Archivio dei tag blog

DiDamiano Zito

Blog vs Social Network

Oggi ho scritto un post per il Fatto Quotidiano sui blog e sui social network che ne hanno determinato forti cambiamenti. L’opinione altrui mi interessa molto per continuare a parlarne, quindi lasciate un commento sotto l’articolo, o qui o sotto la pagina dell’articolo sul sito del Fatto.

 

 

DiDamiano Zito

Social Media Week, Come è Cambiato il Giornalismo Dopo Twitter e WikiLeaks? [Liveblogging]

image

Direttamente dal Social Media Week di Roma: si discute di “Informazione Liquida: come è cambiato il giornalismo dopo Twitter e WikiLeaks”. Modera Marco Montemagno (conduttore di IoReporter su Sky TG24), ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24) Luca Dini (direttore di Vanity Fair ) Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Giglioli (giornalista L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)

Un interessantissimo dibattito sul giornalismo e la comunicazione, sopratutto in Italia, ai tempi di Twitter, Wikileaks e dei social network. Cosa è cambiato nelle redazioni dei giornali?

Per il giornalismo televisivo l’importante testimonianza del direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, il quale ha specificato come la sua redazione sia formata da forze prevalentemente giovani. Oggi chiunque può essere giornalista e pubblicare un video, un immagine o un tweet. Bastano una videocamera e un cellulare con connessione a internet e le informazioni sono accessibili a chiunque e il suo tg ha saputo capire queste evoluzioni.

Ci sono però realtà diverse all’interno della rete internet. Parliamo di Facebook. Una rete dentro la rete, una piattaforma in mano al suo Ceo mark Zuckerberg che ha un pubblico così vasto tanto che se lo stesso Zuckerberg volesse interagire con un miliardo di persone lo può fare tranquillamente. E chissà se Obama – ad esempio – riesce a comunicare con così tante persone in contemporanea, si chiede Marco Montemagno.
Ma su internet dove i blog sono in rete ormai da dieci anni, ci sono elementi importanti per avere successo e popolarità. Innanzitutto autorevolezza, una buona reputazione e professionalità. Sono tre elementi che messi insieme costituiscono i giusti ingredienti per un’ottima ricetta che serve a far funzionare un sito o un blog, spiegati da Alessandro Gilioli che viene da una grande esperienza in questo campo specie col suo piovorane.it.

Dal pubblico sono arrivati vari spunti di riflessione su come i mass-media e i giornali dovrebbero trattare le notizie e quindi andare a cercare le fonti (anche) su twitter. Come ha fatto e continua a fare Al Jazeera. Serve quindi un nuovo modo di selezionare persone che sappiano trovare queste notizie in rete e che quindi abbiano facilità a muoversi sul web.

Un’interessante domanda è stata posta da Montemagno al pubblico: “quanto siete soddisfatti dell’informazione in Italia?”. La risposta ha necessitato di essere scomposta secondo i diversi settori: televisivo, cartaceo, internet. Quest’ultimo ha prevalso sugli altri. Sul cartaceo molte perplessità, mentre il giornalismo televisivo è stato completamente bocciato da un pubblico evidentemente molto attento alle nuove tecnologie e quindi ad un’informazione più controllata e più democratica.

Qui sotto un po’ di liveblogging dell’evento. Seguiranno altri contenuti multimediali.

[liveblog]

DiDamiano Zito

Premo invio e vado avanti

Tenere un blog aperto per parlare di attualità è faticoso. In fondo pochi noteranno che sto scrivendo poco e niente, ogni giorno ci scorrono così tante cose davanti ai nostri occhi che di alcune cose non ci rendiamo conto che non ci sono più.

Certo, pochi giorni fa sono stato in mezzo alla manifestazione degli aquilani, alla manifestazione contro la legge bavaglio. Ogni tanto comunico da questo umile spazio qualche considerazione personale, altre volte non comunico per niente, altre ancora scrivo senza pensare. Che pessimo scrittore.

Ora mi ritaglio un po’ di spazio anche in questo spazio, in fondo un blog è come un diario. E io il diario non ce l’ho mai avuto. O meglio, avevo i diari di Radio Dee Jay alle scuole medie. Poi il diario della Comix il primo anno di scuola superiore. Mentre i diari della scuola media, che da qualche parte ancora conservo, c’erano un mucchio di scemenze scritte, il diario della Comix è rimasto vuoto. Così come lo avevo comprato.

Però la mia attitudine per il web mi ha portato a scoprire quanto non avevo mai fatto prima. Scrivo. E chi lo avrebbe mai detto? Nessuno dei miei amici di infanzia scriveva su un diario personale. E a scuola eravamo tutti delle frane complete nei temi di italiano. Io alzavo un po’ la media dei voti, ma non per bravura nell’esposizione dei contenuti, ma perché non facevo errori di grammatica. E che errori, anzi orrori!

Se ora vi sembra di leggere un post senza senso, è normale. È solo che sto scrivendo mentre penso a come strutturare alcuni paragrafi della mia tesi per la laurea triennale. Non ve ne parlo perché per voi sarà di una noia assoluta. A me però piace.

Ecco con questo post voglio solo tenervi aggiornati. A voi e al blog. Quante volte mi sono detto: «oggi non ho aggiornato il blog». Poi però continuavo dicendo:«ma chi me lo fa fare?».

Appunto. Chi me lo fa fare? Se non lo avete capito è perché mi piace scrivere. Mi piace l’idea di avere uno spazio dove esprimermi ed esercitarmi, perché in fondo il blog è anche una palestra per la scrittura.

Poi ci sono dei riscontri quotidiani: ho conosciuto di persona alcuni miei lettori, e fa davvero piacere vederli materializzati.

È vero, costa fatica scrivere un post, essere aggiornati, installare i nuovi plugin o gli ultimi aggiornamenti a WordPress (senza che niente vada storto), però tutto questo mi piace.

E infine c’è chi mi sostiene moralmente (e di recente anche economicamente) per tenere aperto questo spazio. Mi sembra un buon motivo per andare avanti.

DiDamiano Zito

Decreto Romani, prove tecniche di censura

httpv://www.youtube.com/watch?v=XkdSzatbaNU

Il nuovo Decreto Romani è certamente ‘migliore’ rispetto alla bozza contestata dai blogger e dal popolo della Rete ma non convince ed è a dir poco deludente. Sono molte le ambiguità contenute nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri che lascia comunque all’Agcom, l’autorità garante per le garanzie nelle comunicazioni il ruolo di “arbitro”. A Giuseppe Giulietti di articolo21.org (intervistato ieri dal blog durante la protesta davanti ai cancelli Rai a via Teulada) questo decreto non piace. Proviamo quindi a capire quali sono i punti dubbiosi del provvedimento.

L’articolo 4 del testo dà una definizione di “servizio media audiovisivo”ed elenca una serie di categorie non soggette agli obblighi posti dal decreto. In particolare per servizio media audiovisivo si intende la radiodiffusione (televisione analogica e digitale), il livestreaming, il webcasting (tv su internet), e video on demand. Mentre non rientrano in questa definizione i servizi che esercitano attività non economiche e che non entrano in concorrenza con la radiodiffusione televisiva. Sono esclusi poi:

  • la posta elettronica (solo l’idea di chiedere il permesso per mandare un video per mail fa rabbrividire, ma chi ha composto il testo ha pensato di specificarlo)
  • servizi che non forniscono programmi, e nei quali il servizio audiovisivo sia puramente incidentale rispetto all’attività principale e qui il testo inserisce ulteriori dettagli intendendo per questi ultimi:
    • giochi in linea
    • motori di ricerca
    • versioni elettroniche di quotidiani e riviste
    • servizi testuali autonomi
    • giochi d’azzardo

Sui siti che non esercitano attività economiche e che non fanno concorrenza alla radiodiffusione televisiva, non si sa quali sono i criteri qualitativi che stabiliscono se un videoblog, o una qualunque piattaforma possa o meno togliere pubblico alle trasmissioni televisive. Non è chiaro inoltre se un sito in grado di raccogliere una cospicua somma di denaro rientri o meno nelle attività non economiche.

Come fa notare Guido Scorza su Punto Informatico, il modo in cui è stato definito il termine media audiovisivo, cioè escludendo alcuni servizi «è una tecnica di normazione assolutamente inadeguata alla materia di cui si tratta: la tecnologia va più in fretta del legislatore – scrive Scorza – ». L’avvocato quindi ipotizza che si evolva ad esempio il “video-twitter“: «occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse» Ma se non rientra nei requisiti occorrerà«qualificarla come “servizio media audiovisivo” con ogni conseguenza per il suo gestore». Già, i gestori.

Il decreto Romani, deve per adattarsi alla direttiva europea Avms, sui contenuti audiovisivi, e «quello che c’era di buono nella direttiva – ricorda l’avvocato Scorza dalle pagine di Punto Informatico – non è stato importato». Infatti per i gestori, o meglio i siti intermediari come Youtube che distribuiscono contenuti amatoriali e professionali il testo non fa alcuna citazione  e non esclude  la «responsabilità degli intermediari della comunicazione». Che tradotto vuol dire che le piattaforme di condivisione dovrebbero rispondere dei contenuti inseriti dagli utenti. La sentenza sulla condanna di Google sta facendo discutere molto in merito ed ha aperto un acceso dibattito in Itala e fuori dai confini nazionali. Di questo passo, se le piattaforme continuano ad essere chiamate in causa dai giudici per i contenuti immessi in rete dagli utenti, sottoponendosi così a responsabilità editoriali televisive non potranno invece che porre dei limiti a chi usufruisce dei loro servizi, burocratizzando di fatto la Rete, o – nel caso più estremo – chiudere.
[ad name=”468×60″]