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DiDamiano Zito

Crdgame, Ennesimo Resoconto e Link Utili

Samsung Galaxy Nexus

L’annosa questione con questo negozio online dura da tre mesi. Poiché le informazioni possono diventare confuse faccio un (ulteriore) riepilogo.

  1. Acquisto il 2 gennaio con accordo per la spedizione entro il 16 dello stesso mese;
  2. Il 28 gennaio scrivo su questo blog la cronistoria dettagliata;
  3. Dopo due giorni chiedo il rimborso entro 48 ore tramite avvocato;
  4. Il telefono l’ho comprato da un’altra parte;
  5. Ho querelato per truffa il 1 marzo;
  6. Ho segnalato alla mia Banca tutta la storia, allegando tutta la documentazione. (edit: ed ho ricevuto il rimborso).

Poiché la vicenda mi ha portato a conoscenza di utili informazioni per consumatori che capitano in queste storiacce ho anche scritto una guida con i passi da seguire per difendersi.

L’ADUC, che si era già mossa per una società simile (EMG srl), su segnalazione di diversi acquirenti ha denunciato la CRD srls all’Antitrust come ho scritto sul Fatto Quotidiano.

Ieri una pessima azione di trolling è stata attuata su Androidworld (vedi discussione da #722 a #755).

Sulla pagina Facebook continuano a cancellare le lamentele. Alcune vengono riproposte dagli utenti nella pagina Iveri commenti di Crdgame, creata da un altro cliente che non ha ricevuto la merce. Purtroppo molti vengono richiamati per cancellare il commento negativo.

 

DiDamiano Zito

Crdgame Querelata per Truffa

crdgame-denuncia-querela-truffa

Denuncia sporta presso la Postale di viale Trastevere a Roma

Aggiornamento del 30 marzo QUI.

Aggiornamento del 2 aprile sul rimborso ottenuto: QUI

Ho acquistato il 2 gennaio un Samsung Galaxy Nexus presso il sito crdgame.it. Gli accordi presi con la titolare della società prevedevano la spedizione entro il 16 gennaio. Ma così non è stato.

Successivamente, dopo vari solleciti, mi è stato proposto un cambio con un altro prodotto in pronta consegna. Accordo della spedizione 28 gennaio mattina. Non rispettato.

Il 30 gennaio il mio legale invia una richiesta di risoluzione del contratto entro 48 ore, quindi rimborso. Mentre scrivo è il 6 marzo e non ho ancora ricevuto il rimborso.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni dopo aver spiegato l’accaduto mi ha invitato a sporgere una querela per truffa e così ho fatto lo scorso 1 marzo 2013.

 

DiDamiano Zito

Figli minori

Proviamo a soffermarci su dei giovani di cui non si parla mai. Sono figli che devono sopportare il peso di avere come genitore un collaboratore o un testimone di giustizia.

Tra questi c’è gente che ha deciso di denunciare il racket mandando in galera i propri estorsori, e chi dopo essere stato mafioso ha deciso di pentirsi.

Quando un imprenditore denuncia, anche moglie e figli rientrano tra i soggetti minacciati dai mafiosi.

Pino Masciari è uno degli imprenditori calabresi che ha deciso di percorrere la strada della legalità, ha rinunciato ad una vita normale con la moglie, e così i due figli si sono visti privare della libertà a differenza dei propri coetanei. Anche Gaetano Saffioti è calabrese come Masciari. Nove anni fa ha denunciato il racket ma è rimasto in Calabria con la sua impresa di movimento terra, e qui continua a lavorare. Suo figlio può uscire di casa solo quando la scorta non è già impegnata con gli altri membri della famiglia.

Ci sono poi i figli di mafiosi del calibro di don Vito Ciancimino che conservano segreti e memorie, come Massimo il quale racconta ai magistrati i segreti e le relazioni segrete di Cosa Nostra con lo Stato. Ciancimino jr ha a sua volta un figlio piccolo, sul quale grava già il peso del nome: Vito Andrea. In una lettera recapitata al padre venivano rivolte delle minacce al piccolo, probabilmente ancora ignaro delle vicende del nonno e del forte peso che oggi hanno le parole del padre.

“L’incoraggiamento va a tutti i figli dei collaboratori di giustizia perché sappiano costruire ciò che meritano”, è una frase scritta nelle note di chiusura del libro Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli.

La metastasi raccontata dai cronisti di Libero è la ‘ndrangheta al Nord nelle parole del pentito Giuseppe Di Bella, che oggi vive in compagnia del figlio. Nel libro appare sullo sfondo, in silenzio. Viene descritto come un ragazzino di poche parole, dallo sguardo perso nel vuoto e molto riservato.

La vita che conduce il figlio di un pentito è una emigrazione continua da una casa all’altra, neanche il tempo di fare conoscenza con la gente del posto. Uno spostamento dopo l’altro, ognuno forzato per ragioni di sicurezza e alla fine finisce che il ragazzino non ha amici e inizia ad avere difficoltà a relazionarsi.

Sono tanti i nomi di questi bambini che appaiono nelle dediche di libri che raccontano l’Italia peggiore. Li leggiamo nelle note di ringraziamento, spesso il solo fatto di essere venuti al mondo per loro è una colpa.

articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

foto: Wroke