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	<title>il Blog di Damiano ZitoInformazione | il Blog di Damiano Zito</title>
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		<title>Social Media Week, la Rete fa lezione di giornalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Damiano Zito per Dirittodicritica (che dal 7  febbraio è diventato testata giornalistica ) Social Media Week, il Festival della Rete organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un&#8217;agenda ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all&#8217;11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come Wikileaks o di strumenti come Twitter che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale. Al panel moderato dal conduttore di IoReporter Marco Montemagno, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell&#8217;informazione per confrontarsi sull&#8217;evoluzione della figura del giornalista. Emilio Carelli direttore di Sky Tg24 parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell&#8217;informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo. C&#8217;è però chi non è d&#8217;accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo Giancarlo Vergori, direttore generale di Virgilio, i sondaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-3319" href="http://www.damianozito.org/blog/2011/informazione/social-media-week-la-rete-fa-lezione-di-giornalismo/attachment/social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio/"><img class="aligncenter size-full wp-image-3319" title="social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/02/social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio.jpg" alt="" width="700" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>di <strong>Damiano Zito</strong> per <a href="http://www.dirittodicritica.com" target="_blank">Dirittodicritica</a> (che dal 7  febbraio è diventato<strong> testata giornalistica <img src='http://www.damianozito.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong>) </em></p>
<p><strong>Social Media Week</strong>, il <a href="http://socialmediaweek.org/rome/" target="_blank">Festival della Rete</a> organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un&#8217;<a href="http://socialmediaweek.org/rome/schedule/" target="_blank">agenda</a> ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all&#8217;11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come <strong>Wikileaks</strong> o di strumenti come <strong>Twitter</strong> che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al <a href="http://socialmediaweek.org/rome/2011/02/08/il-giornalismo-dopo-twitter-e-wikileaks-il-liveblogging-con-i-protagonisti-dellinformazione-italiana/" target="_blank">panel</a> moderato dal conduttore di <em>IoReporter</em> <strong>Marco Montemagno</strong>, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell&#8217;informazione per confrontarsi sull&#8217;evoluzione della figura del giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emilio Carelli</strong> direttore di <em>Sky Tg24</em> parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell&#8217;informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è però chi non è d&#8217;accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo <strong>Giancarlo Vergori</strong>, direttore generale di <em>Virgilio</em>, i sondaggi a disposizione parlano chiaro: “gli italiani nei confronti dei mezzi di informazione hanno una totale mancanza di fiducia”. E il discorso vale anche per le fonti ufficiali online. Il pubblico interpellato da Montemagno, ha confermato per la maggior parte la tesi di Vergori esprimendo insoddisfazione per l&#8217;informazione televisiva, dicendosi leggermente più soddisfatto dell&#8217;informazione su carta e promuovendo quella online perché pluralista e quasi sempre basata su fonti verificabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasparenza in effetti oltre a creare benefici alla salute del Paese, in Rete si trasforma in un aumento della reputazione (o <em>web reputation</em>) di un sito o blog. Per spiegarlo <strong>Alessandro Gilioli</strong>, giornalista e <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank">blogger</a> de <em>L&#8217;Espresso</em>, cita il caso di Wikileaks, definendolo &#8220;giornalismo di database&#8221; che fornisce ai lettori l&#8217;accesso alle fonti dopo averle filtrate e rese consultabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qual è la chiave del successo di un sito web? L&#8217;esempio migliore, almeno nel campo del giornalismo, è quello dell&#8217;<strong><a href="http://www.huffingtonpost.com/" target="_blank">Huffington Post</a></strong> che oggi vanta circa 25 milioni di visitatori unici al mese.  Anche se alcuni dei motivi di tale popolarità sono tuttora inspiegabili, Gilioli chiarisce che la prima cosa che ha funzionato è stato il concetto di aggregazione tra citizen journalism e giornalismo professionale. Specie perché l&#8217;Huffingotn ha capito una cosa che i giornalisti faticano a comprendere:  in Rete, più che sulla carta, paga <strong>l&#8217;autorevolezza e il lungo termine</strong>, ovvero il tempo impiegato per conquistare la giusta credibilità. Sono questi i concetti che secondo Gilioli mancano a chi in Italia cerca di fare il proprio Huffington Post.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0">http://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0</a></p></p>
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		<title>I giornali italiani scelgono Apple e snobbano Android</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 21:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco tempo fa ci è stato detto che con l&#8217;Ipad avremmo assistito ad un cambiamento del modo di fare informazione. Vero, però questo non sempre significa buona qualità di ciò che viene scritto. L&#8217;informazione nell&#8217;era di internet è sempre più frammentata. Anche pochi bit possono fare una notizia e chiunque col proprio cellulare dotato di una connessione a internet può scrivere il proprio twitter o post (come quello che state leggendo). C&#8217;è da aggiungere che a parte gli interessi di un&#8217;azienda come Apple a vendere la propria «tavoletta rivoluzionaria», bisogna riconoscere che l&#8217;Ipad è davvero un oggetto fatto bene. Ma non andiamo oltre perché questo non vuol dire che avremo un&#8217;informazione più libera in Italia ma che ci sarà un modo diverso di fruire i contenuti. Il mondo dei tablet per ora dominato da Apple sta per aprirsi a Samsung, Htc e altre aziende che faranno concorrenza con ottimi terminali, che tra le altre cose monteranno un sistema operativo diverso da quello di Steve Jobs. Si tratta di Android, un sistema operativo libero e sviluppato da Google proprio per dispotivi mobili. Se facciamo un passo indietro troviamo che il mondo del mobile è stato segnato dall&#8217;avvento dell&#8217;iphone e relativo sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2318" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/informazione/i-giornali-italiani-scelgono-apple-e-snobbano-android/attachment/journalism_android/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2318" title="journalism_android" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/09/journalism_android.jpg" alt="" width="498" height="397" /></a></p>
<p>Poco tempo fa ci è stato detto che con l&#8217;Ipad avremmo assistito ad un cambiamento del modo di fare informazione. Vero, però questo non sempre significa buona qualità di ciò che viene scritto. L&#8217;informazione nell&#8217;era di internet è sempre più frammentata. Anche pochi bit possono fare una notizia e chiunque col proprio cellulare dotato di una connessione a internet può scrivere il proprio twitter o post (come quello che state leggendo).<br />
C&#8217;è da aggiungere che a parte gli interessi di un&#8217;azienda come Apple a vendere la propria «tavoletta rivoluzionaria», bisogna riconoscere che l&#8217;Ipad è davvero un oggetto fatto bene. Ma non andiamo oltre perché questo non vuol dire che avremo un&#8217;informazione più libera in Italia ma che ci sarà un modo diverso di fruire i contenuti.<br />
Il mondo dei tablet per ora dominato da Apple sta per aprirsi a Samsung, Htc e altre aziende che faranno concorrenza con ottimi terminali, che tra le altre cose monteranno un sistema operativo diverso da quello di Steve Jobs. Si tratta di Android, un sistema operativo libero e sviluppato da Google proprio per dispotivi mobili.<br />
Se facciamo un passo indietro troviamo che il mondo del mobile è stato segnato dall&#8217;avvento dell&#8217;iphone e relativo sistema operativo (iOs) montato anche dall&#8217;iPad.<br />
Google si è contrapposta con il Nexus One e Android col passare del tempo ha iniziato a guadagnarsi una buona fetta di mercato, anche perché Android viene montato da diversi terminali. Quest&#8217;ultimo poi a differenza di iOS è libero e non &#8220;chiuso&#8221;, quindi nessun Jobs di turno deciderà le applicazioni che potranno esser installate nel vostro cellulare e quali no.</p>
<p>Ma qual è il nocciolo della questione? I giornali sui nostri dispositivi mobili. Quelli italiani hanno accolto bene, anzi con molto entusiasmo l&#8217;uscita della tavoletta di Apple annunciando e realizzando le prime applicazioni per iOS quindi anche per iPhone.</p>
<p>Se provate a cercare le applicazioni dei giornali per il sistema operativo di casa Cupertino non avrete problemi a reperirle. Fa eccezione il Fatto Quotidiano, ancora in fase embrionale, che ha annunciato la propria applicazione per iPhone e iPad, ma ahimè, non quella per Android. Ma non c&#8217;è da stupirsi perché a differenza degli altri giornali europei nemmeno i grandi giornali italiani (Corriere e Repubblica) appaiono nel market Android dove è possibile scaricare le applicazioni.</p>
<p>Saranno convinti del fatto che tutti scelgano i dispositivi di Apple o forse è pura mancanza di cultura dell&#8217;open-source nel nostro paese?</p>
<p><span class="post_sig">Posted from WordPress for Android</span></p>
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		<title>Un alieno chiamato Vittorio Zucconi</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 11:11:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ad animare il dibattito ad Annozero, ieri sera ci hanno pensato le locuzioni di Antonio Di Pietro e i &#8220;bisogna aspettare per fare chiarezza&#8221; di Italo Bocchino. Secondo il finiano del Pdl, la legge serve a limitare gli abusi, quali non si sa visto che ultimamente le intercettazioni sono servite solo a farci conoscere fatti che per come era stato presentato questo disegno di legge non avremmo mai appreso. Quando a ricordare che gli abusi li avrebbe fatti Silvio Berlusconi cui è stato fatto ascoltare il famoso nastro di Fassino che dice a Consorte «abbiamo una banca!», Bocchino ha replicato ma con poca convinzione. Ed è lì che mi sono reso conto che in studio mancava Maurizio Belpietro che non avrebbe esitato ad interrompere la «direttora» de l&#8217;Unità mentre spiegava come quell&#8217;intercettazione fu &#8216;utile&#8217; a Berlusconi. In collegamento dagli Stati Uniti, Vittorio Zucconi (qui il suo blog), citando esempi come quello di Bill Clinton e Monica Lewinisky, ha ricordato che la giustizia è una cosa e il giornalismo è un altro. Le sue parole possono essere riassunte così: Se vengo a conoscenza di un fatto, questo fatto lo pubblico. Che poi questo è coperto da segreto giudiziario, non è problema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_1734" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-1734" href="http://www.damianozito.org/2010/informazione/un-alieno-chiamato-vittorio-zucconi/attachment/vittorio_zucconi_annozero/"><img class="size-medium wp-image-1734" title="Vittorio_Zucconi_annozero" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/05/Vittorio_Zucconi_annozero-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Vittorio Zucconi ad Annozero</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Ad animare il dibattito ad Annozero,</strong> ieri sera ci hanno pensato le locuzioni di Antonio Di Pietro e i &#8220;bisogna aspettare per fare chiarezza&#8221; di Italo Bocchino. Secondo il finiano del Pdl, la legge serve a limitare gli abusi, quali non si sa visto che ultimamente le intercettazioni sono servite solo a farci conoscere fatti che per come era stato presentato questo disegno di legge non avremmo mai appreso.</p>
<p>Quando a ricordare che gli abusi li avrebbe fatti Silvio Berlusconi cui è stato fatto ascoltare il famoso nastro di Fassino che dice a Consorte «abbiamo una banca!», Bocchino ha replicato ma con poca convinzione. Ed è lì che mi sono reso conto che in studio mancava Maurizio Belpietro che non avrebbe esitato ad interrompere la «direttora» de l&#8217;Unità mentre spiegava come quell&#8217;intercettazione fu &#8216;utile&#8217; a Berlusconi.</p>
<p><strong>In collegamento dagli Stati Uniti, Vittorio Zucconi </strong>(<a href="http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/05/28/iopad-tuciccia/" target="_blank">qui il suo blog</a>)<strong>,</strong> citando esempi come quello di Bill Clinton e Monica Lewinisky, ha ricordato che la giustizia è una cosa e il giornalismo è un altro. Le sue parole possono essere riassunte così: Se vengo a conoscenza di un fatto, questo fatto lo pubblico. Che poi questo è coperto da segreto giudiziario, non è problema che riguarda il giornalismo.</p>
<p>Il diritto all&#8217;informazione che prevale sugli altri. Sembra una cosa così strana e inapplicabile in questo paese che chi la dice sembra un alieno venuto chissà da quale lontana galassia, come Zucconi che quando parlava in video Pierluigi Battista del <em>Corsera</em> lo osservava con lo sguardo perso nel vuoto.</p>
<p>Povero Pigi vaglielo a spiegare che quello lì non era un marziano.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Oreste Flamminii Minuto e Indro Montanelli: il diritto ad informare</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 10:56:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Veniamo ad una testimonianza importante rilasciataci dal giudice Oreste Flamminii Minuto al teatro dell&#8217;Angelo, lo scorso lunedì. Nel 1984 il criminale e mafioso Angelo Epaminonda fu arrestato. L&#8217;anno dopo &#8220;il Giornale&#8221; diretto da Indro Montanelli pubblica una notizia che informa di un pentimento di Epaminonda. Dalla pubblicazione dell&#8217;articolo, l&#8217;autore Paolo Longanesi venne arrestato con l&#8217;accusa di favoreggiamento per poi essere condannato fino al terzo grado. Flaminii Minuto ci racconta che dalle colonne di Repubblica si indignò con «il grande Indro Montanelli», il quale avrebbe detto che se avesse saputo che la pubblicazione avrebbe recato danno all&#8217;indagine non l&#8217;avrebbe pubblicata. Il giudice facendo notare il suo disappunto replicava affermando che Montanelli avrebbe dovuto rivendicare la pubblicazione, perché il diritto all&#8217;informazione prevale su tutti gli altri, sulla base di «quanto prevede la Costituzione americana e su quanto prevedono le sentenze della Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo». Vi lascio alla visione del video del giudice Flamminii Minuto (che si aggiunge allo Speciale No Bavaglio). Se avete qualche considerazione da fare, commentate pure. http://www.youtube.com/watch?v=rfpt3OixKac]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1730" class="wp-caption alignleft" style="width: 175px"><a rel="attachment wp-att-1730" href="http://www.damianozito.org/2010/informazione/oreste-flamminii-minuto-e-indro-montanelli-il-diritto-ad-informare/attachment/montanelli/"><img class="size-medium wp-image-1730" title="montanelli" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/05/montanelli-295x300.jpg" alt="" width="165" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Indro Montanelli</p></div>
<p><strong>Veniamo ad una testimonianza importante</strong> rilasciataci dal giudice Oreste Flamminii Minuto al teatro dell&#8217;Angelo, lo scorso lunedì. Nel 1984 il criminale e mafioso Angelo Epaminonda fu arrestato. L&#8217;anno dopo &#8220;il Giornale&#8221; diretto da Indro Montanelli pubblica una notizia che informa di un pentimento di Epaminonda. Dalla pubblicazione dell&#8217;articolo, l&#8217;autore Paolo Longanesi venne arrestato con l&#8217;accusa di favoreggiamento per poi essere condannato fino al terzo grado.</p>
<p><strong>Flaminii Minuto ci racconta</strong> che dalle colonne di Repubblica si indignò con «il grande Indro Montanelli», il quale avrebbe detto che se avesse saputo che la pubblicazione avrebbe recato danno all&#8217;indagine non l&#8217;avrebbe pubblicata. Il giudice facendo notare il suo disappunto replicava affermando che Montanelli avrebbe dovuto rivendicare la pubblicazione, perché il diritto all&#8217;informazione prevale su tutti gli altri, sulla base di «quanto prevede la Costituzione americana e su quanto prevedono le sentenze della Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo».</p>
<p>Vi lascio alla visione del video del giudice Flamminii Minuto (che si aggiunge allo <a href="http://www.damianozito.org/speciale-no-bavaglio/" target="_blank">Speciale No Bavaglio</a>). Se avete qualche considerazione da fare, commentate pure.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rfpt3OixKac">http://www.youtube.com/watch?v=rfpt3OixKac</a></p>
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		<title>Ddl Alfano:&#8221;una legge truffa tassello del cambiamento di regime&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 14:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La legge sulle intercettazioni, dicono dal Governo, va fatta per limitarne l&#8217;uso e per difendere la nostra privacy. Chi meglio di Stefano Rodotà, ex garante per la privacy, può spiegarci se tutto ciò corrisponde al vero? Il video in questione è ancora un estratto della giornata svoltasi ieri al teatro dell&#8217;angelo a Roma chiusa con l&#8217;intervento del prof. Rodotà. Una spiegazione fondamentale per capire come con questo disegno di legge «truffa» rischia di interrompersi quel collegamento che esiste tra l&#8217;informazione e il cittadino «unico e vero giudice del comportamento dell&#8217;uomo pubblico». Ecco perché il ddl Alfano secondo il prof. Rodotà è un tassello di cambiamento di regime, perché va ad interrompere tale collegamento. PS:Continua la serie di video, che ho selezionato per dare luce a tutti gli aspetti di questa legge liberticida. A breve ne arriveranno degli altri. Spero che il tutto sia di vostro gradimento. http://www.youtube.com/watch?v=y_psIWRxeQA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La legge sulle intercettazioni</strong>, dicono dal Governo, va fatta per limitarne l&#8217;uso e per difendere la nostra privacy.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1711" href="http://www.damianozito.org/2010/politica/ddl-alfanouna-legge-truffa-tassello-del-cambiamento-di-regime/attachment/nobavaglio_noomerta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1711" title="nobavaglio_noomerta" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/05/nobavaglio_noomerta-300x200.jpg" alt="" width="188" height="129" /></a>Chi meglio di<strong> Stefano Rodotà</strong>, ex garante per la privacy, può spiegarci se tutto ciò corrisponde al vero? Il video in questione è ancora un estratto della giornata svoltasi ieri al teatro dell&#8217;angelo a Roma chiusa con l&#8217;intervento del prof. Rodotà. Una spiegazione fondamentale per capire come con questo disegno di legge «<strong>truffa</strong>» rischia di interrompersi quel collegamento che esiste tra l&#8217;informazione e il cittadino «unico e vero giudice del comportamento dell&#8217;uomo pubblico». Ecco perché il ddl Alfano secondo il prof. Rodotà è un tassello di cambiamento di regime, perché va ad interrompere tale collegamento.</p>
<p><strong>PS:</strong>Continua la serie di video, che ho selezionato per dare luce a tutti gli aspetti di questa legge liberticida. A breve ne arriveranno degli altri. Spero che il tutto sia di vostro gradimento.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=y_psIWRxeQA">http://www.youtube.com/watch?v=y_psIWRxeQA</a></p>
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		<title>Ddl Alfano, al grande bavaglio si risponde con la disobbedienza civile</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 11:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intercettazioni e giustizia. Sono i temi che il Governo ha in agenda, anche se il dibattito si sta spostando sulla pillola Ru486. A giugno del 2009 veniva discusso in rete il disegno di legge sulle intercettazioni, meglio noto come Ddl Alfano. Un testo che pone restrizioni anche ai blog, sempre sotto attacco, paragonati ad una specie di testata giornalistica che &#8211; secondo il ddl &#8211; si devono sottoporre al diritto di rettifica entro 48 ore dalla richiesta pena 13 mila euro di multa. Poi c&#8217;è tutta la parte riguardante la pubblicazione sui giornali. Ieri il Fatto Quotidiano ha scritto come si comporterà nel caso in cui il testo divenisse legge, con un articolo di Peter Gomez. La prima bozza del ddl è stata modificata, lasciando comunque spazio ai giornali di poter fare il riassunto delle ordinanze di custodia cautelare e degli atti non più coperti da segreto. Però «se il cronista dovesse citare qualche frase tratta testualmente da quei documenti, o peggio ancora, le trascrizioni delle intercettazioni, sarà punito». Disobbedendo, bastano tre articoli per finire in carcere. La cosa che però rende ancora più soggetta a strumentalizzazione la pubblicazione di intercettazioni la descrive bene sempre Gomez. L&#8217;editore è anch&#8217;egli punito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intercettazioni e giustizia</strong>. Sono i temi che il Governo ha in agenda, anche se il dibattito si sta spostando sulla pillola Ru486.</p>
<p>A giugno del 2009 veniva discusso in rete il disegno di legge sulle intercettazioni, meglio noto come Ddl Alfano. Un testo che pone restrizioni anche ai blog, sempre sotto attacco, paragonati ad una specie di testata giornalistica che &#8211; secondo il ddl &#8211; si devono sottoporre al diritto di rettifica entro 48 ore dalla richiesta pena 13 mila euro di multa.</p>
<p><strong>Poi c&#8217;è tutta la parte riguardante la pubblicazione sui giornali</strong>. Ieri il Fatto Quotidiano ha scritto come si comporterà nel caso in cui il testo divenisse legge, con <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2465046&amp;yy=2010&amp;mm=04&amp;dd=01&amp;title=intercettazioni_cos%u00ec_il_fatto" target="_blank">un articolo</a> di Peter Gomez. La prima bozza del ddl è stata modificata, lasciando comunque spazio ai giornali di poter fare il riassunto delle ordinanze di custodia cautelare e degli atti non più  coperti da segreto. Però «se il cronista dovesse citare qualche frase tratta testualmente da  quei documenti, o peggio ancora, le trascrizioni delle intercettazioni,  sarà punito». Disobbedendo, bastano tre articoli per finire in carcere.</p>
<p><strong>La cosa che però rende ancora</strong> più soggetta a strumentalizzazione la pubblicazione di intercettazioni la descrive bene sempre Gomez. L&#8217;editore è anch&#8217;egli punito con una multa supponendo che «<em>se &#8220;Il Giornale&#8221; si ritrova in mano, come è accaduto nel 2006,  l’intercettazione non trascritta in cui Piero Fassino dice a Giovanni  Consorte &#8220;allora siamo padroni di una banca&#8221; la pubblicherà  (giustamente) sempre. Anche perché <strong>Fassino</strong> è un  avversario della ricchissima famiglia Berlusconi, disposta a pagare  qualsiasi cifra, visto che le elezioni sono alle porte. E lo stesso  potrebbe fare &#8220;Libero&#8221; di proprietà dei facoltosi Angelucci o, a parti  invertite, &#8220;Repubblica&#8221;. Insomma chi se lo può permettere farà scrivere,  quando conviene, articoli solo contro i “nemici” politici o economici e  considererà la multa come una investimento».</em></p>
<p><strong>Immaginiamo il ddl Alfano in vigore</strong>. Non saremmo mai venuti a conoscenza delle risate, sulla disgrazia altrui, degli imprenditori che durante il terremoto dello scorso 6 aprile a L&#8217;Aquila già pensavano agli affari che avrebbero fatto.</p>
<p>Per non parlare dei blog che fanno informazione e che ci mettono a conoscenza delle spudoratezze dei potenti. Sarà difficile che pubblichino notizie scomode onde evitare di ritrovarsi una raccomandata con ricevuta di ritorno che li avverte di un multone da pagare per aver informato i suoi lettori.</p>
<p>Il Pd è contento della strada intrapresa da Angelino Alfano. L&#8217;unica soluzione è la disobbedienza civile.<br />
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</script></div><br />
<a rel="attachment wp-att-1386" href="../?attachment_id=1386"><a rel="attachment wp-att-1386" href="http://www.damianozito.org/?attachment_id=1386"><img class="aligncenter size-full wp-image-1386" title="FQ_Tabella_Ddl Alfano" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/04/FQ_Tabella_Ddl-Alfano.jpg" alt="" width="598" height="463" /></a><br />
</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1386" href="http://www.damianozito.org/?attachment_id=1386"><br />
</a></p>
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		<title>La guerra di Rupert Murdoch contro gli aggregatori di notizie, blogger e siti di informazione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 05:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rupert Murdoch è un magnate dell&#8217;informazione, possiede case editrici, è proprietario di Sky, di giornali e riviste, come il Wall Street Journal, il Times, il New York Post e nel 2005 ha acquistato Myspace. In un&#8217;intervista a Sky News si è scagliato contro Google News che secondo Murdoch ruba i suoi contenuti e per questo ha dichiarato di voler rimuovere da questo servizio ogni contenuto che gli appartenga. La scelta del magnate australiano va davvero contro corrente, ma non dovrebbe poi stupire più di tanto. Su Rue89.com si trova un articolo dal titolo &#8220;Murdoch dichiara guerra a internet, secondo il suo biografo&#8221;(link in basso). Michael Wolff, il biografo, conosce bene il magnate che secondo lui non ha compreso bene internet e gli ha dichiarato guerra. In qualche modo Wolff aveva annunciato questa &#8220;guerra&#8221; alla rete, ricordando dalle pagine di Vanity Fair, che ad Agosto, Murdoch aveva reso pubbliche le perdite della sua News Corporation e stanco di questa sofferenza della carta stampata senza mezzi termini ha fatto sapere che per leggere i suoi giornali la gente deve pagare. Wolff conversando nove mesi con Murdoch per curare la sua biografia, ha avuto modo di capire che il magnate nutre una forte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-501 alignleft" title="Murdoch_michael-wolff-0911-01" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2009/11/Murdoch_michael-wolff-0911-01.jpg" alt="Murdoch_michael-wolff-0911-01" width="182" height="370" />Rupert Murdoch</strong> è un magnate dell&#8217;informazione, possiede case editrici, è proprietario di Sky, di giornali e riviste, come il Wall Street Journal, il Times, il New York Post e nel 2005 ha acquistato Myspace.</p>
<p>In un&#8217;intervista a Sky News si è scagliato contro Google News che secondo Murdoch ruba i suoi contenuti e per questo ha dichiarato di voler rimuovere da questo servizio ogni contenuto che gli appartenga. La scelta del magnate australiano va davvero contro corrente, ma non dovrebbe poi stupire più di tanto.</p>
<p>Su <a href="http://www.reu89.com" target="_blank">Rue89.com</a> si trova un articolo dal titolo &#8220;Murdoch dichiara guerra a internet, secondo il suo biografo&#8221;(<em>link in basso</em>).</p>
<p><a href="http://www.vanityfair.com/magazine/bios/michael_wolff/search?contributorName=Michael%20Wolff" target="_blank">Michael Wolff</a>, il biografo, conosce bene il magnate che secondo lui non ha compreso bene internet e gli ha dichiarato guerra. In qualche modo Wolff aveva annunciato questa &#8220;<strong>guerra</strong>&#8221; alla rete, ricordando dalle pagine di Vanity Fair, che ad Agosto, Murdoch aveva reso pubbliche le perdite della sua <strong>News Corporation</strong> e stanco di questa sofferenza della carta stampata senza mezzi termini ha fatto sapere che per leggere i suoi giornali la gente deve pagare.</p>
<p>Wolff conversando nove mesi con Murdoch per curare la sua biografia, ha avuto modo di capire che il magnate nutre una forte antipatia verso internet e lo considera solo un posto per pornografia, ladruncoli ed hacker. Le esperienze delle perdite della sua azienda, la News Corporation, di Myspace affossato da Facebook, certamernte avranno il loro peso nelle sue convinzioni.</p>
<p>Murdoch ha 78 anni ma una mente lucida che gli ha permesso di pensare ad un piano editoriale che secondo lui verrà seguito dagli altri editori. Per il gigante dei media il modello dell&#8217;informazione gratuita su internet è <strong>perdente</strong>, lo aveva già detto ancor prima dell&#8217;estate, quando aveva iniziato a parlare del suo metodo per far uscir fuori dalla crisi, la carta stampata, proponendo al lettore una sorta di <em>pay-per-news</em> per ricavare denaro utile a riempire le casse dei giornali. Entro un anno i maggiori quotidiani di informazione, secondo Murdoch, devono diventare a<strong> pagamento</strong>. Ma non finisce qui.</p>
<p>Infatti, l&#8217;<strong>Associated Press</strong>, un&#8217;agenzia di stampa internazionale, in nome del copyright si è<a title="AP contro i pirati delle news - Punto Informatico" href="http://punto-informatico.it/2596197/PI/News/ap-contro-pirati-delle-news.aspx" target="_blank"> schierata contro</a> chi usa i suoi contenuti, bollando come pirati anche coloro che citano o linkano proprie informazioni. L&#8217;azienda ha fatto sapere che monitorerà le sue news per contrapporsi agli aggregatori di notizie, ai blogger ed ai motori di ricerca.Qui aggiungo che la questione dell&#8217;indicizzazione e l&#8217;indirizzazione dei contenuti, secondo me andrebbe approfondita e capita meglio. Google ha fatto sapere che già le notizie sono <strong>dirottate verso i maggiri siti di informazione</strong>. Qui mi fermo per magari riprendere questo discorso in futuro.</p>
<p>La questione  informazione grauita rimane aperta, gli editori (molto critici verso internet) dichiarano guerra alla rete. È chiaro che stiamo vivendo una fase di passaggio, dopo la quale certamente ci troveremo definitivamente nell&#8217;era del cosidetto giornalismo 3.0, quello partecipato, twettato e retwettato. Che internet rappresenti una minaccia per i giornali la ritengo una visione del tutto azzardata. Credo invece che la rete rappresenti una forte concorrente della carta stampata che a questo punto dovrà riassestarsi per rilanciare contenuti che soddisfino il lettore che spende i suoi soldi per leggere le notizie su carta e che diventa sempre più esigente. Convincere i <em>magnati</em> sembra quasi impossibile, la guerra al 2.0 è aperta.</p>
<h5><em>Foto (Vanity Fair)</em></h5>
<p><strong>Segnalazioni:</strong></p>
<ul style="text-align: left;">
<li><a href="http://punto-informatico.it/2617920/PI/News/murdoch-basta-informazione-gratuita.aspx" target="_blank">Murdoch: basta con l&#8217;informazione gratuita &#8211; articolo su Punto Informatico</a> <em>di Giorgio Pontico</em></li>
<li><a href="http://punto-informatico.it/2692856/PI/News/murdoch-tutto-ha-un-prezzo.aspx" target="_blank">Murdoch: tutto ha un prezzo &#8211; articolo su Punto Informatico </a><em>di Claudio Tamburrino</em></li>
<li><a href="http://punto-informatico.it/2596197/PI/News/ap-contro-pirati-delle-news.aspx" target="_blank">AP contro i pirati delle news</a> <em>di Gaia Benzi</em></li>
<li><a href="http://www.rue89.com/media-internet/2009/10/06/rupert-murdoch-declare-la-guerre-a-internet-selon-son-biographe" target="_blank">Murdoch déclare la guerre a internet, selon son biographe &#8211; articolo su Rue89.com</a> <em>di Pierre Haski</em></li>
<li><a href="http://www.vanityfair.com/business/features/2009/11/michael-wolff-200911?printable=true" target="_blank">Rupert Murdoch su Internet: It&#8217;s war &#8211; articolo su Vanity Fair</a> <em>di Michael Wolff</em></li>
</ul>
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		<title>La censura di &#8220;Uccidiamo Berlusconi&#8221;</title>
		<link>http://www.damianozito.org/blog/2009/informazione/la-censura-di-uccidiamo-berlusconi/440</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 21:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dibattito sul gruppo &#8220;Uccidiamo Berlusconi&#8221; ha animato molte discussioni in Rete e fuori. È una delle poche volte che un gruppo di persone riesce ad emergere fuori dal contesto virtuale e finisce su quello televisivo e credo che questo episodio finirà per essere usato come pretesto per ogni azione di controllo su internet. Le dichiarazioni del ministro Alfano, di altri esponenti del Pdl, del Pd (Letta) non sono affatto rincuoranti per la rete, specie se saltano fuori nuovamente Gabriella Carlucci e Giampiero D&#8217;Alia con l&#8217;intenzione di disciplinarla. A parte il fatto che il gruppo non avrebbe nessun senso, ho trovato molto più idiota il solo pensare che chi si iscrive a un gruppo possa commettere un reato. Non mi sembra che i gruppi terroristici si identifichino con nome e cognome e si schedino su facebook. Su internet si trovano molte stronzate. Facebook ne è pieno, questo lo sappiamo, e il gruppo su Berlusconi non è l&#8217;unico ovviamente. Quando navigavo le prime volte su internet e partecipavo nei forum c&#8217;erano alcune regole da rispettare come il saluto, scrivere minuscolo, usare un linguaggio non scurrile e tante altre regole che se venivano violate si rischiava di essere segnalati e quindi bannati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-443" title="BerlusconiShootingYou" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2009/10/BerlusconiShootingYou.JPEG" alt="BerlusconiShootingYou" width="459" height="402" /></p>
<p>Il dibattito sul gruppo &#8220;<strong>Uccidiamo Berlusconi</strong>&#8221; ha animato molte discussioni in Rete e fuori. È una delle poche volte che un gruppo di persone riesce ad emergere fuori dal contesto virtuale e finisce su quello televisivo e credo che questo episodio finirà per essere usato come pretesto per ogni azione di controllo su internet.</p>
<p>Le dichiarazioni del ministro <strong>Alfano</strong>, di altri esponenti del Pdl, del Pd (Letta) non sono affatto rincuoranti per la rete, specie se saltano fuori nuovamente Gabriella <strong>Carlucci</strong> e Giampiero <strong>D&#8217;Alia</strong> con l&#8217;intenzione di disciplinarla. A parte il fatto che il gruppo non avrebbe nessun senso, ho trovato molto più idiota il solo pensare che chi si iscrive a un gruppo possa commettere un reato. Non mi sembra che i gruppi terroristici si identifichino con nome e cognome e si schedino su facebook. Su internet si trovano molte stronzate. Facebook ne è pieno, questo lo sappiamo, e il gruppo su Berlusconi non è l&#8217;unico ovviamente.</p>
<p>Quando navigavo le prime volte su internet e partecipavo nei forum c&#8217;erano alcune regole da rispettare come il saluto, scrivere minuscolo, usare un linguaggio non scurrile e tante altre regole che se venivano violate si rischiava di essere segnalati e quindi bannati dagli amministratori. Certo non si veniva denunciati. Semplicemente venivano (e vengono) rimosse le discussioni per non avere rispettato le regole. Nei forum poi si trovano sezioni di <strong>libero sfogo</strong> create appositamente per cazzeggiare, dire parolacce, scrivere in maiuscolo e quel che si vuole.</p>
<p>Concentriamoci sul gruppo. Secondo me un titolo come &#8220;Uccidiamo Berlusconi&#8221; (non è felice) va contestualizzato di caso in caso, perché un titolo del genere potrebbe essere usato per attirare l&#8217;attenzione (forse non è giusto, ma non è di questo che stiamo parlando). Nella descrizione si potrebbe scrivere che si è usato un titolo per ricevere più visite, che in realtà non si vuole istigare alla violenza e l&#8217;autore o gli autori del gruppo anche spiegare che stanno cercando di fare un video, un film, un fumetto, e hanno immaginato cosa potesse accadere se un gruppo di persone pensasse di uccidere Berlusconi e il titolo del gruppo è quello dell&#8217;opera. Lo censurereste? Un po&#8217; come il film su Bush, &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/death-president/death-president/death-president.html" target="_blank">Death of a president</a>&#8220;, che sollevò questioni ma non fu censurato.</p>
<p>La cosa che mi preoccupa non è una censura da parte di facebook, che forse c&#8217;è stata visto che ieri sera quando mi sono iscritto il gruppo si chiamava &#8220;Uccidiamo politicamente Berlusconi&#8221;, non mi preoccupa nemmeno una eventuale censura autorizzata dalla magistratura qualora questa avesse scoperto una vera organizzazione &#8220;terroristica&#8221;. <strong>Il mio unico grande problema è che la censura la compiano chi dovrebbe essere censurato dalla rete e dai giornalisti, ovvero i politici</strong>. Non posso pensare che se Alfano, o Maroni, domani decidesse di far chiudere un gruppo o un blog questi vengano chiusi senza se e senza ma. Credo che a verificare se una frase, un post, un commento, costituisca reato sia la magistratura che appunto ha il compito di far rispettare le leggi e non il Governo che invece le deve applicare né tantomeno il Parlamento che invece le leggi le fa.</p>
<p>Riassumendo:</p>
<ul>
<li>Se facebook decide di &#8220;censurare&#8221;, modificare, spostare un qualunque contenuto non me ne frega niente. È come nei forum, anzi, su facebook è più facile segnalare abusi che non mancano mai.</li>
<li>Se qualcuno pensa di denunciare perché si sente diffamato, minacciato, non deve essere il governo o il parlamento a decidere la chiusura di un sito, gruppo o contenuto. Le leggi in merito esistono già e la magistratura può verificare che queste siano rispettate.</li>
</ul>
<p>Berlusconi, ma qualunque presidente del consiglio, necessita di una sua protezione, questo senza ombra di dubbio. Purtroppo mi è solo parso che in questi giorni Berlusconi avesse solo bisogno di &#8220;conforto&#8221; dopo i colpi subiti, quindi ecco il bigliettino delle brigate rosse, palesemente <strong>falso</strong> e di cattivo gusto ed infine la polemica su internet considerato pericoloso perché si è scagliato contro il premier.</p>
<p><strong>Guido Scorza</strong> si <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=1189" target="_blank">auspica</a> un dibattito su un confronto per stabilire regole, confini entro i quali un utente possa sentirsi libero di usare la rete. Anch&#8217;io avrei voluto che accadesse questo ma per come sono andate le cose ho la vaga impressione che quanto prima questo caso sarà usato come pretesto per giustificare atti censorei. I parlamentari al posto di affacciarsi nella rete e cercare di chiederci consigli, capire i meccanismi, pensano a chiudere, imporre limitazioni a casaccio.</p>
<p>Io mi batterò sempre affinché ci siano spazi come quelle sezioni dei forum dove tutti possano accedere e sapere che lì possono dire quel che vogliono.</p>
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		<title>GUGOL È IL PEGGIOR NEMICO DEI POLITICI</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 18:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I motori di ricerca sono i peggior nemici dei nostri politici. La Rete tiene a mente di tutto ciò che fanno, si può trovare tutto sulla loro carriera da politico o da puttaniere. Per rimediare a questo, ancor prima che gli italiani si sveglino dal sonno mediatico e incomincino a capire che su google si può trovare qualunque informazione di questo tipo con tanto di documentazione bisogna mettere un tappo! Questo tappo hanno già cercato di metterlo, ad esempio con il diritto all&#8217;oblio su internet lo scorso giugno con il ddl Lussana: “Nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale”. A tal proposito vi invito a leggere la riflessione di Guido Scorza su questo ddl. È arrivato poi il cosiddetto diritto di rettifica con il ddl Alfano, ma contenuto ancora nel ddl Pecorella-Costa. In base a questo &#8220;diritto&#8221; per un qualunque sito informatico «le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono». Non credete che scrivere (notizie fondate e documentate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-256" title="uominicheodianoledonne" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2009/09/uominicheodianoledonne.jpg" alt="uominicheodianoledonne" width="580" height="387" /></p>
<p>I motori di ricerca sono i peggior nemici dei nostri politici. La Rete tiene a mente di tutto ciò che fanno, si può trovare tutto sulla loro carriera da politico o da puttaniere. Per rimediare a questo, ancor prima che gli italiani si sveglino dal sonno mediatico e incomincino a capire che su google si può trovare qualunque informazione di questo tipo con tanto di documentazione bisogna mettere un tappo!</p>
<p>Questo tappo hanno già cercato di metterlo, ad esempio con il diritto all&#8217;oblio su internet lo scorso giugno con il ddl Lussana: <em>“Nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale”. </em>A tal proposito vi invito a leggere la <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=842" target="_blank">riflessione di Guido Scorza</a> su questo ddl.</p>
<p>È arrivato poi il cosiddetto diritto di rettifica con il ddl Alfano, ma contenuto ancora nel ddl Pecorella-Costa. In base a questo &#8220;diritto&#8221; per un qualunque sito informatico «<em>le dichiarazioni o le <strong>rettifiche</strong> sono pubblicate <strong>entro quarantotto ore dalla richiesta</strong>, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono</em>».</p>
<p>Non credete che scrivere (notizie fondate e documentate naturalmente) su wikipedia diventerà sempre più complicato? O pubblicare video su youtube visto che per prodotto di naturale editoriale si intende qualunque informazione viene resa accessibile al pubblico anche con supporto informatico?</p>
<p>Al diavolo quindi la libertà di informazione.</p>
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