Scappa finché puoi, questo è un Paese per vecchi

Qualche mese fa, in una riunione tra professori si era aperto un dibattito su come valutare uno studente che si sta per laureare, visto che, oltre al punteggio canonico, molto spesso si aggiungono dei punti bonus (ad esempio un massimo di cinque). Questi punti extra in genere si danno in base alla tua carriera universitaria. E c’era chi aveva proposto di dare quel massimo di cinque punti a chi andava all’estero. «Perché?» chiese una ragazza. E la professoressa in questione rispose.«Perché se vai in erasmus devi affrontare delle difficoltà diverse. Devi ambientarti, un lingua diversa, un percorso di studio ancora più stravolto». Come darle torto.

Ma perché se decido di andare in erasmus devo ricevere più punti sul voto finale? In fondo io sono un fuori sede, e come me, tanti debbono affrontare piccole difficoltà. Con ciò non chiedo certo un voto “maggiorato”. Anzi.

Il problema è questo. L’Italia è come la Calabria. Se vai via, per qualunque cosa, questo viene considerato un valore aggiunto a prescindere. Se però rimani in questo Paese o nella tua terra di origine, molte volte ti senti dire: «Che aspetti ad andartene?». Ecco se rimani in Italia, perché magari non vuoi contribuire ulteriormente alla fuga di cervelli, sei incentivato ad andar via. È un premio andare via e mai ritornare, lasciando alle tue spalle le tue radici. Nulla viene fatto per creare invece un flusso opposto. Quando verranno gli altri cervelli da noi?

I ricercatori universitari all’estero non stanno certo dentro un bugigattolo. Sarà che negli altri Paesi sono più incentivati a rimanere?

foto: unsoundtransient

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

7 pensieri su “Scappa finché puoi, questo è un Paese per vecchi”

  1. Mi sono presentata davanti alla commissione di laurea con una media del 109. Il voto finale è stato 110, nonostante i miei nove mesi di Erasmus e una bibliografia quasi interamente in lingua francese. Mi sono allontanata dalla cricca e la mia punizione è stata una lode negata.
    Ho fatto le valigie e me ne sono andata: cosa avevo da spartire con gente rinchiusa nei propri giardini di fiori appassiti?
    Ora vivo a Roma e faccio un lavoro che mi piace con gente che mi piace. Ma il mio sogno è ritornare là dove una voce mi chiama: in Calabria.

    p.s.: grazie per l’apprezzamento al mio articolo su rubric.it

    EmozioniControvento

  2. Sì, è vero che in commissione raramente si danno più punti al di la del fatto che possa essere utile o meno andare in erasmus.
    Il ddl gelmini poi prevede tante altre cose, oltre alla valutazione della produttività. i ricercatori ad esempio sono considerati un “optional”, lei lo saprà benissimo…

  3. Dare punti in più per chi partecipa a Erasmus è una proposta o una scelta abbastanza rara da parte di una commissione di laurea. E non per tutti i corsi andare all’estero può essere utile.
    In questi anni è stata data l’opportunità di rientrare, offrendo cattedre senza concorso, a chi aveva esperienze di studio e di ricerca all’estero.
    In altri paesi si spende di più per la ricerca, ma certo si spende meglio: da noi i fondi sono distribuiti a pioggia e non si valutano i risultati, e i fondi possono anche non venir spesi dai ricercatori che ne fanno richiesta. La riforma in approvazione prevede che si valuti la produttività di docenti e ricercatori anche in relazione alla loro retribuzione.

Lascia un commento