Italia, Quel Paese Amico Della Libia

La rivoluzione nord-africana sta generando forti ripercussioni in Europa e nel mondo: la preoccupazione maggiore per gli stati europei è legata al petrolio e agli 1.8 milioni di barili che quotidianamente attraversano il canale di Suez. L’Italia nel frattempo cerca, ma non ci riesce, di nascondere l’imbarazzo a causa dei rapporti sempre “confidenziali” col colonnello Gheddafi. La nota di Palazzo Chigi, così come la firma di Frattini al documento europeo per fermare la morte dei civili, è quello che in gergo si dice un “atto dovuto”, perché l’influenza libica nel settore energetico e bancario del nostro Paese crea non pochi grattacapi al Governo.

Pubblicato da

Damiano Zito

Ingegnere Elettrico e Dottore di Ricerca. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Ho vissuto 10 anni a Roma. Su questo blog ho riversato pensieri, opinioni, collaborazioni ed esperienze personali. Quello che leggi può essere stato scritto ormai qualche anno fa.

Un pensiero su “Italia, Quel Paese Amico Della Libia”

  1. Ciao Damiano,
    sembra una cosa paradigmatica ma ricorre proprio questo anno il centenario dello sgancio della prima bomba da un aereo, e guarda caso da un sottotenente italiano Giulio Gavatti, contro delle tende arabe in un oasi vicino Tripoli.

    Per commemorare ho scritto una poesia che ti incollo sotto (con prologo dai diari di Giulo Gavotto)

    Cent’anni di solitudine del Colonello Giulio Gavotti

    « Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti. »
    Dai diari del Col. Giulio Gavotti, primo aviatore nella storia umana a effettuare un bombardamento aereo, Libia, 1 novembre 1911

    Prima dei cento anni dalle memorabil gesta
    Del colonello Giulio Gavotti
    Primo nella storia umana
    D’Italia ingegnoso rampollo
    A librare dall’aria l’igneo vaso
    Sulle arabe tende nell’oasi
    presso Tripoli e poi Bengasi

    Prima dei cento anni,
    Lo spettro
    Le bombe empite
    Da solerti bisnipoti a Brescia
    La mano dello spettro
    Orribil contrapasso
    Le dita di spettro
    Pentito
    Inette a bloccare
    La molla del vaso di fuoco
    E ancor ardon
    Di italica feccia
    Non tende ma piazze

    …e tu Gavotti, dal tuo lieve spalto
    chinato nel pericolo dei venti
    sul nemico che ignora il nuovo assalto!

    Poi come il tessitor lancia la spola
    o come il frombolier lancia la fromba
    (gli attoniti la grande ala sorvola)

    Anche la Morte or ha le sue sementi.
    La bisogna con una mano sola
    Tratti, e strappi la molla con i denti.

    Di su l’ala tu scagli la tua bomba
    alla subita strage; e par che t’arda
    Il cuor vivo nel filo della romba….

    Così scrivea l’immaginifico poeta
    Celebrator di italiche gesta
    E così cent’anni dopo
    Dagli spalti del Parlamento
    E nelle italiche piazze
    Il silenzio dei complici
    Regnò di candidi sepolcri
    Invitta schiera

    E dalle italiche sponde
    Non si udì che il rombo
    Di popol smorto
    Che bussola cerca invano

    E la rosa dei tempi
    E la rosa dei venti
    Che cigola in un verso lontano.

    Pina Piccolo, 21 febbraio 2011

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