Paolo Romani, un nome una garanzia

Manifestazione contro il Decreto Romani a Montecitorio

Paolo Romani è pronto per diventare Ministro dello Sviluppo Economico del nostro Paese. Attualmente è vice ministro di nessuno visto che Claudio Scajola si è dimesso dopo la vicenda del mezzanino davanti al Colosseo comprato «a sua insaputa». C’è da puntualizzare che è stato lo stesso Silvio Berlusconi, con un enorme conflitto di interessi, a fare le funzioni di Scajola.

Romani è vice ministro con delega alle Comunicazioni e molti lo ricorderanno per la proposta del parental control per i siti pornografici. Ovvero un sms di avviso al genitore ogni qual volta suo figlio va a masturbarsi su Youporn. Un chiaro tentativo di prevenzione alla cecità.

Masturbazioni a parte, non si può dimenticare il famoso decreto che porta il nome dello stesso Romani che inizialmente prevedeva l’autorizzazione al ministero e all’Agcom per poter trasmettere contenuti audiovisivi sia tutti i blog, video-blog, piattaforme, motori di ricerca e quant’altro, senza distinzione tra professionisti e non. Il testo che doveva solo adattarsi ad una direttiva europea, molto furbescamente creò tanta confusione, inserendo nello stesso calderone la produzione di contenuti amatariali e professionali.

C’è chi ha visto le cose sotto una lente diversa, ritenendo il decreto come l’ennesimo favore a Mediaset. Solo dopo le proteste e le varie polemiche sono state apportate delle modifiche sostanziali al testo. Alcuni punti sono rimasti poco chiari, come per le piattaforme intermediarie tipo YouTube, che hanno grossi introiti pubblicitari ma ospitano produzione di filmati amatoriali.

Ecco, per l’Italia sempre fanalino di coda nello sviluppo della banda larga, Romani, che ha provato anche lui a burocratizzare la Rete, è proprio una garanzia.

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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