Italia da Bere

Stamane stavo sorseggiando un caffè-latte mentre guardavo in Tv le cerimonie del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e dopo aver visto migliaia di persone che anche sotto la pioggia hanno seguito i festeggiamenti, ho iniziato a pensare che forse questo evento, in un modo o nell’altro, potrà rappresentare un inizio verso un percorso davvero unitario (alla faccia della Lega Nord e di quella del Sud!). È come se avessimo vissuto fino ad ora in un lungo sonno e adesso abbiamo la possibilità di svegliarci, bevendo magari un buon caffè, e iniziare a fare qualcosa nell’interesse comune. Perché mi rendo conto che ancora questo Paese ha delle questioni irrisolte. La Questione Meridionale, ad esempio, è frutto di un comportamento meschino nei confronti del Sud, lasciato marcire da solo. Quindi a fronte anche delle domande che mi sono posto sul sito del Fatto Quotidiano ripropongo il quesito: «Ti senti italiano?»

 

Photo Credits | metaBox

 

La Madonna della ‘ndrangheta

La ‘ndrangheta calabrese raccoglie il consenso di uomini e donne, anziani e giovani approfittando (anche) della fede cattolica della gente, credente, pagana e devota. L’estate è la stagione dei pellegrinaggi e migliaia di fedeli si recano presso i santuari organizzandosi con carovane notturne e c’è chi arriva ai luoghi di culto percorrendo tutto il tragitto a piedi, partendo da casa, con dolorose conseguenze per gli arti inferiori. Una specie di penitenza auto-inflitta, in gergo «’u gutu» per il santo. Per ore ed ore si accompagna il viaggio con tarantelle e canti dedicati alle madonne. I tamburelli, che non vengono mai messi a tacere, si macchiano del sangue delle mani piagate di chi suona senza mai fermarsi.

Tra i santuari più “celebri” della provincia di Reggio Calabria spicca quello di Polsi, con la relativa Madonna della Montagna di Polsi. Ogni anno i mammasantissima della ‘ndrangheta si riunivano e si riuniscono proprio lì.

Ad ogni processione religiosa le statue vengono portate sulla spalla da uomini scelti. Alcuni hanno priorità diverse, c’è chi ha diritto a quel ruolo perché il nonno gli ha ceduto il posto, c’è poi chi si sente in dovere di portare a spalla il santo, quindi per semplice fede. Sotto alle statue capitano spesso uomini pregiudicati, ‘ndranghetisti o presunti tali. Quello di portare in spalla il santo è un gesto di forza, che agli occhi dei più piccoli appare quasi eroico.

Nei paesini di Calabria in estate si ha l’abitudine di raccogliere soldi in vista del pellegrinaggio. Chi organizza la carovana si munisce di santini e cestello, passa casa per casa e ai suoi compaesani chiede «un’offerta per la Madonna». Ma i soldi li prende la madonna? Si chiedono alcuni. Molti, in buona fede, “versano” nel cestello circa 5 euro così «’nci mandu a madonna»(glieli mando alla madonna). Ma dove vanno a finire?

Nell’immaginario collettivo c’è chi è consapevole del rischio che quei soldi (o parte di essi) finiscano direttamente o indirettamente ai carcerati, dunque alla ‘ndrangheta. Non per niente nel gergo comune il santuario di Polsi rappresenta il santuario «della ‘ndrangheta». Lo sanno tutti che a portare il santo sulle spalle c’è sempre almeno un mafioso, lo sa il semplice cittadino, lo sanno i preti, tutti. Qualcuno tra questi presti che ad alta voce e dall’altare, ha espressamente chiesto di non portare soldi a Polsi.

Così si passano le feste religiose calabresi, si organizzano processioni pomeridiane, che terminano nel lo spazio offerto da qualcuno che nel proprio cortile allestisce un altare dove i fedeli possono pregare. Si raccolgono soldi per la festa, naturalmente «della Madonna», che si chiude con canti, fuochi d’artificio e tarantelle. E la gente balla, ma la ‘ndrangheta pure.

foto: ilcamminodellamusica.it

Restart

Cari lettori del blog eccomi tornato a scrivere. Le vacanze sono ormai terminate e ho avuto modo di raccogliere impressioni, pensieri, qualche appunto che spero possano essermi utili per nuovi post.

È vero, quello che scrivo o che penso su questo misero blog non fa cambiare nulla all’esterno, cioè nel mondo politico. Lo preciso perché qualcuno forse potrebbe pensare che io creda che con i miei post su Berlusconi possa fare in modo che mr. B non sia più al Governo.
Certo se lui non fosse a capo del Governo sarei molto più contento, se questo però significherebbe avere D’Alema o Veltroni al suo posto, bhè allora non avrei di che sentirmi felice.
Questo blog quindi non è un manifesto politico o un programma elettorale. È uno spazio che uso a mio libero piacimento, un diario dove pubblico articoli con taglio giornalistico o semplici pensieri.
In sostanza scrivo quel che voglio proprio perché il Blog è personale. Continuerò perciò a pubblicare e ad accettare commenti e critiche naturalmente non offensive. Chi intende insultare, usare parolacce, può benissimo aprirsi uno spazio su wordpress.com e sparare frottole. Io qui continuerò a scrivere che Dell’Utri è un senatore della Repubblica condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, che Berlusconi è un disonesto che si fa le leggi su misura, che Mangano era un mafioso che viveva con lui ad Arcore per fare da cerniera coi  mafiosi siciliani, che Schifani deve chiarire sulla vicenda del Palazzo a Palermo, che Mantovano non assegnando la scorta a Spatuzza è un irresponsabile che non aiuta a capire i retroscena delle stragi di mafia dal ’92 al ’94 e via via dicendo. Continuerò a dire che la ‘ndrangheta illude tanti giovani calabresi, che non si trova solo in Calabria e che i politici locali che fanno gli interessi propri e dei mafiosi meritano di essere spediti in galera.

Calabria, i patrimoni top secret dei consiglieri regionali

Visto che il dibattito politico prosegue sull’appartamento a Montecarlo del Presidente della Camera Gianfranco Fini, abitato dal cognato, vorrei riprendere un articolo di Sergio Rizzo apparso sul Corriere della Sera in data 12 agosto 2010.

In merito alla situazione patrimoniale dei nostri eletti esiste una legge che impone ai titolari di cariche elettive nazionali, regionali, provinciali e comunali di presentare entro tre mesi una dichiarazione con l’elenco dei beni mobili e immobili in possesso, partecipazioni societarie, incarichi ricoperti e spese per la campagna elettorale.

I Radicali hanno avviato un’indagine dalla quale è emerso che alcuni enti non rispettano la legge 441 approvata nel lontano 1982. Ad esempio non esiste alcuna dichiarazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che – ricorda Rizzo – è stato eletto più di due anni fa.

Sempre secondo la legge 441 tutti i cittadini «hanno diritto di conoscere le dichiarazioni» pubblicati sull’apposito bollettino. Per continuare con gli esempi, sempre a Roma il consigliere comunale Mario Mei (Pd) dichiara 46.096 euro all’anno, ma ha speso 216.346 euro per la campagna elettorale.

I Radicali sono andati a fondo e Rizzo fa notare che mentre «nel caso di Roma le informazioni consentono ai cittadini di farsi un’idea del tenore di vita dei loro rappresentanti e i costi della politica»,in Calabria queste informazioni non vengono e non sono mai state pubblicate. La scoperta l’ha fatta il radicale Giuseppe Candido. Ma dove sta il problema? Nel fatto che la Calabria non si è mai adattata, con un decreto attuativo, alla legge 441 e quindi «non ha mai fatto una leggina che dice come quelle informazioni devono essere pubblicate sulla gazzetta regionale».

Eppure la legge parla chiaro: «Le dichiarazioni […] vengono riportate in apposito bollettino […]. Nello stesso bollettino devono essere riportate, per ciascun soggetto, le notizie risultanti dal quadro riepilogativo della dichiarazione dei redditi […]». Inoltre «il bollettino è a disposizione di tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali».

Dunque in Calabria la normativa che regolamenta la pubblicazione delle informazioni patrimoniali degli eletti manca e il cittadino interessato (se mai ci fosse) alla situazione patrimoniale dei suoi eletti, non troverebbe nessun dato.

Scappa finché puoi, questo è un Paese per vecchi

Qualche mese fa, in una riunione tra professori si era aperto un dibattito su come valutare uno studente che si sta per laureare, visto che, oltre al punteggio canonico, molto spesso si aggiungono dei punti bonus (ad esempio un massimo di cinque). Questi punti extra in genere si danno in base alla tua carriera universitaria. E c’era chi aveva proposto di dare quel massimo di cinque punti a chi andava all’estero. «Perché?» chiese una ragazza. E la professoressa in questione rispose.«Perché se vai in erasmus devi affrontare delle difficoltà diverse. Devi ambientarti, un lingua diversa, un percorso di studio ancora più stravolto». Come darle torto.

Ma perché se decido di andare in erasmus devo ricevere più punti sul voto finale? In fondo io sono un fuori sede, e come me, tanti debbono affrontare piccole difficoltà. Con ciò non chiedo certo un voto “maggiorato”. Anzi.

Il problema è questo. L’Italia è come la Calabria. Se vai via, per qualunque cosa, questo viene considerato un valore aggiunto a prescindere. Se però rimani in questo Paese o nella tua terra di origine, molte volte ti senti dire: «Che aspetti ad andartene?». Ecco se rimani in Italia, perché magari non vuoi contribuire ulteriormente alla fuga di cervelli, sei incentivato ad andar via. È un premio andare via e mai ritornare, lasciando alle tue spalle le tue radici. Nulla viene fatto per creare invece un flusso opposto. Quando verranno gli altri cervelli da noi?

I ricercatori universitari all’estero non stanno certo dentro un bugigattolo. Sarà che negli altri Paesi sono più incentivati a rimanere?

foto: unsoundtransient

Provare vergogna

Forse Reggio Calabria ancora non è una città pronta ad applaudire la cattura di latitanti e mafiosi che sono sempre in numero maggiore a finire dentro la rete di Renato Cortese. Sono però certo che manca solo un input che spinga i cittadini onesti e per bene ad uscire dalla cappa della paura e che i tempi stanno facendo maturare coscienze pulite. Lo testimonia la solidarietà dei cittadini reggini che a gennaio – dopo la bomba alla procura – hanno manifestato ai magistrati calabresi.

Ciononostante vi sono spettacoli per i quali non si può andare fieri, al punto da farci provare vergogna. Antonino Monteleone, ne ha provata certamente tanta nel presentarci come è stata accolta – dai familiari – la cattura del latitante Giovanni Tegano a Reggio Calabria.

“Buona visione!”

httpv://www.youtube.com/watch?v=I9jxIMRQlT8

httpv://www.youtube.com/watch?v=gImC-JcvE3E

Calabria, movimenti del Sud e promesse elettorali

«È giusto che prima delle elezioni regionali la Calabria prenda un miliardo di euro dai fondi per aree sottosviluppate per coprire i propri debiti?No, perché fondi Fas andrebbero utilizzati per far sviluppare la Calabria».

Il ragionamento appartiene al sindaco di Verona Flavio Tosi, intervenuto ieri sera durante la puntata di Porta a porta. Lungi dal pensare che chi vi scrive simpatizzi Lega Nord. La Lega è un partito affermato su idee che sfociano nel razzismo e nella xenofobia, ma come diceva ieri sera ad Annozero, il giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, i leghisti hanno svolto una campagna elettorale “moderata”. Tant’è che il papa Joseph Ratzinger vi ha trovato in Luca Zaia e Roberto Cota due interlocutori fedeli.

Uno dei punti cruciali che rendono la Lega un partito popolare, è sicuramente la loro reale presenza sul territorio e la lotta verso gli sprechi. Anche se non grida più a “Roma ladrona”.

In Calabria, i movimenti cosiddetti suddisti non fanno altro che accettare la condizioni di abbandono di un territorio sempre più divorato dall’arroganza della ‘ndrangheta e nel momento del bisogno, ovvero quando è ora di mettere in moto la macchina clientelare, si recano a Roma, col cappellino in mano a chiedere qualche soldo (centina di migliaia di euro) dei quali rimane sempre qualche spicciolo per servizi ai cittadini.

Le promesse fattavi durante la campagna elettorale verranno mantenute, alcune solo in parte, ma la Calabria sarà la regione che sempre abbiamo conosciuto.

Calabria, elezioni comunali Rizziconi (RC), il sindaco ‘unico’ vince con meno del 50 per cento

Si sono concluse le elezioni comunali di Rizziconi. Alle urne hanno votato il 63 per cento degli aventi diritto al voto contro il 70,93 per cento delle elezioni di maggio 2007.

Mentre è leggermente più alta la percentuale di coloro che hanno votato per le regionali.

Dunque l’astensione per l’elezione del sindaco è maggiore che per quella del candidato governatore. Quasi 8 punti percentuali. Segnale politico, forte, lanciato dalla popolazione rizziconese a chi amministra la cosa pubblica.

Osservando i dati forniti dal comune emerge poi una nota importante, chi vuole prenda carta e penna, che non va sottovalutata: alla forte astensione si aggiunge un numero di schede nulle (424) e bianche (849). Assodato il fatto che sbagliare a mettere la croce sul simbolo era praticamente difficile, visto che la lista era unica, e che quindi chi ha annullato la scheda molto probabilmente lo ha fatto di proposito, è possibile sottrarre questi due dati al numero di votanti (4444) per ottenere una somma totale di 3171 di voti risultati utili all’elezione del sindaco.

Perciò, dati alla mano, i voti effettivi che hanno contribuito alla “vittoria” della lista di Bartuccio, direttamente collegata al parlamentare Elio Belcastro, ammontano al 45 per cento, meno della metà degli aventi diritto al voto.
[ad name=”468×60″]

Elezioni, Rizziconi (RC) in gara un solo sindaco:i dati delle regionali e delle comunali

A Rizziconi (RC), dove è in corsa un unico candidato a sindaco, è stato raggiunto il quorum. Su 7047 abitanti Hanno votato:

  • 2250 Uomini
  • 2194 Donne

Per un totale 4444 elettori.

Alcuni cittadini sembra si siano astenuti. Infatti i dati ale regionali hanno votato:

  • 2311 Uomini
  • 2231 Donne

Per un totale di 4542 elettori.
[ad name=”468×60″]

Calabria, elezioni regionali, un intero comune fa sciopero del voto

In un post precedente parlando in prima persona ho spiegato i motivi del mio non voto nel mio comune e come avrei eventualmente votato alle regionali.

Questa mattina, Giuseppe Baldessarro, giornalista che nelle settimane passate ha ricevuto minacce di morte, racconta su Repubblica, di un comune nel cosentino che ha disertato completamente le urne. Una protesta col “non voto” cui ha aderito anche il sindaco Luigi De Vicenzi. A Bocchigliero gli aventi diritto al voto sono circa duemilaseicento ma metà di loro è «fuggita – dice il sindaco a Baldessaro – per mancanza di lavoro e dal degrado che ogni giorno cresce a dismisura». Ieri solo trenta persone si sono recate ai seggi.

Emigrazione dunque e degrado. I problemi noti che attualmente «rendono la Calabria la regione più difficile d’Italia e d’Europa» come dice Emiliano Morrone, che di questi temi se ne è occupato più volte.

Quando ai 700 mila emigrati che ogni anno scappano via dal Sud per cercare fortuna altrove, verrà concesso di poter votare senza dover affrontare un lungo viaggio in Calabria, forse, il voto potrebbe orientarsi verso la direzione opposta a quella clientelare.
[ad name=”468×60″]

Elezioni regionali in Calabria: Il non voto e la disperazione di non poterlo esercitare

Domani si vota. La campagna elettorale è terminata, ma la macchina clientelare, in Calabria, è ancora in moto e non si arresterà fino a che non verranno chiuse le urne.

Questa sarà la prima volta, da quando posso esercitare il diritto di voto, che mi astengo completamente. Non mi recherò nemmeno alle urne. Come altre centinaia di migliaia “terroni” che ogni anno lasciano la propria terra per costruirsi un’altra vita e un altro futuro, sarò fuori dalla Calabria e stavolta non approfitterò delle elezioni per starmene qualche giorno a casa, dove sono cresciuto.

La Calabria è dominata dal malaffare e da quei poteri occulti e forti che decidono dove e come dirottare i voti. Dipende dal cavallo vincente. Ecco quindi che i santini e i cartelloni elettorali cambiano, nei simboli, ma non nelle facce che ritraggono. Cene e cenoni, promesse, alcune irrealizzabili. Tutti hanno bisogno di qualcosa, meglio non perdere l’occasione del periodo elettorale per chiedere soccorso per il figlio senza stipendio e senza speranza.

A cosa servono le denunce dell’onorevole Angela Napoli, parlamentare del Pdl (pur senza tessera), membro della commissione parlamentare antimafia, se poi Maurizio Gasparri, anche lui Pdl, sminuisce l’attività della Napoli dichiarando che si tratta solo di parole?

Davvero pensiamo che il riscatto in Calabria lo possa portare invece Agazio Loiero, candidato governatore, ma già seduto nella stessa poltrona per cui aspira? O Giuseppe Scopelliti, il sindaco di Reggio Calabria, nelle cui liste ci sono uomini in odor di ‘Ndrangheta?O Pippo Callipo che ha tutto tranne che il carisma di un governatore?

Quando venne ucciso Francesco Fortugno l’episodio fu così clamoroso tanto che la Calabria era nelle cronache di tutti i giornali nazionali. “Mai così in basso – dicevano alcuni -. La Calabria non è mai scesa così in basso”

Un gruppo di giovani, guidati da Aldo Pecora, sensibilizzò un intero Paese con il suo slogan ‘Ammazzatecitutti’. Lo stesso movimento, che oggi sostiene “con convinzione” – dice il leader di Ammazzatecitutti – Scopelliti e Ruggero Pegna.

Con tutta onestà se domani mi trovassi davanti alla scheda elettorale la mia scelta per un consigliere regionale cadrebbe su Mario Congiusta candidato indipendente nelle liste di Idv, uno che ha le mani pulite, che la violenza della ‘Ndrangheta l’ha vissuta in prima persona, quando il figlio Gianluca è stato ucciso qualche anno fa nel centro di Siderno, dopo aver ricevuto richieste estorsive.

Se fossi rientrato per votare avrei dovuto scegliere il sindaco che governerà Rizziconi, il mio paese, per tutto il prossimo mandato elettorale. Ma davanti alla scheda per le comunali mi troverei in enorme imbarazzo. O meglio, proverei forte imbarazzo se fossi io il candidato nel mio comune. A Rizziconi si voterà con una sola lista. Episodio anomalo, ma che si ripete per la seconda volta. Capitato già nel 2003 con la lista del deputato Elio Belcastro, membro anche lui della commissione parlamentare antimafia, divenuto sindaco con la sua lista “Legalità e sviluppo” senza sfidarsi democraticamente con nessuno, dopo lo scioglimento per infiltrazioni nel comune. Oggi la situazione è analoga.

All’epoca le elezioni si svolsero dopo un commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Questa volta invece si svolgeranno le elezioni dopo che una commissione prefettizia si è insediata nel palazzo comunale. La lista “Legalità e autonomia”, con oggi candidato a sindaco Antonio Bartuccio vanta la regia dello stesso Belcastro, tra i fondatori del movimento “Noi Sud”.

In realtà le liste che per lo meno hanno tentato di creare il clima di elezioni erano due. La prima già citata e quella del candidato sindaco Armando Marcianò, “Trasparenza e legalità per Rizziconi”. Entrambe le liste sono state presentate fuori termine. Effettivamente a cinque minuti dalla scadenza di presentazione c’era chi ancora cercava di reclutare qualcuno da inserire nell’elenco semivuoto. Tra interpretazioni di leggi e ricorsi al Tar Bartuccio ritorna in corsa, mentre Marcianò resta fuori perché non ha il numero di firme necessario.

Inutile commentare sulla loro capacità o incapacità, o chiedersi se è stata proprio una scelta quella di presentare le liste incomplete e in ritardo. Se domani mi trovassi a dover esprimere la mia preferenza, che quindi sarebbe forzata, lascerei bianca la scheda o farei annullarla, non ritenendo valide le elezioni con un solo candidato, con una sola lista.

Anche se entrambe le liste, però, fossero in corsa la mia scelta rimarrebbe immutata. Non avrebbe alcun senso per me, andare a votare per personaggi che hanno avuto già i loro mandati politici o per soggetti celati nel volto di giovani inconsapevoli.

Staremo a vedere quanti in Calabria e a Rizziconi ancora accetteranno questa condizione di sottomissione, cedendo al voto clientelare, di parentela o di amicizia, ai ricatti ed ai soprusi commessi da prepotenti e arroganti.
[ad name=”468×60″]

Foto: LiberaReggio.org