2011: L’Anno Dei Giovani e Della Disoccupazione

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Il 2011 dovrebbe essere l’anno dei giovani, o almeno così ha fatto intendere il Presidente della Repubblica che ha dedicato il discorso di fine anno a chi oggi deve compiere delle scelte per il proprio futuro, esortando così il mondo politico affinché ci sia un “impegno comune per raccogliere le sfide di questo grande tornante storico”.

Ma a giudicare dagli argomenti di cui discute oggi il Paese francamente sembra che l’obiettivo di interesse unitario su cui tutti avevano promesso di concentrarsi si stia piano piano allontanando.

Eppure i segnali per metterci sull’attenti ci sono tutti. L’ultimo campanello d’allarme arriva direttamente da Washington: secondo il Fondo Monetario Internazionale infatti per l’Italia si abbassano le stime di crescita previste per il prossimo anno. Le imprese italiane nel frattempo aspettano che le promesse di detassazione della produttività e altri interventi già annunciati si realizzino il prima possibile.

C’è una voce in Italia che però inascoltata, è quella dei giovani che – dice il presidente Giorgio Napolitano – denunciano un vuoto e sollecitano risposte.

Consultando la banca dati “Noi Italia 2011” fornita dall’Istat in effetti emerge un quadro allarmante. La disoccupazione giovanile al 25,4 per cento è di per sé un fenomeno preoccupante, ma andando ad analizzare più a fondo le statistiche esce fuori un risultato che dovrebbe far riflettere ancora di più visto che il 2011 è anche l’anno delle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Infatti altro che festeggiamenti: la disoccupazione giovanile va via via aumentando se si guardano i numero dal Nord verso Sud. La Sardegna ha un tasso di disoccupazione dei giovani elevatissimo, pari al 44,7 per cento. Subito dopo ci sono la Sicilia, la Basilicata e la Campania con il 38 per cento, a seguire la Calabria, la Puglia, il Lazio (che si assimila alle regioni del Mezzogiorno), e via elencando. Stesso discorso per gli altri indicatori, come il tasso di inattività, o il numero di giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti Neet).

Per fronteggiare questi problemi il Governo ha presentato la sua ricetta. Si tratta di circa un miliardo di euro da investire per effettuare un monitoraggio sul mercato con un conseguente piano per l’orientamento scolastico e una banca dati sempre aggiornata con le figure più richieste nel mondo del lavoro. Poi però il ministro Giorgia Meloni ha spiegato che i giovani, pur senza generalizzare, hanno una certa “inattitudine all’umiltà”. Ecco, a volte è meglio tacere.

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

Photo Credit: renjith krishnan / FreeDigitalPhotos.net

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

3 pensieri su “2011: L’Anno Dei Giovani e Della Disoccupazione”

  1. Il problema è ancora più complesso …
    Partiamo dal fallimento della scuola,alla totale incapacità di fare orientamento, al messaggio sociale che solo se laureato sei “qualcuno” considerando lavori più umili come un fallimento.
    Come mai nel TNT festival dei giovani talenti (http://www.festivaltnt.it/) non è stato presentato Marco l’operatore ecologico che grazie all’attività fatta con passione e talento consente a tutti noi di vivere in una città ecologicamente pulita? (ho estremizzato)
    E così i ragazzi, pur di non subire un fallimento, restano a casa: il lavoro proprio non lo cercano!
    Poi c’è un problema statistico: quanti di quei disoccupati sono studenti universitari?
    Nessuno si è mai posta la domanda (chiaramente si) come mai l’Apprendistato tra i 16 e i 18 anni non viene più utilizzato?
    Secondo la normativa sull’obbligo formativo questi ragazzi se non sono “in formazione”, non possono lavorare, o meglio, non li assume nessuno perchè avrebbero un costo troppo elevato …
    Forse prima di spendere soldi per un portale che forse non guarderà nessuno bisognerebbe adeguare la legislazione attuale e magari investire un po’ di soldi sull’orientamento e sui Centri per l’Impiego!

  2. Che la Meloni ha ragione. Oggi tutti sembrano cercare lavoro, ma sono molti quelli a sperare di non trovarlo o, almeno, quelli che per lavoro intendono solo un posto comodo, possibilmente mezza giornata, dove si fatichi poco e non ci siano responsabilità di sorta.
    Per esempio, c’è da domandarsi come mai nelle nostre città quasi tutti i fiorai o i fruttivendoli siano ormai in mano a extracomunitari. Forse perché di giovani italiani disposti ad alzarsi alle 5 del mattino per andare nei vari mercati generali a comperare la merce non ce ne sono più?

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