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DiDamiano Zito

Il Sud Non Vuole il Movimento 5 Stelle

Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente generosi rimborsi.

Il Movimento che si ispira ai temi del blog di Beppe Grillo non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare portavoce: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di Antonio Di Pietro.

Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l’inesperienza in politica – secondo il comico – significa essere svincolato dai poteri forti e dalle lobby. Avrà ragione e non è, speriamo, il caso del Movimento ma non è sempre così. Infatti, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che non sempre l’età giovane significa politica migliore, e di pessimi esempi ce ne sono a migliaia. Capitano quei casi in cui un giovane o una giovane finisca candidato a consigliere comunale, assessore regionale e perfino al Parlamento Europeo non per le doti e la passione per la politica ma per motivi poco noti che degenerano in reati. Il caso più eclatante è quello delle “giovani vergini” reclutate da Giampaolo Tarantini per il premier Berlusconi, per dirla con Veronica Lario. Il Sud che manda via i cervelli migliori si tiene giovani sotto ricatto perché senza lavoro e giovani con buoni propositi ma lasciati soli. Ad ogni elezione c’è chi darebbe i voti dell’intera famiglia pur di ottenere uno stipendio a fine mese. In alcuni casi questa situazione si trasforma in un’arma a doppio taglio. I vecchi politicanti e i mafiosi (eh già, anche loro) piazzano i nuovi volti nelle loro liste e così ci fanno due buone figure: con la gente e con l’ingenuo mal capitato che pensa di aver risolto i propri problemi. E non è un caso che il Movimento 5 Stelle al Sud non riesca ad emergere.

 

Articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

 

Photo Credits | Elena Lombardo

DiDamiano Zito

Come si Generano i Terremoti e gli Tsunami?

Siccome in giro si leggono molte teorie (anche complottiste) sulla natura dei terremoti, allora è utile un ripasso di scienze della terra. Purtroppo i tagli alla scuola e alla cultura creano ignoranza e abbassamento del livello culturale nella popolazione.

Ps: A proposito di precari, per questi video bisogna ringraziare i precari dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Seconda Parte:

 

 

DiDamiano Zito

2011: L’Anno Dei Giovani e Della Disoccupazione

Leggi tutti gli articoli della mia rubrica È un Paese per Vecchi

Il 2011 dovrebbe essere l’anno dei giovani, o almeno così ha fatto intendere il Presidente della Repubblica che ha dedicato il discorso di fine anno a chi oggi deve compiere delle scelte per il proprio futuro, esortando così il mondo politico affinché ci sia un “impegno comune per raccogliere le sfide di questo grande tornante storico”.

Ma a giudicare dagli argomenti di cui discute oggi il Paese francamente sembra che l’obiettivo di interesse unitario su cui tutti avevano promesso di concentrarsi si stia piano piano allontanando.

Eppure i segnali per metterci sull’attenti ci sono tutti. L’ultimo campanello d’allarme arriva direttamente da Washington: secondo il Fondo Monetario Internazionale infatti per l’Italia si abbassano le stime di crescita previste per il prossimo anno. Le imprese italiane nel frattempo aspettano che le promesse di detassazione della produttività e altri interventi già annunciati si realizzino il prima possibile.

C’è una voce in Italia che però inascoltata, è quella dei giovani che – dice il presidente Giorgio Napolitano – denunciano un vuoto e sollecitano risposte.

Consultando la banca dati “Noi Italia 2011” fornita dall’Istat in effetti emerge un quadro allarmante. La disoccupazione giovanile al 25,4 per cento è di per sé un fenomeno preoccupante, ma andando ad analizzare più a fondo le statistiche esce fuori un risultato che dovrebbe far riflettere ancora di più visto che il 2011 è anche l’anno delle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Infatti altro che festeggiamenti: la disoccupazione giovanile va via via aumentando se si guardano i numero dal Nord verso Sud. La Sardegna ha un tasso di disoccupazione dei giovani elevatissimo, pari al 44,7 per cento. Subito dopo ci sono la Sicilia, la Basilicata e la Campania con il 38 per cento, a seguire la Calabria, la Puglia, il Lazio (che si assimila alle regioni del Mezzogiorno), e via elencando. Stesso discorso per gli altri indicatori, come il tasso di inattività, o il numero di giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti Neet).

Per fronteggiare questi problemi il Governo ha presentato la sua ricetta. Si tratta di circa un miliardo di euro da investire per effettuare un monitoraggio sul mercato con un conseguente piano per l’orientamento scolastico e una banca dati sempre aggiornata con le figure più richieste nel mondo del lavoro. Poi però il ministro Giorgia Meloni ha spiegato che i giovani, pur senza generalizzare, hanno una certa “inattitudine all’umiltà”. Ecco, a volte è meglio tacere.

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

Photo Credit: renjith krishnan / FreeDigitalPhotos.net

DiDamiano Zito

Apocalisse: Su Rai Due I Consigli Per Proteggersi Da Eventi Catastrofici

Questa sera mi sono sintonizzato su Rai Due imbattendomi in Roberto Giacobbo e il suo Voyager. Fra i temi discussi: l’Arca di Noè, Gesù e Re Mithra, Poltergesit (ovvero oggetti che si muovo per azione di forze paranormali) ma sopratutto di Apocalisse. Già, perché come molti di voi sapranno sono in tanti ad immaginare un finale catastrofico del mondo, ma non stiamo parlando di spiegazioni scientifiche. Si parla invece di credenze popolari e fantasie delle mente umana che riesce a partorire favole e storie incredibili che si trasmettono solo col passaparola (e immaginate la distorsione del racconto!). Bene, siccome è giusto ascoltare il parere di tutti, perché non avvalorare le teorie più bizzarre di questo mondo? Ci sarà sempre qualcuno che crederà alle fesserie e chi invece su questi falsi miti catastrofici può lucrarci sopra.

Non sarà il caso dell’imprenditore invitato da Giacobbo in trasmissione, ma non sapevo che a qualcuno fosse mai venuto in mente di costruirsi un bunker per proteggere sé stesso e i propri cari. Pensavo ingenuamente che una cosa del genere la potesse fare Ned Flanders nei Simpson che ha avuto la geniale idea di costruire questa casa super-sicura e così quando un meteorite stava per colpire Springfield tutti gli abitanti – appena saputo del nascondiglio – si sono recati in massa dal generoso Flanders che ha dato spazio a chiunque.

Tornando a Giacobbo, grazie a Voyager sono venuto a conoscenza del fatto che c’è chi si fa costruire dei bunker a 1500 euro al metro quadrato (sempre meno caro di un appartamento dentro Roma), ma io credevo – sempre ingenuamente – che i bunker se li costruissero i latitanti. A questo punto mi viene il dubbio che se un meteorite si abbattesse sulla Calabria tutti avrebbero un riparo.

Tuttavia c’è da fare una considerazione. Se parliamo di Apocalisse nel senso di fine del mondo, che senso ha costruirsi un bunker se la terra scomparirebbe? E nel caso qualcuno rimanesse vivo grazie al proprio bunker, non si annoierebbe?

Scherzi a parte, mi piacerebbe che nella nostra televisione ci siano più contenuti scientifici e più ragionamenti razionali. Almeno nella stessa parte cui la Rai dedica intere trasmissioni al Vaticano e ai rappresentanti della Chiesa cattolica.

E non si venga a dire che Super Quark sia il giusto contrappeso.

DiDamiano Zito

Figli minori

Proviamo a soffermarci su dei giovani di cui non si parla mai. Sono figli che devono sopportare il peso di avere come genitore un collaboratore o un testimone di giustizia.

Tra questi c’è gente che ha deciso di denunciare il racket mandando in galera i propri estorsori, e chi dopo essere stato mafioso ha deciso di pentirsi.

Quando un imprenditore denuncia, anche moglie e figli rientrano tra i soggetti minacciati dai mafiosi.

Pino Masciari è uno degli imprenditori calabresi che ha deciso di percorrere la strada della legalità, ha rinunciato ad una vita normale con la moglie, e così i due figli si sono visti privare della libertà a differenza dei propri coetanei. Anche Gaetano Saffioti è calabrese come Masciari. Nove anni fa ha denunciato il racket ma è rimasto in Calabria con la sua impresa di movimento terra, e qui continua a lavorare. Suo figlio può uscire di casa solo quando la scorta non è già impegnata con gli altri membri della famiglia.

Ci sono poi i figli di mafiosi del calibro di don Vito Ciancimino che conservano segreti e memorie, come Massimo il quale racconta ai magistrati i segreti e le relazioni segrete di Cosa Nostra con lo Stato. Ciancimino jr ha a sua volta un figlio piccolo, sul quale grava già il peso del nome: Vito Andrea. In una lettera recapitata al padre venivano rivolte delle minacce al piccolo, probabilmente ancora ignaro delle vicende del nonno e del forte peso che oggi hanno le parole del padre.

“L’incoraggiamento va a tutti i figli dei collaboratori di giustizia perché sappiano costruire ciò che meritano”, è una frase scritta nelle note di chiusura del libro Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli.

La metastasi raccontata dai cronisti di Libero è la ‘ndrangheta al Nord nelle parole del pentito Giuseppe Di Bella, che oggi vive in compagnia del figlio. Nel libro appare sullo sfondo, in silenzio. Viene descritto come un ragazzino di poche parole, dallo sguardo perso nel vuoto e molto riservato.

La vita che conduce il figlio di un pentito è una emigrazione continua da una casa all’altra, neanche il tempo di fare conoscenza con la gente del posto. Uno spostamento dopo l’altro, ognuno forzato per ragioni di sicurezza e alla fine finisce che il ragazzino non ha amici e inizia ad avere difficoltà a relazionarsi.

Sono tanti i nomi di questi bambini che appaiono nelle dediche di libri che raccontano l’Italia peggiore. Li leggiamo nelle note di ringraziamento, spesso il solo fatto di essere venuti al mondo per loro è una colpa.

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

foto: Wroke

DiDamiano Zito

La Madonna della ‘ndrangheta

La ‘ndrangheta calabrese raccoglie il consenso di uomini e donne, anziani e giovani approfittando (anche) della fede cattolica della gente, credente, pagana e devota. L’estate è la stagione dei pellegrinaggi e migliaia di fedeli si recano presso i santuari organizzandosi con carovane notturne e c’è chi arriva ai luoghi di culto percorrendo tutto il tragitto a piedi, partendo da casa, con dolorose conseguenze per gli arti inferiori. Una specie di penitenza auto-inflitta, in gergo «’u gutu» per il santo. Per ore ed ore si accompagna il viaggio con tarantelle e canti dedicati alle madonne. I tamburelli, che non vengono mai messi a tacere, si macchiano del sangue delle mani piagate di chi suona senza mai fermarsi.

Tra i santuari più “celebri” della provincia di Reggio Calabria spicca quello di Polsi, con la relativa Madonna della Montagna di Polsi. Ogni anno i mammasantissima della ‘ndrangheta si riunivano e si riuniscono proprio lì.

Ad ogni processione religiosa le statue vengono portate sulla spalla da uomini scelti. Alcuni hanno priorità diverse, c’è chi ha diritto a quel ruolo perché il nonno gli ha ceduto il posto, c’è poi chi si sente in dovere di portare a spalla il santo, quindi per semplice fede. Sotto alle statue capitano spesso uomini pregiudicati, ‘ndranghetisti o presunti tali. Quello di portare in spalla il santo è un gesto di forza, che agli occhi dei più piccoli appare quasi eroico.

Nei paesini di Calabria in estate si ha l’abitudine di raccogliere soldi in vista del pellegrinaggio. Chi organizza la carovana si munisce di santini e cestello, passa casa per casa e ai suoi compaesani chiede «un’offerta per la Madonna». Ma i soldi li prende la madonna? Si chiedono alcuni. Molti, in buona fede, “versano” nel cestello circa 5 euro così «’nci mandu a madonna»(glieli mando alla madonna). Ma dove vanno a finire?

Nell’immaginario collettivo c’è chi è consapevole del rischio che quei soldi (o parte di essi) finiscano direttamente o indirettamente ai carcerati, dunque alla ‘ndrangheta. Non per niente nel gergo comune il santuario di Polsi rappresenta il santuario «della ‘ndrangheta». Lo sanno tutti che a portare il santo sulle spalle c’è sempre almeno un mafioso, lo sa il semplice cittadino, lo sanno i preti, tutti. Qualcuno tra questi presti che ad alta voce e dall’altare, ha espressamente chiesto di non portare soldi a Polsi.

Così si passano le feste religiose calabresi, si organizzano processioni pomeridiane, che terminano nel lo spazio offerto da qualcuno che nel proprio cortile allestisce un altare dove i fedeli possono pregare. Si raccolgono soldi per la festa, naturalmente «della Madonna», che si chiude con canti, fuochi d’artificio e tarantelle. E la gente balla, ma la ‘ndrangheta pure.

foto: ilcamminodellamusica.it

DiDamiano Zito

Provare vergogna

Forse Reggio Calabria ancora non è una città pronta ad applaudire la cattura di latitanti e mafiosi che sono sempre in numero maggiore a finire dentro la rete di Renato Cortese. Sono però certo che manca solo un input che spinga i cittadini onesti e per bene ad uscire dalla cappa della paura e che i tempi stanno facendo maturare coscienze pulite. Lo testimonia la solidarietà dei cittadini reggini che a gennaio – dopo la bomba alla procura – hanno manifestato ai magistrati calabresi.

Ciononostante vi sono spettacoli per i quali non si può andare fieri, al punto da farci provare vergogna. Antonino Monteleone, ne ha provata certamente tanta nel presentarci come è stata accolta – dai familiari – la cattura del latitante Giovanni Tegano a Reggio Calabria.

“Buona visione!”

httpv://www.youtube.com/watch?v=I9jxIMRQlT8

httpv://www.youtube.com/watch?v=gImC-JcvE3E

DiDamiano Zito

Calabria, movimenti del Sud e promesse elettorali

«È giusto che prima delle elezioni regionali la Calabria prenda un miliardo di euro dai fondi per aree sottosviluppate per coprire i propri debiti?No, perché fondi Fas andrebbero utilizzati per far sviluppare la Calabria».

Il ragionamento appartiene al sindaco di Verona Flavio Tosi, intervenuto ieri sera durante la puntata di Porta a porta. Lungi dal pensare che chi vi scrive simpatizzi Lega Nord. La Lega è un partito affermato su idee che sfociano nel razzismo e nella xenofobia, ma come diceva ieri sera ad Annozero, il giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, i leghisti hanno svolto una campagna elettorale “moderata”. Tant’è che il papa Joseph Ratzinger vi ha trovato in Luca Zaia e Roberto Cota due interlocutori fedeli.

Uno dei punti cruciali che rendono la Lega un partito popolare, è sicuramente la loro reale presenza sul territorio e la lotta verso gli sprechi. Anche se non grida più a “Roma ladrona”.

In Calabria, i movimenti cosiddetti suddisti non fanno altro che accettare la condizioni di abbandono di un territorio sempre più divorato dall’arroganza della ‘ndrangheta e nel momento del bisogno, ovvero quando è ora di mettere in moto la macchina clientelare, si recano a Roma, col cappellino in mano a chiedere qualche soldo (centina di migliaia di euro) dei quali rimane sempre qualche spicciolo per servizi ai cittadini.

Le promesse fattavi durante la campagna elettorale verranno mantenute, alcune solo in parte, ma la Calabria sarà la regione che sempre abbiamo conosciuto.

DiDamiano Zito

Perché gli africani hanno distrutto tutto

Rosarno_africani_sbarre(naturalmenteandrea.it)

Appare difficile in questo momento far capire i motivi di una protesta così violenta e inaspettata(?). Provo lo stesso a spiegare in poche righe, se ci riesco, un concetto che spero sia chiaro. Cerco di fare ragionamenti semplici: in che modo  ci porgiamo verso gli africani che incontriamo per strada, piuttosto che sulle spiagge in estate o durante qualche festa quando ci affacciamo a guardare i loro oggetti messi in vendita sulle bancarelle? Nella maggior parte dei casi, ci rivolgiamo dicendo “ehi cugggino!” o “ciao cugggino, quanto vendere questo?”. Insomma, se stiamo interloquendo con un africano stiamo pensando con la nostra testa che lui è diverso, è più povero, non parla bene l’italiano. Quindi iniziamo ad utilizzare un italiano maccheronico, mischiato al dialetto locale, il tutto nella più totale convinzione che se parliamo la nostra lingua con i verbi sbagliati loro, che a differenza nostra consocono almento due lingue, capiscono meglio. Sembriamo degli stupidi, è come se io volere iniziare scrivere questo sito cu na lingua differenti, pecchì il blog potere essere leggere pure da negro puzzolenti africano di merda, e siccome lui non sapere italiano io scrivere e parlare come uno scemo.

Quando gli africani non ce li abbiamo propriamente davanti a noi, ma stiamo parlando di loro, non li distinguiamo col loro nome, ma iniziamo a dire “i neri” o meglio “i nigri (o nìguri) i rosarnu”, “no! chidi chi abitannu a Collina a Rizziconi”. Per noi non hanno nome, sono tutti salammallik (espressione dialettale che tradotta vuol dire: salame mi lecchi. A voi i doppi sensi). Se un africano lavora con me, lui mi deve considerare suo padrone, perché siamo bianchi e abbiamo quindi tutto il diritto di essere considerati loro padroni. Anche se facciamo lo stesso mestiere. Io sopra lui sotto. Sempre.

Noi li consideriamo tutti uguali, ma solo a loro stessi, hanno le stesse labbra gonfie, lo stesso attributo esagerato, gli stessi denti bianchi, unico segnale di riconoscimento al buio quando percorriamo la statale 18. “Sti nìgri! Se non sorridono rischiamo di metterli sotto con la macchina!”.

Per noi, loro sono solo loro. Kwame è u nìgru, poi u nìgru è Lumumba che è uguale a Gebre, lo stesso di Oba e Ayubu, sì quelli lì i nìgri, proprio loro, quelli uguali a Ekow, Salehe, Thembi, Zuru, Dume, Kojo, Toure, Rudo, Anwar, Gyasi, Muniyka, Okwui, Diara, Wambua e tutti gli altri nìgri.

Per concludere: noi abbiamo sempre considerato la comunità africana, e continuiamo a farlo, una comunità con la quale non ci può essere interazione, culturalmente li poniamo sotto il nostro livello, alcuni di noi li deride, li umilia, gli fa versi. Li trattiamo come i maiali, gli buttiamo il cibo nella mangiatoia, diciamo che puzzano, gli rifacciamo il verso col naso e quando arriva dicembre siamo pronti ad appenderli per la gola, insalsicciarli e gustarceli, fumanti. Per noi sono uguali, puzzolenti ma uguali, a se stessi, come i maiali che riusciamo a distinguere solo per la fisionomia o qualche segno particolare.

Loro hanno fatto lo stesso con noi. Non hanno avuto limiti, hanno riversato su di noi quello che loro subiscono da sempre, lo hanno fatto con lo stesso spirito che noi usiamo nei loro confronti, in quel momento per loro non esisteva pasquale, mario, luigi, giuseppe, rocco, damiano, francesco o andrea, eravamo solo gli italiani razzisti che ce l’hanno con loro! Tutti uguali, indistintamente.

È chiaro il concetto?

foto (naturalmenteandrea.it)

DiDamiano Zito

Auguri a chi?

Perché ci facciamo gli auguri di Natale? Cosa ci auguriamo?

Io gli auguri li faccio agli africani che popolano la piana di Gioia Tauro, a Medici senza frontiere che negli ultimi tre giorni li ha assistiti, ai volontari della piana che hanno aiutato Mdf, ai familiari di Franco Nisticò che è morto gridando, ai pm calabresi come Pierpaolo Bruni, Roberto di Palma, auguri anche a coloro che con il ddl sul processo breve subirebbero gravi ingiustizie come i genitori di Federica Monteleone, agli operai del porto di Gioia Tauro che rischiano il posto di lavoro, ai dipendenti della societa Omega, ai miei conterranei costretti a scappare dalla propria terra, alle forze dell’ordine che a proprie spese continuano indagini importanti, alla gente onesta, a chi odia il proprio lavoro ma se lo tiene stretto, ai familiari delle vittime di ‘ndrangheta, a chi si batte ogni giorno per la legalità, auguri a quei pochi che leggono questo blog, con interesse spero.

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DiDamiano Zito

Il nuovo ddl per imbavagliarci. Si riparte!

pecorella

L’autunno che sta arrivando sarà molto caldo. Mentre siamo in missione di guerra sei italiani muoiono perché abbiamo deciso di esportare la democrazia. Ancora non capisco perché le chiamiamo democrazie in realtà, visto che quando va una parte al governo, quella contrapposta grida ai brogli e quando quella contrapposta si trova a governare l’altra parte è come se non esistesse. In barba all’alternanza democratica.

Ma non è di questo che voglio parlare. Scrivo due righe per informarvi che molto presto non sarà così facile dare informazioni dai blog o dalle piattaforme che consentono agli utendi di diffondere notizie e informazioni. Infatti gli onorevoli Pecorella e Costa hanno presentato un ddl che supera di gran lunga quello di Alfano. Per farvi un’esempio, sarà difficile commentare il fatto che Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria e attualmente vicepresidente della privacy (mia e vostra), è indagato per violazione delle legge Anselmi sulle logge massoniche e che è anche indagato nella vicenda Poseidone dove il procuratore aggiunto contesta agli indagati: associazione per delinquere, concussione, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio.

Vi consiglio di leggere il primo commento a caldo di Guido Scorza su punto informatico per capire l’ignoranza del legislatore che  a quanto pare non conosce bene i meccanismi della Rete.

Ricordo per chi non lo avesse ancora fatto di aderire a Diritto alla Rete.

Stiamo poi organizzando una iniziativa, chi volesse partecipare si faccia sentire e si tenga in contatto su Diritto alla Rete o da questo blog o da quello di Enzo di Frenna. Servono più persone possibile.

Si Riparte! E la strada da compiere è lunga.

In foto: Gaetano Pecorella

DiDamiano Zito

Gaetano Saffioti, un imprenditore da prendere come esempio

GaetanoSaffioti

Ci sono strade e strade, ferrovie e ferrovie. Ci sono quelle costruite a regola d’arte e quelle buone, ma solo per metà. Come succede in Calabria, dove le indagini del sostituto procuratore  Dominijanni della Dda di Catanzaro, hanno accertato che per un tratto ferroviario, fra Settignano e Catanzaro Lido, è stato usato poco più della metà del cemento previsto per l’appalto. Dove c’è cemento c’è estorsione. Ma non tutti denunciano.

Le ‘ndrine impongono i materiali da usare, dove prenderli e in che quantità usarli. Impongono chi deve lavorare e chi no. Se ti sottoponi alle regole all’inizio le richieste sono minime, inziano con il 3% dell’appalto, ti dicono chi assumere, poi aumentano le richieste, fino a che non arrivano a prendere il controllo della tua azienda.

Gaetano Saffioti è un’imprenditore, produttore di cemento, uno di quelli che hanno avuto a che fare con gli appalti pubblici. Dopo diversi danneggiamenti ricevuti ha preso una decisione che gli ha cambiato la vita. Gli avevano consigliato di andare via, ma non di denunciare, e invece non solo è rimasto ma ha anche denunciato. Questo gesto gli è costato l’isolamento, l’emarginazione. Il suo stabilimento lo si nota sulla statale 18, sembra un territorio militare, una «trincea». Ha rinunciato solo al nome della sua impresa negli appalti pubblici, è rimasto in Calabria, continua a lavorare, ma soprattutto a lottare.

È un uomo che chiede (paradossalmente) di essere libero e di poter lavorare serenamente. Con questo post gli voglio rinnovare la mia solidarietà e se volesse raccontare un po’ della sua storia, questo blog è disponibile.