Ogni volta che sento «siamo cento mila» o «un milione di persone» mi pare che chiunque esso sia a dirlo, ci stia prendendo in giro. Sento il sapore di un certo conformismo perfino nelle manifestazioni “rosse” della Cgil, che scende in piazza per difendere i lavoratori, tuonando contro la manovra finanziaria usando gli operai di Pomigliano come simbolo della protesta. Che poi quelli di Pomigliano non abbiano niente a che vedere con la manovra, come fa notare Stefano Feltri, è tutt’altra cosa.

Sarà un’impressione, ma i sindacati ormai hanno perso il loro “fascino” – passatemi il termine -, che avevano nei tempi in cui io ancora dovevo venire al mondo. Quelle sacrosante lotte che hanno portato alla conquista dei diritti di cui oggi godono gran parte dei lavoratori non esistono più.

Il punto è che i sindacati difendono (solo) i lavoratori e non chi il lavoro non ce l’ha o ne ha uno che che si rinnova di settimana in settimana. I giovani – quelli che davvero pagheranno il caro prezzo della crisi – sono spesso dimenticati perfino dai vari sindacalisti più vicino a questo o a quel governo.

Guglielmo Epifani, classe 1950, è l’attuale segretario della Cgil che a fine estate verrà quasi certamente sostituito da Susanna Camusso, classe ’55. Avranno esperienza e tutto quel che vi pare. Ma a prescindere dalla loro preparazione quando li vedo in tv non posso fare a meno di accostarli al resto della casta politica.

È per questo che ho l’idea che l’esercito di due milioni di bamboccioni (vedi ultimo rapporto Istat) non vengano difesi dai sindacati. Sarà una questione del anagrafica,  ma questa è la mia impressione.

Non so voi, io intanto, spero di sbagliarmi.