Intervista a Mario Adinolfi sul Pd, i giovani e il bunga-bunga

di Damiano Zito per dirittodicritica.com

Giovedì 13 gennaio la Direzione Nazionale del Pd si è riunita a Roma per prendere decisioni su primarie, Fiat ed altre questioni interne specie in vista delle elezioni politiche che sembrano sempre più vicine. Ne è uscito fuori un partito spaccato su diversi fronti: Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni hanno ritirato i propri incarichi di partito, i “rottamatori” hanno lasciato la riunione…Mario Adinolfi, che succede dentro al Partito Democratico?

Succede che il segretario tenta di tenere stretto il suo potere con quello del suo gruppo dirigente; il gruppo che si oppone al segretario, cioè quello di Veltroni tenta di trovare gli spazi più ampi possibili per la sua manovra e altri come Franceschini si posizionano in termini tattici in vista delle elezioni per prendere più posti possibili. Niente di nuovo sotto al sole, solo operazioni tattiche dentro al partito invece di parlare al Paese.

Bersani fa bene il suo lavoro di segretario?

Secondo me fa poco. Non ho una cattiva opinione di Bersani come persona, ma dal punto di vista di dirigente politico lo vedo condizionato dalle solite persone che provengono da antiche storie e questo limite lo rende inefficace nell’azione.

The Week è il settimanale che lei dirige. Il primo numero uscito in edicola ritraeva quattro leader (Berlusconi, Bossi, Fini e D’Alema) dicendogli testualmente “Siete vecchi”. Perché D’Alema è vecchio?

Noi come Partito Democratico abbiamo un problema, lo personifichiamo con D’Alema, ma non è solo lui: il problema di rendere credibile la nostra classe dirigente agli occhi dei cittadini. D’Alema purtroppo era il segretario della Federazione Giovanile Comunista degli anni ’70 e proporre un dirigente politico che quarant’anni faceva già il dirigente è un limite dell’azione del Partito democratico. La gente non percepisce come credibili personaggi che per decenni e decenni hanno fatto solo politica. Abbiamo personificato con D’Alema la storia di uno che ha fatto tutto, il segretario di partito, il presidente del Consiglio, il Ministro degli esteri, il deputato per sette legislature. Ricordo tra l’altro che D’Alema ha fatto il presidente del Consiglio negli anni ’90 quando i leader del mondo si chiamavano Clinton, Blair, Schröder, Jospin, questi erano i leader della sinistra mondiale allora e tutti questi nomi oggi fanno un altro lavoro. Questa cosa ci deve far riflettere.

Sentiva il bisogno di creare un settimanale per gli under 40?Qual è l’esigenza?

L’esigenza è essere conseguenti con un problema: le persone che sono nate dopo il 1970 avvertono un fortissimo disagio. Noi volevamo, e vogliamo, con The Week indagare sulle ragioni di questo disagio. Siamo convinti che ci siano delle motivazioni profonde che abbiamo individuato con una serie di numeri che credo rimarranno negli annali. Ricordiamo che quelli nati dopo il 1970 sono la metà degli italiani e c’era il bisogno perché questa voce non è rappresentata da nessuna parte a livello mediatico.

L’Istat dà dei dati sulla disoccupazione giovanile al 28%, esce la notizia e se ne discute. Ma poi?

Non si indica mai la soluzione e come se ne esce da questa condizione. Questo Stato spende i soldi solo per la vecchiaia, quindi con The Week abbiamo indicato il problema, i soldi pubblici. Se io spendo su 800 miliardi euro, 240 per pensioni e altre centinaia di miliardi per salari di crea una sperequazione clamorosa che conduce a un conflitto ceto-sociale. Noi siamo un giornale che cerca di evitare questo conflitto, raccontando fino alle ragioni e dopodiché cercare di individuare le soluzioni.

Il Pd riesce a comunicare con questi giovani, gli under 40? Che non sono tutti “giovani” alla fine.

Noi non siamo i giovani, siamo un fronte che raggruppa metà dell’Italia di cui non parla nessuno e fra questi nessuno neanche il Pd.

Secondo lei c’è un problema di rappresentanza sia sindacale che politica?

Io ho indicato tre responsabili: la politica, i sindacati e l’imprenditoria. Questi centri di potere hanno deciso di oscurare metà dell’Italia e questa situazione, ripeto, porterà a un conflitto.

A proposito di conflitto, lei è stato colpito da alcuni ragazzi e ha parlato del malessere che i giovani sfogano con la violenza riferendosi anche alla manifestazione del 14 dicembre. Qual è l’aria che si respira nel Paese?

È un’aria molto pesante. Il giorno in cui c’è stata la mia aggressione ci sono stati scontri fra la polizia e tifosi della Lazio, cose immotivate o almeno così vengono lette. Nello scorso questo week-end ci sono state due risse e due ragazzi di vent’anni. Non se n’è parlato per niente. C’è un clima di tensione, nervosismo e rabbia e se non interveniamo rischiamo di condurre il Paese a un disastro.

Berlusconi, bunga-bunga…cosa si aspetta dal Pd e dal Terzo polo?

Mi aspetto un 2011 elettorale, non credo che il Terzo polo abbia grande capacità di espansione. Spero che il Pd possa offrire una politica decente per il paese e che da questo si possa ottenere una riscossa che si oppone al berlusconismo deprimente. Non sono ottimista, ma penso che la forza della Lega implicherà un perdita di consensi che inevitabilmente Berlusconi subirà.
La riscossa arriverà quando cambierà la classe dirigente e sarà ringiovanita magari utilizzando elementi di intelligenza come il sindaco di Firenze, che è giovane e il sindaco più amato d’Italia. Se non si riesce a comprendere neanche questo vuol dire che andiamo all’impossibilità di capire.

Leggi l’articolo originale qui sul sito di Diritto di Critica.

foto: Kkarl

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

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