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	<title>il Blog di Damiano Zitosud | il Blog di Damiano Zito</title>
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		<title>Il Sud Non Vuole il Movimento 5 Stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 08:30:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente generosi rimborsi. Il Movimento che si ispira ai temi del blog di Beppe Grillo non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare portavoce: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di Antonio Di Pietro. Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l&#8217;inesperienza in politica – secondo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.damianozito.org/?attachment_id=4013"><img class="aligncenter size-full wp-image-4013" title="beppe-grillo-woodstock-movimento-5-stelle" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/05/beppe-grillo-woodstock-movimento-5-stelle.jpg" alt="" width="609" height="355" /></a></p>
<p>Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al <strong>Movimento 5 Stelle</strong> che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente <strong>generosi rimborsi</strong>.</p>
<p>Il Movimento che si ispira ai temi del blog di <strong>Beppe Grillo</strong> non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare <strong>portavoce</strong>: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di <strong>Antonio Di Pietro</strong>.</p>
<p>Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l&#8217;<strong>inesperienza in politica</strong> – secondo il comico &#8211;  significa essere svincolato dai poteri forti e dalle lobby. Avrà ragione e non è, speriamo, il caso del Movimento ma<strong> non è sempre così</strong>. Infatti, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che non sempre l&#8217;età giovane significa politica migliore, e di pessimi esempi ce ne sono a migliaia. Capitano quei casi in cui un giovane o una giovane finisca candidato a consigliere comunale, assessore regionale e perfino al Parlamento Europeo non per le doti e la passione per la politica ma per motivi poco noti che degenerano in reati. Il caso più eclatante è quello delle “giovani vergini” reclutate da <strong>Giampaolo Tarantini</strong> per il premier Berlusconi, per dirla con <strong>Veronica Lario</strong>. Il Sud che manda via i cervelli migliori si tiene giovani<strong> sotto ricatto </strong>perché senza lavoro e giovani con buoni propositi ma lasciati soli. Ad ogni elezione c&#8217;è chi darebbe i voti dell&#8217;intera famiglia pur di ottenere uno stipendio a fine mese. In alcuni casi questa situazione si trasforma in un&#8217;arma a doppio taglio. I vecchi politicanti e i mafiosi (eh già, anche loro) <strong>piazzano i nuovi volti nelle loro liste</strong> e così ci fanno due buone figure: con la gente e con l&#8217;ingenuo mal capitato che pensa di aver risolto i propri problemi. <strong>E non è un caso che il Movimento 5 Stelle al Sud non riesca ad emergere.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Photo Credits | <a href="http://www.flickr.com/photos/elena_lombardo/">Elena Lombardo</a></em></p>
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		<title>Quanto Vale il Master della Santanchè?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 20:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno dei motivi che si rivela determinante nella scelte di chi decide di “cambiare aria”, per andare dal Sud al Nord o dall&#8217;Italia all&#8217;estero, è di natura economica: cioè lo stipendio. Se un giovane viene pagato di più a Roma piuttosto che a Palermo, questo potrebbe essere spinto a lasciare la propria terra e “cercare fortuna” altrove. Chi però si trasferisce in maniera temporanea rischia di bruciare quel guadagno in più al mese tra viaggi di ritorno a casa e spese varie che magari prima non sosteneva. Allo stesso modo se oggi un laureato decidesse di andare via dall&#8217;Italia riceverebbe uno stipendio superiore. All&#8217;inizio di una nuova esperienza ci saranno insomma delle spese da sostenere, ma una scelta del genere potrebbe rivelarsi in alcuni casi un investimento valido per il proprio futuro. Ma oggi quanto è conveniente studiare e possedere una laurea? A primo impatto, i dati del rapporto sugli occupati dopo gli studi universitari pubblicati da Almalaurea, sembrano dare ragione al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che, per far fronte all&#8217;elevato numero di disoccupati, invita i giovani, quelli “meno intelligenti”, a dedicarsi a lavori manuali o prendere un diploma tecnico. Ma perché considerare un diploma tecnico come un titolo di studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.damianozito.org/?attachment_id=3863"><img class="aligncenter size-full wp-image-3863" title="cappelli-laurea-colori" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/03/cappelli-laurea-colori.jpg" alt="" width="610" height="567" /></a></p>
<p>Uno dei motivi che si rivela determinante nella scelte di chi decide di “cambiare aria”, per andare dal Sud al Nord o dall&#8217;Italia all&#8217;estero, è di natura economica: cioè lo <strong>stipendio</strong>.</p>
<p>Se un giovane viene pagato di più a <strong>Roma</strong> piuttosto che a <strong>Palermo</strong>, questo potrebbe essere spinto a lasciare la propria terra e “cercare fortuna” altrove. Chi però si trasferisce in maniera temporanea rischia di bruciare quel guadagno in più al mese tra viaggi di ritorno a casa e spese varie che magari prima non sosteneva. Allo stesso modo se oggi un laureato decidesse di andare via dall&#8217;Italia riceverebbe uno stipendio <strong>superiore</strong>.</p>
<p>All&#8217;inizio di una nuova esperienza ci saranno insomma delle spese da sostenere, ma una scelta del genere potrebbe rivelarsi in alcuni casi <strong>un investimento valido per il proprio futuro</strong>.</p>
<p>Ma oggi quanto è conveniente studiare e possedere una laurea? A primo impatto, i dati del rapporto sugli occupati dopo gli studi universitari pubblicati da <strong><em>Almalaurea</em></strong>, sembrano dare ragione al ministro del Lavoro <strong>Maurizio Sacconi</strong> che, per far fronte all&#8217;elevato numero di disoccupati, invita i giovani, quelli “meno intelligenti”, a dedicarsi a <strong>lavori manuali</strong> o prendere un <strong>diploma tecnico</strong>. Ma perché considerare un diploma tecnico come un titolo di studio di <strong>serie b</strong>? Un istituto tecnico potrebbe gettare buone basi per una facoltà ingegneristica o scientifica, <strong>i cui laureati oggi sono molto richiest</strong>i. Ma a parte ciò, ha ragione il ministro? A giudicare da quanto guadagna un laureato rispetto ad un diplomato no. La differenza, nonostante lo stipendio medio vada di anno in anno a calare, è sostanziale già fra chi possiede una laurea specialistica e chi invece ha una laurea triennale. Ed è maggiore il tasso di occupazione dei laureati rispetto ai diplomati.</p>
<p>Un Paese sviluppato come l&#8217;Italia, dovrebbe<strong> incentivare i giovani a studiare</strong>. Studi economici confermano che una popolazione più istruita fa bene al Pil, ma i <strong>tagli</strong> ai fondi per l&#8217;Università non rappresentano il giusto spot che invoglia gli studenti.</p>
<p>Un laureato oltre a resistere meglio a ondate di disoccupazione ha poi la possibilità di percorrere più strade: rimane sempre aperta quella verso l&#8217;<strong>estero</strong>, che garantisce uno stipendio più alto specie col passare degli anni, oppure può scegliere la strada del <strong>dottorato</strong> o specializzarsi in settori ancora più specifici acquisendo dei <strong>master</strong>.</p>
<p>L&#8217;importante è <strong>non barare sul proprio curriculum</strong>, dichiarando di avere un titolo mai conseguito, come <a href="http://www.oggi.it/focus/13-2011/daniela-santanche-suo-falso-master-bocconi-3080757538.shtml" target="_blank">ha fatto</a> l&#8217;on. <strong>Daniela Santanché</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Leggi </em></strong><em>tutti gli articoli della rubrica<a href="http://www.damianozito.org/category/lisola/" target="_blank"> &#8220;È un Paese Per Vecchi&#8221;</a></em></p>
<p><em>Questo articolo è stato pubblicato su l&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
<p><em>Photo Credits | <a href="http://www.sxc.hu/photo/1029826" target="_blank">sxc.hu</a></em></p>
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		<title>Italia da Bere</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 09:28:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stamane stavo sorseggiando un caffè-latte mentre guardavo in Tv le cerimonie del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia e dopo aver visto migliaia di persone che anche sotto la pioggia hanno seguito i festeggiamenti, ho iniziato a pensare che forse questo evento, in un modo o nell&#8217;altro, potrà rappresentare un inizio verso un percorso davvero unitario (alla faccia della Lega Nord e di quella del Sud!). È come se avessimo vissuto fino ad ora in un lungo sonno e adesso abbiamo la possibilità di svegliarci, bevendo magari un buon caffè, e iniziare a fare qualcosa nell&#8217;interesse comune. Perché mi rendo conto che ancora questo Paese ha delle questioni irrisolte. La Questione Meridionale, ad esempio, è frutto di un comportamento meschino nei confronti del Sud, lasciato marcire da solo. Quindi a fronte anche delle domande che mi sono posto sul sito del Fatto Quotidiano ripropongo il quesito: «Ti senti italiano?» &#160; Photo Credits &#124; metaBox &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.damianozito.org/?attachment_id=3799"><img class="aligncenter size-full wp-image-3799" title="italia-150-unita-tricolore-bandiera-anniversario-tazze" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/03/italia-150-unita-tricolore-bandiera-anniversario-tazze.jpg" alt="" width="610" height="329" /></a></p>
<p>Stamane stavo sorseggiando un caffè-latte mentre guardavo in Tv le cerimonie del <strong>150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</strong> e dopo aver visto migliaia di persone che anche sotto la pioggia hanno seguito i festeggiamenti, ho iniziato a pensare che forse questo evento, in un modo o nell&#8217;altro, potrà rappresentare un inizio verso un percorso davvero unitario (alla faccia della <strong>Lega Nord e di quella del Sud!</strong>). È come se avessimo vissuto fino ad ora in un lungo sonno e adesso abbiamo la possibilità di svegliarci, bevendo magari un buon caffè, e iniziare a fare qualcosa nell&#8217;interesse comune. Perché mi rendo conto che ancora questo Paese ha delle questioni irrisolte. La <strong>Questione Meridionale</strong>, ad esempio, è frutto di un comportamento meschino nei confronti del Sud, lasciato marcire da solo. Quindi a fronte anche delle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/ti-senti-italiano/97433/" target="_blank">domande</a> che mi sono posto sul sito del <em>Fatto Quotidiano</em> ripropongo il quesito: «<strong>Ti senti italiano?</strong>»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Photo Credits | <a href="http://www.flickr.com/photos/metabox/">metaBox</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Politiche Per Vecchi In Un Paese Per Vecchi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 09:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le generazioni dei nostri nonni hanno vissuto un periodo di crisi economica e poi di crescita industriale. Chi fra questi rimane ancora in vita, assiste ad una situazione inversa. I nostri nonni insomma hanno vissuto meglio dei propri genitori, così come la generazione dei nostri genitori ha vissuto ancora meglio dei propri padri. Ma il processo di crescita lineare si è interrotto. Non ci sono statistiche e indicatori che tengano: l&#8217;attuale generazione giovanile vivrà peggio. Cosa sta facendo il Paese per impedire che questa tragica previsione, se non già realtà, venga impedita? Secondo i sondaggi sulla politica nazionale la percentuale di astenuti continua sempre ad aumentare e non è difficile individuare la causa di ciò nella distanza che si è creata fra la politica e il paese reale. Gli errori e le spregiudicatezze del passato ricadono sulle spalle e sulle tasche di andrà coi propri soldi a pagare il debito dello Stato italiano che continua a lievitare di giorno in giorno. E intanto l&#8217;Italia continua ad invecchiare. Spesso oltre al fatto che i giovani di oggi vivranno peggio dei loro genitori si dice anche che queste generazioni non percepiranno pensione. Secondo i dati della Ragioneria di Stato in effetti chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-3336" href="http://www.damianozito.org/blog/2011/lisola/politiche-per-vecchi-in-un-paese-per-vecchi/attachment/salvadanaio-soldi-giovani-pensioni-welfare/"><img class="aligncenter size-full wp-image-3336" title="salvadanaio-soldi-giovani-pensioni-welfare" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/02/salvadanaio-soldi-giovani-pensioni-welfare.jpg" alt="" width="600" height="342" /></a></p>
<p>Le generazioni dei nostri nonni hanno vissuto un periodo di<strong> crisi economica</strong> e poi di crescita industriale. Chi fra questi rimane ancora in vita, assiste ad una situazione inversa. I nostri nonni insomma <strong>hanno vissuto meglio dei propri genitori</strong>, così come la generazione dei nostri genitori ha vissuto ancora meglio dei propri padri. Ma il processo di crescita lineare si è<strong> interrotto</strong>. Non ci sono statistiche e indicatori che tengano: l&#8217;attuale generazione giovanile vivrà peggio. Cosa sta facendo il Paese per impedire che questa tragica previsione, se non già realtà, venga impedita?</p>
<p>Secondo i sondaggi sulla politica nazionale la percentuale di astenuti continua sempre ad aumentare e non è difficile individuare la causa di ciò nella distanza che si è creata fra la politica e il paese reale. Gli errori e le spregiudicatezze del passato ricadono sulle spalle e sulle tasche di andrà coi propri soldi a pagare <strong>il debito dello Stato italiano</strong> che continua a lievitare di giorno in giorno.</p>
<p>E intanto l&#8217;Italia continua ad invecchiare. Spesso oltre al fatto che i giovani di oggi vivranno peggio dei loro genitori si dice anche che queste generazioni non percepiranno pensione. Secondo i dati della Ragioneria di Stato in effetti chi oggi andrà in pensione riceverà circa il 70% del proprio stipendio, chi ci andrà fra 20 anni il 55%. E chi vivrà nel precariato? I dati rimangono<strong> nascosti</strong>.</p>
<p>Il sospetto è che in Italia si continui a fare una <strong>politica per vecchi</strong>. L&#8217;ultimo rapporto Eurispes registra che per i giovani dai 25 anni in su si verifica uno stato di insofferenza e disillusione non appena messo piede nel mondo del lavoro. Insomma, la generazione dei precari, o generazione P, quella degli stage non retribuiti, delle partite iva per lavorare come consulente esterno dentro le aziende, delle assunzioni a tempo determinato, che prospettive ha?</p>
<p>Il 40% delle persone tra i 25 e i 34 anni – sempre secondo l&#8217;Eurispes &#8211; oggi <strong>lascerebbe volentieri il nostro Paese per andare all&#8217;estero</strong> (il dato è in aumento rispetto ai precedenti rapporti), preoccupato soprattutto per la precarietà. E tale preoccupazione è molto diffusa nell&#8217;area del Mezzogiorno. Ma qui viene fuori un dato molto interessante. L&#8217;Eurispes ha registrato che nelle Isole quasi il 63% degli abitanti non lascerebbe la propria terra per andare all&#8217;estero.</p>
<p>Così, nonostante i problemi economici, che si accentuano al Sud e nelle Isole, la maggior parte della popolazione di queste aree dice di essere contenta di vivere nel proprio Paese.</p>
<p><em>articolo pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
<p><em>Photo Credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/amf/" target="_blank">/amf</a> | Flickr</em></p>
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		<title>2011: L’Anno Dei Giovani e Della Disoccupazione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 09:01:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi tutti gli articoli della mia rubrica È un Paese per Vecchi Il 2011 dovrebbe essere l&#8217;anno dei giovani, o almeno così ha fatto intendere il Presidente della Repubblica che ha dedicato il discorso di fine anno a chi oggi deve compiere delle scelte per il proprio futuro, esortando così il mondo politico affinché ci sia un “impegno comune per raccogliere le sfide di questo grande tornante storico”. Ma a giudicare dagli argomenti di cui discute oggi il Paese francamente sembra che l&#8217;obiettivo di interesse unitario su cui tutti avevano promesso di concentrarsi si stia piano piano allontanando. Eppure i segnali per metterci sull&#8217;attenti ci sono tutti. L&#8217;ultimo campanello d&#8217;allarme arriva direttamente da Washington: secondo il Fondo Monetario Internazionale infatti per l&#8217;Italia si abbassano le stime di crescita previste per il prossimo anno. Le imprese italiane nel frattempo aspettano che le promesse di detassazione della produttività e altri interventi già annunciati si realizzino il prima possibile. C&#8217;è una voce in Italia che però inascoltata, è quella dei giovani che – dice il presidente Giorgio Napolitano – denunciano un vuoto e sollecitano risposte. Consultando la banca dati “Noi Italia 2011” fornita dall&#8217;Istat in effetti emerge un quadro allarmante. La disoccupazione giovanile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.damianozito.org/blog/2011/lisola/2011-lanno-dei-giovani-e-della-disoccupazione/3144/attachment/giovani-lavoro-statistiche-meloni-sacconi-disoccupazione-gelmini" rel="attachment wp-att-3147"><img class="aligncenter size-full wp-image-3147" title="giovani-lavoro-statistiche-meloni-sacconi-disoccupazione-gelmini" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2011/02/giovani-lavoro-statistiche-meloni-sacconi-disoccupazione-gelmini.jpg" alt="" width="605" height="321" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333399;"><strong><em><a title="È un Paese per Vecchi" href="http://www.damianozito.org/blog/category/lisola" target="_blank"><span style="color: #333399;">Leggi tutti gli articoli della mia rubrica È un Paese per Vecchi</span></a></em></strong></span></p>
<p><strong>Il 2011 dovrebbe essere l&#8217;anno dei giovani</strong>, o almeno così ha fatto intendere il <strong>Presidente della Repubblica</strong> che ha dedicato il discorso di fine anno a chi oggi deve compiere delle scelte per il proprio futuro, esortando così il mondo politico affinché ci sia un “impegno comune per raccogliere le sfide di questo grande tornante storico”.</p>
<p>Ma a giudicare dagli argomenti di cui discute oggi il Paese francamente sembra che l&#8217;obiettivo di interesse unitario su cui tutti avevano promesso di concentrarsi si stia piano piano allontanando.</p>
<p>Eppure i segnali per metterci sull&#8217;attenti ci sono tutti. L&#8217;ultimo campanello d&#8217;allarme arriva direttamente da <strong>Washington</strong>: secondo il<strong> Fondo Monetario Internazionale</strong> infatti per l&#8217;Italia si abbassano le stime di crescita previste per il prossimo anno. Le imprese italiane nel frattempo aspettano che le promesse di detassazione della produttività e altri interventi già annunciati si realizzino il prima possibile.</p>
<p>C&#8217;è una voce in Italia che però inascoltata, è quella dei giovani che – dice il presidente Giorgio Napolitano – <strong>denunciano un vuoto e sollecitano risposte</strong>.</p>
<p>Consultando la banca dati “Noi Italia 2011” fornita dall&#8217;Istat in effetti emerge un quadro allarmante. La<strong> disoccupazione giovanile al 25,4 per cento</strong> è di per sé un fenomeno preoccupante, ma andando ad analizzare più a fondo le statistiche esce fuori un risultato che dovrebbe far riflettere ancora di più visto che il 2011 è anche l&#8217;anno delle celebrazioni per l&#8217;Unità d&#8217;Italia. Infatti altro che festeggiamenti: la disoccupazione giovanile va via via aumentando se si guardano i numero <strong>dal Nord verso Sud</strong>. La Sardegna ha un tasso di disoccupazione dei giovani elevatissimo, pari al 44,7 per cento. Subito dopo ci sono la Sicilia, la Basilicata e la Campania con il 38 per cento, a seguire la Calabria, la Puglia, il Lazio (che si assimila alle regioni del Mezzogiorno), e via elencando. Stesso discorso per gli altri indicatori, come il tasso di inattività, o il numero di giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti <em>Neet</em>).</p>
<p>Per fronteggiare questi problemi il Governo ha presentato la sua ricetta. Si tratta di circa un miliardo di euro da investire per effettuare un monitoraggio sul mercato con un conseguente piano per l&#8217;orientamento scolastico e una banca dati sempre aggiornata con le figure più richieste nel mondo del lavoro. Poi però il ministro <strong>Giorgia Meloni</strong> ha spiegato che i giovani, pur senza generalizzare, hanno una certa “inattitudine all&#8217;umiltà”. Ecco, a volte è meglio tacere.</p>
<p><em>articolo pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
<p><em>Photo Credit<a href="http://www.freedigitalphotos.net/images/view_photog.php?photogid=721">: renjith krishnan / FreeDigitalPhotos.net</a></em></p>
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		<title>Giovani dimenticati</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 14:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giovani che in questi giorni stanno manifestando sui tetti e per le strade sono parte di quella metà del Paese a cui “è stata tolta la parola”. Si tratta di quella parte di italiani sotto i quarant&#8217;anni che vive il disagio del presente e l&#8217;incertezza del futuro. Sono studenti e ricercatori, nel primo caso molto giovani, nel secondo invece sono persone con decenni di precariato alle spalle, con figli e che non possono permettersi di vivere come i loro colleghi che nel resto dell&#8217;Europa guadagnano molto di più a condizioni sicuramente migliori. La situazione degli atenei italiani va via via peggiorando, specie dopo i tagli attuati dal Ministro del Tesoro nell&#8217;estate del 2008. Era il 6 agosto infatti quando nei Palazzi romani si è deciso di tagliare fondi all&#8217;università e alla ricerca per un miliardo e 300 milioni di euro. Questa decurtazione finanziaria ha generato un declino della qualità all&#8217;interno delle già carenti offerte formative nel mondo accademico. Quando dalla politica poteva arrivare un segnale simbolico ma forte, in maniera compatta e con le dovute eccezioni, la Camera ha votato contro la proposta del gruppo di Francesco Rutelli che chiedeva di prelevare 20 milioni di euro dai rimborsi elettorali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-2617" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/scuola-universita/giovani-dimenticati/attachment/universitastudenti-blocco-atenei-perche-in-gioco-futuro/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2617" title="UNIVERSITA':STUDENTI, BLOCCO ATENEI PERCHE' IN GIOCO FUTURO" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/12/senza_ricerca.jpg" alt="" width="590" height="393" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I giovani che in questi giorni stanno manifestando sui tetti</strong> e per le strade sono parte di quella metà del Paese a cui “è stata tolta la parola”. <strong>Si tratta di quella parte di italiani sotto i quarant&#8217;anni che vive il disagio del presente e l&#8217;incertezza del futuro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono studenti e ricercatori, nel primo caso molto giovani, nel secondo invece sono persone <strong>con decenni di precariato alle spalle, con figli</strong> e che non possono permettersi di vivere come i loro colleghi che nel resto dell&#8217;Europa guadagnano molto di più a condizioni sicuramente migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione degli atenei italiani va via via peggiorando, specie dopo <strong>i tagli attuati dal Ministro del Tesoro nell&#8217;estate del 2008</strong>. Era il 6 agosto infatti quando nei Palazzi romani si è deciso di<strong> tagliare fondi all&#8217;università e alla ricerca per un miliardo e 300 milioni di euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa decurtazione finanziaria ha generato un declino della qualità all&#8217;interno delle già carenti offerte formative nel mondo accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando dalla politica poteva arrivare un segnale simbolico ma forte, in maniera compatta e con le dovute eccezioni, la Camera ha votato contro la proposta del gruppo di Francesco Rutelli che chiedeva di prelevare<strong> 20 milioni di euro dai rimborsi elettorali (i quali sono al quanto generosi) ai partiti e destinarli al fondo per la ricerca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola parte del Partito Democratico si è astenuta. Un nome per tutti: <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>, affiancato da quello di Piero Fassino e dal tesoriere dei democratici. Dalla casta è arrivato quindi l&#8217;ennesimo segnale negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se per i giovani le prospettive di futuro sono relativamente ridotte c&#8217;è chi come il direttore del Giornale la pensa diversamente. Perché – dice &#8211; se a 37 anni un giovane non è riuscito a farsi una famiglia, a non avere una casa e vive ancora con i genitori allora significa “che ha dei seri problemi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una provocazione lanciata in diretta durante una puntata di <em>Exit</em> su <em>La7</em> e sulla quale è inutile aggiungere commenti. Tuttavia quello che manca in questo dibattito finalmente sulle pagine dei maggiori quotidiani e programmi televisivi è <strong>un serio confronto su come invece dovrebbe essere l&#8217;università e su come andrebbe migliorato il metodo di insegnamento.</strong> Poi manca una seria riflessione sui vari corsi di studio che spesso servono solo a sfornare <strong>precari</strong>. Ma non appena si saranno un po&#8217; calmate le acque,  il tema dei giovani, come accade sistematicamente, <strong>finirà nel dimenticatoio così come avviene per il Sud</strong> del quale ci ricordiamo solo in rare occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Questo articolo è stato pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale sicialiano</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>foto: Sole24Ore</em></p>
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		<title>Benvenuti in Padania</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 11:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel fortunato film di Luca Miniero, Benvenuti al Sud, il regista tenta di sfatare i più sfacciati luoghi comuni sui meridionali. Anche se la pellicola, che realizza una buona pubblicità al Sud, non è politica, sembra voglia fare una pernacchia alla Lega Nord, il partito di Umberto Bossi che dopo il federalismo fiscale tornerà certamente a chiedere la secessione. Termine che sembra essere sparito dall&#8217;agenda leghista, ma è evidente che l&#8217;obiettivo per gli uomini dalla cravatta verde sia quello di far ristampare cartine geografiche, mappamondi e libri scolastici per imprimere la scritta Padania nel Nord-Italia, magari a a caratteri cubitali P-A-D-A-N-I-A. Nelle puntate di Vieni Via Con Me Roberto Saviano è riuscito nel giro di 30 minuti a far arrabbiare sia i mafiosi che i leghisti: la polemica si è incentrata proprio sulle infiltrazioni mafiose al Nord, in particolare sulla &#8216;ndrangheta che cerca contatti nella politica che controlla il territorio, e chi meglio della Lega ha popolarità in quelle regioni ricche e industrializzate sulle quali la &#8216;ndrangheta ha messo mano? Domanda retorica, ma che ha fatto sobbalzare dalla sedia il nostro Ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni che con la scusa del contraddittorio ce lo siamo ritrovati su tutte le reti televisive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2627" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/mafia/benvenuti-in-padania/attachment/saviano-vieni-via-con-me/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2627" title="saviano-vieni-via-con-me" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/12/saviano-vieni-via-con-me.jpg" alt="" width="600" height="383" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel fortunato film di Luca Miniero, <em>Benvenuti al Sud</em>,</strong> il regista tenta di sfatare i più sfacciati luoghi comuni sui meridionali. Anche se la pellicola, che realizza una buona pubblicità al Sud, non è politica, sembra voglia fare una pernacchia alla <strong>Lega Nord</strong>, il partito di Umberto Bossi che dopo il federalismo fiscale tornerà certamente a chiedere la <em>secessione</em>. Termine che sembra essere sparito dall&#8217;agenda leghista, ma è evidente che l&#8217;obiettivo per gli uomini dalla cravatta verde sia quello di far ristampare cartine geografiche, mappamondi e libri scolastici per imprimere la scritta Padania nel Nord-Italia, magari a a caratteri cubitali P-A-D-A-N-I-A.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle puntate di <em>Vieni Via Con Me</em> <strong>Roberto Saviano</strong> è riuscito nel giro di 30 minuti a far arrabbiare sia i mafiosi che i leghisti: la polemica si è incentrata proprio sulle<strong> infiltrazioni mafiose al Nord</strong>, in particolare sulla &#8216;ndrangheta che cerca contatti nella politica che controlla il territorio, e chi meglio della Lega ha popolarità in quelle regioni ricche e industrializzate sulle quali la &#8216;ndrangheta ha messo mano? Domanda retorica, ma che ha fatto sobbalzare dalla sedia il nostro Ministro dell&#8217;Interno <strong>Roberto Maroni</strong> che con la scusa del contraddittorio ce lo siamo ritrovati su tutte le reti televisive a ripetere i numeri dei criminali acciuffati dal 2008 ad oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Saviano ha spiegato come la &#8216;ndrangheta cerca di infiltrarsi nelle istituzioni senza guardare a destra o a sinistra, come da sempre accade e ciò ha scatenato dure reazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò che la Lega non riesce a vedere è come la &#8216;ndrangheta sia riuscita ad applicare (a suo vantaggio) il federalismo. La struttura &#8216;ndranghetista infatti è già di suo una gerarchia che lascia ai <em>locali</em> una determinata autonomia. Dopo aver <strong>piantato i suoi tentacoli in tutta la Calabria</strong> a discapito della gente per bene, si è allargata stringendo sodalizi sia con la Camorra napoletana (ad esempio nel basso Lazio) che con Cosa Nostra, la mafia siciliana che ancora prima della &#8216;ndrangheta si è infiltrata nei palazzi romani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Castelli</strong>, leghista ed ex Ministro dell&#8217;Interno, ha mostrato in tv un volantino con uno slogan che recitava più o meno così: “basta emigrazione, non vogliamo la &#8216;ndrangheta al Nord”. Era un manifesto leghista del 1987 contro chi andava a lavorare al Nord, quel volantino in poche parole <strong>accomunava tutti i meridionali a mafiosi</strong>. Insomma <strong>un concetto razzista fatto passare per campagna antimafiosa</strong>. Benvenuti in Padania.</p>
<p><em>Questo articolo è stato pubblicato su L&#8217;Isola &#8211; quindicinale siciliano</em></p>
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		<title>Futuro e delocalizzazione</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 19:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Prodotto Interno Lordo italiano rispetto al 2009 va decisamente meglio ma la crescita è ancora lontana dai valori del Pil nel periodo che ha preceduto la crisi economica. Le parole spese in televisione da alcuni politici non bastano a cambiare quindi lo stato della ripresa economica ancora molto lontana. Se in principio qualcuno sperava che il periodo congiunturale potesse rappresentare nella sua drammaticità una occasione da sfruttare per tirare fuori l&#8217;ingegno, i risultati fino ad ora ottenuti dovrebbero avergli assopito ogni auspicio. Stiamo assistendo ad una delocalizzazione di massa di molte aziende. Gli industriali chiudono gli stabilimenti in Italia e aprono nuove sedi di produzione nei paesi dell&#8217;est, dove la manodopera è meno costosa ma dove i diritti sul lavoro sono più schiacciati. La delocalizzazione non è reato ma non si può dire che il Governo abbia mai fatto qualcosa per fermare questo cambio di rotta delle aziende ormai incentivate a produrre fuori dall&#8217;Italia. Nel frattempo le piccole e medie imprese non rischiano più e un giovane su quattro continua a rimanere disoccupato. Visti i tempi chi oggi si offre ad una azienda disposta ad assumere deve avere un&#8217;ottima preparazione. Vilma Maria Costa insegna nel mondo universitario e dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2557" href="http://www.damianozito.org/blog/2010/politica/futuro-e-delocalizzazione/attachment/crisi_euro/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2557" title="crisi_euro" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/11/crisi_euro.jpg" alt="" width="600" height="449" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Prodotto Interno Lordo italiano rispetto al 2009</strong> <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002008.html" target="_blank">va</a> decisamente meglio ma la crescita è ancora lontana dai valori del Pil nel periodo che ha preceduto la crisi economica. Le parole spese in televisione da alcuni politici <strong>non bastano</strong> a cambiare quindi lo stato della ripresa economica ancora molto lontana.</p>
<p style="text-align: justify;">Se in principio qualcuno sperava che il periodo congiunturale potesse rappresentare nella sua drammaticità una occasione da sfruttare per tirare fuori l&#8217;ingegno, i risultati fino ad ora ottenuti dovrebbero avergli assopito ogni auspicio. Stiamo assistendo ad una delocalizzazione di massa di molte aziende.<strong> Gli industriali chiudono gli stabilimenti in Italia</strong> e aprono nuove sedi di produzione nei paesi dell&#8217;est, dove la manodopera è meno costosa ma dove i diritti sul lavoro sono più schiacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">La delocalizzazione non è reato ma non si può dire che il Governo abbia mai fatto qualcosa per fermare questo cambio di rotta delle aziende ormai incentivate a produrre <strong>fuori dall&#8217;Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo le piccole e medie imprese <strong>non rischiano più</strong> e un giovane su quattro continua a <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=302&amp;ID_articolo=46&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">rimanere</a> disoccupato. Visti i tempi chi oggi si offre ad una azienda disposta ad assumere deve avere un&#8217;ottima preparazione. Vilma Maria Costa insegna nel mondo universitario e dalle pagine di <em><a href="http://LiveSicilia.it" target="_blank">LiveSicilia.it</a></em> <a href="http://www.livesicilia.it/2010/11/07/se-il-destino-e-il-call-center/" target="_blank">solleva</a> una questione pesante per la Sicilia, che può essere estesa ad altre regioni del Mezzogiorno. Considerato che “per poter essere appetibili sul mercato del lavoro bisogna essere sempre più preparati” e immaginando che “un individuo abbia acquisito una certa formazione e si senta pronto ad affrontare il mondo del lavoro”, la docente si chiede:  “questa persona trova nell&#8217;isola spazio che lo possa far sentire realizzato?”. La risposta è un secco “<strong>no</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">È la stessa esperienza maturata dentro l&#8217;università a suggerirle questa risposta. In effetti sarebbe <strong>irreale </strong>affermare che il Sud possa offrire opportunità proporzionali alle aspettative dei giovani più ambiziosi, specie quelli che decidono di investire nel continuo allargamento delle conoscenze culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">I mass-media però, specie quelli televisivi, sono molto più ottimisti e mandano messaggi che a volte falsano perfino i dati reali sull&#8217;economia ed <strong>ingannano i cittadini</strong>. Quello che raccontano sembra un Paese diverso da quello in cui viviamo e così facendo non ci raccontano che la ricetta italiana per uscire dalla crisi si è tradotta in soli tagli indiscriminati. Sono pochi i casi in cui ne parlano, ma il ritornello è sempre la stesso: “bisogna risparmiare”.</p>
<p><em>Questo articolo è stato pubblicato su l’Isola, quindicinale siciliano</em></p>
<p><em>foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/29809081@N03/" target="_blank">blackmuse</a></em></p>
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		<title>Scappa finché puoi, questo è un Paese per vecchi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 11:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, in una riunione tra professori si era aperto un dibattito su come valutare uno studente che si sta per laureare, visto che, oltre al punteggio canonico, molto spesso si aggiungono dei punti bonus (ad esempio un massimo di cinque). Questi punti extra in genere si danno in base alla tua carriera universitaria. E c&#8217;era chi aveva proposto di dare quel massimo di cinque punti a chi andava all&#8217;estero. «Perché?» chiese una ragazza. E la professoressa in questione rispose.«Perché se vai in erasmus devi affrontare delle difficoltà diverse. Devi ambientarti, un lingua diversa, un percorso di studio ancora più stravolto». Come darle torto. Ma perché se decido di andare in erasmus devo ricevere più punti sul voto finale? In fondo io sono un fuori sede, e come me, tanti debbono affrontare piccole difficoltà. Con ciò non chiedo certo un voto &#8220;maggiorato&#8221;. Anzi. Il problema è questo. L&#8217;Italia è come la Calabria. Se vai via, per qualunque cosa, questo viene considerato un valore aggiunto a prescindere. Se però rimani in questo Paese o nella tua terra di origine, molte volte ti senti dire: «Che aspetti ad andartene?». Ecco se rimani in Italia, perché magari non vuoi contribuire ulteriormente alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1806" href="http://www.damianozito.org/2010/calabria/scappa-finche-puoi-questo-e-un-paese-per-vecchi/attachment/destination_unknow/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1806" title="destination_unknow" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/06/destination_unknow.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p><strong>Qualche mese fa, in una riunione</strong> tra professori si era aperto un dibattito su come valutare uno studente che si sta per laureare, visto che, oltre al punteggio canonico, molto spesso si aggiungono dei punti bonus (ad esempio un massimo di cinque). Questi punti extra in genere si danno in base alla tua carriera universitaria. E c&#8217;era chi aveva proposto di dare quel massimo di cinque punti a chi andava all&#8217;estero. «Perché?» chiese una ragazza. E la professoressa in questione rispose.«Perché se vai in erasmus devi affrontare delle difficoltà diverse. Devi ambientarti, un lingua diversa, un percorso di studio ancora più stravolto». Come darle torto.</p>
<p><strong>Ma perché se decido di andare in</strong> erasmus devo ricevere più punti sul voto finale? In fondo io sono un fuori sede, e come me, tanti debbono affrontare piccole difficoltà. Con ciò non chiedo certo un voto &#8220;maggiorato&#8221;. Anzi.</p>
<p>Il problema è questo. L&#8217;Italia è come la Calabria. Se vai via, per qualunque cosa, questo viene considerato un valore aggiunto a prescindere. Se però rimani in questo Paese o nella tua terra di origine, molte volte ti senti dire: «Che aspetti ad andartene?». Ecco se rimani in Italia, perché magari non vuoi contribuire ulteriormente alla fuga di cervelli, sei incentivato ad andar via. È un premio andare via e mai ritornare, lasciando alle tue spalle le tue radici. Nulla viene fatto per creare invece un flusso opposto. Quando verranno gli altri cervelli da noi?</p>
<p>I ricercatori universitari all&#8217;estero non stanno certo dentro un bugigattolo. Sarà che negli altri Paesi sono più incentivati a rimanere?</p>
<p><em>foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/unsoundtransient/" target="_blank">unsoundtransient</a></em></p>
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		<title>Calabria, movimenti del Sud e promesse elettorali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«È giusto che prima delle elezioni regionali la Calabria prenda un miliardo di euro dai fondi per aree sottosviluppate per coprire i propri debiti?No, perché fondi Fas andrebbero utilizzati per far sviluppare la Calabria». Il ragionamento appartiene al sindaco di Verona Flavio Tosi, intervenuto ieri sera durante la puntata di Porta a porta. Lungi dal pensare che chi vi scrive simpatizzi Lega Nord. La Lega è un partito affermato su idee che sfociano nel razzismo e nella xenofobia, ma come diceva ieri sera ad Annozero, il giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, i leghisti hanno svolto una campagna elettorale &#8220;moderata&#8221;. Tant&#8217;è che il papa Joseph Ratzinger vi ha trovato in Luca Zaia e Roberto Cota due interlocutori fedeli. Uno dei punti cruciali che rendono la Lega un partito popolare, è sicuramente la loro reale presenza sul territorio e la lotta verso gli sprechi. Anche se non grida più a &#8220;Roma ladrona&#8221;. In Calabria, i movimenti cosiddetti suddisti non fanno altro che accettare la condizioni di abbandono di un territorio sempre più divorato dall&#8217;arroganza della &#8216;ndrangheta e nel momento del bisogno, ovvero quando è ora di mettere in moto la macchina clientelare, si recano a Roma, col cappellino in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1381" href="http://www.damianozito.org/2010/04/02/calabria-movimenti-del-sud-e-promesse-elettorali/clientelismo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1381" title="Clientelismo" src="http://www.damianozito.org/wp-content/uploads/2010/04/Clientelismo-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>«È giusto che prima delle elezioni regionali la Calabria prenda un miliardo di euro dai fondi per aree sottosviluppate per coprire i propri debiti?No, perché fondi Fas andrebbero utilizzati per far sviluppare la Calabria».</p>
<p>Il ragionamento appartiene al sindaco di Verona Flavio Tosi, intervenuto ieri sera durante la puntata di Porta a porta. Lungi dal pensare che chi vi scrive simpatizzi Lega Nord. La Lega è un partito affermato su idee che sfociano nel razzismo e nella xenofobia, ma come diceva ieri sera ad Annozero, il giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, i leghisti hanno svolto una campagna elettorale &#8220;moderata&#8221;. Tant&#8217;è che il papa Joseph Ratzinger vi ha trovato in Luca Zaia e Roberto Cota due interlocutori fedeli.</p>
<p>Uno dei punti cruciali che rendono la Lega un partito popolare, è sicuramente la loro reale presenza sul territorio e la lotta verso gli sprechi. Anche se non grida più a &#8220;Roma ladrona&#8221;.</p>
<p>In Calabria, i movimenti cosiddetti suddisti non fanno altro che accettare la condizioni di abbandono di un territorio sempre più divorato dall&#8217;arroganza della &#8216;ndrangheta e nel momento del bisogno, ovvero quando è ora di mettere in moto la macchina clientelare, si recano a Roma, col cappellino in mano a chiedere qualche soldo (centina di migliaia di euro) dei quali rimane sempre qualche spicciolo per servizi ai cittadini.</p>
<p>Le promesse fattavi durante la campagna elettorale verranno mantenute, alcune solo in parte, ma la Calabria sarà la regione che sempre abbiamo conosciuto.</p>
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