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DiDamiano Zito

La guerra di Rupert Murdoch contro gli aggregatori di notizie, blogger e siti di informazione

Murdoch_michael-wolff-0911-01Rupert Murdoch è un magnate dell’informazione, possiede case editrici, è proprietario di Sky, di giornali e riviste, come il Wall Street Journal, il Times, il New York Post e nel 2005 ha acquistato Myspace.

In un’intervista a Sky News si è scagliato contro Google News che secondo Murdoch ruba i suoi contenuti e per questo ha dichiarato di voler rimuovere da questo servizio ogni contenuto che gli appartenga. La scelta del magnate australiano va davvero contro corrente, ma non dovrebbe poi stupire più di tanto.

Su Rue89.com si trova un articolo dal titolo “Murdoch dichiara guerra a internet, secondo il suo biografo”(link in basso).

Michael Wolff, il biografo, conosce bene il magnate che secondo lui non ha compreso bene internet e gli ha dichiarato guerra. In qualche modo Wolff aveva annunciato questa “guerra” alla rete, ricordando dalle pagine di Vanity Fair, che ad Agosto, Murdoch aveva reso pubbliche le perdite della sua News Corporation e stanco di questa sofferenza della carta stampata senza mezzi termini ha fatto sapere che per leggere i suoi giornali la gente deve pagare.

Wolff conversando nove mesi con Murdoch per curare la sua biografia, ha avuto modo di capire che il magnate nutre una forte antipatia verso internet e lo considera solo un posto per pornografia, ladruncoli ed hacker. Le esperienze delle perdite della sua azienda, la News Corporation, di Myspace affossato da Facebook, certamernte avranno il loro peso nelle sue convinzioni.

Murdoch ha 78 anni ma una mente lucida che gli ha permesso di pensare ad un piano editoriale che secondo lui verrà seguito dagli altri editori. Per il gigante dei media il modello dell’informazione gratuita su internet è perdente, lo aveva già detto ancor prima dell’estate, quando aveva iniziato a parlare del suo metodo per far uscir fuori dalla crisi, la carta stampata, proponendo al lettore una sorta di pay-per-news per ricavare denaro utile a riempire le casse dei giornali. Entro un anno i maggiori quotidiani di informazione, secondo Murdoch, devono diventare a pagamento. Ma non finisce qui.

Infatti, l’Associated Press, un’agenzia di stampa internazionale, in nome del copyright si è schierata contro chi usa i suoi contenuti, bollando come pirati anche coloro che citano o linkano proprie informazioni. L’azienda ha fatto sapere che monitorerà le sue news per contrapporsi agli aggregatori di notizie, ai blogger ed ai motori di ricerca.Qui aggiungo che la questione dell’indicizzazione e l’indirizzazione dei contenuti, secondo me andrebbe approfondita e capita meglio. Google ha fatto sapere che già le notizie sono dirottate verso i maggiri siti di informazione. Qui mi fermo per magari riprendere questo discorso in futuro.

La questione  informazione grauita rimane aperta, gli editori (molto critici verso internet) dichiarano guerra alla rete. È chiaro che stiamo vivendo una fase di passaggio, dopo la quale certamente ci troveremo definitivamente nell’era del cosidetto giornalismo 3.0, quello partecipato, twettato e retwettato. Che internet rappresenti una minaccia per i giornali la ritengo una visione del tutto azzardata. Credo invece che la rete rappresenti una forte concorrente della carta stampata che a questo punto dovrà riassestarsi per rilanciare contenuti che soddisfino il lettore che spende i suoi soldi per leggere le notizie su carta e che diventa sempre più esigente. Convincere i magnati sembra quasi impossibile, la guerra al 2.0 è aperta.

Foto (Vanity Fair)

Segnalazioni:

DiDamiano Zito

Il collegamento tra piazza reale e piazza virtuale

Liberta e partecipazioneDopo piccoli problemi con il mio blog sono tornato on-line.

Veniamo a noi, blogger , facebookiani, lettori. Nel precedente post  ho scritto una lettera aperta a Filippo Facci che in un suo articolo ha detto che «i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro». Commenti a parte sulle frasi di Facci, credo che adesso tocca a noi migliorarci per non darla vinta “a lui e a quelli come lui“; non basta stare a piggiare tasti sulla tastiera, tasti che a volte prenderei a pugni per scrivere.Bisogna prendere coscienza, responsabilità e criticarsi dove necessario, io sono disposto a farlo mettendoci anima e corpo in questa battaglia contro chi tenta di imabavagliare i blog, youtube e tutte le piattafome di sharing in internet. Molti siamo a conocenza delle enormi opportunità che ci offre la rete. Amicizie, informazione, condivisione, appuntamenti, proteste, mail, links. Tra quelli che hanno capito che la rete è uno strumento libero, c’è chi tenta di limitarla e per questo ci indigniamo. Iniziamo a mandare mail, commentiamo, telefoniamo,  ma questo non basta, specie in un Paese dove il numero di utenti su internet diminuisce.

Ci sono momenti, quindi, in cui bisogna materializzarsi, spegnere due ore il pc, mollare la tastiera e scendere in piazza con gli altri per confrontarsi, per criticarsi, per chiedere qualcosa di concreto al legislatore, alzare la voce quando e dove necessario, alzare la testa! La rete non deve sostituire la piazza e la piazza non deve sostituire la rete. Entrambe sono piazze, una virtuale l’altra reale e il collegameno tra le due deve essere qualcosa di concreto, solido. Quel collegamento siamo noi, che dalla piazza reale siamo passati a quella virtuale, lasciandoci dietro milioni di persone ignari di quello che si viene a conoscenza nei blog e nei siti di libera informazione. Se interrompiamo questo collegamento commettiamo un errore davvero imperdonabile, saremmo complici della non-informazione. Per questo motivo non scrivere commenti o post in un blog per un giorno, non vuol dire non fare niente. La piazza reale aiuta a conoscerci meglio, serve per un confronto diretto, serve a riorganizzare le idee per ripartire il giorno dopo con nuovi post, serve a fare informazione con il volantinaggio, e ci rende partecipi, perché libertà è participazione.

C’è chi pensa che non scrivere per un giorno non sia corretto perché va contro il principio dell’informazione, allora io propongo a coloro che la pensano così di partecipare alle giornate di sciopero o di incontro per contribuire con la loro opinione in piazza e il giorno dopo di scrivere il solito post magari aggiungendo qualche considerazione sull’esperienza del giorno prima.

Sono sempre convinto che lo sciopero del 14 luglio sia riuscito, perché so benissimo che molti si sono “scollegati” dal mondo reale e che quindi la risposta tra mondo reale e virtuale non è direttamente proporzionale. Quello del 14 luglio è stato un inizio, la piattaforma ning di diritto alla rete deve continuare ad esistere e a contenere le sole informazioni necessarie alla protesta e alla contrapposizione al bavaglio che ci vogliono mettere. Per questo motivo vi chiedo di mantenere saldo il collegamento tra le due piazze, di non dimenticarvi di coloro che quotidianamente si devono assorbire come una spugna le (non) notizie del tg1.

Foto: Chiara Lalli (flickr)