Secessione? Chiedete a Bossi, anzi a Tremonti

«Secessione, secessione, secessioneee!!» gridava la base leghista riunitasi a Pontida lo scorso 19 giugno. Gli elettori padani sono ormai stanchi e cominciano a non credere alle promesse della campagna elettorale e spingono il leader Umberto Bossi a chiedere il conto a Berlusconi.

Detto fatto. Dal palco il Senatur ha detto specificato chiaro e tondo che qualora non venisse rispettata l’agenda leghista allora faranno cadere il Governo in autunno. E quanto alla secessione? «Tenetevi pronti». Ma la Lega parla sul serio o sono solo cose già sentite? E poi, è davvero in grado di tenere in pugno Berlusconi e la sua maggioranza in Parlamento?

Quanto alla prima domanda parrebbe si tratti di un modo per tenere ancora un po’ a bada gli elettori delusi. Ma analizzando le vicende della scorsa settimana, durante il voto della legge comunitaria per recepire circa quaranta direttive europee, se la Lega agisse sul serio potrebbe decidere in qualunque momento di mandare a casa il Governo. Anche se secondo quanto si legge in questi giorni qualcosa dentro al partito di Bossi non va come dovrebbe tanto che i leghisti si sono trovati divisi sull’approvazione di alcuni emendamenti importanti per regolare i conti dello Stato. Il dopo Pontida è sempre più difficile in casa leghista.

C’è chi individua almeno due “correnti” contrapposte, ma Bossi continua a smentire. Per non parlare del centrodestra in completo sbaraglio e dei parlamentari pidiellini che – sempre a detta di Bossi – invece di votare vanno al bar. Il tutto mentre si cerca di dare al Paese la giusta direzione per uscire dalla crisi e dare una risposta all’Unione Europea e al mercato, specie dopo gli avvertimenti arrivati dalle agenzie di rating che hanno declassato il punteggio dell’Italia.

I contenuti della manovra sono saltati fuori solo dopo la tempesta dei referendum e delle amministrative che ha travolto la maggioranza che ne è uscita ammaccata e traballante.

Il rischio che corriamo è alto, anche se ciò non sembra. Secondo il ministro Tremonti c’è il bisogno che si vada avanti per non finire come la Grecia che nel frattempo, onde evitare il default, ha approvato una manovra di tagli per 78 miliardi di euro. Il ministro dell’Economia dice che lo preoccupa molto il divario tra Nord e Sud. L’Italia – dice – è un Paese duale, ma non può essere un Paese diviso. È il dilemma che molti ancora non sanno spiegare: come queste parole siano conciliabili con la secessione di Bossi e del popolo leghista è tuttora incomprensibile.

Questo articolo è stato pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

Photo Credits | ilGiornale

 

Pubblicato da

Damiano Zito

PhD Student e Ingegnere Elettrico. Blogger su il Fatto Quotidiano. Appassionato di tecnologia ed utente Android. Attualmente vivo a Roma. Sul mio blog riverso pensieri, opinioni, collaborazioni e quando capita anche esperienze personali. Mi piacciono la cucina e i vini italiani.

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