Aldo Pecora & Salvatore Borsellino

Nel post dedicato alle parole di Gianfranco Fini su Berlusconi ho “segnalato” un articolo di Benny Calasanzio dove si parlava di un’associazione antimafia che presto sbarcherà nelle file del Pdl. Come tanti altri ho sbagliato l’interpretazione della profezia e collegando quell’articolo al video dove in prima impressione c’è Aldo Pecora del movimento Ammazzatecitutti, ho pensato che Benny sapesse qualcosa di cui non fossi a conoscenza, e ho indotto anche chi ha letto quel post a pensare che si trattasse di Ammazzatecitutti e di Aldo Pecora. Ho sbagliato!

Ora però vorrei aggiungere qualcosa proprio a riguardo di Ammazzatecitutti ed il Popolo delle Agende Rosse ripercorrendo velocemente l’ultimo anno.

Il 2009 è stato un anno di tante iniziative partite da internet. Partiamo con il 28 gennaio 2008. Era il giorno della manifestazione Io So svoltasi a Piazza Farnese, erano i giorni in cui i giornali riportavano le notizie della “Guerra” fra le procure di Salerno e Catanzaro e quindi della sospensione di Luigi Apicella dal proprio incarico. Eravamo duemila forse tremila persone (forze dell’ordine comprese), ma non importa il numero. Era un mercoledì, da quel palco sentii Salvatore Borsellino urlare, per la prima volta dal vivo. Quella manifestazione che ha raccolto molte anime sparse su facebook è stata il fulcro di un anno pieno di avvenimenti. Quel giorno parlò anche Antonio Di Pietro. Non mancarono le polemiche. Parlarono anche – vado a memoria – Carlo Vulpio, Marco Travaglio, Beppe Grillo, Emiliano Morrone, Francesco Saverio Alessio. Sentii la mancanza di Ammazzatecitutti. Perché non c’è? mi chiedevo. Poi lessi “Le ragioni di un’assenza” sul blog di Aldo Pecora, ragioni che giustificavano l’assenza di AT alla manifestazione. Alcune provai a comprenderle altre non le condivisi. Apprezzai alcuni passaggi del lungo post, in particolare la metafora del movimento paragonato ad una piccola squadra di calcio che con pochissimi mezzi cerca di raggiungere tanti risultati, seppur piccoli. Apprezzai anche le seguenti parole:

La nostra è la battaglia  anche di chi già milita all’interno di partiti politici, associazioni di categoria, sindacati, organizzazioni religiose.
La nostra è la battaglia di tutte le persone oneste che ricoprono incarichi istituzionali, anche se c’è chi, pur ricomprendo incarichi istituzionali, certamente non rappresenta la parte sana della società italiana.

Il 2009 – dicevo – è stato pieno di iniziative. Salvatore Borsellino ha riunito attorno a sè migliaia di persone che da tutta Italia lo hanno raggiunto il 19 luglio del 2009 per l’anniversario della morte del fratello Paolo. È stata una tappa fondamentale, credi si possa definire anche come data ufficiale della nascita del Popolo delle Agende Rosse. Erano da poco passate le elezioni europee e sul blog di Aldo Pecora era apparsa durante la campagna elettorale, una sua intervista al Giornale nella quale manifestava i suoi “mal di pancia” per la scelta di Luigi de Magistris (e di Sonia Alfano) di candidarsi alle Europee. Mal di pancia, perché de Magistris non avvertì chi negli anni precedenti lo aveva difeso scendeno in piazza, facendo tanto baccano. Leggendo mi chiesi: ma se realmente il problema di AT fosse solo quello di non essere stati interpellati in qualità di “difensori di de Magistris”, perché rilasciare un’intervista proprio al Giornale? Pensai che i motivi fossero ben altri, ma quando ne parlai ad Aldo, quel 19 luglio, la questione sembrò essere solo quella che lessi nell’intervista. Rimasi sorpreso quando alla vista di de Magistris ed Aldo, non si salutarono. Non si salutano? Allora ci saranno questioni personali che nulla hanno a che vedere con tutto il resto.Può succedere.

De Magistris è stato criticato da più parti per aver “sfruttato la propria popolarità”. Ma anche se così fosse, cosa c’è di male? Tra le tante critiche che riceve AT, ad esempio, c’è quella di aver cavalcato la morte di Franco Fortugno. Anche in questo caso, se così fosse, non c’è niente di male, specie se si è giovani, puliti e ci si batte per un fine nobile, come la lotta alle mafie. Certo, c’è da indignarsi se questa popolarità viene sfruttata per altri fini. Luigi de Magistris è stato apprezzato come pm, molti avrebbero preferito rimanesse tale. Ma chi lo ha detto però che un magistrato, attaccato trasversalmente, non possa fare politica? Ha lasciato dopo un po’ di mesi la toga. Quando finirà il mandato potremo giudicare il suo lavoro.

Torniamo a Borsellino. Nel frattempo “il Popolo delle agende rosse” inizia a prendere forma e un po’ di sostanza. Il 26 settembre a Roma sfilano per il centro migliaia di cittadini con l’agenda in mano. Quel giorno a Piazza Navona, mi resi conto che di nuovo mancava AT. Divisi, perché? AT non aderì forse perché dal palco si sarebbero susseguiti gli interventi di politici dell’Idv? Probabile. Da quel 26 settembre “il popolo delle agende rosse” iniziò a prendere una forma che nel tempo non a tutti è piaciuta. Per qualcuno è divenuto come un treno che porta a Idv. Il problema forse risiede nel fatto che il movimento è iniziato ad essere gestito da chi già fa politica dentro ai partiti, non è un reato, ma un movimento antimafia senza bandiere di partito dovrebbe essere guidato e rappresentato da semplici cittadini. È pensabile che l’errore di Salvatore Borsellino sia stato quello di lasciar intendere che chiunque potesse farsi portavoce del movimento, non ha dato un minimo di gerarchia, che non serve a definire un capo bensì un riferimento. Se questo è stato il probelma, credo che lo abbia fatto nella più assoluta buona fede. Tutto ciò non vuol dire che uno non può avere vicinanze con il politico dell’ idv, del pd o del pdl o di chicchessia. Sarebbe bastato ricordare ciò che diceva Enzo Biagi a proposito della sua tramissione:

Ricordatevi che noi abbiamo amici ma la nostra trasmissione non è amica di nessuno.

Questo semplice principio potrebbe bastare ed essere efficace per non far pensare a chi guarda dall’esterno che il movimento sia strumento di qualcuno, neanche del politico più onesto che possiamo trovare attualmente sul campo.

Mi auguro che le esperienze di questo 2009 che ormai ci lasciamo alle spalle, possano essere utili per migliorare noi stessi e l’organizzazione di nuove iniziative e manifestazioni che serviranno, quando ce ne sarà bisogno, per dimostrare la nostra indignazione e la nostra attenzione verso la cosa pubblica.

Il 2009 è passato e in quest’anno per AT – lo si può leggere nel post “Le ragioni di un’assenza” – la parola d’ordine è stata “concretezza” mentre per i tre anni precedenti sono state “ribellione, speranza, impegno“. Ora una domanda ad Aldo Pecora e Salvatore Borsellino: quale sarà la parola d’ordine per il 2010 per Ammazzatecitutti e Il popolo delle agende rosse?