. Non ce l’avrei fatta a continuare così. Ho detto basta.

Ci sono state delle volte in cui mi sono sentito esasperato. Ho visto professori scomparire per un mese durante la sessione d’esame, e ho sentito dire dai responsabili del mio corso che non avevano idea di dove fosse. Ne ho visti altri farti aspettare le una e mezza di notte per sostenere un esame. Altri ancora essere incaricati di un corso universitario senza aver mai fatto una lezione. Ho visto segreterie in cui tu devi pagare marche da bollo da quindici euro per due fogli in bianco e nero con scritti gli esami che hai fatto, e in cui ci sono impiegati che si contraddicono a vicenda sull’infinita burocrazia di stage, tirocini, lauree e iscrizioni. Ho visto studenti discutere tesi di laurea senza il loro relatore. E ho visto relatori parlare tranquillamente al cellulare mentre il loro studente discuteva il lavoro di mesi. Ho visto assistenti arroganti, maleducati, incompetenti. Ho visto corsi di laurea apparire e scomparire, tra riforme e contro riforme. Io tutto questo l’ho visto con i miei occhi. E tutti i miei amici, i miei compagni l’hanno visto. E Dio solo sa quante altre cose abbiamo visto, cose che non entrano nelle poche righe di una lettera indirizzata a voi. Uno studente sa quanto sia frustrante una situazione del genere. Poi, ovviamente, ho conosciuto tanti giovani ingegneri che vengono sottopagati con contratti a collaborazione. Ma questo è un discorso troppe volte sentito. Ho sentito parlare di energia nucleare in Italia, di appalti e sub – appalti. Forse, anche questo è un discorso troppo sentito. Però adesso, mamma e papà, voglio raccontarvi delle belle cose. Sono stanco di parlarvi sempre delle cose che non sono belle, delle solite cose.

Ho visto ragazzi che studiano in Svezia o in Danimarca o Germania, che collaborano con aziende mentre sono iscritti all’università, che partecipano a lavori di gruppo, che passano giornate intere nei laboratori, che studiano in lingua inglese (ormai un punto essenziale di ogni curriculum vitae), che imparano e si confrontano. Ho sentito di progetti ambiziosissimi che parlano di una rete elettrica internazionale basata sulla produzione di energia da fonti rinnovabili che comprende decine di paesi in Europa, Medio Oriente e Africa (l’Italia, mamma e papà, non c’è in mezzo a questi paesi; noi, mamma e papà, abbiamo deciso di puntare sul nucleare…scusate, avevo detto che era un discorso troppe volte sentito, ma non ho resistito!). E qui in Italia ho anche visto professori poco più che trentenni ammazzarsi di lavoro dentro l’università, che fanno le due di notte a preparare le lezioni, che sono educati e disponibili, che rispondono alle tue e-mail e che ti spronano. Esigenti da morire, ma che ti insegnano qualcosa e ti lasciano un segno dentro. Tutto questo ripagato con lo stipendio di un operaio. Ho anche visto studenti di un’intelligenza impressionante, sputare sangue sui libri e ottenere risultati splendidi. Ho visto genitori orgogliosi alle lauree dei loro figli. Ho sentito applausi a tesi incredibilmente interessanti.

Cari mamma e papà, io ho deciso di andarmene. Ma non sto fuggendo. Cari mamma e papà, io non me la sento di fuggire. Io non me ne andrò definitivamente senza prima aver provato a fare qualcosa nel mio piccolo, per provare cambiare un minimo la più insignificante cosa che non va. Io non voglio vivere con il rimpianto di aver potuto fare di più. Almeno, vorrei trasmettere il mio entusiasmo a qualcun altro. Vorrei poter parlare con qualcuno, per fargli capire che siamo noi il futuro del nostro paese. Siamo noi quelli che costruiranno i palazzi, e i ponti, che staranno alle catene di montaggio, che guideranno gli autobus scolastici, che dirigeranno le grandi aziende, che serviranno il pane al bancone del forno. Siamo noi i maestri di matematica dei nostri figli, e dei figli dei nostri amici. Il nostro paese non sono le auto blu. Il nostro paese non sono i telegiornali. Il nostro paese non è la televisione. Il nostro paese non è la criminalità organizzata. Il nostro paese siamo noi. Il nostro paese lo costruiamo noi, con le nostre mani, davanti alla pietra nuda e sorda. Tanti stanno perdendo la speranza, tanti si sono sentiti derubati, tanti non torneranno. Io il mio futuro me lo voglio riprendere, mamma e papà. Sto solo organizzandomi sul come e il quando.

Con tanto affetto,
vostro per sempre Michele.

***

Foto: Francesco Giusto

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

14 pensieri su “Cari mamma e papà me ne vado dall’Italia – “Lettera ai miei genitori””

  1. @mauro: grazie di cuore. probabilmente, a te serve un in bocca al lupo grande quanto quello che mi hai rivolto! belle cose per te e bellissime per la tua famiglia!

    michele

  2. Caro Michele, che dire !
    Ho 42 anni, una moglie a carico e una figlia di 12 anni. Diplomato, iscritto all’albo. Il mio lavoro è progettare impianti.
    Dopo il diploma ho fatto il militare come ufficiale di complemento….bella esperienza ma me ne sono venuto proprio perchè era una vita impossibile, quasi un gioco tra bambini cattivi e nonostante il ricco stipendio mi sono congedato.
    Fortunatamente ho trovato immediatamente lavoro (anno 1989) e ho lavorato all’estero per una azienda italiana…..già allora la differenza Italia e altri stati esteri si notava alla grandeee.
    Dopo circa 10 anni ho aperto un mio studio professionale di progettazione, è stata dura e ho lottato fino alla morte….pian piano gli affari sono cominciati a girare ma fino ad un certo punto perchè oltre un certo livello esistono i raccomandati, chi lascia bustarelle, chi fa favori, chi fa regali…..per lavori veramente importanti progettano sempre gli stessi, che alla fine non progettano nemmeno loro stessi ma sfruttano solo giovani professionisti poco o per nulla pagati.
    Poi, cosi come un fulmine dal cielo e senza alcuna raccomandazione, ho vinto un concorso per una università. Mi sarei aspettato di entrare in un ufficio tecnico preparato con professionisti seri…..mi è stata sufficiente una settimana per capire che ero capitato in un ufficio di pelandroni perditempo incompetenti, dove non si conoscono e non ci sono normative, dove non si utilizzano software di calcolo, insomma con ing. arch. geom. che se lì mandi fuori nel mondo reale si impiccano dopo tre giorni…..bene ho preso il part-time perchè veramente non mi piace lavorare lì dove non si produce nulla e si sprecano soldi pubblici (inutile dirti che gli incarichi esterni vengono affidati solo a pochissimi professionisti esterni che si arricchiscono a dismisura alla faccia nostra).
    Tutto questo per dirti…famiglia, lavoro in proprio, lavoro dipendente pubblico….dovrei essere in una “botte di ferro”…….ma COSAAAAA, anch’io stò cercando di andarmene da qui, per me la cosa è più complicata ma voglio portar via mia figlia, non voglio assolutamente che cresca qui, tra incompetenti in una società dove la meritocrazia non si sa nemmeno cosa sia e dove la scuola (confermi pure tu). Ho due nipoti laureati….uno arranca in uno studio professionale come pischiello a 300 euri al mese, l’altro ha tentato e tenta di andare all’estero e penso che prima o poi ce la farà perchè non si arrende.
    Il nostro sistema stà crollando e, anche se spero che l’Italia ce la faccia ad uscirne, se uno può deve andarsene adesso, il 2011 sarà durissimo.
    Michele, fai benissimo a fare ciò che hai detto, magari mamma e papà soffriranno i primi tempi per la tua lontananza, ma nel lungo periodo saranno orgogliosissimi di te….anche solo per averci provato, cosa che non tutti si possono permettere perchè occorrono le cosiddette “palle quadrate” e convinzione.
    Io ho viaggiato tantissimo (sono stato fortunato) per lavoro e per vacanza e ti posso dire che ho trovato persone emigrate dall’Italia che ce l’hanno fatta, svolgono il lavoro che gli piace, pagato adeguatamente in relazione alla responsabilità ed alla competenza. Occorre coraggio molto coraggio ma almeno voi giovanissimi provateci….da altre parti il mondo gira in modo diverso.
    Io me ne torno in Australia con la speranza che questa volta possiamo rimanere forever.
    Tutto questo solo per mia figlia, per un suo futuro migliore, libero e proficuo….solo per lei posso mettere in gioco tutto quello che ho e che ho fatto.
    Ti auguro un in bocca al lupo con la speranza, un giorno, di trovare scritto su questo blog che ce l’hai fatta e che sei felice della tua vita e del tuo lavoro.
    Un saluto anche a Mamma e Papà…..non preoccupatevi se si allontana un pò, rimanere qui è pericoloso per la salute….questa non è una fuga, è una questione di sopravvivenza.
    Ciao a tutti.

  3. @nicola: Ciao, ho passato da non molto i 40, sono riuscito con molti sacrifici, molta fortuna e 0 raccomandazioni a fare un po’ di strada. I miei colleghi raccomandati, quasi tutti, sono a dir poco scandalosi e di strada ne hanno fatta molta di più. Lavoro in banca ne settore ICT. Oggi questa cosa non sarebbe più possibile, io sono stato uno degli ultimi di una generazione dove qualche briciola che cadeva dal banchetto dei raccomandati, la si poteva ancora raccogliere.
    Oggi è ancora peggio di allora, è un paese governato da una cupola e tenuto sotto controllo da programmi televisivi come il Gf e tutta la masnada di form che ci girano intorno.
    Mi spiace Nicola, ma è uno schifo totale. Vedo giovani in gamba che si sbattono per trovaare solo porte chiuse, chiuse da chi è cosciente della propria incompetenza e ha paura. Stiamo tornando al nucleare quando gli altri cercano di abbandonarlo e per di più con tecnologie obsolete (che tra 10 anni lo saranno ancora di più). Michele ha ragione, svegliatevi.
    @Michele, sono papà di una bimba e di un bimbo che si chiama appunto Michele, ti sento come se fossi mio figlio, vedrai che i tuoi capiranno, fare i genitori significa dare senza necessariamente una contropartita, vai Michele, vai con queste buone idee e con questi ottimi propositi. Vai con la consapevolezza della tua maturità e la certezza che la tua scelta non potrà che inorgoglire i tuoi genitori. Un abbraccio da un padre preoccupato per il futuro di questo paese.

  4. @nicola: io non scappo. io sono un ingegnere di primo livello, non ho i mezzi per combattere le cose che non vanno. ho scelto di specializzarmi nelle fonti rinnovabili nei paesi più all’avanguardia al mondo in queste tecnologie, ho scelto di studiare gli ultimi due anni completamente in inglese, ho scelto di vivere in scandinavia dopo tre mesi in irlanda. sto solo mettendo su un po’ di capacità per poi provare a riprendermi il mio futuro!

  5. Non accetto l’equazione: chi rimane è raccomandato o furbetto del quartierino o, addirittura, mediocre. Sulla base della mia esperienza posso dirti che anche nel nostro paese è possibile farcela con le proprie forze. Certo bisogna avere capacità, spirito di abnegazione ed impegno.
    Vedi le cose storte ? Combattile, non scappare.
    Certo ora vedi tutto nero, è normale sei solo uno studente. Uno studente deve vedere tutto nero, senò che studente è !!!

  6. Non sono ne’ studente, ne’ laureato, ma un lavoratore trentotenne, dipendente da quasi 18 anni in un’impresa di trasporti nazionale. E’ dagli anni in cui frequentavo le superiori che desidero scappare da questo Paese a dir poco vergognoso e, oggi più che mai, vedendo come sta cambiando il mondo del lavoro giorno dopo giorno (in peggio, naturalmente) consiglio a tutti i giovani con un poi’ di coraggio e possibilità economiche di valutare seriamente il fatto di lasciare l’Italia per andare a vivere in posti più civili e dove il cittadino è trattato più onestamente dalla classe politica! Purtroppo, anche nel mio lavoro, in questo ultimo periodo, di soprusi giornalieri ne subiamo costantemente, come ad esempio continue violazioni contrattuali e disposizioni aziendali che ti obbligano ad essere sempre a disposizione dell’azienda, giorno e notte e nei week-end e senza una regolarità nei riposi giornalieri! E tutto questo con l’avvallo dei sindacati ed il tacito consenso della maggioranza dei colleghi che non protestano!! Ragazzi, ve lo ripeto, se ne avete la possibilità cercate di andarvene da questo Paese che ti logora la salute giorno dopo giorno!!

  7. se fossi la tua mamma ti direi: sarò sempre con te e con la tua volontà di capire, conoscere e vivere veramente ciò che la vita odierna ci permette. Mi dispiace, la parola non basta, mi angoscia il fatto che gentaglia abbia approfittato della mia fiducia per rendere questo povero paese inabitabile per chi non è alll’altezza della sua volgarità.Per te e per chi, come te, credono in un futuro migliore per questo staterello ti dirò: hai preso da mamma e papà: SEI UNA PERSONA LIBERA. Grazie a te anche l’Italia avrà un respiro di…………

  8. @lucianoardoino: grazie per l’in bocca al lupo e per le belle parole, sorry per il mio italiano 😀

    @lisa: apprezzo molto il tuo intervento, e credo che te e damiano mi sappiate capire a pieno…buona fortuna a te!

  9. Ciao,
    io è da quando mi sono laureato (oltre dieci anni) che penso che prima o poi scapperò, anche se alla fine non succede mai. Anzi mi sono dedicato a mettere in piedi il movimento di Grillo a Torino, come proposta alternativa… ma ogni tant anche io dispero che si possa ottenere qualcosa.
    Purtroppo l’emigrazione di modello africano che abbiamo noi in questi anni svuota un paese delle sue risorse migliori, di conseguenza qui restano in proporzione maggiore i raccomandati, i figli di, e i mediocri, che le persone capaci e volenterose; e la decadenza si autoalimenta.
    Io ho comunque fatto varie esperienze internazionali in un modo o nell’altro, e sono fondamentali: anche se hai intenzione di tornare indietro, andar via è comunque la cosa giusta da fare.
    Buona fortuna.
    Ciao

  10. Gentili Michele e Damiano,

    non ho fatto l’università e neanche ho finito le superiori.
    Quando i miei si separarono, per punirli, scappai in Brasile a lavare i piatti in un albergo. Inutile dirti che la punizione alla lunga me la diedi da solo; comunque è stata una gran bella esperienza che poi è continuata per tutta la vita che si è svolta in gran parte del mondo.
    Avevo 17 anni.
    Ti ho letto con piacere, caro Michele, e anche se dispiace apprendere che le nostre patrie università sono in questa condizione, ma pur non avendo esperienze dirette, non avevo alcun dubbio nell’immaginarlo, poichè quello che ne esce fuori (non sempre), è evidentissimo.
    Intendo il mio ambito; il turismo.
    Comunque, se serve, posso dirti che fai bene, anzi stra-bene, se si può dire, a cercare “fortuna” e cultura all’estero, e ancor più in quella nazione.
    Un grande in bocca al lupo e non ti preoccupare per i tuoi.
    I genitori spesso e volentieri riescono a capire dove annida il bene dei figli, e se ne hanno uno come te (così mi sembra), non devono poi essere così male; non trovi?
    Buon viaggio e, se puoi, rivedi il tuo italiano, non è poi così scorrevole…sarà colpa dei professori?
    😉

  11. Quello che sta facendo Michele, il sott.tto l’ha fatto esattamente 50 fa, prendendomi la mia valigia di cartone a 18 anni e dalla Puglia mi sono spostato a Torino. Dopo tante lotte fatte, questi papponi di politici destra sinistra, sindacati compresi, gente incapace di dirigere la baracca, perché messi li raccomandati da vari partiti,hanno portatto allo sfascio tutto.
    Ho 68 anni ma se avessi un po di anni in meno scapperei dall’Italia Verso il Nord, Europa, questi ragazzi oggi non hanno futuro.

  12. ciao!
    sono Lisa, anch’io studentessa di ingegneria e devo dire che leggendo le tue parole mi son commossa….
    ed erano lacrime di rabbia, di estrema rabbia per questo schifo di futuro che ci aspetta se niente cambierà!
    ma al tempo erano lacrime di speranza, la speranza nel vedere che ci sono ancora ragazzi che la pensano come me, che ancora credono in ideali, ragazzi intelligenti in cui poter sperare per un futuro migliore di quello che la società attuale ci prospetta…
    anch’io sto pensando di andarmene a fare la specialistica all’estero, Norvegia o Olanda, e solo io e i ragazzi che fanno come me sanno cosa si prova a lavorare tutto il giorno nelle ore senza lezione e ritrovarsi la notte a studiare libri e libri, veramente a sputare sangue sui libri per poi ritrovarsi davanti dei professori inetti, ignoranti, incapaci, arroganti, il cui uno scopo è quello di prendere il loro schifosissimo stipendio!
    Ma è con la forza, con la speranza in un futuro che faccio tutto questo… e so che questo futuro o per lo meno la formazione per questo futuro non posso ottenerla in un paese corrotto, dall’informazione manipolata, il cui futuro energetico è nel nucleare…
    spero che un giorno qualcun’altro apra gli occhi…
    un grande in bocca a lupo a te michele, e a tutti i ragazzi come te, come noi, che ancora “ci credono”
    Lisa

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