Il nuovo metodo Gelmini per l'assegnazione delle risorse agli atenei

No 133 -MInerva

Lo scorso inverno è stato un periodo di dura contestazione alla legge 133 che taglia in maniera davvero indiscriminata i fondi per le università e la ricerca. Oggi invece è stato presentato il nuovo “metodo Gelmini” per la ripartizione dei fondi e dei concorsi.

Un commento a caldo in base all’articolo che leggo su Repubblica lo voglio pur fare. Per distribuire le risorse sono state esaminate la ricerca e la didattica ed in particolare sulla didattica la qualità viene valutata in base

“alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”

Mi soffermerei sulla “capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”. Il ricorso a contratti non vuole sempre significare «insegnamenti non necessari» , spesso di tratta di corsi cosiddetti vacanti che vengono assegnati a soggetti esterni che prendono intorno ai 1800€ all’anno! Se non fosse per la disponibilità di questi soggetti, molti insegnamenti sparirebbero, per questo motivo spesso e volentieri il ricorso ai contratti si rende più che necessario. Dal prossimo anno molti insegnamenti, è vero sono stati accorpati riducendo uno sperpero di denaro, questo perché entra in vigore il decreto Mussi (dm 270), ma diversi insegnamenti saranno sempre tenuti da professori o ricercatori che daranno la propria disponibilità (questi ultimi senza trarne nessun vantaggio), si aggiunge anche  la possibilità che ci sia qualche  professore, magari che va in pensione, che terrà corsi a prestazione gratuita (garantisco che ci sarà!) visto che la cattedra rimane scoperta economicamente. Insomma a me pare un criterio di didattica davvero superficiale, che non valuta le difficoltà attuali che sono presenti ancor prima della cura Tremonti-Gelmini.

E poi sempre per la didattica si è tenuto conto della possibilità

“di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati”

Quei test che alcuni professori nemmeno fanno fare, test abbastanza aleatori!


Un garante per tutti, un calabrese

Un signore (calabrese) è indagato assieme al giudice del tar della Calabria per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Questo signore è garante della privacy di tutti noi, si chiama Giuseppe Chiaravalloti, un garante per tutti.

Se sei africano brucia pure!

Nella piana di Gioia Tauro vivono centinaia di africani. Sono quelli che per arrivare nel nostro Paese hanno rischiato di morire, pensavano di andare in un posto migliore, un posto che gli riconoscesse più diritti.

Tra loro c’è chi dorme in mezzo alle campagne di aranceti e ulivi, coperti solo dalle foglie degli alberi in caso di pioggia e scaldati dal loro stesso fiato in caso di freddo. Alcuni provano a ripararsi costruendo un “tetto” di legno avvolto in un telone di plastica, altri invece hanno avuto la “fortuna” di trovare ospitalità in casolari abbandonati sempre nelle campagne e quasi un centinaio di loro vivono in una ex cartiera a Rosarno.

È avvenuto un incendio proprio nell’ex cartiera proprio qualche giorno fa, quattro ghanesi sono rimasti feriti e per le ustioni sono finiti all’ospedale. L’incendio gli ha tolto tutto ciò che avevano, sono rimasti senza niente, senza vestiti, senza scarpe. Oggi non avere una casa, guadagnare qualche spicciolo per poi mandarlo tramite Western Union alla propria famiglia è reato, se sei “clandestino”, se sei in cerca di un foglio di carta che ti consente di rimanere sei un delinquente. Basta semplicemente essere “in regola” per non essere un “clandestino”, basta che chi sfrutta la manodopera di questi africani gli riconoscesse ciò che a loro spetta di diritto. Basta poco!

Ecco io voglio capire come si trova un medico davanti a un migramte senza documento ustionato o che ha appena avuto un incidente. Voglio proprio capire se secondo le folle ragioni del governo è giusto denunciare questa gente, se è giusto mandarli in carcere perché colpevoli di non avere una casa. Oppure è giusto che se sei africano puoi anche bruciare vivo?

Verso Palermo, fermata Calabria

Prossima Fermata AMATNel viaggio verso Palermo ho fatto tappa in Calabria fermandomi per qualche ora a casa mia. Durante il tragitto in treno ho conosciuto un “nonno” moderno, 77 anni, polo Roccobarocco rosa, pantaloncino bianco, lettore divx portatile con auricolare e notebook.

Abbiamo avuto modo di parlare di diversi argomenti, dall’università alla politica, dalla mafia alla Calabria. Lo chiamo Lino, anche se non è il suo nome reale. Nonno Lino è anch’egli un calabrese e torna per le vacanze a Roccella Jonica dove ancora tiene casa. La sua vita l’ha trascorsa in Puglia, regione di appartenenza della moglie.È un ex dipendente dell’Enel e si vanta di essere stato colui che ha dato avvio alla maggior parte delle imprese pugliesi, dalle più piccole a quelle più grandi «ma senza mai aver approfittato o cercato di ottenere un ruolo all’interno di una di esse». Ha una buona dialettica il nonno, ha un certo apprezzamento per le idee fasciste, come quella di allearsi con la Germania, perché «abbiamo molto da imparare dai tedeschi, e loro hanno molto da imparare da noi». Nonno Lino ha viaggiato spesso per andare in Austria e Germania e quando mi parla sembra ammirare molto le abitudini di tedeschi e autstriaci, ma anche le città, che sono certamente più pulite delle nostre, anche se per lui pulizia si intende quella dagli zingari e dai “negri”, dice che «lì non ne vedi nemmeno uno per strada».

La moglie non ama andare in Calabria, non sopporta «quell’atteggiamento da ficcanaso che hanno gli altri quando ti fanno domande» e poi «ti parlano sempre dei fatti delle persone del paese senza che queste siano presenti». Nonno Lino invece ama tornare in paese perché tutti lo conoscono, «tutti mi parranu» (tutti mi parlano, dice) e «sono contento quando mi fermano per strada per farmi domande». Lino dice di avvertire «un rapporto di sentimenti» verso molti di questi compaesani,  ma per la moglie si tratta solo di «un’indole calabrese».

Quando iniziamo a parlare dei problemi veri della Calabria, Nonno Lino è un po’ impreparato , dà risposte un po’ vaghe, anzi, nutre una certa nostalgia verso quella che «una volta era l’Onorata Società», la quale «oggi non c’è più» e se ne facevi parte «dovevi sentirti davvero orgoglioso» e appunto anche «onorato». A sentirlo comprendo che in lui vige una chiara sindrome comune a molti emigrati calabresi (qualcuno mi corregga se sbaglio), quelli che se ne vanno dalla propria terra, che da fuori la disprezzano, infatti anche Lino stesso dice che «non ci vivrei mai», poi però quando tornano si “inorgogliscono”, sentono una fierezza nell’essere calabrese, ma quando sono fuori regione, di Calabria se ne infischiano altamente.

La Calabria è una regione abusiva, staccata, lontana, distrutta e dimenticata persino dalla propria gente. Forse certe persone non meritano di essere calabresi, forse queste persone non sono nemmeno calabresi!

19 Luglio 2009: Stragi rimosse nella Repubblica dell'Immagine

fiori sulle tombe vs erori (500x375)

Un gruppo di ragazzi scende da un autobus bianco sul quale si legge “Lombardo”, in realtà sono ragazzi per la maggior parte calabresi,  solo uno tra loro credo fosse lombardo, “quasi svizzero” dicono alcuni scherzando.

Cercano via d’amelio, è il 19 luglio 2009, un giorno trise per la Sicilia e per l’Italia. Al primo semaforo i ragazzi si sentono urlare “in fondo a destra!circa 600 metri”, un palermitano che li vede con bandiere con scritto “le loro idee camminano sulle nostre gambe” capisce qual è la loro meta.

La stanchezza è totalmente cancellata dall’emozione che si avverte appena si mette piede in via d’amelio che appare diversa da come si vede nei film, forse a causa delle telecamere che la riprendono dall’alto.

Sono le 9 circa, e mi trovo con i ragazzi di Ammazzatecitutti. La gente è ancora poca, c’è un piccolo via vai, la giornata sta per iniziare. Inizio a riflettere, penso alle parole di Salvatore Borsellino, a quelle di Gioacchino Genchi mentre arrivo davanti al cancello e alzo lo sguardo verso monte pellegrino dove in punta “sorge” castello Utveggio, quel castello da dove sarebbe partito il segnale che ha fatto saltare in aria il giudice con la scorta.

Le persone che sono in via d’amelio sono l’incarnazione dei movimenti antimafia, della rete, del movimento 19luglio1992, sono persone che conosco, con molte di loro mi vedo per la prima volta dopo avere scambiato informazioni su internet, con altre ho condiviso altri momenti di battaglia. Tutta gente che ha rinunciato a un week end di mare, studio, lavoro per ricordare la strage.

Alle 16.58 le agende rosse sono per aria, rispetto alla mattina siamo di più, siamo trecento, forse di più, fa caldo il sole picchia, il ricordo va a Paolo alla scorta.

Palermo non ha dimenticato quanto è successo, l’Italia nemmeno, infatte le stragi che hanno segnato l’inizio della seconda repubblica sono state rimosse. Dov’erano i palermitani?Dov’era la gente che non vuole la mafia?La gente onesta è davvero solo quelle che ho visto in piazza?Non voglio credere che sia così, penso solo che sono molte le persone sfiduciate. La colpa va a chi scredita i magistrati onesti, a chi intralcia e depista le indagini ma anche a chi pensa di fare antimafia meglio degli altri, a chi non sa fare fronte comune, a chi rimuove la lotta alle mafie dalle agende politiche, a chi manca in momenti come quello di ieri, a chi non fa corretta informazione e a chi sta in silenzio. E a tanti altri.

Ormai l’unica cosa che conta è l’immagine, tutti ragazzi e ragazze da copertina. Siamo pronti per la Repubblica dell’immagine.

Il collegamento tra piazza reale e piazza virtuale

Liberta e partecipazioneDopo piccoli problemi con il mio blog sono tornato on-line.

Veniamo a noi, blogger , facebookiani, lettori. Nel precedente post  ho scritto una lettera aperta a Filippo Facci che in un suo articolo ha detto che «i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro». Commenti a parte sulle frasi di Facci, credo che adesso tocca a noi migliorarci per non darla vinta “a lui e a quelli come lui“; non basta stare a piggiare tasti sulla tastiera, tasti che a volte prenderei a pugni per scrivere.Bisogna prendere coscienza, responsabilità e criticarsi dove necessario, io sono disposto a farlo mettendoci anima e corpo in questa battaglia contro chi tenta di imabavagliare i blog, youtube e tutte le piattafome di sharing in internet. Molti siamo a conocenza delle enormi opportunità che ci offre la rete. Amicizie, informazione, condivisione, appuntamenti, proteste, mail, links. Tra quelli che hanno capito che la rete è uno strumento libero, c’è chi tenta di limitarla e per questo ci indigniamo. Iniziamo a mandare mail, commentiamo, telefoniamo,  ma questo non basta, specie in un Paese dove il numero di utenti su internet diminuisce.

Ci sono momenti, quindi, in cui bisogna materializzarsi, spegnere due ore il pc, mollare la tastiera e scendere in piazza con gli altri per confrontarsi, per criticarsi, per chiedere qualcosa di concreto al legislatore, alzare la voce quando e dove necessario, alzare la testa! La rete non deve sostituire la piazza e la piazza non deve sostituire la rete. Entrambe sono piazze, una virtuale l’altra reale e il collegameno tra le due deve essere qualcosa di concreto, solido. Quel collegamento siamo noi, che dalla piazza reale siamo passati a quella virtuale, lasciandoci dietro milioni di persone ignari di quello che si viene a conoscenza nei blog e nei siti di libera informazione. Se interrompiamo questo collegamento commettiamo un errore davvero imperdonabile, saremmo complici della non-informazione. Per questo motivo non scrivere commenti o post in un blog per un giorno, non vuol dire non fare niente. La piazza reale aiuta a conoscerci meglio, serve per un confronto diretto, serve a riorganizzare le idee per ripartire il giorno dopo con nuovi post, serve a fare informazione con il volantinaggio, e ci rende partecipi, perché libertà è participazione.

C’è chi pensa che non scrivere per un giorno non sia corretto perché va contro il principio dell’informazione, allora io propongo a coloro che la pensano così di partecipare alle giornate di sciopero o di incontro per contribuire con la loro opinione in piazza e il giorno dopo di scrivere il solito post magari aggiungendo qualche considerazione sull’esperienza del giorno prima.

Sono sempre convinto che lo sciopero del 14 luglio sia riuscito, perché so benissimo che molti si sono “scollegati” dal mondo reale e che quindi la risposta tra mondo reale e virtuale non è direttamente proporzionale. Quello del 14 luglio è stato un inizio, la piattaforma ning di diritto alla rete deve continuare ad esistere e a contenere le sole informazioni necessarie alla protesta e alla contrapposizione al bavaglio che ci vogliono mettere. Per questo motivo vi chiedo di mantenere saldo il collegamento tra le due piazze, di non dimenticarvi di coloro che quotidianamente si devono assorbire come una spugna le (non) notizie del tg1.

Foto: Chiara Lalli (flickr)

Lettera aperta a Filippo Facci

Filippo_facci_berluschinoCaro Facci Filippo, anzi no, Caro Filippo Facci (suona meglio!),

tanto per iniziare farò finta in questo post che lei non scriva in un giornale di cui il presidente del consiglio ne è proprietario (seppur indirettamente). Leggo con molto piacere che lei del nostro sciopero se ne frega altamente; dico con piacere perché sinceramente scendere in piazza per ribadire il mio dissenso al ddl alfano, e a qualunque altro tentativo di bavaglio alla rete, in sua “compagnia” non mi avrebbe onorato.

Lei ritiene che quel famigerato comma del ddl alfano, che in sostanza equipara un blog a una testata giornalistica, sia giusto. Nessuno ha chiesto o chiede il diritto di diffamare, ma pensare che un blogger si equiparabile a un giornale è totalmente folle. Come si può pensare che 48 ore siano un tempo ragionevole per una richiesta di rettifica? Un blogger è generalmente “giornalista” (mi passi il termine), direttore ed editore del suo stesso blog, magari non ha costantemente accesso alla casella di posta per verificare la propria mail poiché è andato in vacanza e al suo ritorno potrebbe ritrovarsi a pagare tredicimila euro.

Noi caro Facci non vogliamo che la rete venga regolamentata da una soubrette che non usa nemmeno internet o da un attore che si annoia su youtube, vogliamo anzi che ci sia in vigore una vera e propria Carta dei diritti per internet.

Lei pensa che i blogger

vogliono continuare a poter fare l’accidenti che vogliono e quindi a scrivere e a ospitare qualsiasi «opinione» anche diffamatoria, qualsiasi sconcezza o tesi incontrollata e appunto declinata di ogni responsabilità.

Forse, durante la sua “frettolosa” carriera scolastica le sarà sfuggito quel famigerato articolo 21 della nostra Costituzione. Poi punta contro

l’anonimato dietro il quale milioni di cuor di leoni abitualmente lanciano sassate e nascondono la tastiera

La discussione su questo punto potrebbe richiedere più tempo. Ma sbaglia quando pensa che l’anonimato viene usato per diffamare, anzi quasi quasi mente. Se vuole la porto nel profondo sud del nostro Paese, le farò vedere realtà che nemmeno immagina, le farò notare cose che all’occhio distratto di un qualunque cittadino sembrerebbero normalità. Ci sono cose anche “banali”, forse non penalmente rilevanti, che nel caso si volesse raccontarle mettendoci nome, cognome, creerebbe non pochi problemi. Per questo motivo è maledettamente sbagliato sparare a zero contro l’anonimato in rete. Il tema va approfondito. Ma attenzione, perché all’iniziativa contro il ddl alfano abbiamo tutti messo la nostra faccia in rete, con il nostro nome e cognome.

Ma veniamo al nodo. Lei ha questo atteggiamento e viene screditato dalla rete, non solo perché ha avuto «l’impudenza di criticare Beppe Grillo», ma anche perché ha definito «sottoaccultarata»,o anche, «il peggio di questo Paese» gran parte degli internetiani.

Vede caro Facci se lei criticasse solo Grillo non gliene fregherebbe a nessuno, non sarebbe il solo. Pensi che si troverebbe in accordo persino con Veltroni anche su Craxi.

Lei deve ringraziare la Rete perché lo ha reso famoso, le sue frasi diffamatorie lo hanno reso famoso perché internet ne tiene traccia. Questo lo sa benissimo, sa quanto è ferrea la memoria della rete, ed per questo motivo che ha intimato Wikipedia che adesso alla voce Filippo Facci dice:

questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda.

Lei dice «che non ho mai querelato nessuno in vita mia né vorrei farlo» , e nemmeno la rete ha mai pensato di querelare Filippo Facci per le sue espressioni offensive.

Dall’inizio del post ho fatto finta che lei non scrivesse per il Giornale, ma se come contorno alle sue diffamazioni aggiungiamo anche questa nota, sorgono pesanti dubbi sulla sua presunta imparzialità.

Ah! Quasi dimenticavo: Enzo Biagi non piace solo ai vecchi e i deficienti. Io non mi sento né vecchio né deficiente.

L'obbligo di rettifica e le ricette di cucina

Che strano, (ri)apro un blog e lo devo fare con un post di protesta, una protesta contro il bavaglio che da più parti stanno cercando di mettere alla rete. Per farlo ci provano in diversi modi, all’inizio cercano di applicare una legge pensata per la carta stampata anche ai siti informatici che si occupano di divulgare notizie poi ci provano con alcune proposte come quelle della Carlucci o del senatore D’Alia che ultimamente hanno davvero fatto discutere.

Il ddl intercettazioni contiene il cosiddetto obbligo di rettifica per tutti i “siti informatici”, obbligo che va eseguito entro 48 ore dalla richiesta, pena 13000€ circa di multa. Come si può pretendere che un blogger abbia il tempo in 48 ore di verificare quanto gli viene richiesto? Se oggi questo obbligo fosse già in vigore il noto videoblog di Claudio Messora sarebbe chiuso. Per capire cosa sto dicendo date uno sguardo alla richiesta di rettifica notificatagli per un post pubblicato un po’ di tempo fa.

Lo studio legale gli chiede di cancellare il post dal suo blog e da altri siti che hanno ripreso la notizia da byoblu. Da non credere ma è così.

In poche parole stanno costringendo chi si occupa di temi scomodi di chiudere o quanto meno di non parlarne più, per evitare di trovarsi con una ammenda il giorno dopo. Così ci ritroveremo tutti a parlare di grande fratello e di ricette di cucina.

Ma l’obbligo di rettifica vale per tutti i ’siti informatici’, quindi anche per quelli di cucina.

Perciò se ad esempio domani scrivessi che per fare la carbonara la ricetta dice che ci va anche la cipolla e se il primo Gianfranco Vissani di turno passasse dal mio blog e mi chiedesse la rettifica perché la ricetta originale non prevede la cipolla, ne avrebbe tutto il diritto. E se io non pubblicassi entro le 48 ore la rettifica della ricetta perché magari sono andato via per un week end, tornerei e mi ritroverei con 13mila euro di multa.

Interessante vero?

Un pensiero all'Iran

iran_manifestazione

Questo post è stato già pubblicato nel mio vecchio blog.

Me lo ha sempre ripetuto mio nonno: «in qualsiasi gruppo c’è sempre una pecora nera!». Infatti questa mattina mentre aspettavo insieme ad altre 30 -40 persone l’apertura dell’ufficio dell’agenzia delle entrate un signore voleva fare il furbo ed entrare tra i primi nonostante fosse arrivato per ultimo. Qualche buon signore gli ha ricordato che ci siamo organizzati con dei bigliettini fai-da-te proprio per evitare casini, ma lui non ne volva che sapere..Alla fine credo sia entrato tra gli ultimi, ma sempre pecora nera è rimasto.

È sempre così, c’è sempre qui vuole essere più furbo, o si crede tale. C’è poi chi approfitta di alcune situazioni particolari per fare “caciara”, per il semplice gusto di farlo. Succede questo anche nelle manifestazioni, quelle studentesche, quelle dei lavoratori. Manifestazioni pacifiche, che spesso per colpa di qualche “facinoroso”, di qualche “infilitrato” si trasformano in «scontri». Ne basta uno, per far partire il manganello, le cariche, i lacrimogeni.

Succede in Italia, nel mondo, anche a Teheran.

Il 12 giugno si sono svolte le elezioni e secondo i dati ufficiali Ahmadinejad avrebbe ottenuto il 62,6% dei voti contro il 33,8% di Mousavi. Dalle denunce di di brogli si sono organizzate manifestazioni per chiedere l’annullamento delle elezioni (in alcune zone risulta che abbiano votato più del 100% degli aventi diritto) e ancora oggi si continua a scendere per le strade.

Francamente Mousavi è una persona dalla posiziona alquanto ambigua e nutro molti dubbi sulla sua personalità, anche se ha portato temi importanti nel suo programma; ma è comunque un “complice” di questa repubblica islamica così per come la conosciamo.

Non capisco perché negli ambienti di sinistra si cada come in una rete dei pesci, in una spadara, per interderci. Su alcuni siti simpatizzanti di sinistra o meglio del PCI, scrivono che gli studenti

«provocano reazioni repressive dello Stato con azioni aggressive e immediatamente denunciano presunte violazioni dei loro diritti di fronte ai media internazionali»

Sono decisamente meravigliato di alcune espressioni come questa; capisco le perplessità i dubbi, legittimi, ma questa frase è degna di etichetta berlusconistica. Durante le manifestazioni di questo inverno con il movimento dell’onda (che non è colorata) ci si indignava quando il governo ci etichettava come facinorosi, fannulloni, eccetera eccetera. Ce la mettevamo tutta a dimostrare che si trattava di un movimento pacifico. Ma nonostante la buona volontà messa si è arrivati lo stesso agli «scontri». Sono arrivati i boys dalle mazze colorate ed ecco che alla prima provocazione alcuni hanno risposto allo stesso modo,lanciando sedie e bottiglie. Così chi si stava avvicinando al movimento che era sempre in più in crescita iniziò piano piano a prendere le distanze.

Ricordo poi gli assedi sotto Montecitorio, occupando quelle vie strette che avevamo riempito ammassandoci tutti, quasi uno sopra l’altro. Ma la pecora nera c’è sempre: un gruppo di ragazzi si mise a provocare prima verbalmente e poi avvicinandosi, la polizia, che se minimamente avesse accennato ad una carica avrebbe causato il panico e probabilmente noi ci saremmo calpestati tra di noi viste le vie strettissime in cui ci trovavamo. Quindi aveva ragione chi diceva che il movimento era un movimento provocatori ? No, ma è normale che ci siano anche persone che approfittano di grossi eventi per “provocare”.

Ora, leggere nelle note dei partiti della sinistra extraparlamente, che non era assente nelle manifestazione contro la legge 133, che gli studenti di Teheran provocano, mi fa pensare male. Anche perché non capisco come si fa ad assodare fin da subito che sia legittima l’elezione di Ahmadinejad.

L’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che l’attuale presidente iraniano possiede un atteggiamento anti-americano, o meglio anti-imperialista. E va bene! Ma come fate a meravigliarvi quando gli studenti lo chiamano “dittatore”? Uno che censura il web e i cellulari, limitando le comunicazioni con l’esterno cos’è? Uno che fa arrestare bloggers e giornalisti, è un democratico?

È come se vorreste farmi capire che se domani uno mi ruba il portafoglio ed è anti-imperialista, non lo denuncio, mentre se è un noto filo-americano lo vado a denunciare.

Molti tra i manifestanti sono filo-occidentali, e molti altri no. Ho letto di tutto su internet a proposito delle notizie filtrate da Twitter dagli iraniani e deduco che molti ancora non hanno capito come è fatta la rete.

Twitter è stato usato anche dalle forze dell’ ordine iraniane, per mandare falsi messaggi, anche questa è la natura della rete. Un blogger deve dare le notizie e quando necessario avvertire che vanno prese con le pinze perché non è certo delle fonti, o perché le notizie che gli arrivano cominciano a essere troppo confuse. Ma le notizie di questo genere vanno date, anche con le imprecisioni iniziali, poi si “sgrossano”.

Se ci fosse stato Mousavi al posto di Ahmadinejad sarebbe lo stesso, molti blogger avrebbero “twittato” e manifestato la loro indignazione, su internet e nelle strade.

So che la questione merita un ulteriore approfondimento, ma non condivido queste posizioni. Non posso condividerle se le elezioni sono palesemente taroccate.