La Mia Recensione Di Google+

Da pochi giorni sono su Google+. Come che cos’è! È il “social network” di Google che per il momento rimane chiuso a poche persone le quali su invito possono entrare ed esplorare il mondo sociale di BigG.

Se vuoi entrare e testare anche tu questo nuovo strumento scrivimi nei commenti.

Con Google+ entrano nel vocabolario quotidiano i concetti di cerchie, videoritrovi, +1. Di che si tratta:

Cerchie

Su Google+ ho iniziato ad organizzare le mie cerchie di “amici”. Qui il concetto di stringere amicizia o seguire una persona (rispettivamente Facebook e Twitter) è inglobato e  sorpassato. Posso trovare gente fra i miei contatti esistenti o fare una ricerca generale di una persona che conosco (o che semplicemente voglio seguire) e che potrebbe già essere presente su G+. L’organizzazione dei contatti è poco macchinosa ed intuitiva. Si tratta di un’organizzazione selettiva che potrebbe mettere l’animo in pace ai sociologi che hanno iniziato a rielaborare il concetto di amicizia dopo l’avvento di Facebook. Inoltre la facile creazione di queste cerchie rende ancor più semplice la selezione delle restrizioni per la pubblicazione di un aggiornamento, di una foto, link o altro nel mio profilo.

Spunti

Un lettore di Feed dentro un social network. Non stiamo parlando certo di chissà quale innovazione, non è né Google Reader, né Google News, semplicemente Spunti è uno stream sulle novità che vuoi appaiano sulla tua bacheca dopo che hai scelto un argomento in particolare.

Hangouts

A dir poco fantastico. Su Google+ quando creo un videoritrovo posso invitare chiunque tra le mie cerchie, condividere la visione di Youtube e avere una conversazione con più persone. Il tutto senza alcun problema di funzionamento e con la stessa semplicità di utilizzo che contraddistingue tutto G+.

Mobile

L’applicazione per il mio Nexus One è ottima e funziona molto meglio dell’applicazione Facebook per Android (questo sarà l’unico paragone che farò col social network di Mark Zuckerberg). Tra le altre cose G+ mi ha anche fatto una sorpresa, ovvero l’Istant Upload delle foto del mio cellulare di cui non conoscevo l’esistenza fino a quando non ho notato che appena scattavo una foto questa veniva caricata direttamente sul mio account. Fortunatamente le foto che vengono uppate però non sono subito pubbliche: sono io che decido, in un secondo momento, quale e come rendere pubblica una foto.

Quando vado nello stream vedo gli aggiornamenti delle mie cerchie, nello stream Incoming gli aggiornamenti delle persone che mi hanno aggiunto alle loro cerchie ma che non fanno parte di nessuna delle mie cerchie. E poi ancora molto interessante lo stream Nearby, cioè lo stream geolocalizzato di chi si trova nelle vicinanze (non necessariamente fra le mie o sue cerchie) e ha pubblicato un aggiornamento rendendolo pubblico a tutti.

Conclusioni

Che il social network mi piaccia per il minimalismo grafico e la sua semplicità l’ho già espresso qui. Aggiungo qualcos’altro dopo aver approfondito ancora un po’ questo strumento. Con Google+ mi pare di avere la mia vita e le mie cose sempre sotto mano. Certo, G+ non ha aggiunto novità sbalorditive, ma l’aver raggruppato tutto in una “pagina” e una barra rende tutto a portata di click e sotto controllo. Questo per quanto riguarda l’ambito “desktop”. Per quanto riguarda il mobile, trovo che la gestione e la sincronizzazione (contatti, calendario, gmail, ecc.) su unico account Google perfettamente integrato con la piattaforma Android sia più che soddisfacente.

 

Che aspetti a cerc(hi)armi su Google+? 😉

PS: Che cos’è il +1? Se ti è piaciuto questo articolo puoi esprimere il tuo apprezzamento cliccando sul pulsante apposito alla fine di questo post, poco più sotto. Facile no?

 

Photo Credits | Albert dj

Le Campagne Elettorali si Fanno sul Web ma Il Divario Digitale Rimane Irrisolto

Fino a pochi anni fa il mondo della politica apparteneva solo ai delegati dal popolo che rimaneva ignaro delle funzioni svolte dai propri rappresentanti, salvo le classiche informazioni di giornali e tg televisivi. Oggi con la diffusione della Rete qualcosa è cambiato, i cittadini sono parte attiva della vita politica del Paese e grazie a portali come Open Polis tengono sotto controllo l’attività di ogni singolo parlamentare, ad oggi eletto – va ricordato – con una legge elettorale la quale tutti vogliono cancellare ma che fa comodo quando c’è da nominare qualche amico nelle liste elettorali.

Per capire che l’estensione del collegamento a internet sta mutando i processi storici e politici di interi Paesi basta pensare alla Tunisia, all’Egitto, la Siria e non ultima la Libia dove grazie alla rete i giovani organizzano proteste contro i dittatori e veicolano le informazioni via Twitter e Facebook.

È così che grazie a internet si stanno letteralmente accelerando i processi di democratizzazione di molti Paesi, mentre dove la democrazia è già instaurata la rete diventa strumento di organizzazione di proteste contro i governi o un potentissimo mezzo per comunicare e fare campagna elettorale. Conosce questi meccanismi il presidente Usa Barack Obama che tramite internet ha raccolto fondi per la sua campagna e i voti che lo hanno portato alla Casa Bianca. Ora Obama ha deciso di destinare 70 miliardi di euro per una rete “clandestina” di supporto ai giovani dissidenti che combattono i regimi.

In Italia, forse con un leggero ritardo, la rete sta iniziando ad assumere un ruolo sempre più decisivo: è sufficiente analizzare le ultime elezioni. Sui giornali dopo l’esito delle amministrative e del referendum in molti pensano che l’era del Berlusconi “Grande Comunicatore” stia tramontando a favore di una comunicazione trasversale quale quella su internet. Se pensiamo al solo referendum, nonostante lo scorporamento dalle amministrative e le poche informazioni in televisione, è la rete ad aver decretato il successo grazie ad una campagna massiccia e creativa sul web e per capire la rilevanza di ciò basta dare un occhiata il sito Linkiesta che ha pubblicato una minuziosa analisi dei flussi in internet prima e durante il voto per i quesiti referendari.

Tuttavia rimane il fatto che in Italia la qualità della rete non sia delle migliori ed esistono zone che non vengono raggiunte da collegamento a internet, il tutto nonostante le promesse del governo per cancellare il digital divide.

 

Questo articolo è stato pubblicato su l’Isola – quindicinale sicialiano

Leggi gli altri articoli della rubrica È un Paese per Vecchi


Photo Credits | 姒儿喵喵

Prima Considerazione sul Referendum

A caldo qualche considerazione. Questo referendum come ho già detto via Twitter sancisce la morte definitiva della televisione generalista. Ad oggi neanche i giornali hanno un ruolo importante in queste campagne che vedono impegnati singoli cittadini per una causa. Su Twitter e Facebook si moltiplicano i messaggi ora che è stato raggiunto il quorum, ma il tam tam dei giorni passati e quello dell’ultima ora, sia per quelli favorevoli al Sì che al No, è stato determinante. In barba quindi alle date sbagliate del Tg1 e del Tg2, dell’«inutilità dei referendum» secondo il Presidente del Consiglio, del «non andate a votare» di Bossi, gli italiani hanno saputo dare una risposta nonostante anche lo scorporamento del referendum dalle amministrative.

L’informazione ormai viaggia sulle nostre bacheche, email e status. Siamo una società che prende forma, che segue con più attenzione gli avvenimenti politici ed è ora che i partiti lo capiscano. Senza la Rete, né Idv, né il Pd ce l’avrebbero fatta a portare da soli alle urne il 57% circa degli aventi diritto al voto. È un successo, il primo passo per una moderna democrazia fatta di cittadini sempre più consapevoli, attivi e protagonisti.

Social Media Week, Come è Cambiato il Giornalismo Dopo Twitter e WikiLeaks? [Liveblogging]

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Direttamente dal Social Media Week di Roma: si discute di “Informazione Liquida: come è cambiato il giornalismo dopo Twitter e WikiLeaks”. Modera Marco Montemagno (conduttore di IoReporter su Sky TG24), ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24) Luca Dini (direttore di Vanity Fair ) Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Giglioli (giornalista L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)

Un interessantissimo dibattito sul giornalismo e la comunicazione, sopratutto in Italia, ai tempi di Twitter, Wikileaks e dei social network. Cosa è cambiato nelle redazioni dei giornali?

Per il giornalismo televisivo l’importante testimonianza del direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, il quale ha specificato come la sua redazione sia formata da forze prevalentemente giovani. Oggi chiunque può essere giornalista e pubblicare un video, un immagine o un tweet. Bastano una videocamera e un cellulare con connessione a internet e le informazioni sono accessibili a chiunque e il suo tg ha saputo capire queste evoluzioni.

Ci sono però realtà diverse all’interno della rete internet. Parliamo di Facebook. Una rete dentro la rete, una piattaforma in mano al suo Ceo mark Zuckerberg che ha un pubblico così vasto tanto che se lo stesso Zuckerberg volesse interagire con un miliardo di persone lo può fare tranquillamente. E chissà se Obama – ad esempio – riesce a comunicare con così tante persone in contemporanea, si chiede Marco Montemagno.
Ma su internet dove i blog sono in rete ormai da dieci anni, ci sono elementi importanti per avere successo e popolarità. Innanzitutto autorevolezza, una buona reputazione e professionalità. Sono tre elementi che messi insieme costituiscono i giusti ingredienti per un’ottima ricetta che serve a far funzionare un sito o un blog, spiegati da Alessandro Gilioli che viene da una grande esperienza in questo campo specie col suo piovorane.it.

Dal pubblico sono arrivati vari spunti di riflessione su come i mass-media e i giornali dovrebbero trattare le notizie e quindi andare a cercare le fonti (anche) su twitter. Come ha fatto e continua a fare Al Jazeera. Serve quindi un nuovo modo di selezionare persone che sappiano trovare queste notizie in rete e che quindi abbiano facilità a muoversi sul web.

Un’interessante domanda è stata posta da Montemagno al pubblico: “quanto siete soddisfatti dell’informazione in Italia?”. La risposta ha necessitato di essere scomposta secondo i diversi settori: televisivo, cartaceo, internet. Quest’ultimo ha prevalso sugli altri. Sul cartaceo molte perplessità, mentre il giornalismo televisivo è stato completamente bocciato da un pubblico evidentemente molto attento alle nuove tecnologie e quindi ad un’informazione più controllata e più democratica.

Qui sotto un po’ di liveblogging dell’evento. Seguiranno altri contenuti multimediali.

[liveblog]

Segnalibri del 30 gennaio 2011

Articoli del 30 gennaio 2011:

    Politica
  • Avanza il partito di Tremonti – L’espresso – Uno scenario che un mese fa sembrava impossibile oggi sembra realizzabile. Il ministro Tremonti del quale non si è sentita una parola da quando è scoppiato il Rubygate, viene paragonato da Marco Damilano al Divo Andreotti: oggi c’è chi lavora per Tremonti premier.
  • D’Alema: “Al voto per salvare l’Italia Un’alleanza costituente manderà a casa il governo” – Azzarda persino una repubblica presidenziale. Parla di governo di responsabilità nazionale rivolgendosi a tutte le forze di sinistra e centro che in questo momento non stanno con Berlusconi. Così D’Alema, 61 anni, presidente del Copasir pensa che per uscire dalla crisi e per saperla fronteggiare serva una unione allargata.
  • Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata – Inversione a U nel Pdl. La manifestazione del 13 non si farà e Beppe Pisanu consiglia a Berlusconi di andare dai giudici. Gli equilibri dentro il partito stanno nuovamente mutando.
  • Saint Lucia, ecco le carte segretedel ministro Frattini – A volte ritornano. Il ministro Frattini si tiene le carte arrivata dall’ambasciata di Saint Lucia per tirarle fuori nel momento giusto, assieme al Giornale che annuncia il possibile contenuto. La procura ha archiviato il caso, ma rimangono dei fatti e se ci sono danni per il partito si discute in sede civile. Fini affittacamere?
  • Televisione
  • Rai, c’è chi prova a cambiarla – La Rai è una delle aziende più importanti d’Italia, da sempre in mano ai partiti che ora provano a cambiare le regole del gioco. Ce la farà Mamma Rai a svincolarsi dalle vecchie logiche della politica?
  • Internet
  • Se l’Egitto Spegne Internet – L’Egitto ha completamente oscurato i canali internet. In Italia la rete è stata più volte minacciata dunque una riflessione su eventuali controlli o censure delle informazioni sul web anche nel nostro Paese, è doverosa!
  • Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni? – Una domanda semplice sulla quale si è aperto un ampio dibattito. La risposta non è scontata e i punti di vista si differenziano. Tu invece che ne pensi?

Il 2011 sarà l’anno della vecchia enciclopedia

Il nuovo anno è iniziato come tutti gli altri. La faccia di Giorgino al tiggiuno che dopo averci tartassato con servizi sui cenoni di Capodanno e Natale manda in onda le interviste a nutrizioni della Sapienza per dirci come mangiare dopo le grandi abbuffate. Poi le cimici negli uffici di Bossi, le bombe alle sedi della Lega, il Federalismo che avanza, l’estradizione mancata di Battisti, il comunicato di Gasparri, l’ennesimo morto in Afghanistan e le guerre di religione.

Ci siamo lasciati alle spalle il 2010, l’anno del Tablet, di Facebook, di Wikileaks, ma eccovi la notizia che il Tg5 ha riservato per Wikipedia. Ecco quindi la previsione del Blog per il 2011: il nuovo anno sarà quello della vecchia enciclopedia, Wikipedia nonostante la raccolta dei fondi del 2010 chiuderà e alla voce Tg5 trovermo scritto “telegiornale di discutibile autorevolezza, del quale sono sconosciute le fonti e l’attendibilità delle notizie date. Il parziale giudizio critico e sommario verso le enciclopedie del web ne svelano il suo carattere ideologizzato”

httpv://www.youtube.com/watch?v=RygPOmuTBc0

The Social Network, Facebook nelle nostre vite

di Damiano Zito per DirittodiCritica.com

Tutto è iniziato con la creazione di Facemash.com, un sito internet dove gli studenti di Harvard potevano votare la «ficaggine» delle studentesse. Una piccola creatura informatica dai gusti discutibili partorita in una notte mentre il suo creatore Mark Zuckerberg, ubriaco, aggiornava anche il suo blog.

Sono bastate poche ore e la rete dei computer dell’università di Harvard è saltata, elusa da un ragazzo impertinente.

Ma Zuckerberg non è solo l’autore della bravata, se così si può definire, di Facemash, bensì di un social network conosciuto in tutto il mondo con oggi 500 milioni di iscritti, cioè Facebook, inizialmente TheFacebook.

Un «nerd», uno «stronzo» o uno che «cerca ostinatamente di esserlo», ha messo in pratica idee che ora possono sembrare banali, ma per quanto stupide, si sono rivelate efficaci, almeno dal punto di vista della popolarità del sito blu.

Sapere cosa fanno gli amici, cosa gli piace fare nella vita, condividere esperienze, momenti, o ogni pensiero che anche se non è intelligente sembra «un crimine non condividerlo», sono i bisogni dei ragazzi di Harvard captati e trasformati in un business che ha fatturato nel 2009 oltre 500 milioni di dollari che – secondo le previsioni – dovrebbero raddoppiare a fine 2010.

Facebook è come una casa di vetro. E se Sean Parker con la creazione di Napster ha rivoluzionato il mondo della diffusione della musica, generando una discussione sul copyright, con Facebook è arrivato il momento di discutere anche della privacy, la nostra privacy gentilmente concessa a Zuckerberg. Perché «su internet non si scrive con la matita», come ricorda Erica a Mark dopo averlo lasciato.

Internet tiene traccia e memoria di tutto quello che mettiamo in rete sin da quando vi accediamo e spiegarlo a chi nasce nell’epoca dei social network è un compito che qualcuno deve compiere. Se internet è una grande memoria, Facebook è anche un grande contenitore di dati sensibili.

Nel film si discute poco di privacy, è sul non-ne-posso-fare-a-meno che si porta l’attenzione, sulla dipendenza da Facebook e su come il social network ha modificato i rapporti umani. Ma per capire bene cosa è Facebook allora la sintesi è tutta nel finale.

Elezioni regionali, ecco tutte le dirette e gli speciali

Edit: dalle 22, gli amici di Caffè News Magazine (qui il sito)organizzano un loro speciale. Per intervenire in diretta aggiungere Msn/Skype: caffenews@libero.it

Qui sul blog, sulla destra, potete seguire gli aggiornamenti twitter, ma ecco come e dove seguire le regionali in diretta su internet:

Diretta web sul Corsera con apposita sezione.

Facebook del Corsera.

La Repubblica con lo speciale sul web e la diretta di RepubblicaTv.

Anche il Sole24Ore ha uno speciale.

Poi su ilGiornale.

L’immancabile Rainews24, con spazio sul web e diretta.

Per finire Sky, con la diretta di skytg24 e il suo speciale.
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Fonte: oneweb20

Il No Mafia Day a Reggio Calabria: calabresi per bene aderite!

Le iniziative non finiscono mai, è di ciqnue giorni fa la manifestazione che a Rosarno ha detto no alla mafie, un evento che per il luogo è da definirsi storico. Ma non finisce qui. Il dissenso verso la ‘ndrangheta e tutte le forme di criminalità mafiosa continua e si trasferisce ancora una volta dalla rete alla piazza. Un No Mafia Day a Reggio Calabria è quello che si sta organizzando su facebook. Al sud, in Calabria, perché i calabresi, lo sappiamo, sono la maggior parte rispetto ai mafiosi che si impongono sul territorio. Le intimidazioni, le bombe sono state un segnale forte, i reggini onesti sono scesi in piazza spontaneamente per manifestare la loro solidarietà alla Procura di Reggio. Il solo pensiero che qualche centinaio di persone di propria volontà abbia preso parte ad una manifestazione del genere fa rabbrividire, non per paura, ma perché forse qualcosa nella coscienza delle persone si è mossa, si muove, e non può che far piacere.

Dalle pagine di questo blog voglio dare tutto il sostegno e l’appoggio all’evento partito da diverse pagine su facebook ed invito a partecipare. Il tam tam è cominciato dopo che i media hanno acceso i riflettori su una regione spesso dimenticata e mai raccontata, abbandonata a sé stessa. Facciamo quindi che della Calabria se ne parli non solo per i morti ammazzati, ma anche per quelle persone oneste che si ribellano a ciò, che non stanno alle sottomissioni mafiose, qulle persone per bene che ne hanno abbastanza e che mai scacceranno sotto i piedi la propria dignità e mai se la faranno scacciare, per “concedersi” ad un boss mafioso, che da solo non conta niente e nulla.
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Trasmissione non autorizzata

onair

Quando ero un ragazzino ho nutrito per un po’ di tempo la passione per la radio. In uno dei miei diari di scuola media, che conservo ancora, avevo disegnato ciò che immaginanvo. Avevo pensato a una emittente radiofonica, che aveva come studi la mia casa e quella dei miei più intimi amici. Ognuno di noi dalla proprie stanze si poteva mettere in contatto con l’altro e poteva trasmettere i programmi stabiliti. All’epoca però internet era per me una cosa appena conosciuta, non potevo nemmeno immaginare le potenzialità di questo strumento che oggi è largamente diffuso. Per fare una radio mi sarebbe servita una antenna con una certa potenza se avessi avessi voluto trasmettere nei paesi vicini al mio, poi sarebbero serviti impianti stereo e tutto il resto a seguire. Troppo costoso e complesso.

Piano piano mi sono trovato nella rete rendendomi conto che quello che prima era complicato, oggi diventa facile anche per chi non ha conoscenze informatiche. Basta registrarsi a youtube per aprire un canale video, andare su livestream o ustream per le dirette, un blog per scrivere ciò che si vuole, andare sui social network come facebook e parlare di quel che ci pare e piace. Per fare una radio serve uno spazio web, raggiungibile anche gratis, un microfono e la trasmissione può andare in onda. Internet è tutto quello che da piccolo ho sempre voluto. L’interazione e lo scambio. Il link o i links. La Rete ha accorciato le distanze. Una volta si andava dal cugino o dall’amico a chiedere se ci presta il film registrato in videocassetta, oggi invece c’è eMule che non è altro che la stessa cosa. Ci colleghiamo sui server di un software peer-to-peer (p2p) e scambiamo i file con gli altri. Ma non è tutto rose e fiori, infatti, le major, la Siae e compagnia bella non fanno che mettere i bastoni fra le ruote a chi si batte per il sapere libero e la circolazione della cultura. Molti artisti sono diventati noti grazie a internet, al p2p. Ma le lobby discografiche, quelle del diritto d’autore, pur di guadagnare i loro introiti che non vanno all’autore (perdonate le semplificazioni, ma il concetto è questo) sono disposti a dichiarare guerra a internet.

Per fortuna sulla rete ci sono realtà ben diverse, che dimostrano che grazie alla politica dello scambio e della segnalazione anche chi non conta niente, chi non ha un contratto con una grossa casa discografica può farsi notare. Per dimostrare che gli artisti possono guadagnare ugualmente, esiste un progetto musicale, Jamendo.com, che offre gratuitamente i contenuti in mp3 degli artisti che caricano i loro pezzi sul sito. Chi ha una attività, un ristorante può invece “abbonarsi” a Jamendo. In questo modo l’artista riceve direttamente i soldi, chi usufruisce del suo brano gli riconosce la proprietà intellettuale  e l’intermediazione cliente-major-artista si accorcia e la major sparisce. Sempre Jamendo per coloro che convincono un amico che ha un’attività ad abbonarsi alla sua musica, offre un mese gratis di adsl. Se io quindi riesco a convincere il proprietario del bar sotto casa mia a mettere musica presente su Jamendo e ad abbonarsi, allora Jamendo mi paga un mese della mia connessione ad internet.

Questo per raccontare una delle tantissime cose che si possono fare grazie a internet.

Chi segue questo blog sa che il tema del diritto alla rete viene tenuto d’occhio e sa che dal “Palazzo” arriva sempre qualche insidia nascosta in qualche decreto legge, ddl, proprosta, e via dicendo. Farne l’elenco sarebbe solo inutile, perché dopo l’ultimo ddl pecorella, arriva il decreto anti sky (sarebbe meglio dire anti-satellite) dove c’è “nascosta” una piccola norma che in poche parole dice che chi trasmette anche su internet deve chiedere autorizzazione al ministero. Il decreto Romani è l’ennesima legge (se approvata) salva-mediaset che dopo la apposita legge Gasparri, fatta su misura per le emittenti del Premier, serve a mettere al riparo l’azienda milanese dai limiti imposti dalla stessa legge varata dal precedente governo B. per evitare che quest’ultimo dovesse cedere canali.

È continuo l’attacco che subiamo,prima tentano, poi ritirano la leggina, poi la riprovano sotto un’altra forma. Poi dicono che verrà migliorata, perché facebook è un covo di terroristi, ché su internet si inneggia alla violenza e che non so che altro. Quello che non riescono a capire è che la Rete è la società. Non è una cosa astratta. Un commento in un post è un commento di una persona non di un automa. Lo stesso vale per le scritte sui muri di Roma, sulle metro, dove le scritte ci passano tutti i giorni sotto al naso. È espressione.

Da internet oggi partono iniziative, manifestazioni si trasmettono contenuti su youtube, in diretta streaming. Le radio trasmettono sul web. A volte basta un telefonino. Registriamo il contenuto e con servizi tipo qik.com condividiamo sulle nostra bacheca di facebook, sul nostro blog. Questo è uno dei motivi per cui considero il canone Rai una tassa inutile e ingiusta. Tra le proposte la migliore (si fa per dire!) quella di inglobare il canone  nella bolletta della luce, o anche quella di estenderla ai computer e ai cellulari. E per le radiosveglie?Perché no?

Per ora la mia “trasmissione” termina qui. Per farvi un’idea del decreto Romani ascoltate Giulietti di articolo21.

decreto_romani

foto: dissingyourdog

“Dassami gridari, sta vuci non la pozzu cchiù fermari”

Nino_Forestieri

di Giuseppe Mustica

Si respirava un’aria di speranza venerdì sera a Rizziconi. Segno che qualcosa, nello spirito dei presenti, si è mosso. Il centro diocesano “Casa Famiglia di Nazareth” è stato invaso da giovani che si sono trovati e messi d’accordo sul più noto dei social network, quel Facebook che tanto va di moda. E che è riuscito a riunire più di duemila anime per ricordare un ragazzo ammazzato, sembrerebbe, per una vendetta trasversale di mafia. Sono arrivati da ogni angolo della Piana e anche dalla Locride i ragazzi. Per non dimenticare. Nemmeno la pioggia battente, che ha fatto veramente rischiare che la fiaccolata fallisse, ha fermato la voglia di uscire per le strade con la fiaccola in mano dei presenti. Il tutto in rispettoso silenzio. Senza slogan. Senza bandiere politiche. Solo con striscioni e magliette bianche in  ricordo di Francesco Inzitari. «Abbiamo voglia di sentirci liberi di camminare nelle nostre strade e nelle piazze» hanno urlato gli organizzatori. «La tua morte è la loro vergogna, il tuo ricordo sarà la nostra forza», hanno proseguito. E via con lunghi applausi. Per farsi forza. E darsi coraggio in un momento difficile come questo. Perché la serata meritava veramente tanto. Anche la politica era presente. Non in maniera eccessiva. Ma c’era. Alla fiaccolata hanno partecipato diversi amministratori locali. Artisti. E tantissima gente comune. Era presente il preside dell’Itis di Polistena Franco Mileto. E dello stesso Comune il sindaco Giovanni Laruffa con il suo assessore Antonio Baglio. Giovanna La Terra, portavoce provinciale d’Idv. Il sindaco di San Giorgio Morgeto Nicola Gargano. L’ex sindaco di Rizziconi, il democratico Carlo Mazzù. E tutti i vertici della Valle del Marro, di cui don Pino De Masi, uno degli artefici della riuscita manifestazione, è il referente per la Piana di Gioia Tauro. Anche Nino Forestieri, artista rizziconese, ha voluto partecipare alla fiaccolata. E non solo, il cantante, ha dedicato una canzone a Francesco. “Dassami gridari” è il titolo. Ed il motivo, in dialetto, girà su Facebook già da parecchi giorni. Un segno anche questo della voglia di rinascita. Le parole di don Ciotti alla fine hanno caricato i presenti. Trascinati dal prete che, dell’associazione Libera, è il presidente. «Il nostro fare insieme può essere il cambiamento – ha detto in collegamento telefonico Ciotti –  e il vostro impegno non deve finire. Anzi, deve essere anche maggiore. Sono con voi». Parole di speranza per i giovani della Piana. Che anche ieri si sono riuniti. Ancora una volta si sono dati appuntamento trramite internet. L’incontro, che ha avuto come tema “Che il ricordo di Francesco non finisca con una fiaccolata”, è andato in scena ieri sera nell’auditorium diocesano rizziconese.

già su CalabriaOra del 13.12.2009