Viaggiare, lentamente

A Roma c’è traffico, non dico niente di nuovo. Uscire con la macchina significa imbottigliarsi in mezzo ad altre migliaia di macchine per percorrere pochi chilometri dentro la stessa città.

Un mesetto fa circa, mi trovavo su un autobus preso per andare a Termini da corso Vittorio Emanuele e l’autista lo sentivo parlare con un passeggero. Si lamentava del servizio Atac. «Ci pagano sempre meno. Un lavoraccio. Gli conviene qualche straniero che guida di più». Stanno cambiando le regole anche nel servizio bus e taxi: «Non hai visto che ci sono i cinesi a guidarli adesso?».

In venti minuti quell’autista ha detto così tante cose da poterci scrivere un libro. Anche sugli autobus turistici. «Quelli non vengono nemmeno revisionati qui». Per intenderci, si parlava di quelli alti ed aperti. Per circolare «pagano una “tassa” al comune di Roma» quindi «finché entrano soldi va tutto bene». In effetti su quegli autobus non credo ci sia un controllo biglietti fisso, tant’è che il prezzo – a sentir dire – varia a secondo di quanto sei bravo a trattare per salire. Ecco, il turista straniero paga certamente di più, se sei italiano tiri il prezzo.

Ma se a Roma, c’è il traffico – uno obietta – usi i mezzi pubblici, che in una grande città dovrebbero essere efficienti proprio per diminuirlo. Certo. Solo che ho l’impressione che – almeno a Roma – si tende a disincentivare l’uso dei mezzi pubblici. Basta fare un giro la mattina sugli autobus. La gente è nervosa perché arriva tardi in ufficio a causa dell’autobus. Urla, bestemmie e affanculi sono all’ordine del giorno. A volte aspetti che l’autobus passi tre volte prima di poter salire.

Ieri dovevo prendere il 719 da Piramide, appena uscito dalla metro, mi è passato davanti. Ho così fatto una corsa fino alla fermata successiva, sperando che il traffico che durante la settimana blocca piazzale ostiense, rallenti la corsa dell’autobus. Ma niente da fare, dopo aver rischiato l’infarto per la corsa fuori allenamento, mi sono fermato. La domenica Roma è deserta, poi con queste giornate in molti lasciano la città per andare sul litorale laziale. C’era da aspettare quello dopo, la cui partenza  – avevo visto sul sito – era prevista dopo 30 minuti.

Invece sono rimasto a via Galvani – perché ho corso fino a lì – per più di un’ora. Per la precisione ho atteso un’ora e venticinque minuti per poter prendere quel 719 alla dolce fragranza di “ascella numero 19”. In pratica sono saltate due corse.

E Serena mi aspettava.

Foto: Stefano Pizzetti

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

Un pensiero su “Viaggiare, lentamente”

  1. Anche a Palermo c’è un traffico infernale, in moto, in auto, coi mezzi, perfino a piedi…Spesso penso che forse aveva ragione Johnny Stecchino a dire che era la piaga + feroce in assoluto che “mette famiglie contro altre famiglie…”

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