Il Governo verso il giorno del giudizio

di Damiano Zito per DirittodiCritica.com

Il 14 dicembre è una data che crea ansia nel Palazzo. Silvio Berlusconi ha deciso di sottoporsi al voto di Camera e Senato sulla fiducia nel suo Governo. Nel caso questa mancasse, nessun governo tecnico, di transizione o di «responsabilità nazionale». Si andrà alle urne e per entrambe le Camere (d’accordo con la Lega Nord), perché «non possiamo contare su chi non garantisce il massimo di lealtà al programma votato dagli elettori». Il riferimento è ovviamente a Gianfranco Fini, unico e vero avversario del premier, che sembra aver abbassato la guardia cavalcando le preoccupazioni del Capo dello Stato.

Dunque è arrivato il momento che ognuno si prenda le proprie «responsabilità», perché l’Italia – checché se ne dica – versa in una profonda crisi economica con un debito pesante. La legge di stabilità è passata alla Camera e ora tocca l’iter al Senato, dove dovrà essere approvata entro il 10 dicembre.

C’è tutto il tempo per poter ricontattare i parlamentari scappati dal Pdl verso Fli e riacquistare i numeri necessari per ottenere la maggioranza e quindi la fiducia sia alla Camera che al Senato. Perché se a Palazzo Madama il Pdl può contare su quei pochi senatori in più che consentirebbero di avere il sostegno al Governo, a Montecitorio si fa la conta e i numeri non tornano, e di conseguenza la fiducia per Silvio Berlusconi non è così scontata. Anche se secondo il coordinatore del Pdl Denis Verdini ci sono alcuni finiani che per non votare contro Berlusconi si daranno per malati.

La «caccia ai futuristi» però continua. La «mission» è stata affidata a Daniela Santanchè, che in una intervista concessa al Fatto Quotidiano dice di essere «pronta a fare la killer» pur di salvare il Governo.

Giorgio Stracquadanio, invece, tira per la giacchetta alcuni colleghi di partito. Alle domande del Corriere della Sera risponde senza mezzi termini, stilando una vera e propria lista di buoni e cattivi. Tra i buoni ci sono ovviamente coloro che stanno lavorando come il sottosegretario Santanchè. Nella lista nera finiscono invece Angelino Alfano, un po’ «freddino», poi i ministri Maria Stella Gelmini, Franco Frattini e Mara Carfagna, colpevoli di stare troppo in silenzio, senza smentire le voci di chi dice che vogliano lasciare il Governo. Il premier ha sconfessato Stracquadanio, ma si è trattato di un formale comunicato stampa utile ad evitare polemiche. Perché le parole del direttore del Predellino pare abbiano fondamento.

Mara Carfagna è stata vista parlare con il finiano Italo Bocchino da Alessandra Mussolini ora più convinta che il Ministro per le Pari Opportunità faccia il doppio gioco «con un piede di qua e uno di là».
Apparentemente però le acque si sono calmate, alcuni finiani secondo i parlamentari del Pdl «hanno abbassato la cresta», ma gli uomini di Fli assicurano di non aver fatto passi indietro. Si gioca tutto sul tavolo delle strategie. Solo il 14 dicembre si saprà chi sarà il vincitore tra Fini e Berlusconi.

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Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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