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DiDamiano Zito

Il Sud Non Vuole il Movimento 5 Stelle

Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente generosi rimborsi.

Il Movimento che si ispira ai temi del blog di Beppe Grillo non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare portavoce: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di Antonio Di Pietro.

Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l’inesperienza in politica – secondo il comico – significa essere svincolato dai poteri forti e dalle lobby. Avrà ragione e non è, speriamo, il caso del Movimento ma non è sempre così. Infatti, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che non sempre l’età giovane significa politica migliore, e di pessimi esempi ce ne sono a migliaia. Capitano quei casi in cui un giovane o una giovane finisca candidato a consigliere comunale, assessore regionale e perfino al Parlamento Europeo non per le doti e la passione per la politica ma per motivi poco noti che degenerano in reati. Il caso più eclatante è quello delle “giovani vergini” reclutate da Giampaolo Tarantini per il premier Berlusconi, per dirla con Veronica Lario. Il Sud che manda via i cervelli migliori si tiene giovani sotto ricatto perché senza lavoro e giovani con buoni propositi ma lasciati soli. Ad ogni elezione c’è chi darebbe i voti dell’intera famiglia pur di ottenere uno stipendio a fine mese. In alcuni casi questa situazione si trasforma in un’arma a doppio taglio. I vecchi politicanti e i mafiosi (eh già, anche loro) piazzano i nuovi volti nelle loro liste e così ci fanno due buone figure: con la gente e con l’ingenuo mal capitato che pensa di aver risolto i propri problemi. E non è un caso che il Movimento 5 Stelle al Sud non riesca ad emergere.

 

Articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

 

Photo Credits | Elena Lombardo

DiDamiano Zito

Decreto Romani: Intervista a Enzo di Frenna dei Corsari della Rete

È di pochi giorni fa il discorso di Hillary Clinton che ha scatenato la reazione cinese dopo che il segretario di stato americano ha espressamente detto che internet è uno strumento che rende libera l’informazione e – nonostante i pericoli – è sbagliata ogni forma di censura come quella adottata in Cina e altri paesi.

Questa mattina ho intervistato Enzo di Frenna, giornalista professionista e videoblogger (enzodifrennablog.it) che dopo il regalo di natale che il parlamento ha prepaprato per internet, si è attivato creando il gruppo dei Corsari della Rete al fine di creare iniziative mediatiche per al difesa della libertà su internet. Come ho già anticipato in un post recente, il governo ha presentato in Parlamento un testo che deve adattarsi alla direttiva europea AVMS che tratta di diffusione di servizi televisivi sul web.

Enzo puoi spiegare per chi ancora non ha letto il testo cosa prevede il decreto Romani?

Il testo dovrebbe essere realizzato per le emittenti televisive che pubblicano sul web, invece il decreto Romani con la scusa dell’adeguamento alla direttiva europea sostitusce il termine “prodotto televisivo” con “prodotto audiovisivo” includendo di fatto i siti che fanno web casting come livestreaming, e Youtube.

Le conseguenze quindi quali sono?

Con una legge così i siti mensionati o un videoblog come quello di Claudio Messora (byoblu.com, ndr), quello di Beppe Grillo e tanti altri chiuderebbero il giorno successivo dell’entrata in vigore, perché per pubblicare i contenuti bisogna chiedere le autorizzazioni al Ministero dello Sviluppo Economico e all’Agcom.

Tu che hai letto tutto il decreto, che aggettivo useresti per definirlo?

Aberrante!

Addirittura!

Sì! È peggio di un mostro del film “il Signore degli anelli”! Il settimanale Time ci ha già paragonato alla Cina.

Veniamo all’iniziativa che avete creato con Messora. Ci dai qualche informazione? Cosa chiedete ad Obama?

L’evento si svolgerà nella terza settimana di febbraio. Solo 60 audaci, che con catene ai piedi balleranno al ritmo di tamburi africani davanti all’ambasciata americana.Un gesto simbolico, per chiedere poter usare internet per informare liberamente senza renderci schiavi.

Perché davanti all’ambasciata americana?

Per chiedere al presidente Obama, in seguito al discorso di Hillary Clinton, una presa di posizione ufficiale sulla libertà nella internet italiana.

Chiarissimo Enzo, allora ci vediamo davanti all’ambasciata nelle prossime settimane. A presto.

Ciao, a presto.

Segnalazioni:

Mr.President, help internet in Italy
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