Brancher dimissionario a tempo di record

Aldo Brancher, Ministro senza portafoglio per pochi giorni con delega ancora ignota, è un caso clamoroso di un politico che per sottrarsi al giudizio del tribunale ha usufruito, seppur per poco tempo, dello scudo di protezione di cui godono i Ministri.

Sconosciuto ai più, Branchér o Bràncher, si è dimesso oggi paradossalmente salvando il Pdl da una delle tante fratture interne al partito. Soddisfatti i finiania che avevano chiesto di  evitare l’«autogol». Sono stati ascoltati e si è corso ai ripari evitando il voto sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, che probabilmente avrebbe creato una crisi di Governo irriparabile. Una scelta «che condivido» dice Berlusconi, consapevole di essersi salvato giusto in calcio d’angolo. Quel che è certo è che questa nomina è risultata una mossa davvero poco furba, soprattutto in tempi in cui si rievoca Tangentopoli e la politica soffre così tanto di credibilità. Gli italiani non sono ancora tutti in spiaggia e c’è ancora chi manifesta il suo malcontento anche sui siti internet del Partito delle Libertà.

Ma in tutto questo ad uscirne a pezzi è senz’altro l’immagine del Presidente della Repubblica, ancor prima che  quella del Paese stesso. Cosa avrà pensato Giorgio Napolitano quando Brancher non si è presentato nell’aula del tribunale dove era suo dovere andare? Viene da pensa un’esclamazione del tipo “Mi hanno fregato”.

Sempre se Napolitano fosse davvero in buona fede. E quasi certamente è cosi, altrimenti perché il Capo dello Stato avrebbe dovuto lanciare un monito per dire che nel caso Brancher non vi era alcun legittimo impedimento?

I leghisti, che già hanno tre ministeri, avevano ampiamente sottolineato l’inutilità di nominare un altro Ministro per mettere le mani sulla delicata questione del federalismo. Eppure il mite Brancher è stato nominato, a tempo di record, e collocato su una bella poltrona in pelle italiana. Risulta ora evidente che, più delle pratiche da smistare, ad aver bisogno di un “aiutino” per evitare un processo è stato il solo Brancher, il quale, sfruttando il seppur traballante consenso di Berlusconi, è riuscito a fare ciò che molti non ritenevano possibile: farsi nominare per scappare ad una possibile condanna. Forse solo Dell’Utri non s’è stupito più di tanto.

Damiano Zito per Diritto di Critica

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Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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