Promemoria e Invito al Voto

democracyPrima che questa campagna elettorale entrasse nel vivo ero quasi deciso a fare del partito dell’astensione il mio partito. Poi ho riflettuto più e più volte sulle mie posizioni, le mie idee e su quanto abbia più volte cercato di convincere gli altri ad andare dentro l’urna e votare pur di esercitare quel diritto/dovere. Col naso turato naturalmente. Fino a che anch’io non ho iniziato a sentire quel sentimento comune a molti astensionisti. Rassegnazione, sfinimento, rabbia, stanchezza, chiamatela come vi pare.

Oggi invece scrivo questo post come promemoria e come invito al voto. Lo so non è facile. Ognuno di noi ha diverse priorità. Diverse idee. Ma penso che in ognuno di noi ci sia almeno una persona che possa averci convinto di più. Andate al voto. Arrabbiati, convinti, col naso turato o tutti contenti di farlo, ma fatelo.

Dopo queste elezioni

Da lunedì sera o da martedì saremo sotto i riflettori del mondo. Queste politiche 2013 sono un evento particolare in un periodo altrettanto “speciale”. Che voi votiate Pd, Pdl, M5S, Lista Civica, Rivoluzione Civile non cambierà queste sorti. Il Movimento 5 Stelle fra questi si distinguerà a prescindere dall’esito, dalle scelte di ognuno di noi, lo sanno tutti. I partiti tradizionali hanno paura del successo che sarà ufficializzato con lo spoglio. Ma sanno anche che quello italiano sarà l’epicentro di questo “risveglio” popolare che scuoterà molte democrazie.

Se sarà un evento positivo o negativo per me è presto dirlo. Cosa seguirà non lo possiamo sapere. Non credo poi a chi fa previsioni e accostamenti col periodo di Benito M. So solo che ci sarà lavoro per molti storici.

Il Sud Non Vuole il Movimento 5 Stelle

Durante la campagna elettorale per il voto delle amministrative del 15 e 16 maggio si è parlato molto dei volti nuovi e dei giovani in politica, anche grazie al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto ottimi risultati in numerose città, specie se le percentuali vengono paragonate alle migliaia di euro che i partiti spendono per le campagne elettorali grazie ad una legge che consente generosi rimborsi.

Il Movimento che si ispira ai temi del blog di Beppe Grillo non è partito e non è un caso che i suoi candidati si facciano chiamare portavoce: sono cittadini comuni che hanno deciso di impegnarsi in politica ma con regole diverse da quelle della “casta” Grillo si è sempre scagliato. È per questo che dopo il primo turno delle elezioni, cioè dopo che il centrosinistra si è reso conto della potenzialità dei ragazzi a cinque stelle, che giornalisti e politici si sono accorti del Movimento. Ne sa certamente qualcosa il partito di Antonio Di Pietro.

Grillo ha più volte marcato, durante il tour elettorale, la giovane età dei candidati a cinque stelle come elemento che li contraddistingue dagli altri partiti nazionali, di destra e di sinistra, perché l’inesperienza in politica – secondo il comico – significa essere svincolato dai poteri forti e dalle lobby. Avrà ragione e non è, speriamo, il caso del Movimento ma non è sempre così. Infatti, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che non sempre l’età giovane significa politica migliore, e di pessimi esempi ce ne sono a migliaia. Capitano quei casi in cui un giovane o una giovane finisca candidato a consigliere comunale, assessore regionale e perfino al Parlamento Europeo non per le doti e la passione per la politica ma per motivi poco noti che degenerano in reati. Il caso più eclatante è quello delle “giovani vergini” reclutate da Giampaolo Tarantini per il premier Berlusconi, per dirla con Veronica Lario. Il Sud che manda via i cervelli migliori si tiene giovani sotto ricatto perché senza lavoro e giovani con buoni propositi ma lasciati soli. Ad ogni elezione c’è chi darebbe i voti dell’intera famiglia pur di ottenere uno stipendio a fine mese. In alcuni casi questa situazione si trasforma in un’arma a doppio taglio. I vecchi politicanti e i mafiosi (eh già, anche loro) piazzano i nuovi volti nelle loro liste e così ci fanno due buone figure: con la gente e con l’ingenuo mal capitato che pensa di aver risolto i propri problemi. E non è un caso che il Movimento 5 Stelle al Sud non riesca ad emergere.

 

Articolo pubblicato su L’Isola – quindicinale siciliano

 

Photo Credits | Elena Lombardo

Su La Russa, Pisapia, la Moratti e la Campagna Elettorale del Pdl a Milano

Ieri sera ho visto La Russa a Ballarò sbraitare contro Bersani, Pisapia e tutto il noto covo di terroristi a suo sostegno, dicendo una serie di fesserie tale per cui mi è aumentata la pressione arteriosa e la quantità di bile prodotta dal mio fegato.

Di solito non seguo molto la televisione, tranne che per qualche approfondimento politico, e in queste ultime tre o quattro settimane non ho seguito alcun programma e confesso di essermi sentito molto ma molto meglio. Non sono rimasto disinformato, mi sono cercato le notizie, che (non dirò niente di nuovo) non sono rincuoranti per molti di noi e tutto sommato ho trascorso le mie giornate a risolvere quelle piccole difficoltà quotidiane che in confronto a quelle di un intero Paese sono bazzecole.

Un italiano medio, quello che non legge i giornali e lavora (in Italia si legge poco) al massimo ascolta la radio per le notizie flash e poi la sera guarda il tg1 di Minzolini che assieme agli altri telegiornali cosiddetti “amici” hanno trasformato l’informazione in propaganda.

E in tempi di elezioni è importante il messaggio. Il risultato del primo turno delle elezioni ha decisamente dato un duro colpo al Pdl e, bisogna dirlo, non si vedeva da tempo una campagna elettorale pessima e ad effetto boomerang per Berlusconi e i suoi. Cosa cui è sempre stato abituato il Pd, che – sempre per la cronaca – non è riuscito ugualmente a superare il Pdl a Milano che però ora rischia di perdere Milano: la città che ha partorito il berlusconismo.

Tornando a La Russa, ieri sera mi sono indignato perché mi sono reso conto che il centrodestra, in evidente difficoltà, sta praticamente sfoggiando le stesse armi utilizzate per vincere le politiche del 2008. Ovvero quelle della Lega contro i clandestini, zingari, rom e non so quale altra etnia. In altre parole ancora stanno parlando alla pancia della gente incerta e impaurita o creano paure qualora non ci fossero e tentano il tutto per tutto dopo la prima fase devastante della campagna per la Moratti.

Ho notato infine che Berlusconi – (anche suo il “merito” del calo del Pdl) – ha cambiato look e dopo il silenzio di almeno tre giorni dopo il duro colpo milanese, ha tolto la cravatta e ha ripescato dall’armadio la solita camicia blu scuro tenendo il collo aperto per apparire più giovane e sciolto. Sono messaggi comunicativi che solo un esperto del suo calibro sa dosare, anche se a quanto pare più passa il tempo più quel “Grande Comunicatore” sembra perdere colpi.

 

 

Fra le mie Bozze…

Avevo degli articoli in sospeso: uno è diventato troppo vecchio e l’ho cestinato, su un altro non ricordo bene cosa volessi scrivere e quindi via anch’esso. Poi c’è qualcosa di arretrato, ma per la maggior parte si tratta di mini post sulla politica italiana. Non ho fatto in tempo ad elaborare dei ragionamenti e snocciolarli per il blog, tuttavia se ci pensate bene non accade mai niente di nuovo o di eclatante nella politica italiana. Gli scenari futuri sul Governo sono sempre gli stessi e i retroscena aggiungono solo qualche contorno ad una situazione confusa. Il problema è che in questo periodo di non lucentezza della politica nostrana accadono cose nel mondo molto importanti e determinanti sia economicamente che (ovvio) politicamente.

Vedremo dopo questa campagna elettorale cosa ne verrà fuori.

 

Photo Credits | Wiertz Sébastien

Se non ora quando?

Se non ora, quando? Oggi, hanno detto le donne in piazza.

Sto rientrando da Piazza del Popolo dove era in corso la manifestazione dell’orgoglio femminile in contemporanea con altre centinaia di piazze italiane.

Ho trovato tanta, tantissima gente, più di quanto avevo immaginato, perché forse ho sottovalutato l’intensità della campagna a sostegno dell’evento. Eppure la gente ha reagito, segno che c’è ancora qualcuno in Italia che si indigna per i bunga-bunga del premier. E – sia chiaro – non è moralismo o spionaggio dal buco della serratura.

Interpreto la reazione della gente come una sorta di “basta non ne possiamo più”, perché effettivamente i problemi del Paese non sono i festini di Arcore. La risposta della piazza la classifico sempre positiva e anche se questa manifestazione non è stata indetta con lo scopo di chiedere le dimissioni di Berlusconi è innegabile che tanta gente oggi desiderasse mandarlo a casa per andare alle elezioni. Il punto però è che recarsi alle urne vorrà dire che ancora una volta la gente andrà a votare col naso turato. Insomma, pare che sia sempre il momento giusto affinché il Governo cada, poi però ci si rende conto che forse non è il caso. Ma se non ora, quando?

Segnalibri del 30 gennaio 2011

Articoli del 30 gennaio 2011:

    Politica
  • Avanza il partito di Tremonti – L’espresso – Uno scenario che un mese fa sembrava impossibile oggi sembra realizzabile. Il ministro Tremonti del quale non si è sentita una parola da quando è scoppiato il Rubygate, viene paragonato da Marco Damilano al Divo Andreotti: oggi c’è chi lavora per Tremonti premier.
  • D’Alema: “Al voto per salvare l’Italia Un’alleanza costituente manderà a casa il governo” – Azzarda persino una repubblica presidenziale. Parla di governo di responsabilità nazionale rivolgendosi a tutte le forze di sinistra e centro che in questo momento non stanno con Berlusconi. Così D’Alema, 61 anni, presidente del Copasir pensa che per uscire dalla crisi e per saperla fronteggiare serva una unione allargata.
  • Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata – Inversione a U nel Pdl. La manifestazione del 13 non si farà e Beppe Pisanu consiglia a Berlusconi di andare dai giudici. Gli equilibri dentro il partito stanno nuovamente mutando.
  • Saint Lucia, ecco le carte segretedel ministro Frattini – A volte ritornano. Il ministro Frattini si tiene le carte arrivata dall’ambasciata di Saint Lucia per tirarle fuori nel momento giusto, assieme al Giornale che annuncia il possibile contenuto. La procura ha archiviato il caso, ma rimangono dei fatti e se ci sono danni per il partito si discute in sede civile. Fini affittacamere?
  • Televisione
  • Rai, c’è chi prova a cambiarla – La Rai è una delle aziende più importanti d’Italia, da sempre in mano ai partiti che ora provano a cambiare le regole del gioco. Ce la farà Mamma Rai a svincolarsi dalle vecchie logiche della politica?
  • Internet
  • Se l’Egitto Spegne Internet – L’Egitto ha completamente oscurato i canali internet. In Italia la rete è stata più volte minacciata dunque una riflessione su eventuali controlli o censure delle informazioni sul web anche nel nostro Paese, è doverosa!
  • Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni? – Una domanda semplice sulla quale si è aperto un ampio dibattito. La risposta non è scontata e i punti di vista si differenziano. Tu invece che ne pensi?

Il Terzo Polo nel progetto Bersani

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A giudicare dalle cronache politiche di questi giorni sul Pd, viene da pensare che in fondo la fiducia ottenuta da B. lo scorso 14 dicembre sia utile al Terzo Polo e al centrosinistra per prendere una boccata d’ossigeno.
Fini ha fatto capire agli italiani che lui esiste assieme a Casini (corteggiato dal Governo) e il Pd inizia a pensare ad una alleanza con i centristi.
Non è così scontato però che questi accettino perché sembrerebbe che l’intento di Casini sarebbe quello di intervenire al momento opportuno quanndo B si trova in difficoltà e in nome della Responsabilità nazionale tanto reclamata da questa estate si avvierebbe una nuova fase che si potrebbe definire tecnica.
Questo però è solo uno degli scenari possibili più accreditato nelle ultime ore.
Nel Pd intanto si discute dell’ultimo progetto Bersani che chiude le primarie ed apre appunto al Terzo Polo. La convocazione è per il prossimo gennaio. Giusto il tempo delle feste natalizie.

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Zit(t)o a Colori – Quale Maggioranza

Gli amici di Caffè News, magazine on-line che ha sempre un occhio di riguardo per il Sud, ospitano Zit(t)o a Colori sulla loro web-tv. Zit(t)o a Colori diventa perciò un programma politico che andrà in onda ogni settimana in diretta streaming su Ustream e le puntate potranno essere riviste anche in un secondo momento poiché verranno registrate.

Nel primo appuntamento si è discusso di quale maggioranza abbia o meno il Governo e quale potrebbe avere un eventuale governo alternativo a quello attuale, parlando poi dei movimenti politici all’interno dei gruppi parlamentari in vista del voto di fiducia alla Camera lo scorso mercoledì.

Una precisazione, anzi una RETTIFICA, va subito fatta. Nel video della prima puntata erroneamente si parla di un deputato del Partito Democratico passato all’Api di Francesco Rutelli, ora al Gruppo Misto e che sembrerebbe avvicinarsi all’attuale maggioranza. È stato citato Colaninno, ma è evidente che si tratta di Calearo, Massimo Calearo, eletto nelle liste del Pd dopo che Walter Veltroni lo portò con sé nel partito.

Per suggerimenti, critiche e quant’altro chiunque può utilizzare i commenti qui sotto. Per il resto eccovi il link di Caffè News e buona visione!

Questa è politica coatta

Boris è una fiction televisiva che mette a nudo il coattismo e la dissimulazione italiana. La trama si concentra nel back-stage di una serie televisiva il cui regista è Renè Ferretti (interpretato da Francesco Pannofino). Nel periodo delle elezioni politiche Renè è convinto di dover sloggiare per fare spazio ad un altro regista che andrà ad accontentare i prossimi vincitori e quindi sarà in grado di assecondare la volontà degli italiani.

Ma le elezioni finiscono in un netto pareggio e Renè si salva, il posto rimane suo. Diego Lopez, il delegato di Rete che dà lavoro al regista, lo tranquillizza perché Renè rappresenta il pareggio in persona. Basterà non opporre resistenza alle pressioni di destra e sinistra e cancellare ogni riferimento a Roma negli episodi per non creare malumori nel partito della Lega, e tutto può continuare come prima. Renè a volte lento nei ragionamenti, non capisce subito che chi sta al Centro ha un ruolo determinante, e non arriva a capire quanto contino quelli del Gruppo Misto al Parlamento.

Ecco, analizzando le vicissitudini di politica interna ci si può rendere conto di come i vari Casini e Rutelli abbiamo molto più spazio nei telegiornali e nei giornali in questo periodo di delicato equilibrio nel Governo. Dopo la cacciata di Gianfranco Fini (anche se mai iscritto al Pdl) e il deferimento di alcuni degli uomini più fidati del Presidente della Camera, Silvio Berlusconi sta tentando di ristabilire la sua maggioranza, sempre più in bilico, avvicinando alcuni tra i politici dell’Udc, dell’Api di Francesco Rutelli e del Gruppo Misto.

La campagna acquisti è iniziata subito con telefonate per promettere allettanti incarichi di Governo pur di assicurarsi i numeri per poter andare avanti con la legislatura.

In queste ore grandi editorialisti non fanno che ipotizzare elezioni anticipate o governi tecnici. Si badi bene però al linguaggio utilizzato dai vari esponenti del centro sinistra, che invocano più o meno tutti la stessa cosa seppur in tempi e modi diversi.

Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, propone la soluzione di un «governo di transizione» purché si esca «da questo ciclo politico». In particolare Bersani si rivolge alle «forze più consapevoli» del Pdl e dell’Udc. Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, non ci sta in quella che lui definisce una «ammucchiata» e chiede che si vada subito alle elezioni.

Apparentemente Pierferdinando Casini sembra seguire una linea diversa da quella del Pd e dell’Idv, ma in sostanza è d’accordo con Bersani, dopo che al suo appello per le «larghe intese» ha ricevuto un secco no, sia dal premier Berlusconi che dall’opposizione. Casini sembra aver adottato una sofisticata tecnica di comunicazione, rilanciando così un «governo di responsabilità nazionale».

In poche settimane si è passati quindi da quello che tutti conoscono come «governo tecnico», al «governo di transizione» dei democratici, al «governo delle larghe intese» ribattezzato in «governo di responsabilità nazionale» dell’Udc.

C’è chi in tutto ciò sente puzza di «inciucio» e forse non sbaglia. Per l’elezione degli otto membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il Partito Democratico – dopo l’accordo preso con Casini, grazie alla mediazione di Massimo D’Alema – ha supportato la candidatura di Michele Vietti, politico-avvocato dell’Udc, piuttosto che proporre autorevoli costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky.

Vietti, tra i padri della legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio che serviva a Berlusconi nel processo “All Iberian 2”, sarebbe il favorito che prenderebbe il posto di Nicola Mancino (che ricopre la carica di vice-presidente del Csm), con l’assenso dei democratici. La sua elezione a membro laico del Csm, non è andata giù a Ignazio Marino che si è espresso duramente verso il suo partito. A suo dire «il Pd commette un errore quando riconduce tutto alle solite culture, il Pci e la Dc. E invece dovrebbe dare l’idea di guardare al futuro e fare come in Europa, dove i candidati vengono auditi per poterne verificare le competenze». Di parere opposto Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Pd: «Si è sempre fatto così, scegliendo tra un nome di provenienza cattolica e uno dell’area laica e socialdemocratica».

Dunque con l’elezione di Vietti e il suo sostegno alla vice-presidenza del Csm si consolida «una convergenza con l’Udc», parola del Segretario Bersani.

È questa l’importanza di sembrare contemporaneamente un centrista di destra e un centrista di sinistra. E Casini che un giorno è da una parte, un giorno dall’altra a seconda della direzione in cui tira il vento, può permettersi perfino di dire che «il trasformismo parlamentare è uno dei fenomeni peggiori in politica, e per noi fare da tappabuchi sarebbe umiliante», senza che nessuno gli ricordi il suo passato berlusconiano e che a fare da tappabuchi al Pdl è stato l’Udc specie alle ultime elezioni regionali.

Stare al Centro vuol dire essere sopravvalutati. Dieci politici che in base all’offerta che gli viene fatta saltano da uno schieramento all’altro, occupano spazio nei telegiornali e nei quotidiani con lunghe interviste con chissà quali argomentazioni. In realtà sono espressione di una piccola minoranza del Paese, ma potenzialmente valgono più del 26 per cento del Pd.

Pertanto è squallido pensare che basta una convocazione a Palazzo Grazioli, una promessa (chissà se mantenuta) per un incarico importante nel Governo, per “cambiare bandiera”.

E tornando a Boris, viene in mente un’altra citazione di un altro delegato, Sergio, che rivolgendosi allo stagista-schiavo a cui promette un posto migliore quasi aggratis gli dice:«…e ricorda che è con le sostituzioni gratuite che l’Italia è diventato un grande Paese!»

Siamo ai tempi del coattismo politico e dopo Fini, un tappabuco vale l’altro.

foto: Repubblica.it

Intervista a Luisa Capelli sulla libertà in Rete

Luisa Capelli è una editrice, mamma e insegnante all’università di Tor Vergata. È candidata indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori alla regione Lazio.

Durante il panel mattutino della Festa dei Pirati alcuni politici si sono messi a confronto sui temi del copyright. Mancavano però gli esponenti del centro destra che avevano confermato la loro presenza. Colpa, forse, della manifestazione di San Giovanni, anche se si è svolta nel primo pomeriggio.

Cronaca a parte, credo sia utile ascoltare cosa Luisa pensi di internet e quali sono le sue idee su copyright e libero scambio.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ybSj9r6nPro

Primarie del PD. Vado e voto Marino

bersanimarinofranceschini

Vado e voto Marino. Il 25 ottobre ci sono le primarie del partito democratico. Non tutti sanno che sono aperte a tutti. Tesserati e non del PD. Possono votare quelli di sinistra ma anche quelli di destra. I comunisti o i fascisti. Gli astenuti alle elezioni politiche ed europee. Anziani o sedicenni. Gli operai che votano lega nord. I calabresi che votano il partito finanziato dalla lega nord. I nauesati. Gli anarchici.

Io non sono iscritto a nessun partito. Alle politiche ho votato Idv, perché credevo in un’unica opposizione col PD. Poi invece ho visto che l’opposizione la facevano solo l’Idv e alcuni del Pd. Alle Europee ho votato ancora Idv. Il mio voto non è segreto lo sanno tutti.

Alle primarie del pd ci vado, vado a votare Marino perché è un outsider. Perché quando c’era da difendere Beppino Englaro a piazza Farnese lui è salito sul palco. Perché Franceschini prima ha detto di non candidarsi e alla fine si è candidato, non c’è nulla di male è vero, credo sia una persona onesta ma preferisco Marino. Bersani? A sentirlo parlare sembra un D’Alema senza baffi. Paragone azzardato lo so, mi dispiace, ma purtroppo per lui le persone che lo hanno circondato non sono certo “invitanti”. Molti diranno: «tanto l’apparato del pd voterà lui e quando alla fine delle primarie nessuno dei tre candidati non avrà superato il 51% voterà Bersani». È probabile. Ma ci sono altri motivi per cui voto. Uno: votando voglio dare il mio pieno sostegno a Marino. Due: andando a votare farò crescere il numero degli elettori che spero non sia minimo, cosicché i berluscones capiranno cosa vuol dire democrazia. Un conto è che votino solo 300 mila persone, un conto è che votino 1, 2, 3 milioni. È un segnale forte al di là di chi vince. È pur sempre un’elezione democratica.

Se Veltroni è stato quasi considerato l’Obama italiano e ha lasciato la guida di un partito senza dare reali spiegazioni allora perché non posso pensare di paragonare Marino a una specie di “Obama” vista la sua sensibilità verso il Diritto alla Rete, il suo no al nucleare, la sua determinazione per un partito laico nonostante sia cattolico, il testamento biologico, unioni civili e così via?

Un pensiero all'Iran

iran_manifestazione

Questo post è stato già pubblicato nel mio vecchio blog.

Me lo ha sempre ripetuto mio nonno: «in qualsiasi gruppo c’è sempre una pecora nera!». Infatti questa mattina mentre aspettavo insieme ad altre 30 -40 persone l’apertura dell’ufficio dell’agenzia delle entrate un signore voleva fare il furbo ed entrare tra i primi nonostante fosse arrivato per ultimo. Qualche buon signore gli ha ricordato che ci siamo organizzati con dei bigliettini fai-da-te proprio per evitare casini, ma lui non ne volva che sapere..Alla fine credo sia entrato tra gli ultimi, ma sempre pecora nera è rimasto.

È sempre così, c’è sempre qui vuole essere più furbo, o si crede tale. C’è poi chi approfitta di alcune situazioni particolari per fare “caciara”, per il semplice gusto di farlo. Succede questo anche nelle manifestazioni, quelle studentesche, quelle dei lavoratori. Manifestazioni pacifiche, che spesso per colpa di qualche “facinoroso”, di qualche “infilitrato” si trasformano in «scontri». Ne basta uno, per far partire il manganello, le cariche, i lacrimogeni.

Succede in Italia, nel mondo, anche a Teheran.

Il 12 giugno si sono svolte le elezioni e secondo i dati ufficiali Ahmadinejad avrebbe ottenuto il 62,6% dei voti contro il 33,8% di Mousavi. Dalle denunce di di brogli si sono organizzate manifestazioni per chiedere l’annullamento delle elezioni (in alcune zone risulta che abbiano votato più del 100% degli aventi diritto) e ancora oggi si continua a scendere per le strade.

Francamente Mousavi è una persona dalla posiziona alquanto ambigua e nutro molti dubbi sulla sua personalità, anche se ha portato temi importanti nel suo programma; ma è comunque un “complice” di questa repubblica islamica così per come la conosciamo.

Non capisco perché negli ambienti di sinistra si cada come in una rete dei pesci, in una spadara, per interderci. Su alcuni siti simpatizzanti di sinistra o meglio del PCI, scrivono che gli studenti

«provocano reazioni repressive dello Stato con azioni aggressive e immediatamente denunciano presunte violazioni dei loro diritti di fronte ai media internazionali»

Sono decisamente meravigliato di alcune espressioni come questa; capisco le perplessità i dubbi, legittimi, ma questa frase è degna di etichetta berlusconistica. Durante le manifestazioni di questo inverno con il movimento dell’onda (che non è colorata) ci si indignava quando il governo ci etichettava come facinorosi, fannulloni, eccetera eccetera. Ce la mettevamo tutta a dimostrare che si trattava di un movimento pacifico. Ma nonostante la buona volontà messa si è arrivati lo stesso agli «scontri». Sono arrivati i boys dalle mazze colorate ed ecco che alla prima provocazione alcuni hanno risposto allo stesso modo,lanciando sedie e bottiglie. Così chi si stava avvicinando al movimento che era sempre in più in crescita iniziò piano piano a prendere le distanze.

Ricordo poi gli assedi sotto Montecitorio, occupando quelle vie strette che avevamo riempito ammassandoci tutti, quasi uno sopra l’altro. Ma la pecora nera c’è sempre: un gruppo di ragazzi si mise a provocare prima verbalmente e poi avvicinandosi, la polizia, che se minimamente avesse accennato ad una carica avrebbe causato il panico e probabilmente noi ci saremmo calpestati tra di noi viste le vie strettissime in cui ci trovavamo. Quindi aveva ragione chi diceva che il movimento era un movimento provocatori ? No, ma è normale che ci siano anche persone che approfittano di grossi eventi per “provocare”.

Ora, leggere nelle note dei partiti della sinistra extraparlamente, che non era assente nelle manifestazione contro la legge 133, che gli studenti di Teheran provocano, mi fa pensare male. Anche perché non capisco come si fa ad assodare fin da subito che sia legittima l’elezione di Ahmadinejad.

L’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che l’attuale presidente iraniano possiede un atteggiamento anti-americano, o meglio anti-imperialista. E va bene! Ma come fate a meravigliarvi quando gli studenti lo chiamano “dittatore”? Uno che censura il web e i cellulari, limitando le comunicazioni con l’esterno cos’è? Uno che fa arrestare bloggers e giornalisti, è un democratico?

È come se vorreste farmi capire che se domani uno mi ruba il portafoglio ed è anti-imperialista, non lo denuncio, mentre se è un noto filo-americano lo vado a denunciare.

Molti tra i manifestanti sono filo-occidentali, e molti altri no. Ho letto di tutto su internet a proposito delle notizie filtrate da Twitter dagli iraniani e deduco che molti ancora non hanno capito come è fatta la rete.

Twitter è stato usato anche dalle forze dell’ ordine iraniane, per mandare falsi messaggi, anche questa è la natura della rete. Un blogger deve dare le notizie e quando necessario avvertire che vanno prese con le pinze perché non è certo delle fonti, o perché le notizie che gli arrivano cominciano a essere troppo confuse. Ma le notizie di questo genere vanno date, anche con le imprecisioni iniziali, poi si “sgrossano”.

Se ci fosse stato Mousavi al posto di Ahmadinejad sarebbe lo stesso, molti blogger avrebbero “twittato” e manifestato la loro indignazione, su internet e nelle strade.

So che la questione merita un ulteriore approfondimento, ma non condivido queste posizioni. Non posso condividerle se le elezioni sono palesemente taroccate.