Futuro e delocalizzazione

Il Prodotto Interno Lordo italiano rispetto al 2009 va decisamente meglio ma la crescita è ancora lontana dai valori del Pil nel periodo che ha preceduto la crisi economica. Le parole spese in televisione da alcuni politici non bastano a cambiare quindi lo stato della ripresa economica ancora molto lontana.

Se in principio qualcuno sperava che il periodo congiunturale potesse rappresentare nella sua drammaticità una occasione da sfruttare per tirare fuori l’ingegno, i risultati fino ad ora ottenuti dovrebbero avergli assopito ogni auspicio. Stiamo assistendo ad una delocalizzazione di massa di molte aziende. Gli industriali chiudono gli stabilimenti in Italia e aprono nuove sedi di produzione nei paesi dell’est, dove la manodopera è meno costosa ma dove i diritti sul lavoro sono più schiacciati.

La delocalizzazione non è reato ma non si può dire che il Governo abbia mai fatto qualcosa per fermare questo cambio di rotta delle aziende ormai incentivate a produrre fuori dall’Italia.

Nel frattempo le piccole e medie imprese non rischiano più e un giovane su quattro continua a rimanere disoccupato. Visti i tempi chi oggi si offre ad una azienda disposta ad assumere deve avere un’ottima preparazione. Vilma Maria Costa insegna nel mondo universitario e dalle pagine di LiveSicilia.it solleva una questione pesante per la Sicilia, che può essere estesa ad altre regioni del Mezzogiorno. Considerato che “per poter essere appetibili sul mercato del lavoro bisogna essere sempre più preparati” e immaginando che “un individuo abbia acquisito una certa formazione e si senta pronto ad affrontare il mondo del lavoro”, la docente si chiede: “questa persona trova nell’isola spazio che lo possa far sentire realizzato?”. La risposta è un secco “no”.

È la stessa esperienza maturata dentro l’università a suggerirle questa risposta. In effetti sarebbe irreale affermare che il Sud possa offrire opportunità proporzionali alle aspettative dei giovani più ambiziosi, specie quelli che decidono di investire nel continuo allargamento delle conoscenze culturali.

I mass-media però, specie quelli televisivi, sono molto più ottimisti e mandano messaggi che a volte falsano perfino i dati reali sull’economia ed ingannano i cittadini. Quello che raccontano sembra un Paese diverso da quello in cui viviamo e così facendo non ci raccontano che la ricetta italiana per uscire dalla crisi si è tradotta in soli tagli indiscriminati. Sono pochi i casi in cui ne parlano, ma il ritornello è sempre la stesso: “bisogna risparmiare”.

Questo articolo è stato pubblicato su l’Isola, quindicinale siciliano

foto: blackmuse

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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