Ecco il Papello: La Trattativa tra Stato e Mafia

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Il famoso "Papello"

Totò Riina è stato arrestato a Palermo il 15 gennaio 1993. Massimo Ciancimino racconta in “Don Vito(Feltrinelli, 18 euro), il libro scritto con Francesco La Licata, che fu lui a consegnare al corpo speciale dei carabinieri la mappa su cui Bernardo Provenzano aveva cerchiato col pennarello la zona dove si nascondeva Riina.

L’accordo preso da Don Vito – padre di Massimo – con i carabinieri del Ros, il generale Mario Mori e l’ufficiale Giuseppe De Donno, era proprio quello di riportare ad una forma pacifica il rapporto tra Stato e Cosa Nostra. L’accordo – come racconta

Ciancimino jr – fu preso in un incontro avvenuto a Roma, «a casa nostra in piazza di Spagna». Il contatto tra i due carabinieri del Ros e Don Vito è stato anche confermato di recente dall’ex guardasigilli Claudio Martelli e Liliana Ferraro, che nel 1992 era entrata nell’ufficio Affari Penali al posto del giudice Giovanni Falcone.

La cosiddetta Trattativa ha inizio dopo il 23 maggio 1992, quanto nell’attentato di Capaci muoiono Falcone, la moglie e tre uomini della scorta. L’opinione pubblica è indignata e la politica sembra incapace a muoversi, ecco quindi che in un momento in cui lo Stato non riesce a dare segnali di vita, intervengono Mori e De Donno.

La trattativa ha inizio, dunque, prima della morte del giudice Paolo Borsellino. Ma andiamo con ordine.

Don Vito e Provenzano non prediligono la linea dura delle stragi che servono a fare pace con lo Stato tramite un accordo. Questa era invece la strategia di Totò Riina che tra l’altro non è stato mai molto “simpatico” all’ex sindaco palermitano. Tuttavia i tre iniziano a scendere a patti con i Ros. Don Vito e Riina comunicavano tramite il medico Antonino Cinà e il figlio dell’ex sindaco di Palermo. Il “papello” (in foto) redatto dal boss di Cosa nostra prevedeva 12 punti, «improponibili» secondo il padre di Ciancimino jr.

L’uomo dei servizi segreti, il signor Franco, gran dispensatore di consigli a Don Vito, è sempre presente e segue ogni fase della trattativa, rimanendo costantemente aggiornato. Sui punti del papello, Cosa nostra rimane totalmente ferrea, e non cambia idea neanche al contropapello stilato dal signor Franco e Don Vito.

Il 19 luglio, con la bomba di via D’Amelio, vengono fatti saltare in aria il giudice Borsellino e la scorta. Quella data significa, almeno per un po’, la chiusura del canale delle comunicazioni tra i due carabinieri del Ros e Don Vito i quali fino a due giorni prima della strage – dice ancora Ciancimino – avevano continuato ad incontrarsi.

Più avanti si optò per una soluzione che prevedeva il «sacrificio necessario» di Riina, catturato nel gennaio del ’93. Il suo covo non fu perquisito e i familiari del boss potettero ripulirlo.

Don Vito per una questione, che qui non viene trattata, finì in carcere per sette anni. Quando uscì di cella, l’amico Provenzano tornò a trovarlo e i due ebbero un incontro che durò tre ore e si incentrò sempre sul problema di trovare una «soluzione politica». Secondo quanto rivelato ai magistrati da Massimo Ciancimino, all’epoca dei fatti, il mediatore tra Cosa nostra e lo Stato era Marcello Dell’Utri che ha negato ogni cosa detta da Ciancimino. Tra le prove consegnate ai magistrati ci sarebbero delle lettere di Don Vito, (forse mai fatte arrivare a destinazione) da dare allo stesso Dell’Utri, per lamentarsi della scarsa iniziativa governativa nonostante l’enorme consenso scaturito dalle elezioni del ’94.

Nell’incontro con Provenzano  tra le varie possibilità, una soluzione possibile vi era quella per un indulto, visto anche il Giubileo in arrivo, perché «un provvedimento di clemenza sarebbe stato ben accolto anche dai cattolici e dal Vaticano». Per Dell’Utri, Don Vito non nutrì mai molta stima. Ciancimino dice che però il padre riconosceva nel senatore una forte capacità di potere su Berlusconi, tanto da tenerlo sotto scacco: «Lo tiene bene per le palle».

Nel documentario “Sotto Scacco” di Udo Gumpel e Marco Lillo, si possono vedere insieme tutti i fatti che insieme documentano la trattativa tra Stato e mafia. Dalle stragi del ’92 a quelle del ’93, organizzate dai fratelli Graviano, arrestati a Milano mentre raccomandavano tramite Dell’Utri, un calciatore per il Milan.

Lo stesso processo di Firenze sulle stragi di quegli anni, ha sollevato dubbi sulla trattativa. Molte domande rimangono oggi senza risposta e con la legge bavaglio certe domande neanche ce le porremo.

Per saperne di più sul film Sotto Scacco vi invito a guardare l‘intervista rilasciatami da Marco Lillo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=zk7BRvtaac4

PS:Il dvd lo trovate in edicola al prezzo di 9,90€. Nel caso fosse terminato o l’edicolante non lo abbia mai ricevuto, chiedete di procurarvelo.

Di seguito eccovi la pagina fan del film:
Sotto Scacco | Promuovi anche tu la tua pagina

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

3 pensieri su “Ecco il Papello: La Trattativa tra Stato e Mafia”

  1. Devo farti i miei sinceri e sentiti complimenti.
    Sei uno tra i pochi che conosce realmente il fenomeno mafioso e molti lati oscuri del nostro paese.
    Ti vedo spesso su Omnibus e mi colpisce molto la conoscenza che tu hai sulla mafia.
    Ultimamente sono rimasto meravigliato quando parlando di mafia, mi riferisco a Palermo, hai fatto un preciso riferimento, parlando di uomini e fatti, alla borgata di Uditore e Noce.
    Non mi dilungo e ti voglio dire che qualche giornalista ad Anno Zero ha chiamato imprenditori e non mafiosi alcuni di quella borgata che oggi sono in carcere per fatti di mafia con sulle spalle il 41 bis.
    Se hai tempo, leggi il supplemento al n. 89 dell’Unità del 15.4.9.3, ” Cosa Nostra raccontata da : Tommaso Buscetta, Leonardo Messina e Gaspare Mutolo davanti alla Commissione parlamentare Antimafia “. Già all’ora si parlava di certe nascite…….., di certe connessioni tra mafia e certi poteri dello stato.
    Ho conosciuto Peppino Marrazzo e non sono state poche le volte che abbiamo parlato di molte cose.
    Ciao

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