Questa è politica coatta

Boris è una fiction televisiva che mette a nudo il coattismo e la dissimulazione italiana. La trama si concentra nel back-stage di una serie televisiva il cui regista è Renè Ferretti (interpretato da Francesco Pannofino). Nel periodo delle elezioni politiche Renè è convinto di dover sloggiare per fare spazio ad un altro regista che andrà ad accontentare i prossimi vincitori e quindi sarà in grado di assecondare la volontà degli italiani.

Ma le elezioni finiscono in un netto pareggio e Renè si salva, il posto rimane suo. Diego Lopez, il delegato di Rete che dà lavoro al regista, lo tranquillizza perché Renè rappresenta il pareggio in persona. Basterà non opporre resistenza alle pressioni di destra e sinistra e cancellare ogni riferimento a Roma negli episodi per non creare malumori nel partito della Lega, e tutto può continuare come prima. Renè a volte lento nei ragionamenti, non capisce subito che chi sta al Centro ha un ruolo determinante, e non arriva a capire quanto contino quelli del Gruppo Misto al Parlamento.

Ecco, analizzando le vicissitudini di politica interna ci si può rendere conto di come i vari Casini e Rutelli abbiamo molto più spazio nei telegiornali e nei giornali in questo periodo di delicato equilibrio nel Governo. Dopo la cacciata di Gianfranco Fini (anche se mai iscritto al Pdl) e il deferimento di alcuni degli uomini più fidati del Presidente della Camera, Silvio Berlusconi sta tentando di ristabilire la sua maggioranza, sempre più in bilico, avvicinando alcuni tra i politici dell’Udc, dell’Api di Francesco Rutelli e del Gruppo Misto.

La campagna acquisti è iniziata subito con telefonate per promettere allettanti incarichi di Governo pur di assicurarsi i numeri per poter andare avanti con la legislatura.

In queste ore grandi editorialisti non fanno che ipotizzare elezioni anticipate o governi tecnici. Si badi bene però al linguaggio utilizzato dai vari esponenti del centro sinistra, che invocano più o meno tutti la stessa cosa seppur in tempi e modi diversi.

Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, propone la soluzione di un «governo di transizione» purché si esca «da questo ciclo politico». In particolare Bersani si rivolge alle «forze più consapevoli» del Pdl e dell’Udc. Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, non ci sta in quella che lui definisce una «ammucchiata» e chiede che si vada subito alle elezioni.

Apparentemente Pierferdinando Casini sembra seguire una linea diversa da quella del Pd e dell’Idv, ma in sostanza è d’accordo con Bersani, dopo che al suo appello per le «larghe intese» ha ricevuto un secco no, sia dal premier Berlusconi che dall’opposizione. Casini sembra aver adottato una sofisticata tecnica di comunicazione, rilanciando così un «governo di responsabilità nazionale».

In poche settimane si è passati quindi da quello che tutti conoscono come «governo tecnico», al «governo di transizione» dei democratici, al «governo delle larghe intese» ribattezzato in «governo di responsabilità nazionale» dell’Udc.

C’è chi in tutto ciò sente puzza di «inciucio» e forse non sbaglia. Per l’elezione degli otto membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il Partito Democratico – dopo l’accordo preso con Casini, grazie alla mediazione di Massimo D’Alema – ha supportato la candidatura di Michele Vietti, politico-avvocato dell’Udc, piuttosto che proporre autorevoli costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky.

Vietti, tra i padri della legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio che serviva a Berlusconi nel processo “All Iberian 2”, sarebbe il favorito che prenderebbe il posto di Nicola Mancino (che ricopre la carica di vice-presidente del Csm), con l’assenso dei democratici. La sua elezione a membro laico del Csm, non è andata giù a Ignazio Marino che si è espresso duramente verso il suo partito. A suo dire «il Pd commette un errore quando riconduce tutto alle solite culture, il Pci e la Dc. E invece dovrebbe dare l’idea di guardare al futuro e fare come in Europa, dove i candidati vengono auditi per poterne verificare le competenze». Di parere opposto Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Pd: «Si è sempre fatto così, scegliendo tra un nome di provenienza cattolica e uno dell’area laica e socialdemocratica».

Dunque con l’elezione di Vietti e il suo sostegno alla vice-presidenza del Csm si consolida «una convergenza con l’Udc», parola del Segretario Bersani.

È questa l’importanza di sembrare contemporaneamente un centrista di destra e un centrista di sinistra. E Casini che un giorno è da una parte, un giorno dall’altra a seconda della direzione in cui tira il vento, può permettersi perfino di dire che «il trasformismo parlamentare è uno dei fenomeni peggiori in politica, e per noi fare da tappabuchi sarebbe umiliante», senza che nessuno gli ricordi il suo passato berlusconiano e che a fare da tappabuchi al Pdl è stato l’Udc specie alle ultime elezioni regionali.

Stare al Centro vuol dire essere sopravvalutati. Dieci politici che in base all’offerta che gli viene fatta saltano da uno schieramento all’altro, occupano spazio nei telegiornali e nei quotidiani con lunghe interviste con chissà quali argomentazioni. In realtà sono espressione di una piccola minoranza del Paese, ma potenzialmente valgono più del 26 per cento del Pd.

Pertanto è squallido pensare che basta una convocazione a Palazzo Grazioli, una promessa (chissà se mantenuta) per un incarico importante nel Governo, per “cambiare bandiera”.

E tornando a Boris, viene in mente un’altra citazione di un altro delegato, Sergio, che rivolgendosi allo stagista-schiavo a cui promette un posto migliore quasi aggratis gli dice:«…e ricorda che è con le sostituzioni gratuite che l’Italia è diventato un grande Paese!»

Siamo ai tempi del coattismo politico e dopo Fini, un tappabuco vale l’altro.

foto: Repubblica.it

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

Lascia un commento