Archivio dei tag diritto alla rete

DiDamiano Zito

Festa dei pirati, libertà di informazione in Rete – Enzo di Frenna

Sabato, si è svolta a Roma la seconda Festa dei Pirati. Una giornata per discutere di copyright, le leggi (obsolete) che lo regolano, creatività e diritto in rete.

Quello che è emerso, e che ha messo d’accordo tutti, è che in Italia al momento – anche volendo – non saremmo in grado di riuscire a compiere ciò che hanno fatto i ragazzi svedesi del Piratepartiet, il Partito Pirata svedese, che alle elezioni europee ha ottenuto il 7 per cento dei voti.

Di attacchi censori alla rete su questo blog se ne è parlato, e come alcuni sapranno Enzo di Frenna è tra coloro i quali hanno avviato campagne di protesta contro gli interventi legislativi che mirano ad imbavagliare internet. Di seguito il suo intervento al teatro Capranica:

httpv://www.youtube.com/watch?v=kFgV1HX0Pro

DiDamiano Zito

Il nuovo ddl per imbavagliarci. Si riparte!

pecorella

L’autunno che sta arrivando sarà molto caldo. Mentre siamo in missione di guerra sei italiani muoiono perché abbiamo deciso di esportare la democrazia. Ancora non capisco perché le chiamiamo democrazie in realtà, visto che quando va una parte al governo, quella contrapposta grida ai brogli e quando quella contrapposta si trova a governare l’altra parte è come se non esistesse. In barba all’alternanza democratica.

Ma non è di questo che voglio parlare. Scrivo due righe per informarvi che molto presto non sarà così facile dare informazioni dai blog o dalle piattaforme che consentono agli utendi di diffondere notizie e informazioni. Infatti gli onorevoli Pecorella e Costa hanno presentato un ddl che supera di gran lunga quello di Alfano. Per farvi un’esempio, sarà difficile commentare il fatto che Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria e attualmente vicepresidente della privacy (mia e vostra), è indagato per violazione delle legge Anselmi sulle logge massoniche e che è anche indagato nella vicenda Poseidone dove il procuratore aggiunto contesta agli indagati: associazione per delinquere, concussione, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio.

Vi consiglio di leggere il primo commento a caldo di Guido Scorza su punto informatico per capire l’ignoranza del legislatore che  a quanto pare non conosce bene i meccanismi della Rete.

Ricordo per chi non lo avesse ancora fatto di aderire a Diritto alla Rete.

Stiamo poi organizzando una iniziativa, chi volesse partecipare si faccia sentire e si tenga in contatto su Diritto alla Rete o da questo blog o da quello di Enzo di Frenna. Servono più persone possibile.

Si Riparte! E la strada da compiere è lunga.

In foto: Gaetano Pecorella

DiDamiano Zito

Il collegamento tra piazza reale e piazza virtuale

Liberta e partecipazioneDopo piccoli problemi con il mio blog sono tornato on-line.

Veniamo a noi, blogger , facebookiani, lettori. Nel precedente post  ho scritto una lettera aperta a Filippo Facci che in un suo articolo ha detto che «i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro». Commenti a parte sulle frasi di Facci, credo che adesso tocca a noi migliorarci per non darla vinta “a lui e a quelli come lui“; non basta stare a piggiare tasti sulla tastiera, tasti che a volte prenderei a pugni per scrivere.Bisogna prendere coscienza, responsabilità e criticarsi dove necessario, io sono disposto a farlo mettendoci anima e corpo in questa battaglia contro chi tenta di imabavagliare i blog, youtube e tutte le piattafome di sharing in internet. Molti siamo a conocenza delle enormi opportunità che ci offre la rete. Amicizie, informazione, condivisione, appuntamenti, proteste, mail, links. Tra quelli che hanno capito che la rete è uno strumento libero, c’è chi tenta di limitarla e per questo ci indigniamo. Iniziamo a mandare mail, commentiamo, telefoniamo,  ma questo non basta, specie in un Paese dove il numero di utenti su internet diminuisce.

Ci sono momenti, quindi, in cui bisogna materializzarsi, spegnere due ore il pc, mollare la tastiera e scendere in piazza con gli altri per confrontarsi, per criticarsi, per chiedere qualcosa di concreto al legislatore, alzare la voce quando e dove necessario, alzare la testa! La rete non deve sostituire la piazza e la piazza non deve sostituire la rete. Entrambe sono piazze, una virtuale l’altra reale e il collegameno tra le due deve essere qualcosa di concreto, solido. Quel collegamento siamo noi, che dalla piazza reale siamo passati a quella virtuale, lasciandoci dietro milioni di persone ignari di quello che si viene a conoscenza nei blog e nei siti di libera informazione. Se interrompiamo questo collegamento commettiamo un errore davvero imperdonabile, saremmo complici della non-informazione. Per questo motivo non scrivere commenti o post in un blog per un giorno, non vuol dire non fare niente. La piazza reale aiuta a conoscerci meglio, serve per un confronto diretto, serve a riorganizzare le idee per ripartire il giorno dopo con nuovi post, serve a fare informazione con il volantinaggio, e ci rende partecipi, perché libertà è participazione.

C’è chi pensa che non scrivere per un giorno non sia corretto perché va contro il principio dell’informazione, allora io propongo a coloro che la pensano così di partecipare alle giornate di sciopero o di incontro per contribuire con la loro opinione in piazza e il giorno dopo di scrivere il solito post magari aggiungendo qualche considerazione sull’esperienza del giorno prima.

Sono sempre convinto che lo sciopero del 14 luglio sia riuscito, perché so benissimo che molti si sono “scollegati” dal mondo reale e che quindi la risposta tra mondo reale e virtuale non è direttamente proporzionale. Quello del 14 luglio è stato un inizio, la piattaforma ning di diritto alla rete deve continuare ad esistere e a contenere le sole informazioni necessarie alla protesta e alla contrapposizione al bavaglio che ci vogliono mettere. Per questo motivo vi chiedo di mantenere saldo il collegamento tra le due piazze, di non dimenticarvi di coloro che quotidianamente si devono assorbire come una spugna le (non) notizie del tg1.

Foto: Chiara Lalli (flickr)

DiDamiano Zito

L'obbligo di rettifica e le ricette di cucina

Che strano, (ri)apro un blog e lo devo fare con un post di protesta, una protesta contro il bavaglio che da più parti stanno cercando di mettere alla rete. Per farlo ci provano in diversi modi, all’inizio cercano di applicare una legge pensata per la carta stampata anche ai siti informatici che si occupano di divulgare notizie poi ci provano con alcune proposte come quelle della Carlucci o del senatore D’Alia che ultimamente hanno davvero fatto discutere.

Il ddl intercettazioni contiene il cosiddetto obbligo di rettifica per tutti i “siti informatici”, obbligo che va eseguito entro 48 ore dalla richiesta, pena 13000€ circa di multa. Come si può pretendere che un blogger abbia il tempo in 48 ore di verificare quanto gli viene richiesto? Se oggi questo obbligo fosse già in vigore il noto videoblog di Claudio Messora sarebbe chiuso. Per capire cosa sto dicendo date uno sguardo alla richiesta di rettifica notificatagli per un post pubblicato un po’ di tempo fa.

Lo studio legale gli chiede di cancellare il post dal suo blog e da altri siti che hanno ripreso la notizia da byoblu. Da non credere ma è così.

In poche parole stanno costringendo chi si occupa di temi scomodi di chiudere o quanto meno di non parlarne più, per evitare di trovarsi con una ammenda il giorno dopo. Così ci ritroveremo tutti a parlare di grande fratello e di ricette di cucina.

Ma l’obbligo di rettifica vale per tutti i ’siti informatici’, quindi anche per quelli di cucina.

Perciò se ad esempio domani scrivessi che per fare la carbonara la ricetta dice che ci va anche la cipolla e se il primo Gianfranco Vissani di turno passasse dal mio blog e mi chiedesse la rettifica perché la ricetta originale non prevede la cipolla, ne avrebbe tutto il diritto. E se io non pubblicassi entro le 48 ore la rettifica della ricetta perché magari sono andato via per un week end, tornerei e mi ritroverei con 13mila euro di multa.

Interessante vero?