Archivio per Categoria Tech

DiDamiano Zito

Chi sono i Produttori Chiave delle Auto a Guida Autonoma

Il mercato delle auto guida autonoma è un terreno su cui i produttori di semiconduttori stanno sgomitando per guadagnare spazio. L’intelligenza artificiale richiesta per i i sistemi dal livello 2 fino al 5 renderà sempre più complicata la competizione per gli algoritmi che rendono completamente autonomo e sicuro un veicolo. Tra chi sta cercando di distinguersi nel settore ci sono sicuramente Nvidia, NXP, Intel e Qualcomm. Non manca anche Tesla.

NXP, il primo produttore di chip per automotive

NXP, nel 2015 ha acquisito Freescale, ed inoltre si è guadagnata la medaglia come primo fornitore di semiconduttori nel settore automotive. Nei sistemi classificati come Livello 1, NXP gode di una certa esperienza e conoscenza. Sono diversi i produttori di automobili che usano i chip dell’azienda olandese per i sistemi di assistenza alla guida. 8 su 15 secondo la stessa casa. I sistemi classificati di livello 1 e 2 sono quelli in grado di assistere l’autista del veicolo avvisandolo di possibili collisioni, azionando i freni per evitare potenziali incidenti, assicurare che il veicolo mantenga la minima distanza di sicurezza da altri. Sia nei sistemi di livello 1, ma anche di livello 2, è sempre richiesto che l’autista stia con le mani al volante.

I livelli di automazione dei veicoli sono definiti dal SAE:

Livelli di automazione SAE

Le specifiche

L’intelligenza artificiale richiede, per un sistema di Livello 2, a un Trilione di Operazioni Per Secondo (TOPS) o 20 Milioni di Istruzioni Per Secondo, (MIPS). Per un livello 3 servono 50 TOPS and 100 MIPS, mentre per un sistema a guida autonoma livello 5 richiede 200 TOPS e almeno 200 MIPS. Ad oggi, la tecnologia in casa NXP è in grado di soddisfare la computazione richiesta da un sistema di livello 2.

L’auto a guida autonoma di Nvidia

Nvidia ha già sviluppato un sistema di elaborazione per veicoli a guida completamente autonoma. La piattaforma AGX Nvidia Drive Pegasus, raggiunge 320 TOPS per eseguire i calcoli richiesti della rete neurale. La piattaforma è supportata da due sistemi AGX Xavier da 30 TOPS grazie ai quali “elabora i dati di fotocamere, lidar, radar e sensori a ultrasuoni per interpretare a 360 gradi l’ambiente in tempo reale, localizzarsi su una mappa e pianificare un percorso sicuro“, abilitando il sistema di guida autonoma al livello 5.

Nvidia Drive Pegasus per la Guida Autonoma

Il sistema Pegasus di Nvidia che abilita l’auto alla guida autonoma.

L’azienda americana, è ben nota per la produzione di processori grafici per il gaming. Settore da cui derivano oltre il 50% delle entrate. Da un po’ di tempo Nvidia ha guadagnato molta fama nella sofisticata “arte” del mining, dove il calcolo parallelo viene sfruttato per produrre Bitcoin. L’automotive rappresenta, al momento, poco più del 5% delle entrate.

L’affare incompiuto tra Qualcomm e NXP

L’americana Qualcomm, famosa per i chip prodotti nel mondo smartphone, aveva offerto 44 miliardi di dollari per acquisire NXP. Tuttavia a causa del no ricevuto da Pechino, l’affare è saltato. La questione è dovuta allo scontro USA-Cina e ai dazi che Trump ha imposto per l’ingresso di beni cinesi. Lo stesso Trump aveva già fermato l’acquisizione di Qualcomm da parte dei cinesi di Broadcom.

La guida autonoma in Europa

La guerra commerciale tra USA e Cina ha messo la parola fine all’affare Qualcomm e NXP. Intel, che non sta a guardare, ha acquisito l’israeliana Mobileyes. Insieme a Volkswagen supporta il programma di taxi autonomi in Israle. La tedesca ZF, al CES di Las Vegas ha presentato la propria piattaforma basata sul chip Xavier di Nvidia.

La stessa NXP, per fronteggiare Nvidia e Intel, dopo l’accordo sfumato con Qualcomm, ha annunciato sempre al CES 2019 di Las Vegas, la partnership con Kalray. Startup francese, produttore di processori per il calcolo parallelo (MPPA). L’obiettivo è recuperare terreno cercando di soddisfare la richiesta di sicurezza per i livelli 2 e 3 nel medio termine e far crescere la fiducia delle persone.

E gli altri big?

Google, tramite Waymo, sta lavorando ai veicoli a guida autonoma usando chipset Intel. Non mancano gli investimenti di Apple e Uber, i quali è noto che stiano lavorando alla propria auto a guida autonoma.

Tesla ad oggi monta i chip di Nvidia sui propri veicoli elettrici ma punta al do-it-yourself. Elon Musk ha recentemente annunciato il proprio chip home-made. Con un tenero slogan: il migliore nel mondo.

 

DiDamiano Zito

Zipline, la startup che salva vite umane coi droni

Zipline è una startup californiana con un centro operativo in Ruanda in grado di salvare vite umane usando i droni come mezzi per consegnare sangue negli ospedali. La flotta di Zip, il nome dei droni, gestisce le emergenze inviando il sangue ai 21 ospedali che ne fanno richiesta. I tempi sono brevissimi. Da quando il medico invia un messaggio al centro di stoccaggio di Zipline tramite Whatsapp, passano dai 30 ai 60 minuti al massimo. Il sangue mantenuto nei refrigeratori viene prelevato dagli operatori che preparano il pacco da spedire da una piattaforma di lancio col drone. Quando questo raggiunge l’ospedale il pacco viene rilasciato con un sistema a paracadute. Il drone fa ritorno alla base dove viene ricaricato per altre consegne.

La società fondata dall’auttuale CEO Keller Rinaudo e altri due soci, risolve il problema dei larghi tempi di consegna di medicine e sangue che normalmente in Ruanda possono avvenire in ore o giorni a causa della scarsa rete di trasporti dello stato africano. Specie durante la stagione delle piogge quando le condizioni di trasporto si aggravano. Zipline per operare stringe gli accordi con i governi e gli enti di aviazione per fornire il suo servizio di spedizione per gli ospedali. In Ruanda copre un’area con raggio di circa 75km che comprende 21 ospedali. Rinaudo quest’anno porterà il servizio di Zipline anche in Tanzania creando 4 centri di distribuzione. L’obiettivo è effettuare circa 2000 consegne al giorno a più di 1000 istituti di cura che faranno richieste di sangue o altri dispositivi medici contro la malaria, HIV, ecc.

Perché in Ruanda?

Le difficoltà del Ruanda e di altri paesi africani di cui oggi ancora sentiamo parlare, hanno origine al 1884, quando l’Africa è stata divisa come fosse una torta da britannici, tedeschi e francesi. Chi ha tracciato quelle linee che oggi sono i confini dei paesi africani non ha tenuto conto della geografia del luogo, dei fiumi che attraversavano le regioni interne, dei popoli che vi vivevano. Il risultato è stato quello di una scarsa giustizia generale. In Ruanda, il risultato di tali divisioni e delle politiche di divisione razziale è sfociato nel Genocidio del 1994. In quell’anno Abdoul Salam Nizeyimana, ancora bambino, ha perso i suoi genitori. Dopo aver passato un periodo senza casa a causa della  è stato ritrovato e cresciuto dalla nonna. Lo zio invece gli ha pagato gli studi che oggi lo hanno riscattato. Oggi è un ingegnere elettrico tra i primi impiegati da Zipline in Ruanda. Ha 27 anni e gestisce il team che si occupa del lancio dei droni nel centro operativo in Ruanda. La sua storia è protagonista di un episodio della serie Next Jobs di Bloomberg che riporto qui sotto. Dura circa 6minuti.

 

Le opportunità in Zipline

Zipline ha l’obiettivo a lungo termine di diventare un servizio di “instant delivery” in quelle parti del mondo difficili da raggiungere. All’interno di Zipline lavorano ex veterani del mondo Google, NASA, SpaceX, Boeing. Sul sito ad oggi si trovano quasi 40 posizioni aperte. E se ti stai chiedendo cosa può fare un ingegnere in Zipline sappi che al momento cercano persone che hanno entusiasmo per lo sviluppo software/firmware di sistemi GPS, unità inerziali, ecc. Se poi hai la passione per i droni e hai anche esperienza nella simulazione di sistemi a 6 gradi di libertà Zipline sta cercando un “Flight Controls Software Engineer” per sviluppare o migliorare il loro autopilota.

Per approfondire

Ecco alcune fonti:

DiDamiano Zito

Nvidia e Windows 10: Il Problema Non Risolto sul Mio Asus con Grafica Ibrida

Windows 10 screenshot

Dopo un quasi indolore aggiornamento a Windows 10 che ho eseguito questa estate a luglio, ho riportato il mio notebook al suo stato primordiale con Windows 7. Si tratta di un Asus U30JC con grafica ibrida Intel/Nvidia.

Che cosa è successo?

Già il primo giorno di aggiornamento al nuovo sistema operativo Windows mi aveva fatto penare quando al primo avvio mi si piantava il computer senza apparenti motivi. Un freeze del sistema operativo che si risolveva con l’arresto forzato. Per indagare ho rimosso l’hard-disk meccanico nel caddy al posto del lettore dvd. Ho avviato e tutto sembrava andare regolarmente. Ho ricollegato l’hard-disk e ho acceso nuovamente il computer e tutto andava a meraviglia fino a quando dopo un po’ una nuova schermata blu mi si è presentata all’improvviso. Tra le ultime operazioni effettuate dal sistema operativo c’era un update di Nvidia relativo alla scheda video. Ho letto un po’ di topic nei vari forum ma senza approfondire. Ho effettuato l’accesso in modalità provvisoria ed ho così ripristinato un vecchio driver. Tutto sembrava andare bene.

Nvidia vs Windows10

Fino a che ovviamente Windows Update in maniera autoritaria non ha nuovamente aggiornato il driver. Ho provato a seguire un po’ di discussioni online e ho notato che la sfida driver Nvidia vs Windows10 è piuttosto frequente. Seguendo il forum inglese di Nvidia ho seguito i consigli di un utente che aveva risolto installando il driver ma rimuovendo GeForce Experience, PhysX, ecc. Senza entrare nel dettaglio, ho proseguito secondo queste linee guida e mi sono trovato benissimo fino a quando dopo l’estate, non si sa come e perché il driver si è nuovamente aggiornato. Purtroppo non c’è stato verso di disabilitare l’aggiornamento di un componente (la scheda video) senza che Windows Update non facesse di testa propria.

Driver Power State Failure

Non avendo il tempo di ripristinare W7 o W10 ho continuato ad ogni accensione a rimuovere il driver di Nvidia con DDU e continuavo ad utilizzare la grafica integrata di Intel. Ma una sera, all’ennesima disinstallazione mi sono deciso.

Ho provato a ripristinare Windows 10, quindi effettuare un’installazione pulita, formattando C: ma niente da fare. Ho lavorato bene per 1 ora. Poi di nuovo schermata blu “Driver Power State Failure”.

A questo punto, stanco e frustrato, ho reinstallato Windows 7. Per ora ho risolto così. Il mio notebook rimarrà a Seven.

Conclusioni

Il senso di impotenza davanti a questo genere di problema apparentemente irrisolvibile mi ha quasi logorato in queste settimane. Non sono in grado di dire ancora quanto Windows 10 sia solido o acerbo. E neanche se il problema sia da imputare tutto a Nvidia o a Microsoft. Per ora uso W10 con successo su un altro computer e devo dire che fino ad oggi non ho riscontrato problemi di sorta, nonostante ci sia sempre una scheda Nvidia.

PS: Se qualcuno ha risolto in qualche modo me lo segnali nei commenti.

DiDamiano Zito

Post Pubblicato per Sbaglio

La storia di rilasci casuali di app, miglioramenti,foto di nuovi modelli di smartphone e tablet ha veramente stancato, come quello di oggi riguardante Slingshot di Facebook lo considero veramente un tentativo di marketing ormai oltrepassato. Lo fanno tutti: Google, Apple,  ecc. Ecco, finitela.

 

 

DiDamiano Zito

UbuntuOne Chiude. Trasloco su Google Drive e Dropbox

oneUbuntu One a breve cesserà di esistere. Canonical ha già ufficializzato la notizia della chiusura del proprio servizio di storage online il all’inizio di questo mese. Tanto che nel nuovo rilascio di Ubuntu 14.04 “Trusty Tahr” non è stato incluso.

 

La data di shutdown è fissata per il 1 Giugno 2014. I file rimarranno comunque disponibili fino al 1 luglio, data oltre la quale saranno definitivamente cancellati.

La notizia positiva è che il codice sarà rilasciato per essere scaricato liberamente.

Tuttavia credo che questo non a tutti interesserà. Sarà importante invece pensare verso quale servizio migrare.

Io penso che organizzerò un trasloco verso Google Drive e Dropbox, visto che uso già da tempo entrambi.

DiDamiano Zito

Pagine Sotto Copertura 3 ovvero Addebiti Indesiderati

Le “Pagine sotto copertura 3” costituiscono una voce del conto telefonico di molti clienti del gestore di Trezzano sul Naviglio. Tali pagine, a prescindere dal proprio abbonamento internet, sono a pagamento perché si accede a contenuti premium della stessa Tre, si clicca su banner che rimandano a tali contenuti, o si naviga su siti come Repubblica, Ansa, Corriere che su accordo tra editori e gestore telefonico scalano 9 centesimi di euro per ogni visualizzazione.

Basta fare un giro per i vari forum, sulla pagina facebook di 3 Assistenza Italia o su quella Twitter, per notare lo sdegno o lo stupore di molti clienti che si ritrovano la fattura del conto 3 aumentata o il credito della ricaricabile diminuito a causa di questi contenuti.

Cosa dice l’Assistenza Tre

Le risposte che vengono fornite sono sempre molto generiche.

Eccone un esempio:

3-assistenza-appstore

Poi c’è chi si ritrova addebiti per contenuti Emcube. Spesso risultano ad orari per cui gli utenti dicono di non aver navigato, ma qui potrebbe essere dovuto anche ad una registrazione del traffico posticipata (tuttavia ciò non risulta chiaro). La risposta tipica in ogni caso è la seguente:

3-assistenza-emcube

App&Store è un’applicazione che i telefoni brandizzati hanno installata di default. Per ulteriori dettagli ecco la pagina di presentazione sul sito tre.

Sul sito in questione si legge che i contenuti sono a pagamento. Purtroppo non ho ancora potuto verificare se accedendo da smartphone viene visualizzato un messaggio prima di effettuare l’accesso ai contenuti “premium”.

Non mi indurre in tentazione

La stessa Tre invia ai clienti dei messaggi che invitano ad entrare su siti con contenuti a pagamento. Per esempio a me arrivano sms di 3COMUNICA (che non ricordo di aver mai richiesto) come quello seguente:

adesso3-sdc.tre.it

Qualora cliccassi sul link questo mi porta su uno dei siti che da navigazione mobile addebiterebbero dei costi sul mio conto 3.

Se poi viene inserita una sim 3 su un telefono brandizzato Tim (per esempio), può capitare che la homepage di default sia la pagina wap della tim. Poiché il traffico wap non è contemplato nell’offerta internet di Tre sarà inevitabile qualche sorpresa.

Per quanto riguarda i siti di news come Repubblica, questi dovrebbero consentire di vedere la homepage senza pagare. Se poi si tenta di leggere un articolo dovrebbe apparire un messaggio come questo:

repubblica-mobile-pagamento

Effettuando un tap su Continua, si inizia a pagare. Io ho effettuato una prova. Ho letto due articoli e non so perché anziché 18 centesimi, mi sono visto addebitare 45 centesimi di euro.

Tramite Google Now ho poi effettuato una ricerca che mi ha portato sul sito mobile di Ansa. Nessun messaggio mi è apparso. Sono uscito subito e ricontrollando il conto telefonico il giorno successivo mi sono ritrovato 18 centesimi addebitati. Per questo caso farò ulteriori verifiche, non mi pare corretto che l’agenzia di news non avverta se eventualmente sto per visitare contenuti a pagamento.

Di solito per evitare inconvenienti utilizzo la navigazione desktop col browser stock di Android o con Chrome  Così facendo evito di entrare nelle versioni mobile dei siti editoriali che spillano denaro.

Liberaci dal male – (Soluzione)

  1. La soluzione più semplice ovviamente è non navigare! 🙂
  2. La seconda è Impostare Richiedi versione desktop dalle impostazioni del browser internet. Per i meno esperti ulteriori dettagli QUI.
  3. Se siete più o meno smanettoni ed avete i permessi di Root del vostro smartphone potete sempre optare per cambiare i DNS della vostra connessione o installare Adaway. QUI altri dettagli.

Amen – (Conclusioni)

Per quanto riguarda la terza soluzione non ho potuto testare SetDNS perché mi risulta incompatibile sia con Galaxy Nexus (Rom CyanocenMOD), sia con Galaxy Note N7000 (sempre con Rom CyanogenMOD). Ma sembra funzionare.

AdAway integrato con la blacklist di siti come sdc.tre.it svolge il proprio dovere:

sdc.tre.it-non-disponibile-adaway

Ma anche la stessa Assistenza Tre sembra essere concorde con questo metodo che tuttavia non è così semplice ed immediato per un utente inesperto e con poca dimestichezza.

3-assistenza-adaway

Una segnalazione al Garante per pratiche commerciali scorrette comunque la farei ugualmente.

DiDamiano Zito

Un Colpo al Cuore

Ho provato a cercare poco fa il termine “Heartbleed” su Google. Mi ha restituito circa 37.400.000 risultati. Per chi non sa di che si parla, meglio che si informi perché si tratta di un bug sul protocollo OpenSSL usato per crittografare le nostre password quando effettuiamo l’accesso su molti dei siti che (naturalmente) consideriamo affidabili.

heartbleed1

Per chi usa la password coincidente con la propria data di nascita o il proprio nome, niente paura! Non c’è sistema di crittografia che tenga.

DiDamiano Zito

Windows XP Termina il Supporto. Cosa Fare col Vecchio PC

Domani Windows XP terminerà di essere supportato da Microsoft.

Molti probabilmente passeranno a Windows 7. Altri Windows 8. Altri a qualche distribuzione Linux (molto meglio) e in questo caso, per quelli che non possono proprio fare a meno di vedere la stessa interfaccia grafica c’è sempre una soluzione. Poi ci saranno i fan della mela morsicata che prederanno direttamente un MacBook, altri passeranno  ad un tablet.

L'IBM 5100 non rientra nella tipologia di PC cui mi riferisco

L’IBM 5100 non rientra nella tipologia di PC cui mi riferisco

Se c’è qualcuno che pensa di buttare il vecchio PC si rivolga invece a qualche associazione che riassembla computer per chi ne ha bisogno. O se proprio dovete buttarlo nel secchio della spazzatura, meglio portarlo all’isola ecologica.

Chi invece ha un minimo di dimestichezza potrebbe fare realizzare una postazione minimale che consenta a buona parte di quel terzo di italiani che ancora non ha mai navigato su internet

 

Photo Credits: Vintage-computer

 

 

DiDamiano Zito

Cosa Fare Dopo un Acquisto su Internet se il Venditore non Spedisce il Prodotto

polizia-postale-truffa-online-cellulare-smartphone-nexus-samsung

Scrivo questo post per dare qualche consiglio a chi come me è incappato nell’acquisto di un prodotto, nel mio caso un Samsung Galaxy Nexus, presso una società su internet che opera ai limiti della legalità, se non oltre.

Breve premessa

Ho acquistato il 2 gennaio un Samsung Galaxy Nexus presso il sito crdgame.it. Gli accordi presi con la titolare della società prevedevano la spedizione entro il 16 gennaio. Ho sollecitato, inviato lettera di messa in mora, ri-sollecitato. Ma niente da fare.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni dopo aver spiegato l’accaduto mi ha invitato a sporgere una querela per truffa.

Termini legali e come procedere per un acquisto su internet

La Legge dice che per l’acquisto a distanza vale la regola che il commerciante è tenuto a spedire entro 30 giorni se le condizioni di vendita non specificano un termine preciso (dlgs 1999/185, art. 6, comma 1).

Se però le due parti concordano (nel mio caso tramite e-mail) una data, allora è quello il termine del contratto a distanza che viene stipulato.

I passi da seguire sono i seguenti:

Segnalazione all’Antitrust

I diritti del consumatore sono tutelati dall’Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) meglio nota come Antitrust, che mette a disposizione uno strumento di segnalazione tramite il quale è possibile specificare i dettagli della transazione. La segnalazione va fatta sia se non si riceve il prodotto, sia se non vengono rispettati i termini di spedizione, sia se il prodotto non è quello per cui avete pagato. Vale anche per il colore. La legge tutela il consumatore. Se io compro una Fiat Rossa e me la danno Gialla posso tutelarmi. Sarà poi cura del Garante aprire poi un’indagine che prevede quindi la notifica alla società che si sarebbe comportata irregolarmente.

La messa in mora e diffida

Se gli accordi e i termini non vengono rispettati si può procedere con una lettera di messa in mora e diffida specificando un termine entro il quale risolvere il contratto. Può essere spedita via Fax*Raccomandata A/R, o PEC, e deve specificare un termine entro il quale deve essere spedito il prodotto. Sul sito di ADUC a questo indirizzo vi è un’utilissima scheda pratica.

*mi viene segnalato che il fax non ha valore legale.

Denuncia-querela per truffa?

Dal momento in cui ci si sente truffati si hanno a disposizione 90 giorni per recarsi presso il commissariato di Polizia e querelare. Per questa operazione è molto importante avere una cronistoria dettagliata e del materiale importantissimo ai fini dell’indagine. Tra questi:

  • Ricevute dell’ordine;
  • Prove che certificano il pagamento e quindi l’acquisto;
  • Email scambiate con il negozio;
  • ecc.

Per scrivere una querela è possibile scaricare da qui un file zip con un fac-simile. Ci sono tre file tutti uguali, cambia solo l’estensione. Come specificato all’interno può essere consegnata alla Polizia Postale o alla Stazione dei Carabinieri. Della denuncia vanno portate TRE copie, mentre degli allegati basta una singola copia.

Va fatta entro 90 giorni dal momento in cui si pensa di essere truffatiQui c’è un elenco telefonico ed email dei compartimenti della sola postale. La denuncia può essere comunque sporta via web qui o qui. Poi c’è un elenco di questure sul web diviso per province.

Un utilissimo consiglio: conservare tutte le email scambiate, perché nel momento in cui si andrà dalla Polizia, il pubblico ufficiale vi chiederà anche l’header dell’email. Ovvero l‘intestazione dell’email che è stata ricevuta/inviata, che contiene molte informazioni a prima vista non consultabili o insignificanti. Tale intestazione invece documenta da dove è partito il messaggio e fornisce agli inquirenti preziosi dettagli.

Attenzione alle date!

L’altro consiglio, oltre a conservare tutte le email, log delle telefonate trascorse, ecc., è fare molta attenzione alle scadenze.

Chi sta truffando ovviamente non ha molto interesse nell’andare a svolgere un processo. Mette in conto il fatto che sul web si possano generare discussioni sui forum ed apparentemente si mostrano come semplici venditori inesperti.

Inizieranno quindi a sbrodolare le scuse più varie:

  • Abbiamo avuto problemi con il fornitore;
  • Abbiamo avuto problemi con il corriere;
  • Entro settimana spediamo;
  • Ancora pochi giorni di attesa;
  • Stiamo approntando la sua spedizione;
  • Il suo pacco ce lo abbiamo qui davanti e domani sarà dato al corriere;
  • Le proponiamo un cambio;

E dal cambio ricomincia la trafila:

  • Entro questa settimana spediamo;
  • Il suo ordine ha la massima priorità;
  • Stiamo facendo il possibile per rientrare coi ritardi.

Se poi vi permettete di lasciare un feedback negativo può anche darsi che verrete richiamati. Verrete minacciati di azioni legali perché danneggiate l’azienda, vi verrà proposto un rimborso di entità maggiore allo stesso margine di guadagno che ha il commerciante sul prodotto venduto, il tutto pur di rimuovere i contenuti scomodi.

Se hai pagato con carta o bonifico vai in banca

Gli strumenti di cui un consumatore si può avvalere sono diversi. Questa soluzione può essere adottata anche prima di una eventuale denuncia. In pratica se il pagamento è stato effettuato tramite bonifico bancario o carta di credito si è sicuramente ricevuta una mail con il riepilogo dati.

Quando viene utilizzato un servizio come KeyClient, cioè di POS virtuale, la mail conterrà data e ora del pagamento, l’importo, il codice esercente, codice di autorizzazione, il circuito di pagamento, e via dicendo. Ecco questa mail va stampata assieme a tutte le altre che testimoniano l’acquisto sul sito e che descrivono il prodotto acquistato. A questo punto recandosi presso la filiale della propria banca è possibile tentare di disconoscere l’operazione per “mancato acquisto“. Alcuni circuiti sono provvisti di un sistema assicurativo ed entro un termine di giorni che non conosco, ma penso sia variabile a seconda del circuito, copre queste transazioni. Sempre che l’assicurazione sia attiva.

Se invece si ha la denuncia sporta questa va portata in filiale assieme alla documentazione precedente. Anche qui conviene parlare con un operatore, spiegare la situazione e sicuramente sarà aperto un ticket di assistenza.

Altro consiglio utile

Se il prodotto che stai acquistando viene proposto a prezzi più bassi di quello di mercato, anche di pochi euro, fai attenzione perché questo potrebbe essere un campanello di allarme. Il guadagno su un prodotto come uno smartphone è minimo per chi vende quindi è difficile che il prezzo possa stare al di sotto di quello delle grandi catene che fanno campagne promozionali con prezzi bassi.

Cosa fare quindi? Leggere bene i commenti di altri utenti, i feedback sono il test migliore. Tuttavia fai attenzione che alcuni mettono in pratica azioni discutibili. È noto che molti possono chiedere recensioni positive agli amici, purtroppo però esiste il caso di chi richiama invitando a cancellare il feedback negativo. Quindi cerca di essere bravo ad individuare casi in cui le recensioni possano essere manovrate a piacimento del truffatore. Vai sui forum e se senti puzza di bruciato non rischiare!

Controlla qui sempre la partita iva che deve essere esposta obbligatoriamente sul sito di vendite, pena una multa per chi non ha rispettato questa regola. Questo strumento ti dice il nome dell’azienda, la data di registrazione e se è una partita iva ancora attiva. Chi truffa però apre e chiude srl come crescono i funghi dopo la pioggia. Quindi occhi aperti.

 

 

DiDamiano Zito

[Guida] Installare Ice Cream Sandwich su Samsung Galaxy W GT-I8150 con CyanogenMod 9

CyanogenMod 9 su Galaxy W GT-i8250

CyanogenMod 9 su Galaxy W GT-i8150

Il Galaxy W (GT-i8150) non è stato più aggiornato da Samsung dopo la versione di Android 2.3.6 (Gingerbread). Chi possiede questo smartphone e desidera portarlo ad una versione di Android superiore (in questo caso Ice Cream Sandwich) può farlo seguendo questa guida, testata sul Galaxy W in foto direttamente dal team di Tecnozito.

La guida si suddivide nei seguenti passi:

  1. Installazione dei driver su Windows
  2. Ottenere i permessi di root;
  3. Installazione della ClockWorkMod Recovery 6
  4. Flash della ROM con Cyanogenmod 9 per Galaxy W

Il punto 1 può essere saltato se è già stato installato Samsung Kies.

Installazione dei driver

È possibile installare i driver per il Galaxy W anche senza aver installato Samsung Kies. È sufficiente scaricare questo file e seguire le istruzioni di installazione.

Assicurarsi quindi che il telefono venga successivamente riconosciuto come dispositivo mobile in Risorse del Computer (o Computer su Windows 7).

Questo passo è fondamentale soprattutto per garantire il corretto svolgimento del passo 3.

Ottenere i permessi di root

Per ottenere i privilegi di amministratore su Gingerbread bisogna scaricare questo file zip e spostarlo nel telefono. A questo punto bisogna riavviare in modalità recovery il telefono con la combinazione dei tasti VolumeSù+Power+ HomeButton.

Quando apparirà la scritta Samsung lasciare il tasto Power e mantenere gli altri due finché non appare il robottino verde e una scatola. Per entrare nel menù della modalità recovery bisogna premere il tasto Home. Muovendo con i tasti di Volume si seleziona (premendo Home) apply from sdcard.

Fonti:

  1. [HowTo] Root/Unroot Samsung Galaxy W (I8150)

NB: Nella guida postata sul forum di xda abbiamo trovato qualche incongruenza con la sequenza dei tasti. Vale quella pubblicata qui.

Installazione della ClockWorkMod Recovery 6

Per effettuare questa installazione bisogna assicurarsi che il punto 1 sia andato a buon fine. Bisogna verificare abilitare il debug via USB. Per fare ciò basta andare in Applicazioni -> Opzioni Sviluppatore -> Debug USB e mettere la spunta a questa voce.

È necessario ora scaricare Odin da qui, poi il file Ancora.ops da qui e la ClockWorkMod 6.0.2.7 da qui. Una volta avviata l’interfaccia di Odin, si caricano il file ancora e l’immagine md5. Perché ciò sia possibile bisogna impostare le opzioni come nell’immagine.

Odin, Impostazioni per installare Clockwork sul Galaxy W i8150

Odin, Impostazioni per installare Clockwork sul Galaxy W i8150

A questo punto è possibile cliccare su Start. L’operazione dura 5 minuti e qualche secondo. Il telefono si riavvierà automaticamente e successivamente bisogna attendere che la procedura termini a buon fine!

Fonti:

  1. How to flash CWM6 with Odin for SGW
  2. ClockworkMod v6.0.2.7

Flash della ROM con CyanogenMod 9

A questo punto bisogna entrare in modalità recovery come nel punto 2. Questa volta, se Odin ha svolto a pieno il suo dovere, apparirà il logo di CWM. Per installare il nuovo firmware, bisogna scaricarlo da qui e copiarlo nella memoria dello smartphone. Fatto ciò, i passi da seguire sono i seguenti:

Attenzione, questo passaggio eliminerà i dati sul cellulare!

  • wipe
  • factory reset
  • choose file from sdcard (dove verrà quindi selezionato il nuovo firmware)

Fonti:

  1. [ROM][ICS][IMM76L] CyanogenMod 9 RC (Build 6) 

NB: La versione installata sullo smartphone utilizzato da Tecnozito è la Build 5. La versione 6 non era ancora disponibile. Se quindi sul forum di xda, indicato nelle fonti, non risultano bug che rendono inutilizzabile il cellulare è possibile scaricare l’ultima build disponibile.

 

 

 

DiDamiano Zito

Dropbox sopravvive

L’ultima novità nel mondo del file-sharing riguarda Filesonic che da poche ore ha sospeso il servizio di download di file depositati sullo spazio di altri utenti. Proprio ieri ho scritto un post sul Fatto Quotidiano chiedendomi se Dropbox e i servizi di Cloud Computing rischiano di lasciarci a piedi da un giorno all’altro. Buona lettura!

DiDamiano Zito

Parte il LabVIEW 2011 Tour!

Se hai voglia di conoscere o approfondire più da vicino LabVIEW, il software di National Instruments nato per la progettazione di sistemi di misura e di controllo, allora approfitta dell’evento gratuito che si terrà in diverse città d’Italia a partire dal prossimo 18 ottobre.

Quando e Dove?

  • Milano 18 Ottobre
  • Torino 20 Ottobre
  • Firenze 25 Ottobre
  • Roma 27 Ottobre
  • Napoli 8 Novembre
  • Bari 10 Novembre
  • Padova 16 Novembre
  • Bologna 24 Novembre

LabVIEW per i meno esperti

Il tour inoltre è rivolto sia ai neofiti di LabVIEW che ai più esperti. Per chi ancora è alle prime armi con LabVIEW (o non lo ha mai utilizzato) la mattina è prevista una sessione dedicata dove i tecnici di National Instruments forniranno tutti concetti fondamentali del software. Il programma è quello che segue.

 

LabVIEW per esperti

Per chi invece ha già ottime conoscenze di LabVIEW la sessione pomeridiana è quella indicata per poter approfondire alcuni aspetti tecnici della programmazione in LabVIEW:

Ma che cos’è LabVIEW?

LabVIEW è un ambiente di sviluppo con un approccio alla programmazione di tipo grafico. In esso si trovano i più diffusi costrutti di programmazione (cicli for, switch case, loop) ed elementi di programmazione più avanzata (creazione e gestione di eventi dinamici, code e semafori, thread paralleli). Inoltre è aperto ai più diffusi modelli computazionali, come programmazione attraverso matematica testuale (si può scrivere codice con sintassi tipica dei file .m) e programmazione ad oggetti. In effetti è nato 25 anni fa ma viene costantemente aggiornato e arricchito con nuove funzionalità. Oggi è un software decisamente affidabile e molto diffuso negli ambienti tecnici.

Che aspetti? Registrati!

Appunta sul calendario il giorno dell’evento nella tua città, fallo sapere ai tuoi amici e ricorda che è necessaria una registrazione dal sito di National Instruments. Semmai ci incontriamo il 27 ottobre a Roma! 😉

Per altre info vai al sito del Tour.

httpv://www.youtube.com/watch?v=TeJJdlob4rw