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DiDamiano Zito

Referendum Nucleare, La Germania, La Francia e L’Italia

Dopo l’incidente di Fukushima in tutto il mondo si è innescata una discussione politica e scientifica attorno al nucleare che in realtà dura da tempi ben più lontani. La Germania di Angela Merkel ha deciso di abbandonare l’atomo con un programma che ne prevede l’uscita in maniera graduale, negli altri Paesi dell’Europa saranno effettuati degli “stress-test” sulle centrali esistenti. In Francia dove l’economia gira attorno al nucleare il ministro dell’industria Eric Besson ha fatto sapere che non ci sarà alcuna svolta epocale e che i francesi continueranno sulla loro strada.

In Italia invece i cittadini sono chiamati a decidere se il piano energetico del Paese dovrà prevedere o cancellare il nucleare. Il referendum (assieme a quello per l’acqua) è stato decisamente molto politicizzato dal Pd e molto dall’Idv salvo poi fare retromarcia, perché se prima per Di Pietro il referendum era uno strumento per mandare a casa Berlusconi oggi pensa che invece si tratta di una nobile espressione di democrazia diretta (l’unica prevista dalla nostra Costituzione) che nulla ha a che vedere con le sorti del Governo. Mi sembra una mossa di lealtà. Anche perché votare sì non per forza vuol dire essere contro il premier Berlusconi. Discorso a parte si potrebbe fare sul legittimo impedimento, ma di quel referendum nessuno ne parla.

Comunque sarebbe bello che in televisione venissero approfonditi decentemente i temi sugli aspetti energetici del Paese ma forse è chiedere troppo: ho seguito Annozero lo scorso giovedì, ma alla fine la trasmissione finisce con urla da una parte e dall’altra e quindi dubito che la gente possa farsi un pensiero in base a chi mostra più carattere o strilla di più o vedendo dall’Ipad di Chicco Testa le foto del suddetto a Fukushima. E poi, con tutto il rispetto per Celentano, mi pare tutto lo spazio dedicatogli per parlare contro il nucleare fosse un tantino esagerato. Io avrei dato la parola anche a qualcun altro, magari più competente.

Photo Credits | SandoCap

DiDamiano Zito

Il Sud Non Vuole il Movimento 5 Stelle

Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente generosi rimborsi.

Il Movimento che si ispira ai temi del blog di Beppe Grillo non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare portavoce: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di Antonio Di Pietro.

Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l’inesperienza in politica – secondo il comico – significa essere svincolato dai poteri forti e dalle lobby. Avrà ragione e non è, speriamo, il caso del Movimento ma non è sempre così. Infatti, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che non sempre l’età giovane significa politica migliore, e di pessimi esempi ce ne sono a migliaia. Capitano quei casi in cui un giovane o una giovane finisca candidato a consigliere comunale, assessore regionale e perfino al Parlamento Europeo non per le doti e la passione per la politica ma per motivi poco noti che degenerano in reati. Il caso più eclatante è quello delle “giovani vergini” reclutate da Giampaolo Tarantini per il premier Berlusconi, per dirla con Veronica Lario. Il Sud che manda via i cervelli migliori si tiene giovani sotto ricatto perché senza lavoro e giovani con buoni propositi ma lasciati soli. Ad ogni elezione c’è chi darebbe i voti dell’intera famiglia pur di ottenere uno stipendio a fine mese. In alcuni casi questa situazione si trasforma in un’arma a doppio taglio. I vecchi politicanti e i mafiosi (eh già, anche loro) piazzano i nuovi volti nelle loro liste e così ci fanno due buone figure: con la gente e con l’ingenuo mal capitato che pensa di aver risolto i propri problemi. E non è un caso che il Movimento 5 Stelle al Sud non riesca ad emergere.

 

Articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

 

Photo Credits | Elena Lombardo

DiDamiano Zito

Ma le Province non Erano da Abolire?

Quando queste righe saranno sotto gli occhi dei lettori de l’Isola saranno in corso le elezioni amministrative di questo travagliato 2011. Le elezioni riguardano comuni e province. Queste ultime, secondo i programmi e le promesse della scorsa campagna elettorale, andavano abolite perché considerati enti inutili ma soprattutto costosi e funzionali solo a soddisfare le richieste della macchina clientelare che al Sud continua ad avere grande consenso.

Oltre al Pdl anche il Pd, che nel 2008 era capeggiato da Walter Veltroni, era favorevole all’abolizione delle province. Se ne parlò tanto, ma solo fino a qualche giorno dopo la vittoria dell’attuale maggioranza. Sono bastati pochi giorni per concentrare le attività parlamentari sulle leggi che il Governo propose in tema di giustizia: dalla blocca processi fino al lodo Alfano.

Qualche progetto di legge in verità è depositato negli archivi della Camera dei Deputati, ma a quanto pare è bene anche per la stabilità del Governo che lì ci rimanga. È noto infatti che Umberto Bossi e quindi la Lega Nord non sia affatto favorevole all’abolizione delle province. Guai a chi tocca Bergamo, altrimenti “succede la guerra civile”. Questo è stato il commento di Bossi un po’ di tempo fa quando i finiani proposero di eliminare le province.

Ora che l’area finiana si è staccata dal Pdl formando Futuro e Libertà è sicuramente molto più facile per Berlusconi gestire la questione. Come? Non parlandone più evitando di creare qualche mal di pancia ai leghisti o al ministro Giulio Tremonti.

Quello che stupisce insomma è la non coerenza tra le proposte, promesse e i fatti. In questa tornata elettorale entra nel mondo politico il Movimento a Cinque Stelle che ha fatto molto discutere per i modi e per i candidati. Non perché pregiudicati, indagati o chissà, ma perché come per il caso di Mattia Calise, i candidati del Movimento sono giovani, senza esperienza politica e portano delle idee fondate sulla democrazia diretta. Staremo a vedere se questo “virus” per dirla alla Beppe Grillo sarà in grado di cambiare dal basso la politica, ma una cosa è certa: il Movimento ha partecipato alle elezioni provinciali amministrative in perfetta sintonia coi primi due punti del programma, e cioè abolizione delle province e accorpamento dei comuni sotto i 5 mila abitanti. Eppure, nonostante gli altri partiti si siano sempre dichiarati a favore dell’eliminazione di questi enti, alla fine finisce che continuano a partecipare.

 

DiDamiano Zito

Segnalibri del 9 marzo 2011

Articoli dal 6 marzo 2011 al 9 marzo 2011:

DiDamiano Zito

Segnalibri del 30 gennaio 2011

Articoli del 30 gennaio 2011:

    Politica
  • Avanza il partito di Tremonti – L’espresso – Uno scenario che un mese fa sembrava impossibile oggi sembra realizzabile. Il ministro Tremonti del quale non si è sentita una parola da quando è scoppiato il Rubygate, viene paragonato da Marco Damilano al Divo Andreotti: oggi c’è chi lavora per Tremonti premier.
  • D’Alema: “Al voto per salvare l’Italia Un’alleanza costituente manderà a casa il governo” – Azzarda persino una repubblica presidenziale. Parla di governo di responsabilità nazionale rivolgendosi a tutte le forze di sinistra e centro che in questo momento non stanno con Berlusconi. Così D’Alema, 61 anni, presidente del Copasir pensa che per uscire dalla crisi e per saperla fronteggiare serva una unione allargata.
  • Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata – Inversione a U nel Pdl. La manifestazione del 13 non si farà e Beppe Pisanu consiglia a Berlusconi di andare dai giudici. Gli equilibri dentro il partito stanno nuovamente mutando.
  • Saint Lucia, ecco le carte segretedel ministro Frattini – A volte ritornano. Il ministro Frattini si tiene le carte arrivata dall’ambasciata di Saint Lucia per tirarle fuori nel momento giusto, assieme al Giornale che annuncia il possibile contenuto. La procura ha archiviato il caso, ma rimangono dei fatti e se ci sono danni per il partito si discute in sede civile. Fini affittacamere?
  • Televisione
  • Rai, c’è chi prova a cambiarla – La Rai è una delle aziende più importanti d’Italia, da sempre in mano ai partiti che ora provano a cambiare le regole del gioco. Ce la farà Mamma Rai a svincolarsi dalle vecchie logiche della politica?
  • Internet
  • Se l’Egitto Spegne Internet – L’Egitto ha completamente oscurato i canali internet. In Italia la rete è stata più volte minacciata dunque una riflessione su eventuali controlli o censure delle informazioni sul web anche nel nostro Paese, è doverosa!
  • Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni? – Una domanda semplice sulla quale si è aperto un ampio dibattito. La risposta non è scontata e i punti di vista si differenziano. Tu invece che ne pensi?
DiDamiano Zito

Zit(t)o a Colori – Quale Maggioranza

Gli amici di Caffè News, magazine on-line che ha sempre un occhio di riguardo per il Sud, ospitano Zit(t)o a Colori sulla loro web-tv. Zit(t)o a Colori diventa perciò un programma politico che andrà in onda ogni settimana in diretta streaming su Ustream e le puntate potranno essere riviste anche in un secondo momento poiché verranno registrate.

Nel primo appuntamento si è discusso di quale maggioranza abbia o meno il Governo e quale potrebbe avere un eventuale governo alternativo a quello attuale, parlando poi dei movimenti politici all’interno dei gruppi parlamentari in vista del voto di fiducia alla Camera lo scorso mercoledì.

Una precisazione, anzi una RETTIFICA, va subito fatta. Nel video della prima puntata erroneamente si parla di un deputato del Partito Democratico passato all’Api di Francesco Rutelli, ora al Gruppo Misto e che sembrerebbe avvicinarsi all’attuale maggioranza. È stato citato Colaninno, ma è evidente che si tratta di Calearo, Massimo Calearo, eletto nelle liste del Pd dopo che Walter Veltroni lo portò con sé nel partito.

Per suggerimenti, critiche e quant’altro chiunque può utilizzare i commenti qui sotto. Per il resto eccovi il link di Caffè News e buona visione!