Scappato dall’Italia, le prime impressioni dalla Svezia

Michele è un protagonista di questo blog. Dopo la lettera ai suoi genitori in cui annunciava di lasciare l’Italia, ecco le sue impressioni sull’università che frequenta in Svezia:

Stoccolma, 14 ottobre 2010

Cari mamma e papà,
è un po’ di tempo che non vi scrivo e vi chiedo scusa per questo. Sono ormai due mesi che sono quassù, e devo dire che lentamente mi sto ambientando. Ci vuole un po’, questa è una nuova vita e non è facile inserirsi in tutti gli ambienti che mi girano intorno. L’università funziona in maniera precisa e puntuale, il carico di lavoro è enorme, ma studio con stimoli ed impegno. Ma non posso parlarvi di tutto, ora. Ho poco tempo da spendere visto che è notte fonda, ma è tutto quello che sono riuscito a racimolare. Per questo voglio parlarvi soltanto di un episodio in particolare, che mi ha colpito profondamente e mi ha fatto tanto riflettere.

Qualche settimana fa ho sostenuto una piccola prova d’esonero. Niente di particolare o fuori dal comune. Inizio alle ore nove, consegna dei fogli, raccomandazioni sull’inserire correttamente i propri dati e così via. Solita routine. La cosa strana è avvenuta poco dopo. Mentre stavo cercando di capire qualcosa sull’esercizio che avevo di fronte, sono stato colpito da qualcosa che ho sentito. Anzi, da qualcosa che non ho sentito.

C’era un silenzio totale in quell’aula, ognuno era con la propria testa sul proprio foglio, nessun foglietto o fogliettino che volava. E tutto questo mentre il professore gironzolava tranquillamente nel corridoio. Silenzio totale mamma e papà! Scusate se sono ancora sbalordito, ma non avevo mai visto una scena simile prima di allora. Ammetto che ho copiato in passato, e che a volte i risultati di miei esami sono stati condizionati significativamente da questo. Ad oggi, provo profonda vergogna per questo. Ora, provate ad immaginarvi mentre copiate durante quella prova. Chiudete gli occhi e provateci. Io ci ho provato, e sapete come mi sono sentito, in quell’ipotetica situazione? Un verme. Un codardo. Questa cosa mi ha fatto tanto riflettere, mamma e papà.

Nella mia ultima lettera che vi ho inviato, ho fortemente puntato il dito contro chi “ci ruba il futuro”. Non penso di essere completamente in torto, ma nemmeno di aver completamente ragione nel rivolgere quell’accusa. Ho riflettuto molto mamma e papà, e ho capito che prima di tutto, l’onestà, bisogna dimostrarla a sé stessi. La vera onestà è quella che tu offri alla tua anima, quando ci sei solo te e l’unica cosa che puoi truffare è il tuo ego. Non sono sempre stato onesto con me stesso nell’ambiente universitario, e di ciò me ne dolgo. Non avevo capito, mamma e papà, che a volte sono stato io stesso a derubarmi del mio futuro. Nella mia testa, nel mio scrigno pieno di senso del dovere e del rispetto, l’ho fatto. Per lo meno, anche se tardi, ho capito che ciò che sto facendo, ciò per cui fatico, lo faccio esclusivamente per me, per la mia persona. Non studio per fare contenti voi, per vantarmi dei miei voti con gli amici, per non sentirmi inferiore ad altre persone. Studio e sono qui per imparare. Imparare nuove cose e trovare nuovi stimoli, mettermi alla prova, costruirmi una vita vera pezzo per pezzo. Non posso ingannare me stesso, e poi chiudere gli occhi facendo finta di niente.

Ho capito che, prima di tutto, l’onestà bisogna darla, prima che richiederla. Che essere onesti è una forma d’arte che prevede sacrifici immani, ma che fa risplendere l’anima. Non posso promettervi che sarò sempre onesto, mamma e papà: non sono sicuro delle mie capacità e non intendo mentirvi. Posso solo promettervi che mi impegnerò con tutto il cuore per esserlo. In primo luogo, per me stesso.

Con tanto affetto,
vostro Michele.

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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