La Madonna della ‘ndrangheta

La ‘ndrangheta calabrese raccoglie il consenso di uomini e donne, anziani e giovani approfittando (anche) della fede cattolica della gente, credente, pagana e devota. L’estate è la stagione dei pellegrinaggi e migliaia di fedeli si recano presso i santuari organizzandosi con carovane notturne e c’è chi arriva ai luoghi di culto percorrendo tutto il tragitto a piedi, partendo da casa, con dolorose conseguenze per gli arti inferiori. Una specie di penitenza auto-inflitta, in gergo «’u gutu» per il santo. Per ore ed ore si accompagna il viaggio con tarantelle e canti dedicati alle madonne. I tamburelli, che non vengono mai messi a tacere, si macchiano del sangue delle mani piagate di chi suona senza mai fermarsi.

Tra i santuari più “celebri” della provincia di Reggio Calabria spicca quello di Polsi, con la relativa Madonna della Montagna di Polsi. Ogni anno i mammasantissima della ‘ndrangheta si riunivano e si riuniscono proprio lì.

Ad ogni processione religiosa le statue vengono portate sulla spalla da uomini scelti. Alcuni hanno priorità diverse, c’è chi ha diritto a quel ruolo perché il nonno gli ha ceduto il posto, c’è poi chi si sente in dovere di portare a spalla il santo, quindi per semplice fede. Sotto alle statue capitano spesso uomini pregiudicati, ‘ndranghetisti o presunti tali. Quello di portare in spalla il santo è un gesto di forza, che agli occhi dei più piccoli appare quasi eroico.

Nei paesini di Calabria in estate si ha l’abitudine di raccogliere soldi in vista del pellegrinaggio. Chi organizza la carovana si munisce di santini e cestello, passa casa per casa e ai suoi compaesani chiede «un’offerta per la Madonna». Ma i soldi li prende la madonna? Si chiedono alcuni. Molti, in buona fede, “versano” nel cestello circa 5 euro così «’nci mandu a madonna»(glieli mando alla madonna). Ma dove vanno a finire?

Nell’immaginario collettivo c’è chi è consapevole del rischio che quei soldi (o parte di essi) finiscano direttamente o indirettamente ai carcerati, dunque alla ‘ndrangheta. Non per niente nel gergo comune il santuario di Polsi rappresenta il santuario «della ‘ndrangheta». Lo sanno tutti che a portare il santo sulle spalle c’è sempre almeno un mafioso, lo sa il semplice cittadino, lo sanno i preti, tutti. Qualcuno tra questi presti che ad alta voce e dall’altare, ha espressamente chiesto di non portare soldi a Polsi.

Così si passano le feste religiose calabresi, si organizzano processioni pomeridiane, che terminano nel lo spazio offerto da qualcuno che nel proprio cortile allestisce un altare dove i fedeli possono pregare. Si raccolgono soldi per la festa, naturalmente «della Madonna», che si chiude con canti, fuochi d’artificio e tarantelle. E la gente balla, ma la ‘ndrangheta pure.

foto: ilcamminodellamusica.it

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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