Come Migliorare la Tua Presenza Online con Finder

Finder, lo strumento di Buzzoole (startup napoletana e piattaforma di Influence Engine Optimization) consente di effettuare delle ricerche di potenziali influencer in base alla parola chiave inserita. Finder è in pratica un motore di ricerca di profili social, ovvero personalità e brand con presenza costante sul web ed apprezzati in determinati settori.

 

Che cosa fa Finder

Buzzoole mira a fornire un valido strumento di analisi per chi vuole migliorare la propria presenza sul web e per chi ha bisogno di cercare utenti esperti in un determinato campo per avviare campagne di marketing, promozione, sensibilizzazione, o ancora di lobbying  verso personaggi politici se volete.

 

Come Funziona

L’interfaccia di utilizzo è molto semplice e minimale e si presente come nell’immagine qui sotto dove ho effettuato una ricerca per il termine politica .

finder-buzzoole-cerca

La ricerca  può essere affinata con la lingua e dei profili twitter attinenti. Io ho effettuato una ricerca per sola lingua italiana suggerendo il profilo @piovonorane di Alessandro Gilioli.

Finder risponde in genere con un primo esempio di 4-5 risultati ottenibili per decidere se migliorare i campi di ricerca o proseguire con un report pdf.

finder-buzzoole-cerca-politica-result

 

I Report

Una volta che chiede a Finder di generare un Report si può attendere e visualizzare lo stato nell’apposita sezione. Un’apposita email informerà quando l’elaborazione sarà completata.

Finder-reports

 

Considerazioni e Prezzi

Se operi sul web ed hai bisogno di promuovere te stesso o il tuo brand e vuoi metterti in contatto con utenti esperti nel tuo campo sappi che Finder può essere uno strumento di molto aiuto.

Qui sotto invece ecco il piano prezzi.

finder-prezzi

 

Provalo

Ma se sei arrivato fin qui sappi che Finder offre dei codici trial con chi vuole testare il motore. Mettiti perciò in contatto con lo staff di Buzzoole! 😉

 

Pagine Sotto Copertura 3 ovvero Addebiti Indesiderati

Le “Pagine sotto copertura 3” costituiscono una voce del conto telefonico di molti clienti del gestore di Trezzano sul Naviglio. Tali pagine, a prescindere dal proprio abbonamento internet, sono a pagamento perché si accede a contenuti premium della stessa Tre, si clicca su banner che rimandano a tali contenuti, o si naviga su siti come Repubblica, Ansa, Corriere che su accordo tra editori e gestore telefonico scalano 9 centesimi di euro per ogni visualizzazione.

Basta fare un giro per i vari forum, sulla pagina facebook di 3 Assistenza Italia o su quella Twitter, per notare lo sdegno o lo stupore di molti clienti che si ritrovano la fattura del conto 3 aumentata o il credito della ricaricabile diminuito a causa di questi contenuti.

Cosa dice l’Assistenza Tre

Le risposte che vengono fornite sono sempre molto generiche.

Eccone un esempio:

3-assistenza-appstore

Poi c’è chi si ritrova addebiti per contenuti Emcube. Spesso risultano ad orari per cui gli utenti dicono di non aver navigato, ma qui potrebbe essere dovuto anche ad una registrazione del traffico posticipata (tuttavia ciò non risulta chiaro). La risposta tipica in ogni caso è la seguente:

3-assistenza-emcube

App&Store è un’applicazione che i telefoni brandizzati hanno installata di default. Per ulteriori dettagli ecco la pagina di presentazione sul sito tre.

Sul sito in questione si legge che i contenuti sono a pagamento. Purtroppo non ho ancora potuto verificare se accedendo da smartphone viene visualizzato un messaggio prima di effettuare l’accesso ai contenuti “premium”.

Non mi indurre in tentazione

La stessa Tre invia ai clienti dei messaggi che invitano ad entrare su siti con contenuti a pagamento. Per esempio a me arrivano sms di 3COMUNICA (che non ricordo di aver mai richiesto) come quello seguente:

adesso3-sdc.tre.it

Qualora cliccassi sul link questo mi porta su uno dei siti che da navigazione mobile addebiterebbero dei costi sul mio conto 3.

Se poi viene inserita una sim 3 su un telefono brandizzato Tim (per esempio), può capitare che la homepage di default sia la pagina wap della tim. Poiché il traffico wap non è contemplato nell’offerta internet di Tre sarà inevitabile qualche sorpresa.

Per quanto riguarda i siti di news come Repubblica, questi dovrebbero consentire di vedere la homepage senza pagare. Se poi si tenta di leggere un articolo dovrebbe apparire un messaggio come questo:

repubblica-mobile-pagamento

Effettuando un tap su Continua, si inizia a pagare. Io ho effettuato una prova. Ho letto due articoli e non so perché anziché 18 centesimi, mi sono visto addebitare 45 centesimi di euro.

Tramite Google Now ho poi effettuato una ricerca che mi ha portato sul sito mobile di Ansa. Nessun messaggio mi è apparso. Sono uscito subito e ricontrollando il conto telefonico il giorno successivo mi sono ritrovato 18 centesimi addebitati. Per questo caso farò ulteriori verifiche, non mi pare corretto che l’agenzia di news non avverta se eventualmente sto per visitare contenuti a pagamento.

Di solito per evitare inconvenienti utilizzo la navigazione desktop col browser stock di Android o con Chrome  Così facendo evito di entrare nelle versioni mobile dei siti editoriali che spillano denaro.

Liberaci dal male – (Soluzione)

  1. La soluzione più semplice ovviamente è non navigare! 🙂
  2. La seconda è Impostare Richiedi versione desktop dalle impostazioni del browser internet. Per i meno esperti ulteriori dettagli QUI.
  3. Se siete più o meno smanettoni ed avete i permessi di Root del vostro smartphone potete sempre optare per cambiare i DNS della vostra connessione o installare Adaway. QUI altri dettagli.

Amen – (Conclusioni)

Per quanto riguarda la terza soluzione non ho potuto testare SetDNS perché mi risulta incompatibile sia con Galaxy Nexus (Rom CyanocenMOD), sia con Galaxy Note N7000 (sempre con Rom CyanogenMOD). Ma sembra funzionare.

AdAway integrato con la blacklist di siti come sdc.tre.it svolge il proprio dovere:

sdc.tre.it-non-disponibile-adaway

Ma anche la stessa Assistenza Tre sembra essere concorde con questo metodo che tuttavia non è così semplice ed immediato per un utente inesperto e con poca dimestichezza.

3-assistenza-adaway

Una segnalazione al Garante per pratiche commerciali scorrette comunque la farei ugualmente.

Dropbox sopravvive

L’ultima novità nel mondo del file-sharing riguarda Filesonic che da poche ore ha sospeso il servizio di download di file depositati sullo spazio di altri utenti. Proprio ieri ho scritto un post sul Fatto Quotidiano chiedendomi se Dropbox e i servizi di Cloud Computing rischiano di lasciarci a piedi da un giorno all’altro. Buona lettura!

Qual è la Legge sul Diritto D’autore In Italia?

Allo stato la disciplina della materia è affidata alla legge sul diritto d’autore [n.d.r. legge 633 del 1941] che prevede sanzioni di carattere anche penale per chiunque comunichi al pubblico o metta disposizione del pubblico – tra l’altro anche a mezzo internet e non importa attraverso quale tecnologia e/o piattaforma, P2P incluso – opere dell’ingegno sulle quali insistano altrui diritti d’autore [n.d.r. software, videogame, musica, film, libri ecc.].
È una disciplina severa ma poco efficace che, ora, l’Autorità per le garanzie nelle “minaccia” di rafforzare auto-attribuendosi ulteriori poteri che le consentiranno, tra l’altro, di ordinare l’immediata rimozione di un contenuto, se ritenuto in violazione di altrui diritti d’autore, all’esito di un procedimento sommario destinato ad essere definito in 48 ore.

Guido Scorza i risposta alle domande di Linkiesta in questo articolo: http://www.linkiesta.it/la-proprieta-intellettuale-line-e-regolata-da-una-legge-del-1941#ixzz1SY8rddL9

Photo: “Before BtJunkie” Credits: Arianne Dagdag

LuzlStorm Attacca Le Università: “Hey Guys Change Your Password”

Si fanno chiamare @LuzlStorm e da Twitter hanno fatto sapere di aver attaccato i sistemi informatici delle università italiane prelevando dati sensibili di professori e studenti per poi rilasciarli tramite i canali torrent sul web. L’attacco è andato a buon fine a scapito della reputazione delle università e della sicurezza dei nostri dati personali anche se non sempre il gruppo di LuzlStorm è riuscito a penetrare tutti i sistemi. Ho verificato infatti il contenuto del file rilasciato da LuzlStorm e ho notato che sono riusciti ad ottenere molti dati (email, residenza, codice fiscale, cellulare, password di accesso) in alcune università e molti meno in altri atenei come quello della Sapienza.

È molto probabile che i sistemi informatici penetrabili siano anche in disuso o obsoleti ma pur sempre contenitori dei nostri dati personali. Il problema secondo me risiede nel fatto che dentro la rete di una università ci sono facoltà, dipartimenti che di là del sistema centrale, raccolgono i nostri dati che vengono gestiti con livelli di sicurezza davvero pessimi.

Prendiamo la Sapienza. Dentro l’ateneo abbiamo il sistema di segreteria online, denominato Infostud, che è la banca dati di tutta l’università. Conserva ogni nostra informazione e sempre a giudicare dal contenuto rilasciato da LuzlStorm pare non sia stato violato. Ma dentro la Sapienza quanti sono i nodi che non dispongono di adeguati livelli di sicurezza e che sono sede di informazioni sensibili?

LuzlStorm ha invitato gli studenti italiani a cambiare password. Anzi passwordz.

 

La Mia Recensione Di Google+

Da pochi giorni sono su Google+. Come che cos’è! È il “social network” di Google che per il momento rimane chiuso a poche persone le quali su invito possono entrare ed esplorare il mondo sociale di BigG.

Se vuoi entrare e testare anche tu questo nuovo strumento scrivimi nei commenti.

Con Google+ entrano nel vocabolario quotidiano i concetti di cerchie, videoritrovi, +1. Di che si tratta:

Cerchie

Su Google+ ho iniziato ad organizzare le mie cerchie di “amici”. Qui il concetto di stringere amicizia o seguire una persona (rispettivamente Facebook e Twitter) è inglobato e  sorpassato. Posso trovare gente fra i miei contatti esistenti o fare una ricerca generale di una persona che conosco (o che semplicemente voglio seguire) e che potrebbe già essere presente su G+. L’organizzazione dei contatti è poco macchinosa ed intuitiva. Si tratta di un’organizzazione selettiva che potrebbe mettere l’animo in pace ai sociologi che hanno iniziato a rielaborare il concetto di amicizia dopo l’avvento di Facebook. Inoltre la facile creazione di queste cerchie rende ancor più semplice la selezione delle restrizioni per la pubblicazione di un aggiornamento, di una foto, link o altro nel mio profilo.

Spunti

Un lettore di Feed dentro un social network. Non stiamo parlando certo di chissà quale innovazione, non è né Google Reader, né Google News, semplicemente Spunti è uno stream sulle novità che vuoi appaiano sulla tua bacheca dopo che hai scelto un argomento in particolare.

Hangouts

A dir poco fantastico. Su Google+ quando creo un videoritrovo posso invitare chiunque tra le mie cerchie, condividere la visione di Youtube e avere una conversazione con più persone. Il tutto senza alcun problema di funzionamento e con la stessa semplicità di utilizzo che contraddistingue tutto G+.

Mobile

L’applicazione per il mio Nexus One è ottima e funziona molto meglio dell’applicazione Facebook per Android (questo sarà l’unico paragone che farò col social network di Mark Zuckerberg). Tra le altre cose G+ mi ha anche fatto una sorpresa, ovvero l’Istant Upload delle foto del mio cellulare di cui non conoscevo l’esistenza fino a quando non ho notato che appena scattavo una foto questa veniva caricata direttamente sul mio account. Fortunatamente le foto che vengono uppate però non sono subito pubbliche: sono io che decido, in un secondo momento, quale e come rendere pubblica una foto.

Quando vado nello stream vedo gli aggiornamenti delle mie cerchie, nello stream Incoming gli aggiornamenti delle persone che mi hanno aggiunto alle loro cerchie ma che non fanno parte di nessuna delle mie cerchie. E poi ancora molto interessante lo stream Nearby, cioè lo stream geolocalizzato di chi si trova nelle vicinanze (non necessariamente fra le mie o sue cerchie) e ha pubblicato un aggiornamento rendendolo pubblico a tutti.

Conclusioni

Che il social network mi piaccia per il minimalismo grafico e la sua semplicità l’ho già espresso qui. Aggiungo qualcos’altro dopo aver approfondito ancora un po’ questo strumento. Con Google+ mi pare di avere la mia vita e le mie cose sempre sotto mano. Certo, G+ non ha aggiunto novità sbalorditive, ma l’aver raggruppato tutto in una “pagina” e una barra rende tutto a portata di click e sotto controllo. Questo per quanto riguarda l’ambito “desktop”. Per quanto riguarda il mobile, trovo che la gestione e la sincronizzazione (contatti, calendario, gmail, ecc.) su unico account Google perfettamente integrato con la piattaforma Android sia più che soddisfacente.

 

Che aspetti a cerc(hi)armi su Google+? 😉

PS: Che cos’è il +1? Se ti è piaciuto questo articolo puoi esprimere il tuo apprezzamento cliccando sul pulsante apposito alla fine di questo post, poco più sotto. Facile no?

 

Photo Credits | Albert dj

La Rete Non è Che Guevara

Non condivido in pieno le critiche che sono state rivolte alla Gabanelli e al suo programma. C’è chi addirittura ha paragonato Report alla prima pagina di Libero. Vorrei ricordare che nella puntata “Il Prodotto sei Tu” non è stato detto che Facebook e la rete siano un covo di terroristi.

Quando ci si rivolge ad un pubblico vasto, che non conosce perfettamente le dinamiche che si nascondono dietro un servizio o un’applicazione, occorre semplificare (nel giusto). Altrimenti qui facciamo come quegli “esperti” che quando non vengono chiamati nelle trasmissioni si lamentano della faziosità del programma.

 

Sai Perché?

Tempo fa volevo fare un elenco di tutte le cospirazioni di cui si parla in rete, ma non ho mai avuto tempo. Vuoi quindi sapere tutto, ma proprio tutto sui complotti mondiali, senza perderti neanche uno degli argomenti trattati in rete contro il Sistema? Vuoi sapere chi ne parla, quanto siano giuste certe affermazioni, chi si nasconde dietro certe teorie e quanto corretti siano certi ragionamenti? C’è chi ha già svolto questo compito.

httpv://www.youtube.com/watch?v=YzDrTjaRFLA

Photo Credits | MShades

O Sgarbi o Wikipedia

«Wikipedia – per lo meno sul mio conto – dice cose non vere; se non rettifica immediatamente la falsa notizia, chiederò tramite il mio legale avvocato Giampaolo Cicconi – il quale mi a fatto leggere la sentenza di Cassazione – il sequestro preventivo del sito, riportandomi alla sentenza della Quinta sezione penale della Cassazione n. 7155, depositata giovedì scorso 24 febbraio 2011, che ha riconosciuto la legittimità del sequestro di un articolo pubblicato sul blog di un sito internet».

Social Media Week, la Rete fa lezione di giornalismo

di Damiano Zito per Dirittodicritica (che dal 7  febbraio è diventato testata giornalistica 😉)

Social Media Week, il Festival della Rete organizzato in contemporanea in diverse grandi città del mondo per discutere di social media, per il secondo anno consecutivo è sbarcato in Italia, a Roma, con un’agenda ricca di appuntamenti distribuiti nella capitale dal 7 all’11 febbraio. La giusta occasione per conoscere meglio la Rete e discutere di fenomeni come Wikileaks o di strumenti come Twitter che hanno generato notevoli ripercussioni nel giornalismo tradizionale.

Al panel moderato dal conduttore di IoReporter Marco Montemagno, tenutosi ieri al palazzo Giannelli Viscardi, sono intervenuti alcuni protagonisti ed esperti del mondo dell’informazione per confrontarsi sull’evoluzione della figura del giornalista.

Emilio Carelli direttore di Sky Tg24 parla di “rivoluzione digitale” sia dal punto di vista tecnologico che dei contenuti. Un esempio? Oggi chiunque può fare riprese di ottima qualità e immetterli in rete. Questo nuovo processo secondo Carelli ha portato ad una “democratizzazione dell’informazione” e Wikileaks ne è un esempio per lui positivo.

C’è però chi non è d’accordo sul fatto che il moltiplicarsi delle fonti in rete costituisca necessariamente un miglioramento della qualità del giornalismo. Secondo Giancarlo Vergori, direttore generale di Virgilio, i sondaggi a disposizione parlano chiaro: “gli italiani nei confronti dei mezzi di informazione hanno una totale mancanza di fiducia”. E il discorso vale anche per le fonti ufficiali online. Il pubblico interpellato da Montemagno, ha confermato per la maggior parte la tesi di Vergori esprimendo insoddisfazione per l’informazione televisiva, dicendosi leggermente più soddisfatto dell’informazione su carta e promuovendo quella online perché pluralista e quasi sempre basata su fonti verificabili.

La trasparenza in effetti oltre a creare benefici alla salute del Paese, in Rete si trasforma in un aumento della reputazione (o web reputation) di un sito o blog. Per spiegarlo Alessandro Gilioli, giornalista e blogger de L’Espresso, cita il caso di Wikileaks, definendolo “giornalismo di database” che fornisce ai lettori l’accesso alle fonti dopo averle filtrate e rese consultabili.

Ma qual è la chiave del successo di un sito web? L’esempio migliore, almeno nel campo del giornalismo, è quello dell’Huffington Post che oggi vanta circa 25 milioni di visitatori unici al mese. Anche se alcuni dei motivi di tale popolarità sono tuttora inspiegabili, Gilioli chiarisce che la prima cosa che ha funzionato è stato il concetto di aggregazione tra citizen journalism e giornalismo professionale. Specie perché l’Huffingotn ha capito una cosa che i giornalisti faticano a comprendere: in Rete, più che sulla carta, paga l’autorevolezza e il lungo termine, ovvero il tempo impiegato per conquistare la giusta credibilità. Sono questi i concetti che secondo Gilioli mancano a chi in Italia cerca di fare il proprio Huffington Post.

httpv://www.youtube.com/watch?v=DkYiE_-Spx0