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DiDamiano Zito

Post Pubblicato per Sbaglio

La storia di rilasci casuali di app, miglioramenti,foto di nuovi modelli di smartphone e tablet ha veramente stancato, come quello di oggi riguardante Slingshot di Facebook lo considero veramente un tentativo di marketing ormai oltrepassato. Lo fanno tutti: Google, Apple,  ecc. Ecco, finitela.

 

 

DiDamiano Zito

La Mia Recensione Di Google+

Da pochi giorni sono su Google+. Come che cos’è! È il “social network” di Google che per il momento rimane chiuso a poche persone le quali su invito possono entrare ed esplorare il mondo sociale di BigG.

Se vuoi entrare e testare anche tu questo nuovo strumento scrivimi nei commenti.

Con Google+ entrano nel vocabolario quotidiano i concetti di cerchie, videoritrovi, +1. Di che si tratta:

Cerchie

Su Google+ ho iniziato ad organizzare le mie cerchie di “amici”. Qui il concetto di stringere amicizia o seguire una persona (rispettivamente Facebook e Twitter) è inglobato e  sorpassato. Posso trovare gente fra i miei contatti esistenti o fare una ricerca generale di una persona che conosco (o che semplicemente voglio seguire) e che potrebbe già essere presente su G+. L’organizzazione dei contatti è poco macchinosa ed intuitiva. Si tratta di un’organizzazione selettiva che potrebbe mettere l’animo in pace ai sociologi che hanno iniziato a rielaborare il concetto di amicizia dopo l’avvento di Facebook. Inoltre la facile creazione di queste cerchie rende ancor più semplice la selezione delle restrizioni per la pubblicazione di un aggiornamento, di una foto, link o altro nel mio profilo.

Spunti

Un lettore di Feed dentro un social network. Non stiamo parlando certo di chissà quale innovazione, non è né Google Reader, né Google News, semplicemente Spunti è uno stream sulle novità che vuoi appaiano sulla tua bacheca dopo che hai scelto un argomento in particolare.

Hangouts

A dir poco fantastico. Su Google+ quando creo un videoritrovo posso invitare chiunque tra le mie cerchie, condividere la visione di Youtube e avere una conversazione con più persone. Il tutto senza alcun problema di funzionamento e con la stessa semplicità di utilizzo che contraddistingue tutto G+.

Mobile

L’applicazione per il mio Nexus One è ottima e funziona molto meglio dell’applicazione Facebook per Android (questo sarà l’unico paragone che farò col social network di Mark Zuckerberg). Tra le altre cose G+ mi ha anche fatto una sorpresa, ovvero l’Istant Upload delle foto del mio cellulare di cui non conoscevo l’esistenza fino a quando non ho notato che appena scattavo una foto questa veniva caricata direttamente sul mio account. Fortunatamente le foto che vengono uppate però non sono subito pubbliche: sono io che decido, in un secondo momento, quale e come rendere pubblica una foto.

Quando vado nello stream vedo gli aggiornamenti delle mie cerchie, nello stream Incoming gli aggiornamenti delle persone che mi hanno aggiunto alle loro cerchie ma che non fanno parte di nessuna delle mie cerchie. E poi ancora molto interessante lo stream Nearby, cioè lo stream geolocalizzato di chi si trova nelle vicinanze (non necessariamente fra le mie o sue cerchie) e ha pubblicato un aggiornamento rendendolo pubblico a tutti.

Conclusioni

Che il social network mi piaccia per il minimalismo grafico e la sua semplicità l’ho già espresso qui. Aggiungo qualcos’altro dopo aver approfondito ancora un po’ questo strumento. Con Google+ mi pare di avere la mia vita e le mie cose sempre sotto mano. Certo, G+ non ha aggiunto novità sbalorditive, ma l’aver raggruppato tutto in una “pagina” e una barra rende tutto a portata di click e sotto controllo. Questo per quanto riguarda l’ambito “desktop”. Per quanto riguarda il mobile, trovo che la gestione e la sincronizzazione (contatti, calendario, gmail, ecc.) su unico account Google perfettamente integrato con la piattaforma Android sia più che soddisfacente.

 

Che aspetti a cerc(hi)armi su Google+? 😉

PS: Che cos’è il +1? Se ti è piaciuto questo articolo puoi esprimere il tuo apprezzamento cliccando sul pulsante apposito alla fine di questo post, poco più sotto. Facile no?

 

Photo Credits | Albert dj

DiDamiano Zito

Le Campagne Elettorali si Fanno sul Web ma Il Divario Digitale Rimane Irrisolto

Fino a pochi anni fa il mondo della politica apparteneva solo ai delegati dal popolo che rimaneva ignaro delle funzioni svolte dai propri rappresentanti, salvo le classiche informazioni di giornali e tg televisivi. Oggi con la diffusione della Rete qualcosa è cambiato, i cittadini sono parte attiva della vita politica del Paese e grazie a portali come Open Polis tengono sotto controllo l’attività di ogni singolo parlamentare, ad oggi eletto – va ricordato – con una legge elettorale la quale tutti vogliono cancellare ma che fa comodo quando c’è da nominare qualche amico nelle liste elettorali.

Per capire che l’estensione del collegamento a internet sta mutando i processi storici e politici di interi Paesi basta pensare alla Tunisia, all’Egitto, la Siria e non ultima la Libia dove grazie alla rete i giovani organizzano proteste contro i dittatori e veicolano le informazioni via Twitter e Facebook.

È così che grazie a internet si stanno letteralmente accelerando i processi di democratizzazione di molti Paesi, mentre dove la democrazia è già instaurata la rete diventa strumento di organizzazione di proteste contro i governi o un potentissimo mezzo per comunicare e fare campagna elettorale. Conosce questi meccanismi il presidente Usa Barack Obama che tramite internet ha raccolto fondi per la sua campagna e i voti che lo hanno portato alla Casa Bianca. Ora Obama ha deciso di destinare 70 miliardi di euro per una rete “clandestina” di supporto ai giovani dissidenti che combattono i regimi.

In Italia, forse con un leggero ritardo, la rete sta iniziando ad assumere un ruolo sempre più decisivo: è sufficiente analizzare le ultime elezioni. Sui giornali dopo l’esito delle amministrative e del referendum in molti pensano che l’era del Berlusconi “Grande Comunicatore” stia tramontando a favore di una comunicazione trasversale quale quella su internet. Se pensiamo al solo referendum, nonostante lo scorporamento dalle amministrative e le poche informazioni in televisione, è la rete ad aver decretato il successo grazie ad una campagna massiccia e creativa sul web e per capire la rilevanza di ciò basta dare un occhiata il sito Linkiesta che ha pubblicato una minuziosa analisi dei flussi in internet prima e durante il voto per i quesiti referendari.

Tuttavia rimane il fatto che in Italia la qualità della rete non sia delle migliori ed esistono zone che non vengono raggiunte da collegamento a internet, il tutto nonostante le promesse del governo per cancellare il digital divide.

 

Questo articolo è stato pubblicato su l’Isola – quindicinale sicialiano

Leggi gli altri articoli della rubrica È un Paese per Vecchi


Photo Credits | 姒儿喵喵

DiDamiano Zito

Social Media Week, Come è Cambiato il Giornalismo Dopo Twitter e WikiLeaks? [Liveblogging]

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Direttamente dal Social Media Week di Roma: si discute di “Informazione Liquida: come è cambiato il giornalismo dopo Twitter e WikiLeaks”. Modera Marco Montemagno (conduttore di IoReporter su Sky TG24), ospiti: Emilio Carelli (direttore di SkyTG24) Luca Dini (direttore di Vanity Fair ) Tommaso Tessarolo (direttore di Current), Alessandro Giglioli (giornalista L’Espresso), Giancarlo Vergori (direttore generale di Matrix/Virgilio), Fabrizio Falconi (caporedattore Agenzia News Mediaset)

Un interessantissimo dibattito sul giornalismo e la comunicazione, sopratutto in Italia, ai tempi di Twitter, Wikileaks e dei social network. Cosa è cambiato nelle redazioni dei giornali?

Per il giornalismo televisivo l’importante testimonianza del direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, il quale ha specificato come la sua redazione sia formata da forze prevalentemente giovani. Oggi chiunque può essere giornalista e pubblicare un video, un immagine o un tweet. Bastano una videocamera e un cellulare con connessione a internet e le informazioni sono accessibili a chiunque e il suo tg ha saputo capire queste evoluzioni.

Ci sono però realtà diverse all’interno della rete internet. Parliamo di Facebook. Una rete dentro la rete, una piattaforma in mano al suo Ceo mark Zuckerberg che ha un pubblico così vasto tanto che se lo stesso Zuckerberg volesse interagire con un miliardo di persone lo può fare tranquillamente. E chissà se Obama – ad esempio – riesce a comunicare con così tante persone in contemporanea, si chiede Marco Montemagno.
Ma su internet dove i blog sono in rete ormai da dieci anni, ci sono elementi importanti per avere successo e popolarità. Innanzitutto autorevolezza, una buona reputazione e professionalità. Sono tre elementi che messi insieme costituiscono i giusti ingredienti per un’ottima ricetta che serve a far funzionare un sito o un blog, spiegati da Alessandro Gilioli che viene da una grande esperienza in questo campo specie col suo piovorane.it.

Dal pubblico sono arrivati vari spunti di riflessione su come i mass-media e i giornali dovrebbero trattare le notizie e quindi andare a cercare le fonti (anche) su twitter. Come ha fatto e continua a fare Al Jazeera. Serve quindi un nuovo modo di selezionare persone che sappiano trovare queste notizie in rete e che quindi abbiano facilità a muoversi sul web.

Un’interessante domanda è stata posta da Montemagno al pubblico: “quanto siete soddisfatti dell’informazione in Italia?”. La risposta ha necessitato di essere scomposta secondo i diversi settori: televisivo, cartaceo, internet. Quest’ultimo ha prevalso sugli altri. Sul cartaceo molte perplessità, mentre il giornalismo televisivo è stato completamente bocciato da un pubblico evidentemente molto attento alle nuove tecnologie e quindi ad un’informazione più controllata e più democratica.

Qui sotto un po’ di liveblogging dell’evento. Seguiranno altri contenuti multimediali.

[liveblog]

DiDamiano Zito

Segnalibri del 30 gennaio 2011

Articoli del 30 gennaio 2011:

    Politica
  • Avanza il partito di Tremonti – L’espresso – Uno scenario che un mese fa sembrava impossibile oggi sembra realizzabile. Il ministro Tremonti del quale non si è sentita una parola da quando è scoppiato il Rubygate, viene paragonato da Marco Damilano al Divo Andreotti: oggi c’è chi lavora per Tremonti premier.
  • D’Alema: “Al voto per salvare l’Italia Un’alleanza costituente manderà a casa il governo” – Azzarda persino una repubblica presidenziale. Parla di governo di responsabilità nazionale rivolgendosi a tutte le forze di sinistra e centro che in questo momento non stanno con Berlusconi. Così D’Alema, 61 anni, presidente del Copasir pensa che per uscire dalla crisi e per saperla fronteggiare serva una unione allargata.
  • Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata – Inversione a U nel Pdl. La manifestazione del 13 non si farà e Beppe Pisanu consiglia a Berlusconi di andare dai giudici. Gli equilibri dentro il partito stanno nuovamente mutando.
  • Saint Lucia, ecco le carte segretedel ministro Frattini – A volte ritornano. Il ministro Frattini si tiene le carte arrivata dall’ambasciata di Saint Lucia per tirarle fuori nel momento giusto, assieme al Giornale che annuncia il possibile contenuto. La procura ha archiviato il caso, ma rimangono dei fatti e se ci sono danni per il partito si discute in sede civile. Fini affittacamere?
  • Televisione
  • Rai, c’è chi prova a cambiarla – La Rai è una delle aziende più importanti d’Italia, da sempre in mano ai partiti che ora provano a cambiare le regole del gioco. Ce la farà Mamma Rai a svincolarsi dalle vecchie logiche della politica?
  • Internet
  • Se l’Egitto Spegne Internet – L’Egitto ha completamente oscurato i canali internet. In Italia la rete è stata più volte minacciata dunque una riflessione su eventuali controlli o censure delle informazioni sul web anche nel nostro Paese, è doverosa!
  • Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni? – Una domanda semplice sulla quale si è aperto un ampio dibattito. La risposta non è scontata e i punti di vista si differenziano. Tu invece che ne pensi?
DiDamiano Zito

Il 2011 sarà l’anno della vecchia enciclopedia

Il nuovo anno è iniziato come tutti gli altri. La faccia di Giorgino al tiggiuno che dopo averci tartassato con servizi sui cenoni di Capodanno e Natale manda in onda le interviste a nutrizioni della Sapienza per dirci come mangiare dopo le grandi abbuffate. Poi le cimici negli uffici di Bossi, le bombe alle sedi della Lega, il Federalismo che avanza, l’estradizione mancata di Battisti, il comunicato di Gasparri, l’ennesimo morto in Afghanistan e le guerre di religione.

Ci siamo lasciati alle spalle il 2010, l’anno del Tablet, di Facebook, di Wikileaks, ma eccovi la notizia che il Tg5 ha riservato per Wikipedia. Ecco quindi la previsione del Blog per il 2011: il nuovo anno sarà quello della vecchia enciclopedia, Wikipedia nonostante la raccolta dei fondi del 2010 chiuderà e alla voce Tg5 trovermo scritto “telegiornale di discutibile autorevolezza, del quale sono sconosciute le fonti e l’attendibilità delle notizie date. Il parziale giudizio critico e sommario verso le enciclopedie del web ne svelano il suo carattere ideologizzato”

httpv://www.youtube.com/watch?v=RygPOmuTBc0

DiDamiano Zito

The Social Network, Facebook nelle nostre vite

di Damiano Zito per DirittodiCritica.com

Tutto è iniziato con la creazione di Facemash.com, un sito internet dove gli studenti di Harvard potevano votare la «ficaggine» delle studentesse. Una piccola creatura informatica dai gusti discutibili partorita in una notte mentre il suo creatore Mark Zuckerberg, ubriaco, aggiornava anche il suo blog.

Sono bastate poche ore e la rete dei computer dell’università di Harvard è saltata, elusa da un ragazzo impertinente.

Ma Zuckerberg non è solo l’autore della bravata, se così si può definire, di Facemash, bensì di un social network conosciuto in tutto il mondo con oggi 500 milioni di iscritti, cioè Facebook, inizialmente TheFacebook.

Un «nerd», uno «stronzo» o uno che «cerca ostinatamente di esserlo», ha messo in pratica idee che ora possono sembrare banali, ma per quanto stupide, si sono rivelate efficaci, almeno dal punto di vista della popolarità del sito blu.

Sapere cosa fanno gli amici, cosa gli piace fare nella vita, condividere esperienze, momenti, o ogni pensiero che anche se non è intelligente sembra «un crimine non condividerlo», sono i bisogni dei ragazzi di Harvard captati e trasformati in un business che ha fatturato nel 2009 oltre 500 milioni di dollari che – secondo le previsioni – dovrebbero raddoppiare a fine 2010.

Facebook è come una casa di vetro. E se Sean Parker con la creazione di Napster ha rivoluzionato il mondo della diffusione della musica, generando una discussione sul copyright, con Facebook è arrivato il momento di discutere anche della privacy, la nostra privacy gentilmente concessa a Zuckerberg. Perché «su internet non si scrive con la matita», come ricorda Erica a Mark dopo averlo lasciato.

Internet tiene traccia e memoria di tutto quello che mettiamo in rete sin da quando vi accediamo e spiegarlo a chi nasce nell’epoca dei social network è un compito che qualcuno deve compiere. Se internet è una grande memoria, Facebook è anche un grande contenitore di dati sensibili.

Nel film si discute poco di privacy, è sul non-ne-posso-fare-a-meno che si porta l’attenzione, sulla dipendenza da Facebook e su come il social network ha modificato i rapporti umani. Ma per capire bene cosa è Facebook allora la sintesi è tutta nel finale.

DiDamiano Zito

Internet, come ci ha cambiati?

Internet cambia la società, secondo me è uno strumento molto potente ma che va conosciuto e studiato per capire gli eventuali “disturbi” che potrebbe provocare.

DiDamiano Zito

Il collegamento tra piazza reale e piazza virtuale

Liberta e partecipazioneDopo piccoli problemi con il mio blog sono tornato on-line.

Veniamo a noi, blogger , facebookiani, lettori. Nel precedente post  ho scritto una lettera aperta a Filippo Facci che in un suo articolo ha detto che «i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro». Commenti a parte sulle frasi di Facci, credo che adesso tocca a noi migliorarci per non darla vinta “a lui e a quelli come lui“; non basta stare a piggiare tasti sulla tastiera, tasti che a volte prenderei a pugni per scrivere.Bisogna prendere coscienza, responsabilità e criticarsi dove necessario, io sono disposto a farlo mettendoci anima e corpo in questa battaglia contro chi tenta di imabavagliare i blog, youtube e tutte le piattafome di sharing in internet. Molti siamo a conocenza delle enormi opportunità che ci offre la rete. Amicizie, informazione, condivisione, appuntamenti, proteste, mail, links. Tra quelli che hanno capito che la rete è uno strumento libero, c’è chi tenta di limitarla e per questo ci indigniamo. Iniziamo a mandare mail, commentiamo, telefoniamo,  ma questo non basta, specie in un Paese dove il numero di utenti su internet diminuisce.

Ci sono momenti, quindi, in cui bisogna materializzarsi, spegnere due ore il pc, mollare la tastiera e scendere in piazza con gli altri per confrontarsi, per criticarsi, per chiedere qualcosa di concreto al legislatore, alzare la voce quando e dove necessario, alzare la testa! La rete non deve sostituire la piazza e la piazza non deve sostituire la rete. Entrambe sono piazze, una virtuale l’altra reale e il collegameno tra le due deve essere qualcosa di concreto, solido. Quel collegamento siamo noi, che dalla piazza reale siamo passati a quella virtuale, lasciandoci dietro milioni di persone ignari di quello che si viene a conoscenza nei blog e nei siti di libera informazione. Se interrompiamo questo collegamento commettiamo un errore davvero imperdonabile, saremmo complici della non-informazione. Per questo motivo non scrivere commenti o post in un blog per un giorno, non vuol dire non fare niente. La piazza reale aiuta a conoscerci meglio, serve per un confronto diretto, serve a riorganizzare le idee per ripartire il giorno dopo con nuovi post, serve a fare informazione con il volantinaggio, e ci rende partecipi, perché libertà è participazione.

C’è chi pensa che non scrivere per un giorno non sia corretto perché va contro il principio dell’informazione, allora io propongo a coloro che la pensano così di partecipare alle giornate di sciopero o di incontro per contribuire con la loro opinione in piazza e il giorno dopo di scrivere il solito post magari aggiungendo qualche considerazione sull’esperienza del giorno prima.

Sono sempre convinto che lo sciopero del 14 luglio sia riuscito, perché so benissimo che molti si sono “scollegati” dal mondo reale e che quindi la risposta tra mondo reale e virtuale non è direttamente proporzionale. Quello del 14 luglio è stato un inizio, la piattaforma ning di diritto alla rete deve continuare ad esistere e a contenere le sole informazioni necessarie alla protesta e alla contrapposizione al bavaglio che ci vogliono mettere. Per questo motivo vi chiedo di mantenere saldo il collegamento tra le due piazze, di non dimenticarvi di coloro che quotidianamente si devono assorbire come una spugna le (non) notizie del tg1.

Foto: Chiara Lalli (flickr)