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	<title>il Blog di Damiano Zitomediaset | il Blog di Damiano Zito</title>
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		<title>Social Media Week, la Rete fa lezione di giornalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Damiano Zito per Dirittodicritica (che dal 7  febbraio è diventato testata giornalistica ) Social Media Week, il Festival della Rete organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un&#8217;agenda ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all&#8217;11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come Wikileaks o di strumenti come Twitter che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale. Al panel moderato dal conduttore di IoReporter Marco Montemagno, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell&#8217;informazione per confrontarsi sull&#8217;evoluzione della figura del giornalista. Emilio Carelli direttore di Sky Tg24 parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell&#8217;informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo. C&#8217;è però chi non è d&#8217;accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo Giancarlo Vergori, direttore generale di Virgilio, i sondaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-3319" href="http://www.damianozito.org/blog/2011/informazione/social-media-week-la-rete-fa-lezione-di-giornalismo/attachment/social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio/"><img class="aligncenter size-full wp-image-3319" title="social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/02/social-media-week-huffington-post-web-reputation-gilioli-montemagno-virgilio.jpg" alt="" width="700" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>di <strong>Damiano Zito</strong> per <a href="http://www.dirittodicritica.com" target="_blank">Dirittodicritica</a> (che dal 7  febbraio è diventato<strong> testata giornalistica <img src='http://www.damianozito.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong>) </em></p>
<p><strong>Social Media Week</strong>, il <a href="http://socialmediaweek.org/rome/" target="_blank">Festival della Rete</a> organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un&#8217;<a href="http://socialmediaweek.org/rome/schedule/" target="_blank">agenda</a> ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all&#8217;11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come <strong>Wikileaks</strong> o di strumenti come <strong>Twitter</strong> che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al <a href="http://socialmediaweek.org/rome/2011/02/08/il-giornalismo-dopo-twitter-e-wikileaks-il-liveblogging-con-i-protagonisti-dellinformazione-italiana/" target="_blank">panel</a> moderato dal conduttore di <em>IoReporter</em> <strong>Marco Montemagno</strong>, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell&#8217;informazione per confrontarsi sull&#8217;evoluzione della figura del giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emilio Carelli</strong> direttore di <em>Sky Tg24</em> parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell&#8217;informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è però chi non è d&#8217;accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo <strong>Giancarlo Vergori</strong>, direttore generale di <em>Virgilio</em>, i sondaggi a disposizione parlano chiaro: “gli italiani nei confronti dei mezzi di informazione hanno una totale mancanza di fiducia”. E il discorso vale anche per le fonti ufficiali online. Il pubblico interpellato da Montemagno, ha confermato per la maggior parte la tesi di Vergori esprimendo insoddisfazione per l&#8217;informazione televisiva, dicendosi leggermente più soddisfatto dell&#8217;informazione su carta e promuovendo quella online perché pluralista e quasi sempre basata su fonti verificabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasparenza in effetti oltre a creare benefici alla salute del Paese, in Rete si trasforma in un aumento della reputazione (o <em>web reputation</em>) di un sito o blog. Per spiegarlo <strong>Alessandro Gilioli</strong>, giornalista e <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank">blogger</a> de <em>L&#8217;Espresso</em>, cita il caso di Wikileaks, definendolo &#8220;giornalismo di database&#8221; che fornisce ai lettori l&#8217;accesso alle fonti dopo averle filtrate e rese consultabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qual è la chiave del successo di un sito web? L&#8217;esempio migliore, almeno nel campo del giornalismo, è quello dell&#8217;<strong><a href="http://www.huffingtonpost.com/" target="_blank">Huffington Post</a></strong> che oggi vanta circa 25 milioni di visitatori unici al mese.  Anche se alcuni dei motivi di tale popolarità sono tuttora inspiegabili, Gilioli chiarisce che la prima cosa che ha funzionato è stato il concetto di aggregazione tra citizen journalism e giornalismo professionale. Specie perché l&#8217;Huffingotn ha capito una cosa che i giornalisti faticano a comprendere:  in Rete, più che sulla carta, paga <strong>l&#8217;autorevolezza e il lungo termine</strong>, ovvero il tempo impiegato per conquistare la giusta credibilità. Sono questi i concetti che secondo Gilioli mancano a chi in Italia cerca di fare il proprio Huffington Post.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0">http://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0</a></p></p>
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		<title>Domande, domande, domande a Massimo D&#8217;Alema</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 13:41:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le malelingue dicono le cose peggiori su di lui. A peggiorare la situazione o a confermarla, le corrispondenze tra le ambasciate pubblicate da Wikileaks che parlano di Massimo D&#8217;Alema come un ottimo interlocutore di Berlusconi che aveva cercato in baffino una spalla su cui appoggiarsi per far approvare le leggi di proprio interesse. Il giusto interlocutore dunque, lo «smartest guy in the room» che dialoga con B. ripagato &#8211; dicono sempre i cattivi commentatori &#8211; con: la candidatura a Ministro degli Esteri dell&#8217;Unione Europea (ma senza successo) la candidatura a Presidente del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica italiana (questa con grande successo) D&#8217;Alema, anche noto come Baffino o Lìder Maximo, è un politico furbo, ritenuto responsabile di molte delle sconfitte del centrosinistra italiano, la impersonificazione della nomenklatura. Non a caso i candidati alle primarie da lui sostenuti hanno perso le Primarie del Partito Democratico. Vederlo in leggera difficoltà è raro, ma è altrettanto rarissimo trovare un giornalista che lo tartassi di domande, una dietro l&#8217;altra, senza quasi prendere fiato. Domande, domande, domande a cui segue un evidente imbarazzo dell&#8217;attuale Presidente del Copasir il quale rimanda il cronista a studiare sulle carte della legislatura che lui capeggiò come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2668" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/domande-domande-domande-a-massimo-dalema/attachment/massimo_dalema/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2668" title="massimo_d'alema" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/12/massimo_dalema.jpg" alt="" width="599" height="355" /></a></p>
<p><strong>Le malelingue </strong>dicono le cose peggiori su di lui. A peggiorare la situazione o a confermarla, le corrispondenze tra le ambasciate <strong>pubblicate da Wikileaks</strong> che parlano di <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong> come un ottimo interlocutore di <strong>Berlusconi</strong> che aveva cercato in baffino una spalla su cui appoggiarsi per far approvare le leggi di proprio interesse.</p>
<p>Il giusto interlocutore dunque, lo «smartest guy in the room» che dialoga con B. ripagato &#8211; dicono sempre i cattivi commentatori &#8211; con:</p>
<ul>
<li>la candidatura a <strong>Ministro degli Esteri dell&#8217;Unione Europea</strong> (ma <strong>senza successo</strong>)</li>
<li>la candidatura a Presidente del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica italiana (questa con <strong>grande successo</strong>)</li>
</ul>
<p>D&#8217;Alema, anche noto come Baffino o Lìder Maximo, è un politico furbo, ritenuto responsabile di molte delle sconfitte del centrosinistra italiano, la impersonificazione della nomenklatura. Non a caso i candidati alle primarie da lui sostenuti hanno perso le <strong>Primarie del Partito Democratico</strong>.</p>
<p>Vederlo in leggera difficoltà è raro, ma è altrettanto rarissimo trovare un giornalista che lo tartassi di domande, una dietro l&#8217;altra, senza quasi prendere fiato. Domande, domande, domande a cui segue un evidente imbarazzo dell&#8217;attuale Presidente del Copasir il quale rimanda il cronista a studiare sulle carte della legislatura che lui capeggiò come capo di Governo.</p>
<p>
foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/tonidefalco/" target="_blank">Toni De Falco</a>
</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=PatJplcuGL4">http://www.youtube.com/watch?v=PatJplcuGL4</a></p>
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		<title>Paolo Romani, un nome una garanzia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paolo Romani è pronto per diventare Ministro dello Sviluppo Economico del nostro Paese. Attualmente è vice ministro di nessuno visto che Claudio Scajola si è dimesso dopo la vicenda del mezzanino davanti al Colosseo comprato «a sua insaputa». C&#8217;è da puntualizzare che è stato lo stesso Silvio Berlusconi, con un enorme conflitto di interessi, a fare le funzioni di Scajola. Romani è vice ministro con delega alle Comunicazioni e molti lo ricorderanno per la proposta del parental control per i siti pornografici. Ovvero un sms di avviso al genitore ogni qual volta suo figlio va a masturbarsi su Youporn. Un chiaro tentativo di prevenzione alla cecità. Masturbazioni a parte, non si può dimenticare il famoso decreto che porta il nome dello stesso Romani che inizialmente prevedeva l&#8217;autorizzazione al ministero e all&#8217;Agcom per poter trasmettere contenuti audiovisivi sia tutti i blog, video-blog, piattaforme, motori di ricerca e quant&#8217;altro, senza distinzione tra professionisti e non. Il testo che doveva solo adattarsi ad una direttiva europea, molto furbescamente creò tanta confusione, inserendo nello stesso calderone la produzione di contenuti amatariali e professionali. C&#8217;è chi ha visto le cose sotto una lente diversa, ritenendo il decreto come l&#8217;ennesimo favore a Mediaset. Solo dopo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/02/mr-president_montecitorio.jpg" alt="" width="600" height="401" /><p class="wp-caption-text">Manifestazione contro il Decreto Romani a Montecitorio</p></div>
<p><strong>Paolo Romani</strong> <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/29/news/romani_sviluppo_economico-5921676/?ref=HREC1-4" target="_blank">è pronto</a> per diventare Ministro dello Sviluppo Economico del nostro Paese. Attualmente è vice ministro di nessuno visto che Claudio Scajola si è dimesso dopo la vicenda del mezzanino davanti al Colosseo comprato «a sua insaputa». C&#8217;è da puntualizzare che è stato lo stesso Silvio Berlusconi, con un <strong>enorme conflitto di interessi</strong>, a fare le funzioni di Scajola.</p>
<p>Romani è vice ministro con delega alle <strong>Comunicazioni</strong> e molti lo ricorderanno per la proposta del parental control per i siti pornografici. Ovvero un sms di avviso al genitore ogni qual volta suo figlio va a masturbarsi su Youporn. Un chiaro tentativo di prevenzione alla cecità.</p>
<p>Masturbazioni a parte, non si può dimenticare il <a href="http://www.damianozito.org/blog/2010/informazione/il-decreto-romani-che-mette-a-rischio-youtube-e-la-rete/" target="_blank">famoso decreto</a> che porta il nome dello stesso Romani che inizialmente prevedeva l&#8217;<strong>autorizzazione al ministero e all&#8217;Agcom </strong>per poter trasmettere contenuti audiovisivi sia tutti i blog, video-blog, piattaforme, motori di ricerca e quant&#8217;altro, senza distinzione tra professionisti e non. Il testo che doveva solo adattarsi ad una <strong>direttiva europea</strong>, molto furbescamente creò tanta <strong>confusione</strong>, inserendo nello stesso calderone la produzione di contenuti amatariali e professionali.</p>
<p>C&#8217;è chi ha visto le cose sotto una lente diversa, ritenendo il decreto come <strong>l&#8217;ennesimo favore a Mediaset</strong>. Solo dopo le proteste e le varie polemiche sono state apportate delle <a href="http://download.repubblica.it/pdf/2010/dlgs-romani.pdf" target="_blank">modifiche</a> sostanziali al testo. Alcuni <a href="http://www.dirittodicritica.com/2010/03/03/decreto-romani-prove-tecniche-di-censura/" target="_blank">punti </a>sono rimasti poco chiari, come per le piattaforme intermediarie tipo YouTube, che hanno grossi introiti pubblicitari ma ospitano produzione di filmati amatoriali.</p>
<p>Ecco, per l&#8217;Italia sempre fanalino di coda nello sviluppo della banda larga, Romani, che ha provato anche lui a burocratizzare la Rete, è proprio una garanzia.</p>
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		<title>La Costituzione Ferita</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:14:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vincenzo Marinelli è un magistrato di Cassazione. Durante la manifestazione del Popolo Viola contro il decreto salva-liste è intervenuto per dare il suo contributo dal palco e le sue parole hanno scaldato piazza Navona. È autore de &#8220;La Costituzione ferita&#8220;. Una riflessione sugli attacchi alla nostra Carta nata dalla Resistenza, da leggere senza pause o da ascoltare nel video girato a Roma sul piazzale del Pincio. http://www.youtube.com/watch?v=NUWtQYkwATA 1. Piero Calamandrei parlava di “Costituzione inattuata”. Noi dobbiamo parlare, con lucidità e chiarezza, di “Costituzione ferita”. Se esitiamo a farlo adesso che le ferite sono profonde ma ancora curabili, che dobbiamo ancora aspettare? Se non ora, quando? Non è tempo di mezze parole e di mezze frasi. Perché io, magistrato, dovrei avere timore a parlare, in modo libero e forte, da cittadino? Si possono fare strumentalizzazioni? Certo, si possono fare e si fanno, in quantità industriale. Ma questo non deve togliermi la parola, la capacità di denunciare, di testimoniare, di reagire. Se un capo di Governo arriva a dire che la magistratura, a cui mio onore di appartenere, è peggiore della criminalità, se ho orecchie per sentire e occhi per vedere, il rispetto della toga m’impone non il silenzio e il far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Vincenzo Marinelli</em></strong><em> è un magistrato di Cassazione. Durante la manifestazione del Popolo Viola contro il decreto salva-liste è intervenuto per dare il suo contributo dal palco e le sue parole hanno scaldato piazza Navona. </em></p>
<p><em>È autore de &#8220;</em><strong><em>La Costituzione ferita</em></strong><em>&#8220;. Una riflessione sugli attacchi alla nostra Carta nata dalla Resistenza, da leggere senza pause o da ascoltare nel video girato a Roma sul piazzale del Pincio.<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NUWtQYkwATA">http://www.youtube.com/watch?v=NUWtQYkwATA</a></p>
<p><strong>1. Piero Calamandrei parlava di “Costituzione inattuata”.</strong> Noi dobbiamo parlare, con lucidità e chiarezza, di “Costituzione ferita”. Se esitiamo a farlo adesso che le ferite sono profonde ma ancora curabili, che dobbiamo ancora aspettare? Se non ora, quando?<br />
Non è tempo di mezze parole e di mezze frasi. Perché io, magistrato, dovrei avere timore a parlare, in modo libero e forte, da cittadino? Si possono fare strumentalizzazioni? Certo, si possono fare e si fanno, in quantità industriale. Ma questo non deve togliermi la parola, la capacità di denunciare, di testimoniare, di reagire.<br />
Se un capo di Governo arriva a dire che la magistratura, a cui mio onore di appartenere, è peggiore della criminalità, se ho orecchie per sentire e occhi per vedere, il rispetto della toga m’impone non il silenzio e il far finta di non capire ma l’analisi e la parola.</p>
<p><strong>2. La rappresentanza popolare</strong>, oggi, in Italia, è affidata a un Parlamento di nominati piuttosto che di eletti. Sono i capi dei partiti a decidere chi va in Parlamento, senza che il cittadino possa esprimere nemmeno il voto di preferenza. Ciò rende ricattabili i deputati e i senatori e fa sì, grazie anche al premio di maggioranza, che il Parlamento non abbia sufficiente autonomia rispetto al Governo e vari le leggi più indegne, espressione non della volontà generale ma della volontà di un blocco di potere.</p>
<p>Questo blocco di potere, che spesso si muove come un gigantesco comitato di affari, persegue sistematicamente l’indebolimento delle istituzioni di garanzia, minando la loro legittimazione democratica e il modo in cui questa legittimazione viene percepita dalla gente comune.</p>
<p>È qui che il <strong>partito dell’Amore</strong> dà il meglio di sé.<br />
Il diritto di manifestazione del pensiero resta teoricamente inviolato, ma la comunicazione televisiva è sotto stretta sorveglianza. All’homo videns non far sapere che non ci sono solo le ammirate veline dalle belle gambe, ma ci sono anche altre veline: le istruzioni e manipolazioni su quali messaggi comunicativi dare e come darli e quando darli.</p>
<p>Ogni giorno i telegiornali, vale a dire i mezzi di comunicazione dominanti, quelli che parlano a livello subliminale, quelli che raggiungono tutti, anche i tanti che non leggono, telegiornali controllati, o compiacenti, o senz’altro asserviti, <strong>diffondono e martellano un messaggio suggestivo e truffaldino</strong>. La volontà popolare viene raccontata come se fosse solo quella espressa da chi ha ottenuto la maggioranza (e il premio di maggioranza). Si fa credere che vi sia stata una sorta di elezione diretta del premier. Si fa pubblicità massiva a un “Governo del fare”, attorniato da istituzioni di garanzia che sono più che altro un impaccio e una complicazione burocratica.</p>
<p>Si instilla l’idea che il Presidente della Repubblica sia tenuto a promulgare le leggi, senza fare tante storie. Se poi voleva rendersi più utile, doveva alzare la cornetta del telefono e chiamare qualche giudice della Corte costituzionale per non far bocciare il <strong>lodo Alfano</strong>.</p>
<p>Alla magistratura viene riservato dal capo del Governo e dai pappagalli ammaestrati che in suo nome e per suo conto sfilano nei telegiornali – e guai a non far dire le loro filastrocche – un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni. I magistrati vengono dipinti come per un verso fannulloni e causa essi stessi degli endemici ritardi della giustizia, per altro verso come nemici politici, donne e uomini faziosi, persecutori, talebani.<br />
Una scientifica manipolazione verbale ha cambiato nome alla giustizia. Viene chiamata giustizialismo, viene detta accanimento.</p>
<p><strong>La vita della seconda Repubblica</strong> è solcata da pulsioni e pratiche autoritarie. Il controllo di legalità è indebolito e ridicolizzato. L&#8217;istruzione è mortificata e avvilita. Mancano messaggi forti di politica e cultura.<br />
Il diritto alla giustizia è umiliato e negato. La durata ragionevole del processo non viene assicurata. E si trasforma anzi in uno strumento di ricatto: ‘Se non passa lo scudo giudiziario per il premier facciamo finire nel nulla centomila processi; ci vuol poco a porre la questione di fiducia’.<br />
Le trasmissioni di approfondimento televisivo vengono sospese durante la campagna elettorale. Men che mai si deve capire la differenza tra assoluzione e prescrizione, cioè il farla franca per decorso del tempo.<br />
La democrazia è limitata e sempre più svuotata dall&#8217;interno.</p>
<p><strong>3. Che fare?</strong> Credo che la risposta possibile, la giusta risposta, sia: tornare ai principi. Parlare alto e chiaro di principi. Alzare il livello di resistenza. Che l’illegalità abbia il marchio dell’illegalità!</p>
<p>Questo ci hanno insegnato <strong>don Lorenzo Milani e Sandro Pertini</strong>. Questo ci hanno insegnato, a prezzo della loro stessa vita, <strong>Mario Amato e Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</strong>.<br />
Qualcuno ha detto: “Infelice il popolo che ha bisogno di eroi”. Ma ancor più infelice il popolo che ne ignora o ne disperde l’insegnamento.</p>
<p>Risalendo indietro nel tempo, troviamo tanti altri che possono parlare in modo profondo al nostro cuore e alla nostra mente.<br />
Alexis de Tocqueville, magistrato e politologo, ci ha spiegato che la democrazia è cosa ben diversa dalla dittatura della maggioranza.<br />
Qui sul piazzale del Pincio, ci sono i busti di <strong>Cesare Beccaria, di Pietro ed Alessandro Verri</strong>. Per rifarci l&#8217;occhio dalle facce di plastica, guardiamo quelle austere figure di marmo. Questi uomini ci hanno spiegato che la legge è strumento di libertà, se è espressione della volontà generale, non della volontà particolare e autoritaria dell&#8217;uomo forte.<br />
Erano dei talebani costoro? Se è così, il più talebano di tutti lo troviamo nel quarto secolo d.C. Era <strong>Sant&#8217;Agostino</strong>. Interrogandosi sul rapporto tra giustizia e Stato, scrisse: “Remota iustitia” – cioè resa estranea, allontanata, rimossa la giustizia – che cosa sono gli Stati “nisi magna latrocinia”, se non grandi ladrocini?</p>
<p><strong>4. Popolo italiano, quando diventerai più consapevole?</strong> Se non ora, quando? Di quanta altra giustizia, libertà, democrazia devi essere privato?<br />
Fuori il barbaro dominio dell’illegalità! In uno Stato democratico la legalità è un valore democratico. Battiamoci per i diritti e per la cultura delle regole; lottiamo per garantire, con mezzi adeguati, la durata ragionevole dei processi, la certezza della pena, una giustizia che non giunga così tardi da essere, in tutto o in parte, giustizia negata, una giustizia che non sia forte con i deboli e debole con i forti.<br />
Torniamo ai principi, torniamo ai valori. Testimoniamo  principi e valori nella vita di ogni giorno. <strong>Viva la Resistenza! Viva la Costituzione!</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NUWtQYkwATA" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1157" title="La Costituzione Ferita" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/03/La-Costituzione-Ferita.jpg" alt="" width="600" height="333" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Legittimi impediti al governo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 07:08:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Damiano Zito per Diritto di Critica La notizia è fresca fresca, la Cassazione rigetta il ricorso di Nicola Cosentino, dichiarando legittima la richiesta di arresti disposta dalla procura napoletana, comunque respinta dalla Camera. Ad una prima analisi e ricordando che il sottosegretario all&#8217;Economia è accusato di concorso esterno in associazione camorristica viene da pensare &#8220;allora si è dimesso!&#8221; Ma neanche per sogno, perché dimettersi quando si fa parte di un Governo a &#8220;dimissioni zero&#8221; rischiando di dare l&#8217;esempio a chi invece una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa la già incassata, sepuur in primo grado? Politici di destra e di sinistra indagati, uomini di potere che debordano in tutto, coinvolti in sexy-gate, vicende giudiziarie con pesanti accuse che vanno dal peculato alle tangenti, dal finanziamento illecito all&#8217;abuso d&#8217;ufficio, fino al concorso esterno in associazione mafiosa. La prima pagina di oggi del Fatto Quotidiano è dedicata a quelli che non si dimettono mai e se ne occupa Marco Lillo che analizza i casi delle ultime vicende politiche facendo notare che mentre chi a sinistra ultimamente è stato coinvolto in casi di discutibile condotta morale si è dimesso decimando la classe dirigente del centrosinistra, dall&#8217;altra &#8211; premier in testa &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Damiano Zito per <a href="http://www.dirittodicritica.com">Diritto di Critica</a></em></p>
<p><a href="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/giustizia-vauro.png"><img class="alignleft size-full wp-image-877" title="giustizia-vauro" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/giustizia-vauro.png" alt="" width="150" height="181" /></a>La notizia è fresca fresca, la Cassazione rigetta il ricorso di <strong>Nicola Cosentino</strong>, dichiarando legittima la richiesta di arresti disposta dalla procura napoletana, comunque respinta dalla Camera. Ad una prima analisi e ricordando che il sottosegretario all&#8217;Economia è accusato di <strong>concorso esterno in associazione camorristica</strong> viene da pensare &#8220;allora si è dimesso!&#8221; Ma neanche per sogno, perché dimettersi quando si fa parte di un Governo a &#8220;dimissioni zero&#8221; rischiando di dare l&#8217;esempio a chi invece una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa la già incassata, sepuur in primo grado?<br />
<span id="more-878"></span><br />
Politici di destra e di sinistra indagati, uomini di potere che debordano in tutto, coinvolti in sexy-gate, vicende giudiziarie con pesanti accuse che vanno dal peculato alle tangenti, dal finanziamento illecito all&#8217;abuso d&#8217;ufficio, fino al concorso esterno in associazione mafiosa. La prima pagina di oggi del <em>Fatto Quotidiano</em> è dedicata a quelli che non si dimettono mai e se ne occupa Marco Lillo che analizza i casi delle ultime vicende politiche facendo notare che mentre chi a sinistra ultimamente è stato coinvolto in casi di discutibile condotta morale si è dimesso decimando la classe dirigente del centrosinistra, dall&#8217;altra &#8211; premier in testa &#8211; non acceannano a desistere.</p>
<p>Il presidente del consiglio infatti è attualmente coinvolto nel processo per la <strong>corruzione</strong> di David Mills, idagato per <strong>appropriazione indebita</strong> nell&#8217;inchiesta Mediatrade ed infine è imputato nel processo per la <strong>compravendita dei diritti Mediaset</strong>. Ma la Giustizia &#8211; è noto a tutti &#8211; ha con Berlusconi un rapporto così impervio al punto da provocargli forti insonnie.</p>
<p>Apriamo un attimo uno squarcio nel mondo delle notizie che provengono dal Governo che ha portato il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria da dove ha varato il piano antimafia. Ancora una volta i benpensanti dirannno &#8220;evviva!si fa pulizia in Parlamento&#8221;. Suvvia, ma chi può pensare che esista qualcuno in grado di prendere dalla collottola Marcello Dell&#8217;Utri che vanta una condanna per conocorso esterno in associazione mafiosa, e dirgli di farsi da parte? Per logica dovrebbe essere il capo o la base del suo partito, ma il primo ha già i suoi problemi giudiziari e quindi l&#8217;idea non lo sfiora nemmeno e per quanto riguarda la base vengono dubbi che possa avere un ruolo, dato che risponde come burattini al comando. Vige pertanto la regola del cane non morde cane.</p>
<p>Se vale quindi per il premier Berlusconi, vale anche il ministro per gli affari regionali Raffele Fitto, rinviato a giudizio per finanziamento illecito, si tratta infatti di una presunta <strong>tangente</strong> ricevuta dall&#8217;imprenditore sanitrario Giampaolo Angelucci, per una gestione di alcune cliniche private in Puglia, quando il ministro era Governatore. Fitto inoltre è stato rinviato a giudizio per <strong>abuso d&#8217;ufficio</strong> e <strong>corruzione</strong>.</p>
<p>Vale la pena fare una riflessione e rendersi conto che esiste una enorme disparità tra un centrosinistra decapitato e barcollante, e politici di governo che in barba alla trasparenza si rifugiano in parlamento gridando al complotto giudiziario da parte dei giudici che indagano sul loro passato. Poco importa se poi si tratta di giudici che ricevono minacce di morte, l&#8217;importante adesso è andare avanti e giustificarsi con il <strong>legittimo impedimento</strong>.<br />
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		<title>Il decreto Romani che mette a rischio Youtube e la Rete</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:20:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=WeNRaE7wnOM Quando l&#8217;Europa da delle direttive siamo chiamati ad attuarle e rispettarle. Solo che l&#8217;Italia lo fa come gli pare e quando gli pare, basti pensare al caso Rete 4, il canale televisivo di Mediaset che doveva andare sul satellite e lasciare lo spazio ad Europa 7 di Francesco Di Stefano. Ma in quell&#8217;occasione Paolo Gentiloni non ebbe il coraggio, come ministro delle Comunicazioni, di attuare una sentenza della Corte di Giustizia europea. Oggi è il caso di uniformare le leggi alla direttiva europea Audiovisual media services, nota come AVMS, un principio inalienabile come quello della responsabilità giuridica per i contenuti immessi in rete dalle reti televisive. Il parlamento italiano ne approfitta e nel testo da attuare ha sostituito il termine &#8220;televisivo&#8221; con &#8220;audiovisivo&#8220;. In questo modo la rete viene paragonata ad una grande televisione che per trasmettere deve chiedere le dovute autorizzazioni come se fosse una emittente Rai. Una beffa per chi ha una videoblog ma sopratutto per tutte quelle piattaforme che trasmettono contenuti audiovisivi, si pensi a Youtube e agli effettid evastanti che il testo potrebbe comportare alla famosa piattaforma,. Il decreto Romani di fatto cancella la figura dell&#8217;intermediario della comunicazione che quindi potrebbe un giorno essere chiamato [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WeNRaE7wnOM">http://www.youtube.com/watch?v=WeNRaE7wnOM</a></p>
</p>
<p style="text-align: left;">Quando l&#8217;Europa da delle direttive siamo chiamati ad attuarle e rispettarle. Solo che l&#8217;Italia lo fa come gli pare e quando gli pare, basti pensare al caso Rete 4, il canale televisivo di Mediaset che doveva andare sul satellite e lasciare lo spazio ad Europa 7 di Francesco Di Stefano. Ma in quell&#8217;occasione Paolo Gentiloni non ebbe il coraggio, come ministro delle Comunicazioni, di attuare una sentenza della Corte di Giustizia europea.</p>
<p style="text-align: left;">Oggi è il caso di uniformare le leggi alla direttiva europea Audiovisual media services, nota come <strong>AVMS</strong>, un principio inalienabile come quello della responsabilità giuridica per i contenuti immessi in rete dalle <strong>reti televisive</strong>. Il parlamento italiano ne approfitta e nel testo da attuare ha <strong>sostituito</strong> il termine &#8220;<em>televisivo</em>&#8221; con &#8220;<em>audiovisivo</em>&#8220;. In questo modo la rete viene paragonata ad una grande televisione che per trasmettere deve chiedere le dovute <strong><em>autorizzazioni</em></strong> come se fosse una emittente Rai. Una beffa per chi ha una videoblog ma sopratutto per tutte quelle piattaforme che trasmettono contenuti audiovisivi, si pensi a Youtube e agli effettid evastanti che il testo potrebbe comportare alla famosa piattaforma,. Il decreto Romani di fatto cancella la figura dell&#8217;<strong>intermediario della comunicazione</strong> che quindi potrebbe un giorno essere chiamato in tribunale per rispondere dei contenuti trasmessi sul proprio sito da <strong>terze </strong>persone. Un provvedimento davvero restrittivo che pone paletti  al punto che chi ci guarda dall&#8217;estero ci ha paragonati alla Cina che in fatto di libertà su internet non gode certo di buone reputazioni.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: left;">In merito al decreto <a href="http://www.enzodifrennablog.it" target="_blank">Enzo di Frenna</a> e <a href="http://www.byoblu.com" target="_blank">Claudio Messora</a> hanno organizzato una iniziativa che si terrà a fine febbraio davanti all&#8217;ambasciata americana. <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=50139659346" target="_blank">Qui il gruppo su facebook</a>!Per saperne di più clicca sul banner dell&#8217;evento:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.byoblu.com/Lang/it-IT/page/MrPresident-help-internet-in-Italy!.aspx" target="_blank"><img src="http://www.byoblu.com/image.axd?picture=/MrPresidentHELPINTERNETinItaly150_102.jpg" border="0" alt="Mr.President, help internet in Italy" /></a></p>
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		<title>Raffaella Fico si spoglia in tv&#8230;Quando la verginità è un &#8220;valore&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 00:22:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono donne e donne. Quelle che si concedono e quelle non disponibili. Donne che percorrono vie privilegiate per diventare ministre e altre che preferiscono le vie più lunghe. Quando la sera accomodati sul nostro divano facciamo zapping prima e durante la cena fioccano i telequiz, quasi uno per ogni canale. Italiani di ceto medio che mettono alla prova le proprie conoscenze per diventare milionari, famiglie intere che cercano la sorte dentro un pacco che potrebbe contenere il denaro realizzere i loro sogni.I conduttori in giacca e cravatta o in semplice camicia bianca dal volto liscio, eternamente abbronzato e con sorriso a 32 denti, si fanno da tramite tra la dea bendata e i  partecipanti, il tutto mentre sono circondati da ragazze seminude che agitano il testosterone del pubblico eterosessuale. Il telespettatore che sta a guardare non capisce se sta guardano un quiz o un programma con le conigliette di Hugh Hefner. Aggirandomi per i canali mi sono imbattuto nel nuovo (si fa per dire) programma di Enrico Papi. Il quiz non è altro che il vecchio format &#8220;Prendere o lasciare&#8221; riveduto ed arricchito con la presenza della valletta ed gieffina Raffaella Fico, la giovane napoletana divenuta famosa non per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/prendereolasciare.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-847" title="prendereolasciare" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/prendereolasciare.jpeg" alt="" width="385" height="250" /></a>Ci sono donne e donne. Quelle che si concedono e quelle non disponibili. Donne che percorrono vie privilegiate per diventare ministre e altre che preferiscono le vie più lunghe.</p>
<p>Quando la sera accomodati sul nostro divano facciamo zapping prima e durante la cena fioccano i telequiz, quasi uno per ogni canale. Italiani di <strong>ceto medio</strong> che mettono alla prova le proprie conoscenze per diventare milionari, famiglie intere che cercano la sorte dentro un pacco che potrebbe contenere il denaro realizzere i loro sogni.I conduttori in giacca e cravatta o in semplice camicia bianca dal volto liscio, eternamente abbronzato e con sorriso a 32 denti, si fanno da tramite tra la dea bendata e i  partecipanti, il tutto mentre sono circondati da <strong>ragazze seminude</strong> che agitano il testosterone del pubblico eterosessuale. Il telespettatore che sta a guardare non capisce se sta guardano un quiz o un programma con le conigliette di <strong>Hugh Hefner</strong>.</p>
<p>Aggirandomi per i canali mi sono imbattuto nel nuovo (si fa per dire) programma di <strong>Enrico Papi</strong>. Il quiz non è altro che il vecchio format &#8220;Prendere o lasciare&#8221; riveduto ed arricchito con la presenza della valletta ed gieffina <strong>Raffaella Fico</strong>, la giovane napoletana divenuta famosa non per chissà quale abilità o capacità, ma per la sua verginità. La Fico ha dato origine ad una figura che è il tabù di sé stessa. Bella, pia e giovane, si rende<strong> proibita</strong> ed irrangiubile, facendo aumentare il desiderio dell&#8217;ormone maschile che si agita nelle mutande di chi rimane suggestionato dalle inquadrature del suo lato B, coperto in parte da un tanga o un perizioma, mentre si accinge a consegnare le busta contenenti le domande da fare ai concorrente del quiz. Il programma per qualche minuto cambia forma, la voce della si trasforma anch&#8217;essa e Raffaella parla come se stesse rispondendo alla chiamata di un cliente di una <strong>linea erotica</strong>, le telecamere la seguono in ogni suo movimento, scandito da una base musicale e accompagnato da sguardi verso l&#8217;obiettivo che fanno invidia ad una pornostar. Se <strong>Victoria Silvestedt</strong> indossava vestiti che mostravano solo qualche millimetro di biancheria intima, la Fico non fa che indossare per tutto il tempo completini intimi sfatando così anche il mito del &#8220;<em>si vede &#8211; non si vede</em>&#8220;, rendendo il tutto più sfacciato.</p>
<p>Se per Raffaella Fico la verginità ha un valore ora si riesce a capire anche perché.</p>
<p>Domandandosi se questi sono i modelli da seguire per le ragazze di oggi desidero pubblicare di seguito un breve articolo di <strong>Silvia Truzzi</strong> (apparso giorni fa sulle pagine del <em>Fatto Quotidiano</em>) dal titolo &#8220;<strong><em>Molto più che belle</em></strong>&#8220;:</p>
<p style="text-align: left;">Si può regalare la bellezza? Risposta: sì e non con un intervento chirurgico per darsi una tiratina o una gonfiatina. Basta andare in libreria: c’è un volume rosa con Jean Shrimpton in copertina. Più di una foto, un collage apparso su Harper’s Bazaar nell’aprile del ‘65. Il libro – “Avedon Fashion 1944-2000” (375 pagg, 89 euro), pubblicato in Italia da De Agostini – è un racconto per immagini di come fascino e costume sono mutati. Di com’erano quegli anni in cui l’eleganza era un’ambizione delle donne. Ce ne sono moltissime, tra le tante che hanno stregato l’obiettivo di Avedon nella sua lunga carriera cominciata nella Marina Mercantile come fotografo ufficiale delle autopsie. La divina Dovima tra gli elefanti, fasciata in un abito da sera di Dior. Sunny Harnett, meravigliosamente altera (nell’immagine qui sotto vestita da Lanvin). Naturalmente Audrey, Suzie Parker e Carmen. Poi Veruschka, Penelope Tree, Twiggy. Ci sono donne importanti come Jakie e Marella Agnelli. Diverse, diversissime tra loro, unite dallo spettacolo dell’apparire. In queste pagine il mondo cambia attraverso la moda. Forse è nostalgia, ma le signore degli anni ‘50 erano molto più che belle. Perché per esser belle, anche Stephanie Seymour, Linda Evangelista e Kate Moss lo sono. Ma il turbante e le unghie laccate di Elise Daniels, immortalata a Parigi nel ‘44, o il manicotto di pelliccia che Doe Avedon fa scivolare    con nonchalance (sempre a Parigi, nel ‘47) su un fianco hanno tutta un’altra allure. Non erano solo belle donne e bei vestiti. Erano donne che portavano a spasso il mistero di sé, della propria unicità, con fiera consapevolezza. Erano guardate come modelli dalle altre. E incantavano, con quel segreto, gli uomini. Forse questo l’abbiamo perso per sempre: ci sono ancora belle donne e abiti eleganti (anche in generale noi vestiamo peggio di allora), ma non abbiamo arcani da svelare. Dipenderà dal progressivo svestimento, dal sentimento che più si è nude e più si è sexy? Può essere, ma non solo.    Soprattutto dall’omologazione, da “un’androginazione” stupida perché ideologica. Eppure anche le femministe ad un certo punto ci sono arrivate: diritto alla differenza. E poi dipende dalle cattive maestre: le donne famose oggi hanno poca classe, non camminano più come se stessero su una nuvola. Forse perché hanno milioni di cose da fare. Ma recuperare quel mistero aiuterebbe, anche gli uomini. Che non sanno davvero da che parte prenderci.</p>
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		<title>Trasmissione non autorizzata</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:36:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando ero un ragazzino ho nutrito per un po&#8217; di tempo la passione per la radio. In uno dei miei diari di scuola media, che conservo ancora, avevo disegnato ciò che immaginanvo. Avevo pensato a una emittente radiofonica, che aveva come studi la mia casa e quella dei miei più intimi amici. Ognuno di noi dalla proprie stanze si poteva mettere in contatto con l&#8217;altro e poteva trasmettere i programmi stabiliti. All&#8217;epoca però internet era per me una cosa appena conosciuta, non potevo nemmeno immaginare le potenzialità di questo strumento che oggi è largamente diffuso. Per fare una radio mi sarebbe servita una antenna con una certa potenza se avessi avessi voluto trasmettere nei paesi vicini al mio, poi sarebbero serviti impianti stereo e tutto il resto a seguire. Troppo costoso e complesso. Piano piano mi sono trovato nella rete rendendomi conto che quello che prima era complicato, oggi diventa facile anche per chi non ha conoscenze informatiche. Basta registrarsi a youtube per aprire un canale video, andare su livestream o ustream per le dirette, un blog per scrivere ciò che si vuole, andare sui social network come facebook e parlare di quel che ci pare e piace. Per fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-765" title="onair" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/onair.jpg" alt="onair" width="600" height="364" /></p>
<p>Quando ero un ragazzino ho nutrito per un po&#8217; di tempo la passione per la<strong> radio</strong>. In uno dei miei diari di scuola media, che conservo ancora, avevo disegnato ciò che immaginanvo. Avevo pensato a una emittente radiofonica, che aveva come studi la mia casa e quella dei miei più intimi amici. Ognuno di noi dalla proprie stanze si poteva mettere in contatto con l&#8217;altro e poteva trasmettere i programmi stabiliti. All&#8217;epoca però internet era per me una cosa appena conosciuta, non potevo nemmeno immaginare le potenzialità di questo strumento che oggi è largamente diffuso. Per fare una radio mi sarebbe servita una antenna con una certa potenza se avessi avessi voluto trasmettere nei paesi vicini al mio, poi sarebbero serviti impianti stereo e tutto il resto a seguire. Troppo costoso e complesso.</p>
<p>Piano piano mi sono trovato nella rete rendendomi conto che quello che prima era complicato, oggi diventa facile anche per chi non ha conoscenze informatiche. Basta registrarsi a <strong>youtube</strong> per aprire un canale video, andare su <strong>livestream</strong> o<strong> ustream</strong> per le dirette, un <strong>blog</strong> per scrivere ciò che si vuole, andare sui social network come <strong>facebook</strong> e parlare di quel che ci pare e piace. Per fare una radio serve uno spazio web, raggiungibile anche gratis, un microfono e la trasmissione può andare in onda. Internet è tutto quello che da piccolo ho sempre voluto. L&#8217;interazione e lo scambio. Il <strong>link</strong> o i links. La Rete ha accorciato le distanze. Una volta si andava dal cugino o dall&#8217;amico a chiedere se ci presta il film registrato in videocassetta, oggi invece c&#8217;è <strong>eMule</strong> che non è altro che la stessa cosa. Ci colleghiamo sui server di un software <strong>peer-to-peer</strong> (p2p) e scambiamo i file con gli altri. Ma non è tutto rose e fiori, infatti, le major, la<strong> Siae</strong> e compagnia bella non fanno che mettere i bastoni fra le ruote a chi si batte per il sapere libero e la circolazione della cultura. Molti artisti sono diventati noti grazie a internet, al p2p. Ma le lobby discografiche, quelle del diritto d&#8217;autore, pur di guadagnare i loro introiti che non vanno all&#8217;autore (perdonate le semplificazioni, ma il concetto è questo) sono disposti a dichiarare <strong>guerra a internet</strong>.</p>
<p>Per fortuna sulla rete ci sono realtà ben diverse, che dimostrano che grazie alla politica dello scambio e della segnalazione anche chi non conta niente, chi non ha un contratto con una grossa casa discografica può farsi notare. Per dimostrare che gli artisti possono guadagnare ugualmente, esiste un progetto musicale, <a href="http://www.jamendo.com" target="_blank">Jamendo.com</a>, che offre <strong>gratuitamente</strong> i contenuti in mp3 degli artisti che caricano i loro pezzi sul sito. Chi ha una attività, un ristorante può invece &#8220;abbonarsi&#8221; a Jamendo. In questo modo l&#8217;artista riceve direttamente i soldi, chi usufruisce del suo brano gli riconosce la proprietà intellettuale  e l&#8217;intermediazione cliente-major-artista si accorcia e la major sparisce. Sempre Jamendo per coloro che convincono un amico che ha un&#8217;attività ad abbonarsi alla sua musica, offre un mese gratis di adsl. Se io quindi riesco a convincere il proprietario del bar sotto casa mia a mettere musica presente su Jamendo e ad abbonarsi, allora Jamendo mi paga un mese della mia connessione ad internet.</p>
<p>Questo per raccontare una delle tantissime cose che si possono fare grazie a internet.</p>
<p>Chi segue questo blog sa che il tema del diritto alla rete viene tenuto d&#8217;occhio e sa che dal &#8220;Palazzo&#8221; arriva sempre qualche insidia nascosta in qualche decreto legge, ddl, proprosta, e via dicendo. Farne l&#8217;elenco sarebbe solo inutile, perché dopo l&#8217;ultimo ddl pecorella, arriva il decreto <strong>anti sky</strong> (sarebbe meglio dire anti-satellite) dove c&#8217;è &#8220;nascosta&#8221; una piccola norma che in poche parole dice che chi trasmette anche su internet deve chiedere<strong> autorizzazione al ministero</strong>. Il decreto Romani è l&#8217;ennesima legge (se approvata) <strong>salva-mediaset</strong> che dopo la apposita <strong>legge Gasparri</strong>, fatta su misura per le emittenti del Premier, serve a mettere al riparo l&#8217;azienda milanese dai limiti imposti dalla stessa legge varata dal precedente governo B. per evitare che quest&#8217;ultimo dovesse cedere canali.</p>
<p>È continuo l&#8217;attacco che subiamo,prima tentano, poi ritirano la leggina, poi la riprovano sotto un&#8217;altra forma. Poi dicono che verrà migliorata, perché facebook è un covo di terroristi, ché su internet si inneggia alla violenza e che non so che altro. Quello che non riescono a capire è che la Rete è la società. Non è una cosa astratta. Un commento in un post è un commento di una persona non di un automa. Lo stesso vale per le scritte sui muri di Roma, sulle metro, dove le scritte ci passano tutti i giorni sotto al naso. È espressione.</p>
<p>Da internet oggi partono iniziative, manifestazioni si trasmettono contenuti su youtube, in diretta streaming. Le radio trasmettono sul web. A volte basta un telefonino. Registriamo il contenuto e con servizi tipo <strong>qik</strong>.com condividiamo sulle nostra bacheca di facebook, sul nostro blog. Questo è uno dei motivi per cui considero il<strong> canone Rai </strong>una tassa inutile e ingiusta. Tra le proposte la migliore (si fa per dire!) quella di inglobare il canone  nella bolletta della luce, o anche quella di estenderla ai computer e ai cellulari. E per le radiosveglie?Perché no?</p>
<p>Per ora la mia &#8220;trasmissione&#8221; termina qui. Per farvi un&#8217;idea del decreto Romani <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ppx6NPNdFqU" target="_blank">ascoltate Giulietti di articolo21</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ppx6NPNdFqU" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-766" title="decreto_romani" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/01/decreto_romani.jpeg" alt="decreto_romani" width="400" height="226" /></a></p>
<p style="text-align: left;">foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/dissingyourdog/" target="_blank">dissingyourdog</a></p>
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		<title>Siamo tutti Raimondo Mesiano &#8211; Anch&#8217;io ho il calzino turchese</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2359334&amp;title=2359334" target="_blank"><img class="aligncenter" title="calzinoturchese" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/mesiano-strillone.gif" alt="" width="256" height="166" /></a></p>
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