Ma i Problemi Sono i Processi del Premier

Nelle ultime settimane l’attenzione dell’opinione pubblica è stata interessata da eventi di portata mondiale: l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima e la guerra in Libia.

Dopo titoloni e paginoni sul terremoto in Giappone e i rischi derivanti dalla fuoriuscita di materiale radioattivo la situazione è andata via via scemando e i giornali, tranne rari casi, hanno smesso di seguire le vicende. Anche dopo che il governo giapponese ha iniziato ad ammettere di aver nascosto alcune informazioni note sin dall’inizio non c’è stata reazione alcuna.

Ma se l’incidente a Fukushima è avvenuto a fin troppi chilometri da casa nostra, gli aerei militari che volano nei cieli libici passando per quelli del sud Italia, sono più percettibili. Nel 2008 il premier Silvio Berlusconi ha firmato un accordo con il rais Gheddafi affermando perciò un rapporto di totale fiducia e amicizia. Nonostante gli imbarazzi, gli italiani hanno violato tale accordo intervenendo coi francesi per fermare le violenze del colonnello sui civili, anche se dietro si nascondono, con molta probabilità, interessi sul petrolio libico.

Questi due avvenimenti hanno innescato un dibattito molto polemico sul nucleare, un po’ fiacco nel secondo caso.

Il tema dell’energia è in effetti molto importante per il futuro di ogni Paese. L’Italia sta cercando di rincorrere quel treno del nucleare ormai passato ed abbandonato dopo il referendum del 1987, ma un nuovo comitato ha promosso una nuova consultazione elettorale per opporsi alla costruzione di nuove centrali nel nostro Paese. Altre nazioni, come la Germania, in vista delle elezioni hanno deciso che rivedranno i piani energetici. Che in fondo è un modo per tenere a bada l’opinione pubblica sensibile.

Anche il governo italiano a modo suo ha rimandato la questione di qualche mese. C’è di che occuparsi e i processi del Presidente del Consiglio creano grossi grattacapi nella maggioranza.

Quindi, mentre la guerra in Libia contro il colonnello Gheddafi continua, via i problemi del debito pubblico ormai esploso, via i problemi della disoccupazione giovanile e delle piccole imprese soffocate dal fisco. Si conclude che l’agenda politica si occupa solo di temi che interessano la giustizia, o meglio i guai di Berlusconi.

Tempo fa il centrosinistra, ormai incelofanato nei salotti televisivi, preparò una campagna elettorale con uno slogan che chiedeva: “non arrivi alla terza settimana del mese?”. Oggi invece milioni di italiani non arrivano neanche al quindicesimo giorno.

 

 

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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