Annozero, Resistere! – FotoGallery

La puntata “Resistere!” di Annozero oltre all’inchiesta sul caso Ruby è stata interessante quando l’argomento si è spostato sulla figura della donna e la manifestazione “Se non ora quando?”. Così nello studio si sono confrontate una brava Ambra Angiolini e l’onorevole Beatrice Lorenzin in un dibattito con opinioni completamente diverse ma ordinato e composto rispetto ai precedenti cui siamo abituati in televisione.

Annozero ha fatto un’ottima ricostruzione dei fatti che hanno portato alle indagini sul Ruby-gate e quindi alle richiesta per Berlusconi di presentarsi alla sbarra il prossimo 6 aprile. È sorprendente come siano convinti Storace e la stessa Lorenzin: per loro B. non ha commesso alcun reato. Insomma, tutti i giudici che si stanno occupando del caso starebbero ipotizzando solo fesserie? Staremo a vedere.

La tensione sale. E anche se in questi giorni il premier sembra distrarci con spot sull’economia, c’è modo di credere che i toni torneranno ad alzarsi.

Di seguito una fotogallery della puntata di Santoro:

Uomini violenti, donne indifese

Chi ricorda il clima della campagna elettorale che ha portato al Governo gli xenofobi della Lega Nord? Slogan e propaganda politica contro gli «stranieri» che «vengono in Italia per stuprare le nostre donne»? Appena finite le elezioni gli stupri sono finiti, o meglio sono scomparsi dalla cronaca giornalistica e della violenza sulle donne non è importato più a nessuno, anche perché l’Istat ha fornito dati molto chiari. La maggior parte delle violenze sulle donne avviene dentro le mura di casa e non è importante se sei italiano, romeno, bianco o nero, la violenza avviene e spesso non viene denunciata, per paura o per chissà quale altro motivo.

Una sera di questa estate mi trovavo a Palmi, in piazza Primo Maggio cantava Francesco Renga. Ogni anno per la festa di Palmi i marciapiedi vengono occupati da diversi venditori ambulanti e molta gente si riversa per le strade della città della Piana creando un fiume di persone che camminano quasi una sopra l’altro. Il passeggio diventa faticoso, ma è un buon momento per incontrare amici e conoscenti.

In uno dei momenti più attesi della serata, quello dei soliti fuochi di artificio che chiudono il ciclo delle serate di festa, mi trovavo proprio nei pressi di piazza Primo Maggio quando il concerto di Renga e lo “sparo” dei fuochi erano ormai terminati. In quel momento di confusione a qualche decina di metri più distante da me, vi era un signore che si trovava vicino al banchetto di una di quelle donne con sembianze orientali che scrivono i nomi su cartoncino bianco utilizzando colori all’olio.

Il banchetto si è ribaltato (perché qualcuno ci ha sbattuto involontariamente) ed è andato a finire sui pantaloni del signore che si è messo ad urlare inferocito verso la povera donna che indifesa ha subìto le botte del marito che stava lì a fianco mentre quel signore infuriato continuava a puntare il dito contro quella signora indifesa che ha saputo solo mettere le mani sopra al capo, accucciarsi e subire la violenza del suo compagno.

È stata una scena orribile, che mi ha fatto riflettere molto un po’ per l’atto in sé, un po’ perché nessuno lì vicino è intervenuto a dire a quell’uomo di fermare quelle mani. Ho pensato a tutte quelle donne che vivono sotto la cruda violenza fisica e psicologica di uomini che magari hanno pure amato. Non riesco proprio a sopportare l’idea che le donne ancora oggi vivano sotto l’imposizione maschile per questioni legate al solo fatto di essere “donna”, per questioni di religione o politiche.

Non è solo dei casi come quello di Sakineh che dovremmo indignarci e mobilitarci per poi stare in silenzio per altre violenze, apparentemente meno gravi. E la politica (italiana) non deve ricordarsi degli stupri solo quando è conveniente montarci su una campagna elettorale basata sulla paura del diverso, sfruttando il dramma subito da una donna, per raccogliere consenso popolare.

Quanta violenza ancora?

foto: Riccardo La Valle

Raffaella Fico si spoglia in tv…Quando la verginità è un “valore”

Ci sono donne e donne. Quelle che si concedono e quelle non disponibili. Donne che percorrono vie privilegiate per diventare ministre e altre che preferiscono le vie più lunghe.

Quando la sera accomodati sul nostro divano facciamo zapping prima e durante la cena fioccano i telequiz, quasi uno per ogni canale. Italiani di ceto medio che mettono alla prova le proprie conoscenze per diventare milionari, famiglie intere che cercano la sorte dentro un pacco che potrebbe contenere il denaro realizzere i loro sogni.I conduttori in giacca e cravatta o in semplice camicia bianca dal volto liscio, eternamente abbronzato e con sorriso a 32 denti, si fanno da tramite tra la dea bendata e i  partecipanti, il tutto mentre sono circondati da ragazze seminude che agitano il testosterone del pubblico eterosessuale. Il telespettatore che sta a guardare non capisce se sta guardano un quiz o un programma con le conigliette di Hugh Hefner.

Aggirandomi per i canali mi sono imbattuto nel nuovo (si fa per dire) programma di Enrico Papi. Il quiz non è altro che il vecchio format “Prendere o lasciare” riveduto ed arricchito con la presenza della valletta ed gieffina Raffaella Fico, la giovane napoletana divenuta famosa non per chissà quale abilità o capacità, ma per la sua verginità. La Fico ha dato origine ad una figura che è il tabù di sé stessa. Bella, pia e giovane, si rende proibita ed irrangiubile, facendo aumentare il desiderio dell’ormone maschile che si agita nelle mutande di chi rimane suggestionato dalle inquadrature del suo lato B, coperto in parte da un tanga o un perizioma, mentre si accinge a consegnare le busta contenenti le domande da fare ai concorrente del quiz. Il programma per qualche minuto cambia forma, la voce della si trasforma anch’essa e Raffaella parla come se stesse rispondendo alla chiamata di un cliente di una linea erotica, le telecamere la seguono in ogni suo movimento, scandito da una base musicale e accompagnato da sguardi verso l’obiettivo che fanno invidia ad una pornostar. Se Victoria Silvestedt indossava vestiti che mostravano solo qualche millimetro di biancheria intima, la Fico non fa che indossare per tutto il tempo completini intimi sfatando così anche il mito del “si vede – non si vede“, rendendo il tutto più sfacciato.

Se per Raffaella Fico la verginità ha un valore ora si riesce a capire anche perché.

Domandandosi se questi sono i modelli da seguire per le ragazze di oggi desidero pubblicare di seguito un breve articolo di Silvia Truzzi (apparso giorni fa sulle pagine del Fatto Quotidiano) dal titolo “Molto più che belle“:

Si può regalare la bellezza? Risposta: sì e non con un intervento chirurgico per darsi una tiratina o una gonfiatina. Basta andare in libreria: c’è un volume rosa con Jean Shrimpton in copertina. Più di una foto, un collage apparso su Harper’s Bazaar nell’aprile del ‘65. Il libro – “Avedon Fashion 1944-2000” (375 pagg, 89 euro), pubblicato in Italia da De Agostini – è un racconto per immagini di come fascino e costume sono mutati. Di com’erano quegli anni in cui l’eleganza era un’ambizione delle donne. Ce ne sono moltissime, tra le tante che hanno stregato l’obiettivo di Avedon nella sua lunga carriera cominciata nella Marina Mercantile come fotografo ufficiale delle autopsie. La divina Dovima tra gli elefanti, fasciata in un abito da sera di Dior. Sunny Harnett, meravigliosamente altera (nell’immagine qui sotto vestita da Lanvin). Naturalmente Audrey, Suzie Parker e Carmen. Poi Veruschka, Penelope Tree, Twiggy. Ci sono donne importanti come Jakie e Marella Agnelli. Diverse, diversissime tra loro, unite dallo spettacolo dell’apparire. In queste pagine il mondo cambia attraverso la moda. Forse è nostalgia, ma le signore degli anni ‘50 erano molto più che belle. Perché per esser belle, anche Stephanie Seymour, Linda Evangelista e Kate Moss lo sono. Ma il turbante e le unghie laccate di Elise Daniels, immortalata a Parigi nel ‘44, o il manicotto di pelliccia che Doe Avedon fa scivolare con nonchalance (sempre a Parigi, nel ‘47) su un fianco hanno tutta un’altra allure. Non erano solo belle donne e bei vestiti. Erano donne che portavano a spasso il mistero di sé, della propria unicità, con fiera consapevolezza. Erano guardate come modelli dalle altre. E incantavano, con quel segreto, gli uomini. Forse questo l’abbiamo perso per sempre: ci sono ancora belle donne e abiti eleganti (anche in generale noi vestiamo peggio di allora), ma non abbiamo arcani da svelare. Dipenderà dal progressivo svestimento, dal sentimento che più si è nude e più si è sexy? Può essere, ma non solo. Soprattutto dall’omologazione, da “un’androginazione” stupida perché ideologica. Eppure anche le femministe ad un certo punto ci sono arrivate: diritto alla differenza. E poi dipende dalle cattive maestre: le donne famose oggi hanno poca classe, non camminano più come se stessero su una nuvola. Forse perché hanno milioni di cose da fare. Ma recuperare quel mistero aiuterebbe, anche gli uomini. Che non sanno davvero da che parte prenderci.

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