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	<title>il Blog di Damiano ZitoMafia | il Blog di Damiano Zito</title>
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		<title>Figli minori</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 22:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proviamo a soffermarci su dei giovani di cui non si parla mai. Sono figli che devono sopportare il peso di avere come genitore un collaboratore o un testimone di giustizia. Tra questi c&#8217;è gente che ha deciso di denunciare il racket mandando in galera i propri estorsori, e chi dopo essere stato mafioso ha deciso di pentirsi. Quando un imprenditore denuncia, anche moglie e figli rientrano tra i soggetti minacciati dai mafiosi. Pino Masciari è uno degli imprenditori calabresi che ha deciso di percorrere la strada della legalità, ha rinunciato ad una vita normale con la moglie, e così i due figli si sono visti privare della libertà a differenza dei propri coetanei. Anche Gaetano Saffioti è calabrese come Masciari. Nove anni fa ha denunciato il racket ma è rimasto in Calabria con la sua impresa di movimento terra, e qui continua a lavorare. Suo figlio può uscire di casa solo quando la scorta non è già impegnata con gli altri membri della famiglia. Ci sono poi i figli di mafiosi del calibro di don Vito Ciancimino che conservano segreti e memorie, come Massimo il quale racconta ai magistrati i segreti e le relazioni segrete di Cosa Nostra con lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2823" href="http://www.damianozito.org/blog/2011/lisola/figli-minori/attachment/father_son/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2823" title="father_son" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/01/father_son.jpg" alt="" width="600" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a soffermarci su dei giovani di cui non si parla mai. Sono figli che devono sopportare il peso di avere come genitore un <strong>collaboratore</strong> o un <strong>testimone di giustizia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi c&#8217;è gente che ha deciso di denunciare il <strong>racket</strong> mandando in galera i propri estorsori, e chi dopo essere stato mafioso ha deciso di <strong>pentirsi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un imprenditore denuncia, anche moglie e figli rientrano tra i soggetti minacciati dai mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pino Masciari</strong> è uno degli imprenditori calabresi che ha deciso di percorrere la strada della legalità, ha rinunciato ad una vita normale con la moglie, e così i due figli si sono visti privare della libertà a differenza dei propri coetanei. Anche <strong>Gaetano Saffioti</strong> è calabrese come Masciari. Nove anni fa ha denunciato il racket ma è rimasto in Calabria con la sua impresa di movimento terra, e qui continua a lavorare. Suo figlio può uscire di casa solo quando la scorta non è già impegnata con gli altri membri della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi i figli di mafiosi del calibro di <strong>don Vito Ciancimino</strong> che conservano segreti e memorie, come<strong> Massimo </strong>il quale racconta ai magistrati i segreti e le relazioni segrete di Cosa Nostra con lo Stato. Ciancimino jr ha a sua volta un figlio piccolo, sul quale grava già il peso del nome: Vito Andrea. In una lettera recapitata al padre venivano rivolte delle minacce al piccolo, probabilmente ancora ignaro delle vicende del nonno e del forte peso che oggi hanno le parole del padre.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incoraggiamento va a tutti i figli dei collaboratori di giustizia perché sappiano costruire ciò che meritano”, è una frase scritta nelle note di chiusura del libro <em>Metastasi</em> di <strong>Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La metastasi raccontata dai cronisti di <em>Libero</em> è la &#8216;ndrangheta al Nord nelle parole del pentito<strong> Giuseppe Di Bella</strong>, che oggi vive in compagnia del figlio. Nel libro appare sullo sfondo, in silenzio. Viene descritto come un ragazzino di poche parole, dallo sguardo perso nel vuoto e molto riservato.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita che conduce il figlio di un pentito è una emigrazione continua da una casa all&#8217;altra, neanche il tempo di fare conoscenza con la gente del posto. Uno spostamento dopo l&#8217;altro, ognuno forzato per ragioni di sicurezza e alla fine finisce che il ragazzino non ha amici e inizia ad avere difficoltà a relazionarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tanti i nomi di questi bambini che appaiono nelle dediche di libri che raccontano l&#8217;Italia peggiore. Li leggiamo nelle note di ringraziamento, spesso il solo fatto di essere venuti al mondo per loro è una colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>articolo pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/wrote/" target="_blank">Wroke</a></em></p>
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		<title>Zit(t)o a Colori &#8211; Caduta Libera</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 08:00:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come ogni settimana eccoci qua col nuovo appuntamento di Zit(t)o a Colori, il programma in diretta streaming sul canale di Caffè News che cerca di raccontare la politica italiana. La puntata &#8220;Caduta Libera&#8221; si concentra sul ring della giustizia, tema caldo dentro il Pdl sul quale il partito di Gianfranco Fini si gioca la credibilità con gli (eventuali) elettori. E poi sul non-lavoro del Parlamento, solo 10 leggi in 10 mesi, per finire con uno dei temi più scottanti, quello sulla trattativa tra Stato e Mafia. Sul riconoscimento da parte di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino a proposito di Lorenzo Narracci, uomo dei servizi segreti, è bene fare il punto della situazione. Tornando alla politica nazionale: Lodo Alfano e riforma della giustizia sono quindi le questioni sulle quali potrebbe cadere il Governo e non sarà certo l&#8217;ennesimo caso di donne alla corte a far dimettere Silvio Berlusconi.Tuttavia la domanda è lecita, siamo agli ultimi respiri dell&#8217;attuale legislatura?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2509" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/mafia/zitto-a-colori-caduta-libera/attachment/zittoacolori2/"><img class="alignleft size-full wp-image-2509" title="zittoacolori2" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/10/zittoacolori2.png" alt="" width="253" height="136" /></a>Come ogni settimana eccoci qua col nuovo appuntamento di <strong>Zit(t)o a Colori</strong>, il programma in diretta streaming sul canale di <a href="http://www.caffenews.it" target="_blank">Caffè News</a> che cerca di raccontare la politica italiana. La puntata &#8220;Caduta Libera&#8221; si concentra sul ring della giustizia, tema caldo dentro il Pdl sul quale il partito di <strong>Gianfranco Fini</strong> si gioca la credibilità con gli (eventuali) elettori. E poi sul non-lavoro del Parlamento, solo 10 leggi in 10 mesi, per finire con uno dei temi più scottanti, quello sulla trattativa tra Stato e Mafia. Sul riconoscimento da parte di <strong>Gaspare Spatuzza</strong> e <strong>Massimo Ciancimino</strong> a proposito di<strong> Lorenzo Narracci</strong>, uomo dei servizi segreti, è bene fare il punto della situazione.<br />
Tornando alla politica nazionale: <strong>Lodo Alfano e riforma della giustizia sono quindi le questioni sulle quali potrebbe cadere il Governo</strong> e non sarà certo l&#8217;ennesimo caso di donne alla corte a far dimettere Silvio Berlusconi.Tuttavia la domanda è lecita, siamo agli ultimi respiri dell&#8217;attuale legislatura?</p>
<p style="text-align: center;"><object id="utv48935" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="296" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="utv_n_270140" /><param name="flashvars" value="loc=%2F&amp;autoplay=false&amp;vid=10500732&amp;locale=en_US" /><param name="src" value="http://www.ustream.tv/flash/video/10500732?v3=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="utv48935" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="296" src="http://www.ustream.tv/flash/video/10500732?v3=1" allowfullscreen="true" flashvars="loc=%2F&amp;autoplay=false&amp;vid=10500732&amp;locale=en_US" name="utv_n_270140"></embed></object></p>
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		<title>Angela Napoli e Daniela Santanché, due donne con niente in comune</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 07:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Reggio Calabria, piazza Duomo, le telecamere di Annozero fanno tappa in Calabria ed al microfono di Stefano Bianchi si comincia a sentire qualcosa che l&#8217;orecchio italiano non è abituato a sentire: &#8220;Qui non stanno volando le ciocche di capelli&#8221; ma a Reggio Calabria &#8220;stanno volando le bombe&#8221;. Angela Napoli se la prende con il sottosegretario Daniela Santanché meravigliata del fatto che una deputata di centro-destra come la Napoli potesse lamentare la &#8216;latitanza&#8217; del Ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni assente ad una interpellanza parlamentare proprio sul tema delle bombe contro il procuratore Giuseppe Pignatone. La Santanchè, per dirla con le sua parole, parla da un livello più alto. Comincia a blaterare che questo Governo è quello del fare, che arresta i latitanti, i mafiosi, ma quando l&#8217;eurodeputato di Idv Luigi de Magistris le ricorda che invece gli arresti li eseguono le forze dell&#8217;ordine (che dipendono dal Ministero dell&#8217;Interno) su disposizione della Magistratura, che poi questo Governo è invece quello che mette dei paletti alle intercettazioni, alle loro pubblicazioni, che è quello dello scudo fiscale, utile strumento per chi ricicla denaro sporco ricavato da attività illecite, ecco che l&#8217;unico aggettivo fin troppo facile, quanto banale, che esce dalla bocca di Daniela Garnero Santanchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-2416" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/angela-napoli-e-daniela-santanche-due-donne-con-niente-in-comune/attachment/angela_napoli_vs_santanche/"><img class="size-medium wp-image-2416 aligncenter" title="Angela_Napoli_vs_Santanche" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/10/Angela_Napoli_vs_Santanche-300x157.png" alt="" width="300" height="157" /></a>Reggio Calabria, piazza Duomo, le telecamere di Annozero fanno tappa in Calabria ed al microfono di Stefano Bianchi si comincia a sentire qualcosa che l&#8217;orecchio italiano non è abituato a sentire: <strong>&#8220;Qui non stanno volando le ciocche di capelli&#8221; ma a Reggio Calabria &#8220;stanno volando le bombe&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angela Napoli</strong> se la prende con il sottosegretario <strong>Daniela Santanché </strong>meravigliata del fatto che una deputata di centro-destra come la Napoli potesse lamentare<strong> la &#8216;latitanza&#8217; del Ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni assente ad una interpellanza parlamentare proprio sul tema delle bombe contro il procuratore Giuseppe Pignatone</strong>. La Santanchè, per dirla con le sua parole, parla da un livello più alto. Comincia a blaterare che questo Governo è quello del fare, che arresta i latitanti, i mafiosi, ma quando l&#8217;eurodeputato di Idv Luigi de Magistris le ricorda che invece gli arresti li eseguono le forze dell&#8217;ordine (che dipendono dal Ministero dell&#8217;Interno) su disposizione della Magistratura, che poi questo Governo è invece quello che mette dei paletti alle intercettazioni, alle loro pubblicazioni, che è quello dello scudo fiscale, utile strumento per chi ricicla denaro sporco ricavato da attività illecite, ecco che l&#8217;unico aggettivo fin troppo facile, quanto banale, che esce dalla bocca di Daniela <em><strong>Garnero</strong></em> Santanchè è &#8220;mafioso&#8221;. Sperpera poi consigli a de Magistris: &#8220;Non si metta in testa di sostituire Di Pietro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una reazione scontata e ripetitiva, quella dell&#8217;attacco personale per non rispondere alle domande, o per spostare l&#8217;attenzione dal tema appena toccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa bisogna aspettarsi da chi un giorno è fiera di &#8220;non darla a Berlusconi&#8221; e chi il giorno dopo di Berlusconi diventa sottosegretario? Un consiglio, signora Garnero, rimanga sui suoi tacchi, e voi lettori non provateci a salire.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iaCbBSvW4pQ">http://www.youtube.com/watch?v=iaCbBSvW4pQ</a></p></p>
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		<title>La Madonna della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 13:38:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La &#8216;ndrangheta calabrese raccoglie il consenso di uomini e donne, anziani e giovani approfittando (anche) della fede cattolica della gente, credente, pagana e devota. L&#8217;estate è la stagione dei pellegrinaggi e migliaia di fedeli si recano presso i santuari organizzandosi con carovane notturne e c&#8217;è chi arriva ai luoghi di culto percorrendo tutto il tragitto a piedi, partendo da casa, con dolorose conseguenze per gli arti inferiori. Una specie di penitenza auto-inflitta, in gergo «&#8217;u gutu» per il santo. Per ore ed ore si accompagna il viaggio con tarantelle e canti dedicati alle madonne. I tamburelli, che non vengono mai messi a tacere, si macchiano del sangue delle mani piagate di chi suona senza mai fermarsi. Tra i santuari più &#8220;celebri&#8221; della provincia di Reggio Calabria spicca quello di Polsi, con la relativa Madonna della Montagna di Polsi. Ogni anno i mammasantissima della &#8216;ndrangheta si riunivano e si riuniscono proprio lì. Ad ogni processione religiosa le statue vengono portate sulla spalla da uomini scelti. Alcuni hanno priorità diverse, c&#8217;è chi ha diritto a quel ruolo perché il nonno gli ha ceduto il posto, c&#8217;è poi chi si sente in dovere di portare a spalla il santo, quindi per semplice fede. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2188" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/calabria/la-madonna-della-ndrangheta/attachment/4008204624_21545c1487_z/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2188" title="4008204624_21545c1487_z" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/08/4008204624_21545c1487_z.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p><strong>La &#8216;ndrangheta calabrese raccoglie il consenso </strong>di uomini e donne, anziani e giovani approfittando (anche) della <strong>fede cattolica</strong> della gente, credente, pagana e devota. L&#8217;estate è la stagione dei pellegrinaggi e migliaia di fedeli si recano presso i santuari organizzandosi con carovane notturne e c&#8217;è chi arriva ai luoghi di culto percorrendo tutto il tragitto a piedi, partendo da casa, con dolorose conseguenze per gli arti inferiori. Una specie di penitenza auto-inflitta, in gergo «&#8217;u gutu» per il santo. Per ore ed ore si accompagna il viaggio con tarantelle e canti dedicati alle madonne. I tamburelli, che non vengono mai messi a tacere, si macchiano del <strong>sangue delle mani piagate </strong>di chi suona senza mai fermarsi.</p>
<p>Tra i santuari più &#8220;celebri&#8221; della provincia di Reggio Calabria spicca quello di Polsi, con la relativa <strong>Madonna della Montagna di Polsi</strong>. Ogni anno i mammasantissima della &#8216;ndrangheta si riunivano e si riuniscono proprio lì.</p>
<p>Ad ogni processione religiosa le statue vengono portate sulla spalla da uomini scelti. Alcuni hanno priorità diverse, c&#8217;è chi ha diritto a quel ruolo perché il nonno gli ha ceduto il posto, c&#8217;è poi chi si sente in dovere di portare a spalla il santo, quindi per semplice fede. Sotto alle statue capitano spesso uomini pregiudicati, &#8216;ndranghetisti o presunti tali. Quello di portare in spalla il santo è un gesto di forza, <strong>che agli occhi dei più piccoli appare quasi eroico.</strong></p>
<p>Nei paesini di Calabria in estate si ha l&#8217;abitudine di raccogliere soldi in vista del pellegrinaggio. Chi organizza la carovana si munisce di santini e cestello, passa casa per casa e ai suoi compaesani chiede «un&#8217;offerta per la Madonna». Ma i soldi li prende la madonna? Si chiedono alcuni. Molti, in buona fede, &#8220;versano&#8221; nel cestello circa <strong>5 euro </strong>così<strong> </strong>«&#8217;nci mandu a madonna»(glieli mando alla madonna). Ma dove vanno a finire?</p>
<p>Nell&#8217;immaginario collettivo c&#8217;è chi è <strong>consapevole del rischio che quei soldi (o parte di essi) finiscano direttamente o indirettamente ai carcerati, dunque alla &#8216;ndrangheta</strong>. Non per niente nel gergo comune <strong>il santuario di Polsi rappresenta il santuario «della &#8216;ndrangheta»</strong>. Lo sanno tutti che a portare il santo sulle spalle c&#8217;è sempre almeno un mafioso, lo sa il semplice cittadino, lo sanno i preti, tutti. Qualcuno tra questi presti che ad alta voce e dall&#8217;altare, <strong>ha espressamente chiesto di non portare soldi a Polsi. </strong></p>
<p>Così si passano le feste religiose calabresi, si organizzano processioni pomeridiane, che terminano nel lo spazio offerto da qualcuno che nel proprio cortile allestisce un altare dove i fedeli possono pregare.<strong> Si raccolgono soldi</strong> per la festa, naturalmente «della Madonna», che si chiude con canti, fuochi d&#8217;artificio e tarantelle. E la gente balla, ma la &#8216;ndrangheta pure.</p>
<p><em><a href="http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/" target="_blank">foto: ilcamminodellamusica.it</a></em></p>
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		<title>Restart</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:41:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari lettori del blog eccomi tornato a scrivere. Le vacanze sono ormai terminate e ho avuto modo di raccogliere impressioni, pensieri, qualche appunto che spero possano essermi utili per nuovi post. È vero, quello che scrivo o che penso su questo misero blog non fa cambiare nulla all&#8217;esterno, cioè nel mondo politico. Lo preciso perché qualcuno forse potrebbe pensare che io creda che con i miei post su Berlusconi possa fare in modo che mr. B non sia più al Governo. Certo se lui non fosse a capo del Governo sarei molto più contento, se questo però significherebbe avere D&#8217;Alema o Veltroni al suo posto, bhè allora non avrei di che sentirmi felice. Questo blog quindi non è un manifesto politico o un programma elettorale. È uno spazio che uso a mio libero piacimento, un diario dove pubblico articoli con taglio giornalistico o semplici pensieri. In sostanza scrivo quel che voglio proprio perché il Blog è personale. Continuerò perciò a pubblicare e ad accettare commenti e critiche naturalmente non offensive. Chi intende insultare, usare parolacce, può benissimo aprirsi uno spazio su wordpress.com e sparare frottole. Io qui continuerò a scrivere che Dell&#8217;Utri è un senatore della Repubblica condannato per concorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori del blog eccomi tornato a scrivere. Le vacanze sono ormai terminate e ho avuto modo di raccogliere impressioni, pensieri, qualche appunto che spero possano essermi utili per nuovi post.</p>
<p>È vero, quello che scrivo o che penso su questo misero blog non fa cambiare nulla all&#8217;esterno, cioè nel mondo politico. Lo preciso perché qualcuno forse potrebbe pensare che io creda che con i miei post su Berlusconi possa fare in modo che mr. B non sia più al Governo.<br />
Certo se lui non fosse a capo del Governo sarei molto più contento, se questo però significherebbe avere D&#8217;Alema o Veltroni al suo posto, bhè allora non avrei di che sentirmi felice.<br />
Questo blog quindi non è un manifesto politico o un programma elettorale. È uno spazio che uso a mio libero piacimento, un diario dove pubblico articoli con taglio giornalistico o semplici pensieri.<br />
In sostanza scrivo quel che voglio proprio perché il Blog è personale. Continuerò perciò a pubblicare e ad accettare commenti e critiche naturalmente non offensive. Chi intende insultare, usare parolacce, può benissimo aprirsi uno spazio su wordpress.com e sparare frottole. Io qui continuerò a scrivere che Dell&#8217;Utri è un senatore della Repubblica condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, che Berlusconi è un disonesto che si fa le leggi su misura, che Mangano era un mafioso che viveva con lui ad Arcore per fare da cerniera coi  mafiosi siciliani, che Schifani deve chiarire sulla vicenda del Palazzo a Palermo, che Mantovano non assegnando la scorta a Spatuzza è un irresponsabile che non aiuta a capire i retroscena delle stragi di mafia dal &#8217;92 al &#8217;94 e via via dicendo. Continuerò a dire che la &#8216;ndrangheta illude tanti giovani calabresi, che non si trova solo in Calabria e che i politici locali che fanno gli interessi propri e dei mafiosi meritano di essere spediti in galera.</p>
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		<title>Berlusconi come il duce&#8230;a fasi alterne</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 22:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lotta alla mafia, signore e signori, è tutto merito di Silvio Berlusconi. Non più di magistratura e forze dell&#8217;ordine che lavorano anche nei giorni feriali per acciuffare latitanti e scovare i segreti della stanza dei bottoni, dove si nasconde una parte della criminalità organizzata, quella più &#8220;borghese&#8220;, che si avvale dello scudo parlamentare per non finire in galera. Quindi finiamole con questa bazzecole sulle associazioni segrete, perché solo il duce ha fatto meglio del nostro presidente del Consiglio. Non volete mica discute su questo?! Funziona così: quando i magistrati portano a compimento un&#8217;importane operazione contro una potente organizzazione mafiosa e di mezzo non c&#8217;è alcun politico legato al premier, tipo Marcello Dell&#8217;Utri o Nicola Cosentino, il merito è tutto di Berlusconi (in primis), poi di Roberto Maroni, che è Ministro dell&#8217;Interno ed infine il merito non può che andare al Governo. Se poi nella rete ci finisce qualche politico colluso, accusato di far parte di organizzazioni segrete, violando quindi la legge Anselmi, o qualcuno che fa peculato rubando denaro pubblico, o concussione abusando della propria carica elettiva e altro ancora, allora si tratta dei soliti magistrati comunisti, quelli che fanno di tutto e di più per creare teoremi accusatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2223" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/mafia/berlusconi-come-il-duce-a-fasi-alterne/attachment/berlusconi_mafia/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2223" title="berlusconi_mafia" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/08/berlusconi_mafia.jpg" alt="" width="600" height="370" /></a></p>
<p><strong>La lotta alla mafia, signore e signori, è tutto merito di Silvio Berlusconi</strong>. Non più di magistratura e forze dell&#8217;ordine che lavorano anche nei giorni feriali per acciuffare latitanti e scovare i segreti della stanza dei bottoni, dove si nasconde una parte della criminalità organizzata, quella più &#8220;<strong>borghese</strong>&#8220;, che si avvale dello <strong>scudo parlamentare</strong> per non finire in galera.</p>
<p>Quindi finiamole con questa bazzecole sulle associazioni segrete, perché <strong>solo il duce ha <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/08/14/visualizza_new.html_1880874341.html" target="_blank">fatto</a> meglio del nostro presidente del Consiglio</strong>. Non volete mica discute su questo?!</p>
<p>Funziona così: quando i magistrati portano a compimento un&#8217;importane operazione contro una potente organizzazione mafiosa e di mezzo non c&#8217;è alcun politico legato al premier, tipo Marcello Dell&#8217;Utri o Nicola Cosentino, <strong>il merito è tutto di Berlusconi</strong> (in primis), poi di <strong>Roberto Maroni</strong>, che è Ministro dell&#8217;Interno ed infine il merito non può che andare al Governo.</p>
<p>Se poi nella rete ci finisce qualche politico colluso, accusato di far parte di organizzazioni segrete, violando quindi la legge Anselmi, o qualcuno che fa peculato rubando denaro pubblico, o concussione abusando della propria carica elettiva e altro ancora, allora si tratta dei soliti <strong>magistrati comunisti</strong>, quelli che fanno di tutto e di più per creare teoremi accusatori <strong>contro Berlusconi</strong> e i suoi sodali con l&#8217;intento di far cadere il Governo.</p>
<p>È così, punto. Fateci l&#8217;abitudine.</p>
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		<title>Materiale infiammabile contro la Legge Bavaglio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 11:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contro il bavaglio che colpisce seriamente la carta stampata una giornata di super informazione non avrebbe guastato. Ora, visto che i blog sono sì considerati una cosa a parte ma non del tutto secondo questa legge, linko il materiale che in un altro Paese, dove ancora c&#8217;è un&#8217;opinione pubblica, farebbe sì che i capi di Governo, Ministri o parlamentari si dimettano per farsi processare. Oggi i giornali, o almeno parte di essi, non sono usciti in edicola. Se fossero usciti con dei dossier sulla nascita della Seconda Repubblica, molti avrebbero acquistato i quotidiani e magari li avrebbero conservati nella libreria accanto a libri importanti. Su internet c&#8217;è molta più flessibilità e una ricerca &#8220;storica&#8221; è molto più facile. Così voglio perdere cinque minuti del mio tempo per raccogliere qualche video e qualche link, che vi raccomando di condividere: Ecco perché B. vuole il bavaglio Il piano di Rinascita Democratica (loggia massonica P2) commentato da Marco Travaglio Le pressioni di B. sull&#8217;Agcom per chiudere Annozero Le intercettazioni di Trani: Intercettazione tra Marcello Dell&#8217;Utri e Berlusconi: Procedimenti a carico di Berlusconi Il Papello: Trattativa tra Stato e Mafia Chi è Mangano e chi è Marcello Dell&#8217;Utri: Intervista a Marco Lillo: Intercettazioni Berlusconi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2116" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/attachment/villa-certosa-berlusconi/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2116" title="villa-certosa-berlusconi" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/07/villa-certosa-berlusconi.jpg" alt="" width="500" height="368" /></a></p>
<p><strong>Contro il bavaglio </strong>che colpisce seriamente la carta stampata una giornata di super informazione non avrebbe guastato.</p>
<p>Ora, visto che i blog sono sì considerati una cosa a parte ma non del tutto secondo questa legge, linko il materiale che in un altro Paese, dove ancora c&#8217;è un&#8217;opinione pubblica, farebbe sì che i capi di Governo, Ministri o parlamentari si dimettano per farsi processare.</p>
<p>Oggi i giornali, o almeno parte di essi, non sono usciti in edicola. Se fossero usciti con dei dossier sulla nascita della Seconda Repubblica, molti avrebbero acquistato i quotidiani e magari li avrebbero conservati nella libreria accanto a libri importanti.</p>
<p>Su internet c&#8217;è molta più flessibilità e una ricerca &#8220;storica&#8221; è molto più facile. Così voglio perdere cinque minuti del mio tempo per raccogliere qualche video e qualche link, che vi raccomando di condividere:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/la-nuova-p2-di-denis-verdini-ecco-perche-b-non-vuole-il-bavaglio/38100/" target="_blank">Ecco perché B. vuole il bavaglio</a></li>
<li><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/il-piano-di-rinascita-democratica-della-p2-con-i-commenti-di-marco-travaglio/38133/" target="_blank">Il piano di Rinascita Democratica (loggia massonica P2) commentato da Marco Travaglio</a></li>
<li><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/annozero-kaputt-%E2%80%9Csi-berlusconi-ha-fatto-pressioni%E2%80%9D/37820/" target="_blank">Le pressioni di B. sull&#8217;Agcom per chiudere Annozero</a></li>
</ul>
<p>Le intercettazioni di Trani:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/2113"><img src="http://img.youtube.com/vi/0GRKLhJEW0g/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Intercettazione tra Marcello Dell&#8217;Utri e Berlusconi:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/2113"><img src="http://img.youtube.com/vi/G-kpAJ35On0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<ul>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi" target="_blank">Procedimenti a carico di Berlusconi</a></li>
<li><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/mafia/sotto-scacco-una-trattativa-tra-stato-e-mafia/" target="_blank">Il Papello: Trattativa tra Stato e Mafia</a></li>
</ul>
<p>Chi è Mangano e chi è Marcello Dell&#8217;Utri:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/2113"><img src="http://img.youtube.com/vi/NCj2j6QJNRA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Intervista a Marco Lillo:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/2113"><img src="http://img.youtube.com/vi/zk7BRvtaac4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Intercettazioni Berlusconi &#8211; Saccà:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/materiale-infiammabile-contro-la-legge-bavaglio/2113"><img src="http://img.youtube.com/vi/_zWFKDPX6l4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Strage di Ustica e Mafia: come imbavagliare un disastro</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 13:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che si comincia a leggere di mafia e mafiosi si finisce sempre col parlare del sequestro di Aldo Moro, di servizi deviati, di P2, della morte di Enrico Mattei e del giornalista Mauro de Mauro, di quella di Pier Paolo Pasolini, e di tanti altri casi come la Strage di Ustica. Tutte queste storie hanno delle parti di racconto che rimangono nell&#8217;ombra, ma è come se fossero collegate da un filo rosso. Anche nel libro di Francesco La Licata e Massimo Ciancimino, Don Vito (ed. Feltrinelli, 18 euro), non mancano particolari (anche privati) di queste storie. Massimo, il figlio più piccolo del padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, racconta che: «Una sera eravamo a Mondello e stavamo andando a cena al Circolo Lauria, verso le 21.30. A un certo punto veniamo raggiunti da un signore che dice di essere latore di un messaggio urgente da parte dell&#8217;onorevole Attilio Ruffini, fino a qualche settimana prima ministro della Difesa. Il messaggero comunica a mio padre che Ruffini ha bisogno di un incontro urgentissimo. Il ministro era suo grane amico e nella Dc siciliana aveva un grande peso. Cos&#8217;era accaduto quella sera? La sciagura di Ustica: il DC9 dell&#8217;Italia disintegrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1829" href="http://www.damianozito.org/2010/informazione/strage-di-ustica-e-mafia-come-imbavagliare-un-disastro/attachment/usitca_lora/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1829" title="Usitca_lora" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/06/Usitca_lora.jpg" alt="" width="600" height="467" /></a></strong></p>
<p><strong>Ogni volta che si comincia a leggere</strong> di mafia e mafiosi si finisce sempre col parlare del sequestro di Aldo Moro, di servizi deviati, di P2, della morte di Enrico Mattei e del giornalista Mauro de Mauro, di quella di Pier Paolo Pasolini, e di tanti altri casi come la <strong>Strage di Ustica</strong>. Tutte queste storie hanno delle parti di racconto che rimangono nell&#8217;ombra, ma è come se fossero collegate da un filo rosso.</p>
<p>Anche nel libro di Francesco La Licata e Massimo Ciancimino,<strong> Don Vito </strong><em>(ed. Feltrinelli, 18 euro)</em>, non mancano particolari (anche privati) di queste storie. Massimo, il figlio più piccolo del padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, racconta che:</p>
<blockquote><p>«Una sera eravamo a Mondello e stavamo andando a cena al Circolo Lauria, verso le 21.30. A un certo punto veniamo raggiunti da un signore che dice di essere latore di un messaggio urgente da parte dell&#8217;onorevole <strong>Attilio Ruffini</strong>, fino a qualche settimana prima <strong>ministro della Difesa</strong>. Il messaggero comunica a mio padre che Ruffini ha bisogno di un incontro urgentissimo. Il ministro era suo grane amico e nella Dc siciliana aveva un grande peso.</p>
<p>Cos&#8217;era accaduto quella sera? La sciagura di Ustica: <strong>il DC9 dell&#8217;Italia disintegrato in volo</strong> con ottantuno persone a bordo. In sostanza mio padre veniva mobilitato per controllare e vigilare affinché non divenisse pubblicata la notizia della reale causa di quella sciagura, e cioè che l&#8217;areo era stato abbattuto nel corso di una &#8220;operazione di guerra&#8221; tra servizi segreti stranieri. <strong>Poi si apprenderà la pista del Mig libico e dei servizi francesi,</strong> cosa che mio padre aveva saputo in tempo reale.»</p></blockquote>
<p>Don Vito dovette raccontare all&#8217;amico Roberto Parisi dell&#8217;accaduto perché sul DC9 viaggiavano moglie e figlia dell&#8217;ingegner Parisi. Quest&#8217;ultimo poi fu ucciso per un affare che riguardava un&#8217;azienda ittica. Ma questa è tutta un&#8217;altra storia.</p>
<p>Della Strage di Ustica dunque molte cose sono rimaste irrisolte e quel poco che sappiamo non lo avremmo mai saputo se ad esempio fosse in vigore il ddl Alfano, la cosiddetta legge bavaglio. Così <strong>Alessandro Gamberini</strong>, avvocato delle famiglie vittime della strage di Ustica, spiega gli ostacoli che il ddl intercettazioni avrebbe posto all&#8217;inchiesta.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6j3Wgw9PHgU">http://www.youtube.com/watch?v=6j3Wgw9PHgU</a></p>
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		<title>Nostro eroe è Giovanni Falcone, il loro è Mangano</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 08:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo diciotto anni dalla strage di Capaci si continua ad indagare sull&#8217;attentato al giudice Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo, morti insieme a tre uomoni della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinario e Vito Schifani. È stata riaperta poi l&#8217;indagine sul fallito attentato all&#8217;Addaura, che sembra essere stato un tentativo di depistaggio. In tutti questi anni continua ad esserci quel filo rosso che spesso collega mafia e politica, invertendone in alcuni casi anche i ruoli. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso dice che le stragi servivano per favorire un&#8217;entità politica. Dunque la commemorazione del 23 maggio non deve essere retorica né rituale. Nel video, il magistrato Vincenzo Marinelli ricorda il sacrificio di questi uomini morti in nome della legalità con una analisi sull&#8217;attuale situazione politica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1744" href="http://www.damianozito.org/2010/mafia/viva-giovanni-falcone/attachment/falcone_morvillo/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1744" title="falcone_morvillo" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/05/falcone_morvillo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Dopo diciotto anni dalla strage </strong>di Capaci si continua ad indagare sull&#8217;attentato al giudice Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo, morti insieme a tre uomoni della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinario e Vito Schifani. È stata riaperta poi l&#8217;indagine sul fallito attentato all&#8217;Addaura, che sembra essere stato un tentativo di depistaggio.</p>
<p><strong>In tutti questi anni continua ad </strong>esserci quel filo rosso che spesso collega mafia e politica, invertendone in alcuni casi anche i ruoli. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso dice che le stragi servivano per favorire un&#8217;entità politica. Dunque la commemorazione del 23 maggio non deve essere retorica né rituale. Nel video, il magistrato Vincenzo Marinelli ricorda il sacrificio di questi uomini morti in nome della legalità con una analisi sull&#8217;attuale situazione politica.</p>
<div align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="384" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xdh8bt" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="384" src="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xdh8bt" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
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		<title>Per combattere i boss l&#8217;età non conta</title>
		<link>http://www.damianozito.org/blog/2009/mafia/per-combattere-i-boss-leta-non-conta/667</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 22:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mi capita spesso di proporre articoli, ma quando lo ritengo davvero necessario non evito di farlo. Quello che segue è un articolo che oggi a pagina 7 del Fatto Quotidiano mi ha davvero lasciato sorpreso. di Nando Dalla Chiesa La sua scorta è la sua mamma. Nella storia dei leader dei movimenti e dei gruppi antimafia è una assoluta anomalia. Qualcosa fuori dall’immaginazione. Eppure è davvero così. Arriva ai convegni, spesso accolto da applausi ammirati, con lei al seguito; e accanto a lei sta seduto disciplinatamente, al riparo degli occhiali grandissimi, finché non gli chiedono di prendere la parola. Con lei fa i viaggi per le città dove il movimento ha chiamato a raccolta i suoi simboli. Ormai è risaputo: se lo chiamano devono invitare anche sua madre. Perché senza di lei non viaggia. Non può viaggiare. Tranquilli, nessun bamboccio-ne infiltrato nei movimenti contro le cosche. C’è solo che lui, Giuseppe Di Fini, ha appena quattordici anni ed è probabilmente il più giovane esponente di movimenti civili apparso sulla scena nazionale, almeno a comune e recente memoria. Fiorito in quel giardino troppo sconosciuto al paese che sono le scuole siciliane, affollate da tenacissimi insegnanti che spendono anni e anzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-668" title="Giuseppe Di Fini" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2009/12/Giuseppe-Di-Fini.jpeg" alt="Giuseppe Di Fini" width="535" height="346" /><span style="color: #003366;"><em>Non mi capita spesso di proporre articoli, ma quando lo ritengo davvero necessario non evito di farlo. Quello che segue è un articolo che oggi a pagina 7 del Fatto Quotidiano mi ha davvero lasciato sorpreso.</em></span></p>
<p><em>di Nando Dalla Chiesa</em></p>
<p>La sua scorta è la sua mamma. Nella storia dei leader dei movimenti e dei gruppi antimafia è una assoluta anomalia. Qualcosa fuori dall’immaginazione. Eppure è davvero così. Arriva ai convegni, spesso accolto da applausi ammirati, con lei al seguito; e accanto a lei sta seduto disciplinatamente, al riparo degli occhiali grandissimi, finché non gli chiedono di prendere la parola. Con lei fa i viaggi per le città dove il movimento ha chiamato a raccolta i suoi simboli. Ormai è risaputo: se lo chiamano devono invitare anche sua madre. Perché senza di lei non viaggia. Non può viaggiare.      Tranquilli, nessun bamboccio-ne infiltrato nei movimenti contro le cosche. C’è solo che lui, Giuseppe Di Fini, ha appena quattordici anni ed è probabilmente il più giovane esponente di movimenti civili apparso sulla scena nazionale, almeno a comune e recente memoria. Fiorito in quel giardino troppo sconosciuto al paese che sono le scuole siciliane, affollate da tenacissimi insegnanti che spendono anni e anzi decenni di vita nella educazione dei bambini e dei ragazzi a un’altra idea di legalità. Dando loro buoni principi e facendoli incontrare con i testimoni della lotta alla mafia, si    tratti di giudici o sacerdoti, di giornalisti o di familiari delle vittime. Giuseppe si è formato in quel crogiuolo, alla scuola media “Giovanni Verga” di Centuripe, provincia di Enna, a più di settecento metri dall’altezza del mare. Anche lì, in un paese di poco più di seimila abitanti, c’era una di questi insegnanti, Rossella Curella, professoressa di Lettere. Che si è trovata come allievo questo bambino pieno di interessi e una famiglia di salda cultura civile alle spalle, il papà con incarico importante in un’azienda privata, la mamma, Sandra, animatrice socio-culturale. Era l’ottobre di tre anni fa quando Giuseppe, preso dalle letture e dai discorsi, e dopo essersi guardato un po’ intorno, ha deciso che era ora di impegnarsi nella stessa battaglia di Paolo Borsellino e di Peppino Impastato. Così ha coinvolto un po’ di suoi compagni di scuola, Mario, Giovanni e alcuni altri e ha dato vita    a un gruppo, “Antimafia giovanile”. Per parlare di clan e di corruzione, per innaffiare la leggenda degli eroi senza macchia e senza paura dell’antimafia. All’inizio molto entusiasmo, l’aiuto e l’incoraggiamento della professoressa. Che però l’anno dopo è andata in pensione. E siccome le persone “fanno” le istituzioni, Giuseppe si è subito scontrato con la crescente indifferenza    dei compagni. Nessuno l’ha più aiutato. Non per questo, però, si è perso d’animo. Anzi, ha fondato un giornalino, “La Gazzetta dei non boss”, due numeri pieni di riflessioni e di esortazioni a darsi una mossa per cambiare il mondo, per scuotere coetanei con la mente zuppa di calciatori e di attricette televisive. Ha scritto articoli. Si è messo in contatto con il mondo degli adulti, chiedendo aiuto e sostegno. E loro a interrogarsi increduli se fosse uno scherzo, o, nei casi migliori, chi fosse quel bambino che sembrava padroneggiare la materia come non riesce nemmeno di striscio al cittadino medio.    Poi, quando lo conoscevano gli adulti si entusiasmavano. Come vedendo in lui una possibile, confortante anticipazione delle generazioni prossime venture. Talora dopo cinque    minuti <span id="more-667"></span>passati ad ascoltarlo si davano segretamente di gomito sussurrando preoccupate ipotesi sulla natura del ragazzino (è troppo grande; parla come un adulto, non è possibile; non è naturale). Salvo ricredersi e intenerirsi nel vedergli un sorriso timido e impacciato sulle labbra al momento dell’applauso finale. Ossia quando scatta la funzione di mamma Sandra: ricordare a tutti con la sua presenza che è davvero un ragazzino. Un neo-adolescente che appone targhe dedicate ai caduti dello Stato e della società civile perché i luoghi non dimentichino; e che si è guadagnato con la sua timidezza l’affetto di tante persone famose, fino a essere ricevuto ultimamente dal presidente della Repubblica con una delegazione di studenti.    “Ora va meglio”, dice, “non studio più nel mio paese, vengo a Paternò, in provincia di Catania, venti minuti di autobus   . Faccio la quarta ginnasio al ‘Mario Rapisardi’ e c’è meno indifferenza verso la mia attività. Ci sono più strette di mano, c’è più calore, anche più collaborazione, mi sembra. Spero di potere ricominciare con ‘La gazzetta dei non boss’ e intanto sto lavorando a fare il mio sito Web, <span title="Click here to go to www.giuseppedifini.com"> <a href="http://www.giuseppedifini.com" target="_blank">www.giuseppedifini</a></span><a href="http://www.giuseppedifini.com" target="_blank"><span title="Click here to go to www.giuseppedifini.com">.com</span></a> , così anch’io potrò fare sapere come la penso, come la pensa uno studente siciliano di quattordici anni”. Appunto, che cosa pensi di quel che sta accadendo in questi giorni? “Sono disgustato. Mi dà fastidio che qualcuno dica che questo è il governo più attivo contro la mafia e poi cambi la legge sulla confisca dei beni, facendo un favore enorme proprio alla mafia. Non mi piacciono le due facce. E non mi piace sentire dire che il tale fatto è una coincidenza, e il tale altro pure, e che quell’episodio è un caso isolato. Troppe coincidenze, troppi casi, intorno o nella vita delle stesse persone.    Alla fine è una certezza. E in ogni caso non si può buttare al vento per partito preso quel che dice un pentito”.    Sei pessimista, Giuseppe? “Si vedono cose da brivido. Ma io sono sempre ottimista. Falcone diceva (questa frase Giuseppe la cita sempre, ndr) che la mafia, come tutte le cose nella storia del mondo, ha avuto un inizio e avrà una fine. Finirà anch’essa”.    Legge molto, Giuseppe. Sul suo comodino attualmente c’è La bellezza e l’inferno di Saviano.Ma scrive anche, e non solo articoli. Ultimamente ha scritto “Nato in Sicilia”. Una breve, intensa riflessione sulla mentalità prevalente nella sua terra. Un volo panoramico sulla cultura isolana, da Verga ai negozi    che vendono come graziosi souvenir le magliette con su il Padrino. “Non per demoralizzare”, ha spiegato agli amici, ma “per sensibilizzare”. L’ha dedicato “A coloro che hanno la forza e la speranza di combattere. A coloro che non si rassegnano di fronte ai ‘ma chi te lo fa fare’. A Paolo, Giovanni, Peppino, Don Pino, Carlo Alberto, Rosario, Don Peppe, Pippo, Mauro e gli altri. Per la vita, la libertà, la giustizia, l’Italia”. Una specie di programma civile. Un programma che ormai divide il paese. Di qua i quattordici anni intrisi di speranza di Giuseppe, di là il volto cupo e senza età di Augusto Minzolini. Di qua il linguaggio educato e compito di chi deve comunque rispondere alla sua mamma, di là il turpiloquio (“minchiate”) esibito al tg da chi deve comunque rispondere al suo padrino.</p>
<p style="text-align: right;"><em>già su Il Fatto Quotidiano del 13.12.2009</em></p>
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